Il coinquilino di notte – di Francesco Quaranta



Sinceramente non riesco a capacitarmi del fatto che la gente abbia tutta questa riverenza per la Notte…
Ok, posso in qualche misura comprendere che essa eserciti su di voi un certo fascino, con tutte le emozioni e le paure che suscita la sua oscurità, quell’aura di magia e mistero che ispira, il fatto che essa porti riposo e consiglio a molti, occasioni e idee a molti altri.

Francamente, però, e dovete credermi, tutte queste qualità sono un tantino sopravvalutate. Sappiate che potete fidarvi, d’altronde non esiste persona al mondo che conosca la Notte meglio del suo coinquilino.

Cinque anni fa, raggiunsi la Città colmo di entusiasmo e speranze, avrei a breve intrapreso gli studi di medicina e mi trovai a dover risolvere un problema basilare: cercare un posto dove stare. Non ero infatti incline ad assecondare il fantasioso padrone di casa con cui mi ero precedentemente accordato che, di punto in bianco, aveva deciso di aumentare l’affitto per una stanza. Non avrei sprecato in quel modo la mia sudata borsa di studio e nemmeno avrei intrapreso un misero lavoretto per racimolare il denaro necessario: o si studia o si lavora, come dicono sempre mio padre e mio nonno, rispettivamente cardiochirurgo e neurochirurgo. L’unico impiego che avrei mai avuto in tutta la mia vita sarebbe stato il medico di successo.

Prima di quello, solo i libri e tanto tanto studio.

Così quella sera vagavo sconsolato nei pressi dell’Università con le mani in tasca e i libri nella borsa, senza un posto dove andare. Cercai speranza scorrendo una bacheca di annunci per studenti, ma la cosa più interessante che riuscii a scovare fu il volantino di un corso di linguaggio scientifico in cinese. Ne presi nota con un angolo del cervello poiché di una certa utilità per le mie future conferenze estere.
Poi, un colpo di vento accompagnò lo scadere degli ultimi minuti del crepuscolo, fu buio. L’aria aveva smosso qualcosa da dietro un bidoncino della spazzatura: era un annuncio di quelli con i numeri di telefono da strappare, molto pratico. Nessuno di questi era stato preso.

CERCASI COINCUILINO PER BILOCALE IN CENTRO
NO PETULANTI, NO GUASTAFESTE, NO PALI IN CULO

Disperato com’ero, chiamai subito. Finsi di non notare l’errore di battitura. E di non essere nessuna delle tre cose non gradite dall’annuncio.
Diciamocelo, l’affitto è buono, anzi buonissimo. L’appartamento non è per nulla pretenzioso, un pochino cadente a dirla tutta, ma è il giusto antro di purgatorio per i miei studi prima che io mi sollevi nei cieli sconfinati della brillante carriera da medico di fama mondiale. L’Olimpo della scienza del corpo umano, un’empirica discesa nei più reconditi misteri della più perfetta macchina della natura…

Comunque, basta girarci intorno, torniamo al punto: Notte, come coinquilina, fa schifo.
Cominciamo col dire che la Notte vuole tutto ma non ha realmente bisogno di niente e ciò comporta che non faccia praticamente mai la spesa. In compenso, non si pone problemi nel servirsi della mia roba come e quando vuole.
Notte, inoltre, non contempla mai l’idea di fare le pulizie e tantomeno di riordinare. D’altronde nelle ore notturne, col buio, è facile nascondere disordini e sporcizie, è così semplice ignorarli e non vederli. A quanto pare questa deformazione professionale si manifesta anche in casa!
Non che le risparmi i rimproveri, non sono il tipo che subisce in silenzio, soprattutto se dalla parte della ragione: più di una volta ho fatto notare a Notte i suoi pessimi comportamenti. E’ solo che è assolutamente impossibile prevedere la sua reazione! A volte si scioglie in un sorrisone brillante, sbatte gli occhioni grigio pallido ed invoca scuse sincere; altre volte scoppia a piangere di lacrime grosse e pesanti che sanno di sale, pepe, alcool, aglio, peperoncino, ruggine, erba e di tutti i posti dove sta durante il suo lavoro; altre volte ancora s’infuria appellandosi all’incomprensione cosmica e a tutte le sfortune del mondo (e buona parte dei santi sul calendario) per poi andarsene per le stanze a distruggere quello che le capita a tiro in un turbinio di capelli scintillanti di brillantini e riflessi stellari.
Sono sempre io che metto a posto, dopo.
E poi, la Notte sarebbe silenziosa? Davvero? Allora com’è che quando è in casa non si può mai studiare in pace? Sono continuamente interrotto da quella risata di campanelle e cicale, dalle sue canzoni volutamente stonate, dai pianti immotivati in risposta alla declamazione di una poesia da parte di qualche suo amico e da altre velleità chiassose di questo genere. Ovviamente, tutte cose frivole che non hanno il benché minimo valore pratico, anzi, distruttive per la mia concentrazione.
Uno si aspetterebbe che, dopo tutte le ore passate in giro per lavoro, Notte si chiuda nella sua stanza a riposare. E invece no! Dorme rarissimamente! Lei sta in piedi a forza di caffè, energy drink, coca, cioccolata, anfetamine e adrenalina pura! Tutt’ora non capisco se sia lei a subire gli effetti delle droghe o se siano le droghe a subire lei!
Per stare in tema, Notte ingurgita proprio di tutto e in maniera talmente vorace che un branco di lupi potrebbe insegnarle qualcosa sul bon ton. Nonostante ciò, non ingrassa di una virgola, ha un corpo impeccabile da pantera con i suoi lineamenti dritti da volpe, gli occhi da civetta, le forme rotonde e affascinanti quanto fiori notturni. Odiosa! Visto che il sottoscritto, costretto alla vita sedentaria dai libri, deve soppesare ogni boccone e ponderare ogni pasto per tenere sotto controllo la propria massa corporea.
Per non parlare della pelle di Notte! Quella tela perfetta ed elastica dalla strana pigmentazione: candida come il latte e brillante circa una volta al mese e poi, di giorno in giorno, scurisce sempre più, fino a diventare nera come e più dell’ebano dopo quindici giorni.
Una volta le chiesi: <<Come mai sei così scura oggi? Che hai fatto?>>
<<Non sono cupa. Sono allegra>>, rispose.
<<Intendo la pelle>>
Si guardò le braccia e le mani, <<Congiunzione>>, disse in una scrollata di spalle.
Non sono sicuro di aver capito se e cosa c’entrasse l’analisi logica.
Lo ammetto, per un aspirante medico e per la scienza tutta Notte è un caso anomalo che dovrebbe suscitare grandissimo interesse. Però, vista l’impossibilità di fornire spiegazioni in merito, per il momento preferisco ignorare le sue bizzarrie. Dopo tutto devo già combattere con i fastidi che arreca.
Perché su una cosa avete ragione e cioè che la Notte è giovane, però sempre! Questo comporta che viva come vivono i giovani d’oggi (esclusi pochi eletti che annoverano tra loro il sottoscritto): quasi da sbandati, senza pensare al domani e in condizioni precarie tra fantasie, aspirazioni imprecisate e disordine.
Anche se giurerei che a volte in quel viso da diciottenne a cui il tempo sta facendo grandi favori (io sto già acquisendo rughe da sapiente) si agitino certe espressioni gravi di estrema saggezza che fanno sembrare Notte assai vecchia e stanca.
L’ultima volta che è successo, pochi secondi dopo, ha vomitato.
Chi pensa che nettare il vomito sia disgustoso e complicato, dovrebbe proprio provare a pulire il rigurgito della Notte: come si raccolgono fiumi di magia, ispirazioni e astrazioni tempestati di stelle? E quegli orrendi grumi di sogni e incubi? Provate voi a grattarli via! E le aspettative tradite? Oh le aspettative tradite lasciano delle macchie ostinatissime sulle piastrelle che si cancellano solo con sudore e qualche parola di conforto.
Ovviamente, tocca sempre a me dare una parvenza di civiltà all’abitazione. Sembra che a lei non importi affatto. Sembra sia compito suo esagerare sempre nelle cose, non vede il limite, o semplicemente non se ne cura!
I periodi invernali sono ancora sostenibili, diciamocelo, visto che è costretta a lavorare più a lungo e perciò è più stanca. Mentre nel periodo primaverile stacca sempre prima e attacca sempre più tardi e allora la si vede per casa ad impegnare tutte le energie in esubero nelle sue inutili arti e, fondamentalmente, a tormentare il suo povero coinquilino.

Il signor Giorno? Non l’ho mai visto ad essere sincero, non so dove abiti. Di sicuro si tratta di una persona molto più ordinata, presentabile e concreta. Ecco, direi che “affidabile” sia la parola giusta. E sono più che certo che il signor Giorno, quando non lavora, dorma. Chi abita con lui lo adora senza dubbio.

Non come questa scalmanata che mi ritrovo per casa. Quando le si chiede di stare ferma, risponde che sta già fin troppo ferma al lavoro. Assurda!
A volte ti piazza addosso certi occhi da pazza assassina che farebbero paura a chiunque non sia troppo impegnato a studiare per darle corda.

Fondamentalmente non la posso sopportare troppo perché è instabile, mutevole e così tremendamente poco scientifica! Per me è incomprensibile.
Prendete quella volta in cui avevo cominciato a vedermi con la signorina Tranquilla Tavor. Fu più di un anno fa, lei era una compagna di corsi ed un esemplare femminile più che decente. Dal canto mio, avevo tutti i sintomi dell’invaghimento, secondo il libro del professor Boringhi.
Ecco, fu un mattino di quei giorni che Notte, rincasata dal lavoro, aspettò che mi svegliassi. Mi fece sedere e mi si accomodò in braccio. Attaccò a raccontare storie su storie, fantasia e fantascienza, horror e favole insieme, racconti di persone che vagano e ammazzano il tempo quando lei lavora.
Io, l’ascoltavo con la coda della mente, preso com’ero tra il caffè e gli appunti di anatomia. Non mancai però di notare, dal tono dell’epidermide nella scollatura, che la Luna era, in una delle due “gibbosità”. Crescente, se dovessi azzardare.
Fu lì che Notte mi annusò e disse: <<Ti stai innamorando di qualcuno!>>
Subito dopo, lei, che per tutti i mesi passati a vivere insieme non aveva accennato minimamente ad un gesto del genere, mi baciò.
Ammetto che per un attimo dimenticai lo studio, i progetti di carriera e l’anatomia. Quella teorica.
Mi portò nella sua camera e lì la Notte si aprì a me e i miei sensi si aprirono alla Notte. Senza il minimo preavviso.
Mi disse, come se dovessi imparare da lei: <<Prima dell’amore c’è la vita>>
<<Non ha senso. Non hai senso>>, risposi.
Rise.
<<Spero tu non sia contagiosa>>, dissi.
<<Spero di sì>>, ribatté.
<<Sei infantile>>, le feci sapere nell’estasi chimica del cervello inondato di neurotrasmettitori dei quali al momento mi sfuggiva il nome.
<<Sono primordiale>>, rise ancora e mi cacciò la lingua in bocca. Sapeva di pioggia estiva e nebbie.
Non ricordo cosa dissi, ma la mia successiva risposta la indispose, come sempre d’altronde.
<<Per te non c’è speranza>>, mormorò buia prima di addormentarsi.
Mentre dormiva, fase R.E.M. istantanea, provai ad auscultarle il cuore con il mio professionalissimo stetoscopio standard.
Non sentii nulla, niente di niente, nessun battito. Poi, di colpo, ne avvertii due, poi tre, irregolari tra loro. Udii i battiti di mille e mille cuori, in Notte, scandire i tempi e gli spazi immensi di tenebre e luci artificiali. Era un tambureggiare alternativamente onirico e scalmanato, di ristoro e di vivacità, di riposo e di vita spremuta. Musica inquietante e tremendamente meravigliosa di sangue pompato in milioni di cuori…
Cercai per ore il nome di quella patologia sul libro di testo, senza risultato. Avrei potuto chiedere al professore in Università, però si da il caso che fosse proprio lui l’autore del libro e non volevo metterlo in imbarazzo.
Be’ sta di fatto che scoprii di non essere poi così invaghito di Tranquilla Tavor e che, semplicemente, non avevo tempo per quel genere di cose.
<<L’ho fatto aprirti la mente, il cuore, l’anima e i chakra>>, spiegò Notte più tardi, <<Per elevarti un po’ e farti abbracciare il tuo emisfero destro>>
Traduzione: l’ho fatto perché mi andava e senza alcun motivo, come faccio tutte le cose. Inoltre, venire a parlare di cervello a me?! Come se fossi uno studentello qualunque…
Non si verificò mai più un episodio così intimo tra me e lei.
Solo il giorno dopo, infatti, Notte tornò a casa seguita da un paio di “amici”: un ragazzotto bassino e leggermente stempiato, elegante e trasandato allo stesso tempo, con basette e baffi; ed una ragazzetta smilza e bionda dalle belle labbra, agghindata come una sorta di moderna hippie. Si chiamavano Filotes e Selene, entrambi completamente ubriachi e strafatti come la Notte.
Li guardai chiudersi insieme nella camera di quella disgraziata e non uscirne fino a quando lei non dovette andare al lavoro.
Forse mi invitarono, o forse no. Provarono a convincermi? Non ricordo, non ci feci caso…
Comunque sì, sono cose che capitano spesso. Lo so perché faccio anche il bucato ogni settimana. Ma questo è un paragrafo che non voglio aprire perché sono un gentiluomo.

Una volta laureato, cambierò vita e basta compromessi con la stravaganza e l’imprevedibilità, basta con le cose poco chiare alla luce della mia conoscenza medica certificata!
La mia tesi di laurea sarà su Notte: carpirò i segreti della sua patologia e la curerò (sebbene tutti sorridano quando espongo quest’idea).
Nel frattempo, mi limito a sottolineare la maleducazione e la sregolatezza della mia coinquilina, visto che per tutti è così fantastica e degna di lodi.
Per lo meno non da problemi con l’affitto… Ci credo: il padrone di casa è uno degli “amichetti” che lei invita in camera sua!
<<Il nostro padrone di casa ha cinquant’anni ed è più vivo di te>>, canzona lei in modo infantile.
<<Il nostro padrone di casa ha una brutta tosse>>, ribatto pronto, <<Potrebbe essere bronchite>>
<<Almeno lui è pieno di eudaimonia ed eleuteria>>, oppone tetra. Come se sapesse di ciò di cui sta parlando…
<<Che sostanze sono? Che effetti hanno sull’organismo?>>
Come unica risposta, l’ennesimo sorriso senza speranza.

di Francesco Quaranta

http://cek40.blogspot.it/

3 pensieri su “Il coinquilino di notte – di Francesco Quaranta

  1. In questo racconto c’è uno scorcio di poesia molto bella:

    ” Notte ingurgita proprio di tutto e in maniera talmente vorace che un branco di lupi potrebbe insegnarle qualcosa sul bon ton. Nonostante ciò, non ingrassa di una virgola, ha un corpo impeccabile da pantera con i suoi lineamenti dritti da volpe, gli occhi da civetta, le forme rotonde e affascinanti quanto fiori notturni. Odiosa! ”

    Francesco, grazie per averci scritto e aver voluto postare il tuo racconto in WSF. Ti dirò….ho provato un pò di difficoltà nella lettura. Questo non perchè la tua scrittura sia poco chiara, ma propriamente per il dilungarsi di pensieri amalgamati a digressioni sulla vita personale del protagonista. Ci si perde molto in questa notte, non si capisce il motivo per cui si debba amarla o esecrarla o entrambe le cose. Il volume di questo scritto si allarga, si rimpicciolisce, si spezza, mostrandosi spesso come una massa informe. Tuttavia apprezzato il fatto che sia un racconto impostato su una scrittura prettamente cerebrale .

    Rispondi
    • Grazie per aver letto il mio racconto!
      Trovo che il commento sulla struttura sia molto accurato e in parte sono anche d’accordo.
      Questo racconto era nato appunto come un’insieme pensieri, sfoghi, aneddoti del protagonista esposti senza un filo logico, un goffo attacco da parte di chi è convito di possedere conoscenza e saggezza.
      Il ragazzo dichiara di odiare Notte, ma in realtà ne resta inconsciamente affascinato e spiazzato. Soprattutto, nonostante qualche bizzarro sforzo, non riesce a comprendere la natura di questa sua coinquilina e quando è lei ad aprirsi per farsi capire, lui si barrica nella sua erudita ottusità appunto “senza speranza”.
      La frammentarietà può renderlo difficile o debole, ma di contro ero convinto che un testo misurato, più compatto e scorrevole non avrebbe reso l’insicurezza, il dubbio e il disagio del protagonista, visto che nella facciata del suo modo di esprimersi (che tenta di essere forbito, sicuro e colto) questi elementi vengono ostinatamente celati.

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