“L’equazione mistica” intervista a Vincenzo Gualano 2019


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Benvenuto su WSF Vincenzo,

Grazie per il benvenuto e benvenuto a te nel mio mondo. Ho sempre disegnato da quando ero piccolo alle scuole elementari, ma lo facevo così solo per gusto di farlo e per passare il tempo perché era una cosa che mi faceva stare bene e sentivo la gioia e la libertà assoluta. La mia vocazione effettiva l’ho percepita intorno ai diciassette anni grazie alla scoperta di Vincent Van Gogh. E’ lui che mi ha spronato e il fatto che portasse il mio stesso nome mi esaltava ancora di più! Da quel momento in poi ho pensato: “questa è la mia strada! Ne sono certo”

Cosa dà e cosa toglie creare?

Per me creare non toglie nulla anzi, può soltanto donare tutto ciò che sia inimmaginabile agli occhi dell’ uomo comune che non riesce a guardare oltre. Il colore, la creatività e la follia sono gli unici mezzi che possono sconfiggere il grigiore terreno e il mondo cinico. E’ un’arma che serve per spegnere l’ignoranza e il materialismo cercando di far capire che ci sia qualcosa di soprannaturale che ci ama profondamente.

Quali autori hanno maggiormente influenzato il tuo percorso artistico?

Beh… come dissi pocanzi, non dubito su Vincent Van Gogh colui che mi ha aperto la strada. Ma il merito lo devo molto anche al surrealismo e i surrealisti come Salvador Dalì, Max Ernst e Renè Magritte, forti personalità soprattutto il primo citato che grazie alla loro influenza mi hanno dato la certezza di essere io stesso una droga senza assumere sostanze stupefacenti immaginando tutto naturalmente.

Tira più che puoi!, 2009, Argilla, carta argentata e acrilici d'oro e di argento, misure sconosciute

Inserisci unaTira più che puoi!, 2009, Argilla, carta argentata e acrilici d’oro e di argento.

 

 

Cristo parabolico-catastrofico. 2014, olio su tela, 180 x 125 cm. Firenze.

Come nasce e si sviluppa tecnicamente un tuo lavoro? Nello specifico come riesci a rendere morbide delle forzature rigide?

E’ difficile rispondere a questa domanda perché molte volte non so nemmeno io come faccio. Io infilzo e tutto prende forma. Un gesto così apparentemente violento riesce a dare allo stesso tempo la morbidezza e l’armonia. La tecnica degli spilli è un’evoluzione dello stile precedente chiamato Equazionismo Astromistico. Le pieghe sono rese con l’olio dando l’illusione tramite uno studio approfondito di luci ed ombre come i stessi surrealisti erano abituati a fare. Nella nuova tecnica è tutto vero; non c’è inganno, le pieghe sono reali.

“Equazionismo astromistico” è il termine con cui la tua arte viene definita. Per te essere “categorizzato” è un motivo d’orgoglio o un limite da superare?

Ho sempre voluto superarmi e ho sempre cercato disperatamente una mia strada battendo la testa contro il muro. Se non fosse stato per il mio professore di decorazione all’Accademia forse non ci sarei riuscito. Certo, ho cercato tutto questo per non essere etichettato in alcuna corrente che mi ha preceduto. Forse prima o poi arriverò ad un limite ma sento che dentro di me ci sia ancora benzina da buttare e che qualcosa di grandioso arriverà col tempo sperando. Adesso non sono ancora a nulla.

Guardando i tuoi lavori su stoffa mi viene da coniare un nuovo termine: “Impressionismo astratto” ovvero un astrazione che prende i contorni della figura. Qual’è la tua opinione in merito?

Effettivamente ci ho pensato molto a riguardo, e ho cercato di definire questa nuova tecnica ma non mi è mai venuto nulla in mente. Non sono mai riuscito a trovare un nome che possa distinguerla dagli altri. Beh… potrebbe essere un’idea perché le stecche senza dubbio sono elementi astratti e le figure sono appena accennate non ben definite, quasi spettrali che danno l’impressione di una determinata figura.

Qual’è il messaggio che desideri veicolare attraverso i tuoi lavori?

Il messaggio è quello di non limitarsi mai, e questo lo dico soprattutto ai giovani come me. Non è vero che tutto è già stato inventato. L’Arte è illimitata e c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire solo se noi stessi lo vogliamo. Quindi creiamo e scopriamo il più possibile perché il mondo ha un bisogno disperato di cose nuove infrangendo ogni regola.

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Arte e denaro, il connubio è possibile?

E’ un connubio possibile ma complicato soprattutto per gli artisti innovatori perché non sono commerciabili soprattutto agli inizi. Quando qualcuno propone qualcosa di nuovo è difficile che la società lo accetta subito senza problemi. Quasi tutti gli artisti innovatori hanno avuto parecchie difficoltà economiche a causa dell’ignoranza della gente comune che non riesce a comprendere. Non a caso un esempio è Van Gogh.

Puoi anticiparci qualcosa sui tuoi futuri progetti?

Per quanto riguarda la mia evoluzione artistica non ne ho idea. Non so nemmeno io cosa tirerò fuori da una tela o da un supporto domani o tra un anno. So solo che sono ambizioso e vorrei puntare molto in alto. Non mi interessa la ricchezza in denaro o avere una bella macchina ma vorrei essere ricordato per sempre quando me ne sarò andato da questo mondo. Questo è il mio obbiettivo.

Grazie Vincenzo

Grazie a te. Bella intervista. Sono onorato.

Christian Humouda

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L’equazione mistica di Vincenzo Gualano


 

Da venerdì 1 a venerdì 15 febbraio 2019, presso Divulgarti a Palazzo Ducale di Genova (piazza Matteotti, 9)

Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita.”

Co le parole di Shakespeare possiamo aprire la personale di Vincenzo Gualano, giovane artista che nella splendida cornice del cortile maggiore di Palazzo Ducale espone la sua prima personale curata da Loredana Trestin per Divulgarti.

Una tecnica innovativa la sua, che nonostante cerchi di mescolare un astrattismo concettuale a un surrealismo onirico non dimentica i canoni di una pittura classica seppur nella sua ipermodernità più oggettiva.

Nelle opere di Gualano si evidenzia l’evoluzione matematico stilistica di un giovane artista nella ricerca continua di un sé indefinito. Qui l’arte si trasla, si mescola e sottostà a delle barriere concettuali volutamente rigide che nel loro divenire non si sottraggono alla fluidità di nuove forme creative di “figure umanoidi” nell’atto umanissimo di due entità che si toccano, si baciano e vivono tra le pieghe di una stoffa colorata. Linee curve, simboli matematici ed equazioni contemplative s’imprimono radicalmente sulle tele scivolando e perdendosi in una nuova concezione di figurativo. dove la recherche du temp perdu si unisce a quella della gravità.

Una riscoperta del vecchio per trovarci del nuovo”, uno spaccato del passato personale e artistico dell’autore che s’imprime sulla tela prima e sulla stoffa poi, in un abbraccio commovente.

Christian Humouda

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Cosmographia – Lucia Boccalone


Anthozoa V

Anthozoa V

La malattia della società liquida e la sua cura.

Così potremo riassumere la personale di Lucia Boccalone che con Cosmographia, presenta, svelandoli, i limiti della società postmoderna.

I suoi scatti giocano su due temi focali che si snodano nelle sale del Palazzo Reale di Genova come una nuova e moderna carta del territorio, mostrando il nostro pianeta o parte di esso con fogli di giornale e carte geografiche. Un simbolismo immediato e prigioniero di sé stesso il suo in linea con il mondo che vuole rappresentare. E’ infatti sul piano contenutistico che si gioca la battaglia più importante. Una rappresentazione geografica che diventa prospettiva d’indagine e lega indissolubilmente il nostro pianeta a chi lo abita. Le pagine di giornale modellate a forme geometriche quasi continentali, sono la rappresentazione simbolica della prigione di bugie in cui la società dell’informazione è caduta, una spirale di clientelismo e pensiero unico di difficile risoluzione, a cui si unisce un altro tema caro all’artista, la migrazione dei popoli.

Tutto il materiale presentato prende vita, chiudendosi, nella parola Cosmographia forma latina del greco kosmographía intesa come descrizione del mondo, dello spazio e della scrittura. Questi elementi si uniscono perfettamente nelle composizioni dell’artista che rende solidi gli atomi del cosmo rappresentandoli come una serie di coralli. Milioni di piccoli organismi disposti su una scacchiera più grande in cui non è più possibile vivere se non cercando nuovi luoghi da colonizzare. Cosmographia è dunque un bellissimo quanto chiaro spaccato su un preciso periodo storico, l’oggi. Un presente sempre più grigio in cui l’unica ancora di salvezza resta il sapere, la conoscenza del passato che ci permette di comprendere il presente e modificare il futuro. Perché è proprio quando il sole della cultura è basso che i nani hanno l’aspetto di Giganti.

COSMOGRAPHIA

di Lucia Boccalone

A cura di Virginia Monteverde

Christian Humouda

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Finale di partita IV

Finale di partita IV

Lucia Boccalone autoritratto

All images are property and copyright protected to Lucia Boccalone

“Materia e antimateria” di Milena Demartino


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La luce, il colore, i sentieri dello spazio, materico e antimaterico. Tutto questo è presente nelle opere di Milena De Martino. Una sorta di Action painting al contrario che si sviluppa per addizione. Un’astrazione gestuale che unisce l’acrilico alla resina, in una danza gestuale che rende la tela più simile ad una scultura che non a un dipinto.

Un segno nervoso quello di Milena che ricorda i tratti decisi di De Kooning traslando però i visi nevrotici dell’autore statunitense in stelle e vie lattee sconosciute. Un gioco cromatico di colore che porta ad un’ estasi spaziale formata da stoffe e Swarovski.

Tra le pieghe del colore c’è la volontarietà dell’esistere, la forza della gioia creativa che si sprigiona ad ogni passaggio. Un’ arte astratta e concettuale che rimane significazione senza mai completarsi in concetto.

Siamo di fronte ad un viaggio umano e artistico che, Milena Demartino, innova attraverso la ricerca del sé. Che avviene attraverso una forma espressiva classica quanto moderna per modi e tempi.

Le sue opere ci catapultano infatti, in un viaggio personale e infinito che si ricrea nella ricerca dell’ignoto. In quell’aurora sconosciuta, che solo gli artisti sanno creare.

Dott. Christian Humouda

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