Inediti di Carmen Foresta


Romina Dughero

*

vestito il nome, di verde mi scandisce
sola la tua bocca, la voce presa
dal giorno, incontro, semi come
nodi che si allacciano alla casa. l’eco
allarga le stanze – oscillanti
i piedi uno all’altro, il corpo umano
stretto dai vestiti. il fiato in piega
allunga, trema, tace alla candela
*
mi fissavi, nella stanza compressa
proiettata sulla piazzola
attraverso la luce della  finestra, così alterata
così prospettica da farsi
segno, tratteggiante
i quadri accesi
dai salti dei bambini

e noi, storti come detriti ad osservare
tutto quello spiccare

nuovo

*
addirittura nidi
capitolati in un soffocamento, detto altrimenti
amore
ad ogni giro una stretta, i lacci delle scarpe
i fiori alla Madonna, e prendersi per mano quando
il buio avanzava sbocciando a ciocche
la paura

*
e il tempo
a tacche, graffiava il gesso
fino a che l’impasto più friabile
diventava grigio, grigio tendente all’inferno
come la neve dei cigli
quando respira

piombo

*
si tracciavano segni a piè dei segni
aggrovigliate le orme sul corpo
quelle nudità di cenere
alle piante dei piedi
una secchezza simile al silenzio
fino all’esordio delle sue forme medesime
un aggirarsi di noncuranze
sempre più grevi

*
addirittura nodi
una caviglia stretta alla caviglia
capitolata in un soffocamento, detto  altrimenti
morte
con opacità  di occhi e di membrane
parti liquide a scendere tra i semplici sintomi
di una resurrezione

8 pensieri su “Inediti di Carmen Foresta

  1. non conosco questa scrittura e la leggo e devo rileggerla per un primo approccio
    colpisce la presenza di alcune figure-gesti : i nodi, il seme, la casa
    vi è un nucleo abitato e vivo in queste lettere/letture, una successione di stati e di movimento

    un saluto
    elina

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  2. se c’è “uno spiccare nuovo” , viene da nodi e nidi capitolati in soffocamento, detto altrimenti morte oppure altrimenti amore: un dire per parti avverse e contrarie che però si congiungono nel farsi sintomo/parola di resurrezione dall’opaco , da nudità di cenere. Un susseguirsi di stati che portano in sè la propria ombra e resistenza nella catarsi. Comunque lasciano il segno. grazie.

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  3. non conoscevo questa poeta. Vi ringrazio per l’ottima proposta. Trovo la sua poesia necessaria, profonda e particolare

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  4. Quando lessi Carmen la prima volta, rimasi incantato dall’armonia che riusciva ad emanare dalle sue pur brevi poesie e credetti subito in lei. Oggi, a distanza di poco meno di un anno, mi accorgo di non essermi sbagliato e ne sono felice perché sento Carmen Foresta una poesia vicinissima, anzi aderente al mio sentire la bellezza. A Carmen tutta la mia stima.

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  5. Una buona poetica che trova la sua massima espressione nella forza della parola. C’è qualcosa di interessante e devo leggere dell’altro per un giudizio più profondo, appena avrò tempo passerò anche sul blog.

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