L’altra verità


C’era un tempo dove i grandi poeti si giudicavano per le opere, per lo stile di scrittura, per il loro credo filosofico che si rifletteva su ogni singolo verso, anche fosse un punto esclamativo, una pausa o un parola all’apparenza insignificante.

C’era un tempo che oggi non c’è più.

Nell’era moderna il poeta è eletto direttamente dalla pseudo-cultura mediatica, quell’accozzaglia di lobby editoriali, intellettualoidi radical-chic e vecchie puttane televisive che non avendo consapevolezza alcuna dell’arte, incensano il dramma quotidiano e la retorica qualunquista a dispetto del reale valore di un artista.

Uno degli esempi più concreti di tale sciatteria culturale è  la poetessa Alda Merini. Inutile propinarvi i soliti cenni biografici, che culminano nella malattia mentale che tanto ha afflitto la poetessa, ma che in un certo senso ne ha causato le fortune letterarie. Non credo di essere il solo a ricordare le numerose ospitate in televisione, condite dalla mercificazione dei suoi drammi personali che tanto hanno contribuito ad esaltare l’artista come fenomeno culturale dell’italietta post-sessantottina. La verità è che la Merini è stata un’ottima penna nell’universo letterario, nulla di più, sicuramente inferiore a molti altri suoi contemporanei ma osannata come fosse l’ultima musa di un’arte ormai moribonda.

Così colei che scriveva di se stessa in modo sicuramente profondo e alienante, scavando nei meandri più oscuri e devastanti dell’anima, viene trattata dai suoi epigoni come fosse una protagonista scialba di una qualsiasi soap-opera sudamericana. Questi adepti dell’ultima ora, adorano scimmiottarla con componimenti al limite della decenza senza la benché minima parvenza poetica. Un’armata sbilenca di cuori, amori, soli e mari guidata dalle figlie della poetessa che fiutato l’affare, si ergono a generali instancabili di un nulla cosmico che rasenta l’inutilitarismo.

Uno sfruttamento mediatico partito dal sito ufficiale, dove si promuovono incontri poetici soporiferi, al limite della narcolessia culturale. Per poi passare con nonchalance alle cause giudiziarie contro chi osa appena menzionare Alda su un qualsiasi libro, per altro tutte o quasi perse perché è noto che la scrittrice amasse REGALARE le sue parole senza il pur minimo compenso. E ancora, il feticismo imperante che culmina con veri e propri appelli alla guerra santa per salvare i muri di casa Merini come fossero esequie da far adorare ai posteri. Tutto questo ovviamente in nome del dio denaro che nulla ha a che fare con l’arte poetica, lo stesso dio che deporta i componimenti della poetessa tra spettacolini teatrali, filosofia spicciola e musichette obbrobriose che neanche al “cesso” intonerei per rispetto dei fluidi corporei.

Nessuno e dico nessuno che tenti una critica vera alla scrittrice, lontana dall’essere addomesticata dai santoni televisivi e facebookkiani, una critica che scinda il reale valore della Merini dal suo essere fenomeno mediatico, che la smarchi dalla pletora di vecchie pazze e poetucoli della domenica convinti che venerare l’Alda sia il viatico per entrare finalmente nell’olimpo poetico.

Per concludere ritengo che certe aberrazioni siano da collocare in una totale mancanza di considerazione per la Merini e le sue opere. Non è certo la prima volta che alla dipartita di uno scrittore, chi ne detiene i diritti si esponga in una strategia economica a discapito dell’essenza stessa dell’arte. Uno degli esempi più illuminanti è stato sicuramente il grande F. Kafka per la sua volontà di non pubblicare nessuno dei manoscritti, qualcuno potrebbe obiettare che se questo fosse accaduto non avremmo avuto il piacere di leggere le sue opere ma non è questo ciò che voglio asserire. Il punto è che il rispetto ad un artista è dovuto tanto da vivo ma molto di più nel momento della sua morte, senza distorcerne il “messaggio” che quasi sempre si discosta dallo sfruttamento delle sue opere, che si tratti di un guadagno economico o solamente la voglia di somigliargli.

32 pensieri su “L’altra verità

  1. Finalmente parole sensate! Finalmente si parla di questa artista con una notevole oggettività oltre che con spirito critico. E’ inevitabile che il nome di Alda Merini non venga considerato come un caposaldo della letteratura tardo-novecentesca italiana, ma è anche vero che tutto quello che le ha ruotato intorno, soprattutto in campo artistico , va proprio a rispecchiare la decadenza e l’impoverimento etico del nostro tempo. E il fenomeno più eclatante in questo senso è proprio quella ” mercificazione” che si opera in ogni campo, letteratura compresa. Letteratura che sembra crescere su un terreno privo di ideologia e di fermento culturale. Letteratura considerata quasi una risorsa su cui poter operare il cosidetto baratto.

    Rispondi
  2. 1) Riconosciamo il merito alla Merini di aver fatto parlare di poesia i media popolari? Poi, ci si può anche interrogare sul portato del versificare della poetessa milanese, ed ognuno risponderà con la personale empatia estetica.
    2) Riconosciamo il merito a Corbellini di essere oltre che bravo, coraggioso? Sta andando marzialmente contro la “beatificazione” della poetessa e alla sua prossima consegna della palma della “più amata dagli italiani”. (Si, coraggio e purezza, sono necessari: anche perché creare un’identità consumistica perfino per la poesia fa venire i crampi anche al più tollerante lettore).

    Rispondi
  3. tocca un tasto che mi è caro, ho apprezzato e apprezzo la merini, forse fuorviata proprio da questa mercificazione della sua immagine.
    ho avuto modo di seguire una presentazione, qui a verona ed è esattamente, ahimè e ahinoi, come dice il nostro coraggioso corbellini.

    Rispondi
  4. Innanzi tutto vi ringrazio, nessun coraggio e non lo dico per modestia, solo uno breve spaccato di una realtà che molti riconoscono ma che pochi provano a modificare. Logicamente questo articolo è solo una prima parte, ci sarà un seguito per qualcosa che ritengo estremamente più grave , lo scimmiottamento del caro Bukowski…con relativo travestimento da poeta maledetto. Resto qui in attesa di qualche commento che la pensi anche in maniera diversa dalla mia…massima apertura e nessuna censura.

    Rispondi
  5. Credo che questo intervento, Gianluca, tocchi molti punti. Forse troppi per stare compiutamente insieme nello spazio di un intervento solo. Però provo a condividere alcune note che che mi girano nella testa leggendoti.

    Partirei dall’uso della foto della Merini in cima al post. Concordo quando dici che sia stata mercificata, e che se ne faccia un uso mediatico che nulla ha a che fare con l’incontro con la sua scrittura, quale che ne possa essere l’esito critico e/o di lettura. Per questo, forse, avrei scelto di parlare dello sfruttamento mediatico a partire da un differente approccio di annotazione visiva. Semplifico, la domanda è, del tutto in buona fede: di cosa ci proponi di parlare, della possibile sopravvalutazione della Merini poetessa? Dell’uso e abuso che la nostra società fa del dolore ad uso marketing? Della proprietà sociale di un’opera? Sono tutti temi enormi. Ed io non ho risposte categoriche. Credo però di avere voglia di fermarmi a condividere due o tre pensieri.

    Il primo in merito alla prossimità al dolore. Credo che Alda Merini, nel suo vagare conturbato e felice (perché credo sia stata una donna con una straordinaria felicità di fondo), abbia offerto una prossimità alla quale un mondo (che non è dei critici, non è dei giornalisti, non è dei poeti) disabitato dalla confessione del dolore abbia sentito di poter attingere con un liberatorio sentimento di diritto all’espressione. E questo mi pare essere decisamente un merito. In questo, Simone Cristicchi, con la sua secondo me sottovalutatissima Nostra signora dei Navigli, ha dipinto una quotidianità così preziosa da dove essere ignorata nella sua “emergenza” rivoluzionaria. E sempre in merito al dolore, credo che poco, noi, si possa dire, del dolore della Merini donna, se non passando per amore o disamore per il verso.

    Accanto a questo, il secondo pensiero (che mi segue da quando è diventato luogo pubblico quel suo bel corpo così antitelevisivo e prorompente) su come alla Merini vada il merito di una riappropriazione di un erotismo corporeo e sacrale tutta femminile, con quella sua conciliazione del desiderio e dell’amore con luoghi inabituali e inospitali: e qui non penso al manicomio, penso piuttosto al salotto di Costanzo, all’età forte, ed alla terza, al maleodore del luogo povero e al disordine del corpo, lo stesso odore di sacrale esagerata consunzione che senti quando leggi la Duras che scrive del suo demone, versato. E del suo amore per la I puntata e Andrea, del suo disperdersi lì dentro.

    Infine sui suoi versi e sui suoi scritti. A volte folgoranti, a volte stanchi, non elaborati. Ma qui veniamo al senso dello scrivere. Non so se di poeti ce ne siano ancora, certo di critici anche troppi. Sono d’accordo, c’è il poeta dove si versa intera, parola per parola, un’intera weltanschauung, senza apparire, senza soffrire il limite del “tratto”. Ma scrivere non è soltanto questo. Scrivere, narrare, poetare, sono una risorsa democratica che si riversa nel sociale, e ben venga qualsiasi forma di scrittura, se ospita un progetto, o anche soltanto l’abbozzo di un’osservazione, di una annotazione, di un candore nel guardare, un domandare. Perché poi, quale sia infine la via per la poesia, si gioca al tavolo delle conventicole, e qui hai ragione, e della ragione che è una parte. Non è una Ragion Pura.

    Per me, fra me, io penso, che di poeti dopo Pasolini non ce ne siano stati più. Poesia moltissima, a volte immensa, fibrillata. A volte stanca. Ma con una attitudine al minuscolo, al gruppale, senza quel fiato d’universo che era di Dante, di Leopardi e Pasolini. E poi va bene, tantissima poesia, tantissima letteratura. E tantissima, dignitosissima, bellissima espressione umana.

    Così Gianluca, grazie per l’occasione per fermarsi qui a pensare, con te, ed accanto. Però, io chiederei, per coerenza, che ci pensassi a mettere una foto differente, che non sia della bella Alda Merini. Se no, si sta nel gioco che si vuole denunciare. E ancora grazie.

    ” O poesia, non venirmi addosso/ sei come una montagna pesante,/ mi schiacci come un moscerino;/poesia, non schiacciarmi,/l’insetto è alacre e insonne,/ scalpita dentro la rete/ poesia ho tanta paura/ non saltarmi addosso, ti prego” (Alda Merini, fiore di poesia, 1951/1997 – Einaudi, 1998)

    Rispondi
  6. Nerina, certo che rispondo e ne sono felice. Innanzi tutto nessuna sensazione di provocazione da parte tua e se anche fosse non sarebbe un problema.
    Parto dalle tue prime domande ; di cosa vi voglio parlare. Non certamente della sopravvalutazione della Merini. In termini assoluti è una domanda retorica, perché implica un metro di paragone.
    Paragone che posso definire sulla mia e personale conoscienza del panorama poetico mondiale. Quindi per semplificare posso snocciolare qualche nome, che parte da Zanzotto, passando per la Szymborska, lo stesso Pasolini, Celan, …insomma senza fare la classica lista della spesa che risulterebbe un calderone antiestetico e asettico, posso tranquillamente asserire che la Merini, e qui si parla proprio di poetica, non è paragonabile a tali “penne”. Giustamente potresti credere il mio giudizio opinabile ma questo fa parte del gioco ed è situazione immutabile.
    Seconda risposta alla seconda domanda. No assolutamente, il marketing/dolore è un’accoppiata vincente che non si scopre con Alda Merini, è purtroppo insito nell’uomo, per rimandare ad una tua citazione musicale, del buon Cristicchi che conosco, l’altrettanto bravo ma meno geniale Maynard James Keenan scrive (perdona la traduzione) ;
    Fidandoti di me cadrai anche tu.
    Troverò un centro in te.
    Lo analizzerò e poi me ne andrò,
    farò di tutto per elevarti
    abbastanza per buttarti giù.
    che mi sembra riassumere il mio pensiero sopra citato.
    Per quel che riguarda la socialità di un’opera, sinceramente non era mia intenzione e mi SCUSO, collocare le opere della Merini in ambito sociale. Non credo abbiano spazio nemmeno in quel tratto della vita riguardante il manicomio. PER ESPERIENZA PERSONALE, RIPETO PERSONALE ti assicuro che la poetessa non ha aperto nessun occhio come invece asserito da qualche critico e giornalista feticista.
    Per il resto, mi complimento con te per il contributo a capire la poetica della Merini, e spero non penserai sia provocazione, anzi direi FINALMENTE, qualcuno che ha scavato in fondo senza porsi come portatore della parola. Anche condividendo molto di ciò che hai scritto non riesco a dislocare la poetessa dal suo seguito e da ciò che la vogliono trasformare ;
    Un’icona della poesia moderna.
    Per questo è per me impensabile che io possa cambiare la foto…proprio per quella coerenza che mi dichiari, farei un atto di fede che non mi appartiene oggi.
    Per adesso un saluto…promettendo di intervenire di nuovo semmai il mio pensiero non fosse capito.

    Rispondi
  7. Mi fa davvero piacere leggere queste righe! Quello che tu descrivi è il motivo perché l’ho sempre “rigettata” come autrice. Può piacere come non piacere leggerla, questo è un altro discorso, ma speculare sul suo vissuto da parte degli adepti così poco illuminati, non rende servizio alla letteratura italiana, e meno che mai alla poesia. Probabilmente ha anche giocato sul “martirismo” che le si è creato tutt’intorno, ed è forse questo il suo unico gran merito.

    Rispondi
  8. Pingback: Mercificazione di Alda Merini « Desengaño

  9. apprezzo il tuo post Gianluca col quale sono parzialmente d’accordo.
    Alda Merini è una grande poetessa, con alti e bassi come tutti i poeti e come tutti gli scrittori, che poi adesso ci sia lo sfruttamento della sua memoria è altro discorso…
    mi ricordo benissimo una delle prime trasmissione a cui lei ha partecipato, il costanzo show, quando era ancora sconosciuta e lì ha raccontato la sua storia e letto le sue poesie.
    l’anima candida che era ci stava tutta, la sofferenza patita ci stava tutta.

    vogliamo accusarla di essersi fatta figlia della sua fama? sinceramente molto meno di tanti altri.
    lo sfruttamento post mortem agito dai suoi eredi è altro dalla poetessa
    mentre mi trovi totalmente coincidente quanto parli di cultura pilota e puttanaio televisivo, di fenomeni masmediatici e di servi del potere.

    non mi dilungo oltre sulla poetica della Merina che mi pare è stato già dato a profusione

    Rispondi
  10. Comprendo bene il discorso di Gianluca Corbellini così come ho letto e apprezzato gli interventi successivi, tuttavia ci terrei a fare dei distinguo. Un conto è Alda Merini, un conto è il cosiddetto merinismo. Dal solo post non si capisce che il giudizio critico sulla poesia di Merini sia negativo per l’autore; avevo capito invece si trattasse, giustamente, di un attraversamento dello sciatto sottobosco di poesia affetta da merinismo che è tutt’altra cosa perché si tratta di una sorta di addomesticazione del senso in vista di un’adesione e di un’emulazione del tutto immaginarie e di seconda scelta; per ritornare a lei, da un punto di vista estetico mi pare evidente che ci troviamo dinanzi ad un’opera vasta che comporterebbe il rischio di fare un tutt’uno con quel che è stata la sua maturazione poetica e la sua evoluzione biografica. Esistono poesie precedenti il manicomio, per esempio, lunghe pause e sillogi successive fino ad arrivare alle ultime; ebbene, io credo che vi siano dei picchi notevoli da un punto di vista stilistico e di significato non indifferente ma che, come spesso accade quando si è davanti ad una scrittura vasta, il livello sia assai eterogeneo. Come eterogenea è la capacità di tenere salde le redini di noi stessi. Difficile dividere la poesia dalla vita in questo caso specifico (e qui Giovanni Raboni, scusate, ci ha messo del suo) e dovremmo domandarci a questo punto se sia lecito farlo. La risposta è, secondo me, si soprattutto per lei; solo dividendo se ne può rispettare profondamente e autenticamente anche il vissuto e rendere a lei per prima un buon servizio entrando in merito. Perché un altro dei grossi problemi che affligge è proprio questo modo di non entrare mai nel merito di nulla in nome e per conto di qualcosa che ci impedisce il passaggio. Una sorta di divieto imposto non si sa bene da chi e da che cosa. Alda Merini era poeta e donna coltissima (dettaglio fin troppo trascurato, non se ne capisce il perché) raffinata conoscitrice dei classici (riferimenti espliciti e impliciti a Dante Foscolo e D’Annunzio insieme a molti altri per esempio ma anche alla classicità da Orfeo alle Erinni e alla varia mitologia) e molto addentro alle relazioni poetiche e letterarie a lei coeve (penso alla sua predilezione per un Giorgio Manganelli per citarne solo uno). Pensare, come molti fanno impunemente, che scrivesse in quel modo per via del suo disagio mentale è falso oltre che insultante. Lei era una donna che conosceva la poesia e che la sapeva scrivere, fin quando lo ha desiderato certamente. Mi concentrerei su quel dettaglio di desiderio e poi su quello di “stanchezza” citato da Nerina che trovo molto rispondente. Alda Merini è poeta non certo per la manipolazione che ne è stata fatta. Dopodiché mischiare tutto ciò con la sua vicenda umana e personale è un’operazione di cui, a mio modesto parere, lei non è colpevole. Ne parlavo recentemente con un mio amico poeta, Alberto Masala, e convenivamo insieme sul modo in cui sia stata utilizzata semmai ed eletta a icona dapprima perturbante e poi familiare, di un mondo altro che ci ha fatto sentire tutti meno conniventi e colpevoli, ecco. Questo è assolutamente ed esattamente quello che fa la società dello spettacolo, lo fa da anni tra l’altro con ottimi risultati e a più livelli; certo il caso più eclatante non è Alda Merini. Lo spettacolo elegge la “merce vedette” come irrinunciabile e la condisce di tutto ciò che può essere appetibile e spendibile. Detto ciò trovo che Alda Merini abbia anche avuto diversi pregi personali che spesso esulano da ciò che ha scritto ma che rispondono ad un’esigenza testimoniante di carattere umano (forse troppo umano? Io non lo credo) che ci hanno fatto conoscere una persona di fragilità e forza straordinarie. Questo aspetto, che non è un dato critico ma soggettivo, contribuisce certamente a confondere ma non può essere taciuto quando a farne le spese è l’autenticità.
    Un caro saluto a tutte e a tutti, dibattito interessante e prezioso, grazie di cuore.
    Alessandra*

    Rispondi
  11. Pietro Baselica
    E’ un articolo bellissimo, ed è soprattutto la concretizzazione di un pensiero a cui non ero mai riuscito a dare forma. Nelle interviste tv che mi era capitato di vedere anni fa, mi era apparso il ritratto di una donna sgradevole, di un’autrice brava ma non grande, di una personalitò che non mi garbava. In FB, al contrario, un continuo osannare l’opera di questa donna fino al punto di porla al di sopra di tutti. Per non inimicarmi e non voler sembrare il solito bastian contrario mi sono zittito ma, non a caso, non l’ho mai citata nelle mie “provocazioni” che tanto piacciono ai miei amici. Non me ne vogliano gli estimatori della cara Merini. Concordo in pieno con l’autore.

    Rispondi
    • @Pietro Baselica: uno dei problemi che attanaglia la contemporaneità, insieme al merinismo, è certamente questo rifiuto di voler entrare in merito confondendo le acque e portando ragioni che nulla hanno a che vedere con la poetica dell’autrice/autore; è in effetti un dispiacere che avverto intimamente ma sono comunque curiosa di sapere se lei legge nella riflessione di Gianluca Corbellini che Alda Merini è per lui una donna sgradevole per caso? No dico perché questo, casomai non si fosse compreso, non ha nulla a che vedere con la sua poetica; con il gusto personale di ognuno semmai e dunque discutibilissimo ad un livello diverso e per quanto mi riguarda inessenziale.
      Vorrei porre l’accento su quel non voler mai entrare in merito (di cui ho scritto nel commento precedente) che mi pare a questo punto dirimente per evitare di abbracciare la deriva pseudoestetico-peracottara di sottrarre alla poesia i suoi meriti in ragione della propria postura corporea etc etc, per dire. Se la discussione fosse stata di questo tenore non sarei nemmeno intervenuta proprio perché ci vuole un po’ di rispetto nei confronti delle persone, sempre. Lei, Pietro, cosa ne pensa a riguardo?

      Rispondi
  12. Al di là della poetica di ogni autore, tanto libera quanto può esserne il gusto ed il giudizio di chi la incontra, io in questo articolo di Gianluca ci ho visto due concetti fondamentali. Il primo è che questa poetessa , tra colpi di genio e molti pensieri alla ” Moccia” , è per così dire, una poetessa ” media” . Punto secondo : proprio i suoi testi ” aperti” , hanno fatto sì che anche i profani di poesia , potessero riempirsi la bocca di essa e servirsene per farsene contrappunto. E con profani intendo non solo il popolino della rete , che ha riverberato estratti delle sue poesie in ogni angolo del web , ma anche chi è impegnato in campo artistico che ha sfruttato prima dei testi dell’autrice, la sua indole aperta , generosa, pulita e amorevole. Devo dire in questa sede che io stessa, essendomi avvicinata alla letteratura circa 7 anni fa , all’inizio trovavo allora sorprendenti e geniali molti testi della Merini che allo stato attuale mi annoiano persino. E con la Merini ci potrei mettere dentro tanti altri nomi noti, tipo Tonino Guerra per citarne uno . Noioso fino alla nausea. Poi è proprio ricercando, leggendo famelicamente altri autori, cito ad esempio Sanguinetti , Barnes, Campo , Weil , Montale, Celan, mi sono proprio accorta di quanto la poesia della Merini resti in un livello di mezzo rispetto a molti altri autori. Questo ovviamente è per quello che è il mio gusto e le mie aspettative di lettrice. Quello detto in quest’articolo, che più che alla Merini, fa riferimento all’esercito di critici ed artisti letterati italioti dallo sviluppatissimo olfatto commerciale e affetti da una patetica megalomania , è innegabile. Così, l’ho letto, così lo sposo in toto.

    Rispondi
  13. Alda controversa, Alda mercificata, Alda osannata. Questa poetessa ha avuto, sta avendo, un riscatto dal passato e dalla sua vita infelicemente dolorosa. Il fenomeno Merini è senz’altro, sotto certi aspetti, un fenomeno molto poco italiano nei modi e nell’essere ma che di certo non passa inosservato. Può piacere come no ma se ne parla tanto e spesso, anche a sproposito, è vero. Ma non è forse meglio parlarne, nel bene o nel male, ma parlarne? Il punto è che Alda Merini è stata quasi ignorata in vita e poi osannata dopo la sua morte. Il fenomeno mediatico che si è scatenato intorno alla sua persona, alla sua vita, è a ben pensarci qualcosa che in Italia raramente accade in campo poetico. Insomma, non siamo nei Paesi anglosassoni dove gli autori (in vita) vengono di regola portati al grande pubblico tramite i media (e nessuno se ne scandalizza, è una cosa normale). Ora, può piacere come non piacere,ma non vedo cosa ci sia di male nel portarla fra la gente con i mezzi oggi a nostra disposizione. So bene che non sempre vi è un uso corretto di questi mezzi e che c’è il rischio di svilire l’opera di un autore per un mero sfruttamento economico, ma se i Poeti fossero più diffusi (in vita) dai media si leggerebbero di più, non sempre credo sia un male esorcizzare, ed esaltare allo stesso tempo, la figura del poeta ombroso e solitario, triste e sofferente, fornendone ad un ampio pubblico una immagine più fruibile. Gli addetti ai lavori possono e devono poi avanzare critiche e analisi anche spietate ma non si può fare del caso Merini un tutto negativo. Se quando era in vita e aveva problemi enormi, di salute e di sopravvivenza veri, qualcuno si fosse degnato di aiutarla e ascoltarla, diffonderla, farle vendere la sua Poesia, oggi non staremmo qui a discutere tutto questo. Lei è stata (prima) una vittima della stessa società che oggi la porta nel palmo della mano. Ma in Italia è così che funziona no? Quando sei vivo nessuno ti fila e quando non esisti più su questa Terra ti vengono elargite le corone di alloro. Bella consolazione. Il successo di pubblico (e non quello decretato dai soliti addetti ai lavori), la diffusione (mediatica) delle opere di un autore, sia esso di poesia o prosa, dovrebbe arrivare quando è vivo e non quando è tre metri sotto terra. La Poesia dovrebbe spezzare questo cerchio vizioso di lobbies, di nicchie, ed uscire fuori, mostrarsi al grande pubblico. Inoltre, credo che se Alda piace così tanto alla gente è perchè ha saputo raggiungerla e l’ha fatto da sola, con la sua Poesia e niente altro. Una poetessa umana, tanto umana da essere riconosciuta come tale dagli umani stessi, quelli della strada, le persone comuni e semplici. Non sono una particolare estimatrice della Merini ma le riconosco il merito grande di essere riuscita a toccare davvero il cuore della gente e questo nessuno potrà mai portarglielo via, nessuno show mediatico o critica potrà accrescere o distruggere quello che lei è stata: la poetessa della gente e del cuore. L’umanità è come un diamante, brilla di luce propria.

    Rispondi
  14. è sicuramente un articolo interessante.
    A me piace la Merini, è stata lei fra un verso ed un altro a farmi avvicinare alla poesia. La passionalità, anche il dolore come l’intensità e l’estrema capacità di giungere al cuore me l’hanno fatta amare allora e adesso più che mai.
    Detto questo, che resta comunque un gusto personale, devo ammettere la mercificazione della sua immagine come della sua poesia, ad opera di chi -naturalmente- ne ha tratto benefici, ma collegare le due cose non mi sembra il caso.
    Alda ha sofferto, magari ha fatto le sue ospitate alla Maria de Filippi però, la sua poesia è vera, percepibile. la sofferenza ha creato un connubio “perfetto” con i versi. Ricordandoci, a prescindere, che il mondo della poesia con i suoi stili, forme ecc. è vastissimo, che non esiste UNA POESIA o LA POESIA, ma POESIA, una parola che apre o può aprire scenari diversi.

    Rispondi
  15. Mezzanotte nel suo secondo post ha ben delineato, anche se con tematiche più estreme ciò che volevo dire. Volendo ha aperto un altro spunto di riflessione. Non parlo dei presenti ovviamente che non conosco ma siamo sicuri che questa deriva meriniana non sia figlia di una NON conoscienza di altri autori contemporanei ?
    E poi posso anche essere d’accordo sulla popolarità postmortem come fenomeno tutto ITALICO ma non mi sembra lo stesso avvenga per Zanzotto.
    Concludo questo mio intervento, purtroppo veloce per motivi lavorativi e mi scuso, con una preghiera…che non sia un confronto tra pro e contro perché non è ciò che volevo accadesse quando ho scritto l’articolo.
    Un saluto sempre per adesso.

    Rispondi
  16. penso che fortunatamente arrivi per tutti o quasi un tempo in cui le parole s’infiltrano nei tessuti cutanei, in quelli ossei,diventano scisti e chi scriveva tace, si quieta, come quell’erba a cui Merini scrisse, erba anche chi scrive e terra, in ogni caso si-lente.f

    Rispondi
  17. Vicinissima al pensiero di Nerina, lontana anni luce dal tuo articolo, scritto male e intriso di presunzione e pesante frustrazione. Impara prima a scrivere, che non sai manco farlo.

    Rispondi
  18. Forse Elisa ama gli stereotipi, o peggio, gradisce alquanto che di un autore da noi amato e apprezzato come Alda Merini, se ne faccia ” stereotipo” a proprio uso e consumo. Ah Corbellini screanzato !!!! 😀 Da parte mia, ti auguro mille di questi articoli.

    Rispondi
  19. Confesso che non ho assistito alle prime epifanie televisive del caso umano Merini. Mi è capitato di vederla un paio di volte e di averne ricavato un’impressione, come altri hanno detto, “sgradevole”: quelle esibizioni mi sono sembrate un insieme grottesco di manifestazioni di cattivo gusto. Diversa è stata l’impressione che mi è rimasta dei suoi scritti, spesso di ottimo livello. Ma ho capito soprattutto perché (al di là del caso umano) lei sia stata scelta dai media come icona della nostra poesia, esportabile in un mondo di persone comuni, di non specialisti. Il perché è molto semplice: quella poesia non ha mai rinunciato all’istanza comunicativa, appartiene a quel genere di arte che ama farsi comprendere. Pensiamo a cosa sarebbe successo se la Merini avesse scritto “Laborintus”. Probabilmente ogni tentativo di imporla a un vasto pubblico di fruitori sarebbe stato vano.
    Detto questo, non mi stupisco di quanto avviene nella nostra industria culturale. Solo chi sia già un personaggio mediatico o una persona già nota per la sua attività politica, giornalistica, giullaresca, criminale o puttanesca, può permettersi il lusso di pubblicare con i grandi editori. Gli altri sono considerati “grafomani” e snobbati o invitati a pubblicare a proprie spese, come d’altra parte hanno fatto anche in altri tempi alcuni tra i massimi scrittori della storia letteraria.

    Rispondi
  20. A me questo Corbellini piace sempre di più. E’ la quarta volta di fila – la terza, se escludiamo la mia strumentalizzazione pro domo mea in occasione della mia ospitata – su quattro (su tre?) che mi trovo totalmente d’accordo.
    Quel che penso della Merini l’ho detto in tempi non sospetti e non starò a ripeterlo perchè non è su questo che verte la questione.
    Gent. Gianluca Corbellini, venga qua. Si faccia abbracciare, su.

    Rispondi
  21. Gianluca,Gianluca …bene scegliere un maschietto ( maschiaccio ) per il prossimo passaggio.
    Io la Merini ho avuto la fortuna di conoscerla in un pronto soccorso. Tutto meno che sgradevole. Non ho mai riso tanto in un ospedale. Ovviamente non le dissi che sapevo chi fosse,né lei ne fece cenno alcuno. Però farle da palo mentre fuggiva per la tromba delle scale per fumarsi una sigaretta ( lei,che era là per un mezzo infarto ) resta un ricordo indelebile.
    Detto ciò come poetessa non mi piace,non mi tocca,non mi interessa.
    Per mille ragioni che resteranno mie.
    Condivido questo articolo,ma credo che manchi il bersaglio. Nel senso che la Merini ( o più ancora il suo destino poetico editoriale che di certo ne cancella il senso ) è un male troppo evidente per essere davvero il male ( e parliamo sempre di editoria ,combriccole e groupies della parola ) .
    Trovo molto ,molto ,molto più emblematico ed ( in) sinificante il caso di Patrizia ,nostra signora delle pompe funebri,Valduca e della (carca)ssa di Raboni così ben issatasi sulle spalle.

    Rispondi
  22. Caro Samoa, interloquire con te è sempre troppo interessante, lo sai bene che il mio intento non è mai stato quello di asserire che la Merini è il male assoluto.
    Comunque concordo sulla carcassa e le pompe funebri, quindi in fondo la pensiamo allo stesso modo…
    P.s. Spero sarai presente il 29 per il mio articolo su Fabio Volo.

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...