Genova città dei gemelli a cura di Coca Frigerio


Dire che Genova è la città dei Gemelli non vuol dire che vi nascano molti gemelli, ma che in città si nascondono esempi di gemelli statuari, mistici custodi di pietra a guardia di portoni, portali e archivolti. Figure colossali a immagine intera o a mezzobusto sotto forma di cariatidi, retaggi Erculei, cavalieri medioevali, Sirene e Tritoni come deità marine, o antiche figure rappresentanti le protettrici delle stagioni terrestri, oppure Angeli o Arcangeli o presunti santi ed eroi solari come S. Giorgio protettore della città, entrati a far parte dei miti della cultura rinascimentale di Genova.

Scoprire dove sono, a quale palazzo appartengono, se vi è un nesso tra l’immagine e il palazzo, è un gioco simile a una caccia al tesoro, alla scoperta dei personaggi dal doppio aspetto gemellare. I gemelli a volte possono far riferimento al doppio valore di un presunto orientamento nord/sud o est/ovest come indica chiaramente l’esempio di Giano bifronte, sulla cupola del suo tempietto a pozzo, di lato alla cattedrale di S. Agostino di Porta Soprana. Il nome di Giano sembra legato in epoca romana al recupero di alcuni significati ricorrenti. La sua caratteristica di essere Bifronte indicava non soltanto una doppia direzione, ma anche la sua derivazione dai gemelli Castore e Polluce, antichi Dei dell’Olimpo greco, tramandati nei secoli fino agli dei Termini romani. Il nome Terminus era rappresentato dai gemelli dell’anno solare, figli di Zeus e di Giunone, preposti a significare il termine del ciclo della primavera e l’nizio del solstizio estivo, nonché la metà del percorso della luce di apollo, l’auriga del carro solare. Il primo segno dei nostri gemelli è perciò Giano, archetipo della città di Genua o Yanua latina, costretta da sempre in una lingua di terra stretta i cui abitanti per espandersi dovevano navigare. Così sul tempietto il vecchio Castore guarda il monte e il giovane Polluce guarda verso il mare. Ma il Giano latino era anche considerato il custode del cielo, che regolava l’apertura e la chiusura delle porte del cielo, dalla notte al giorno, il Mattutinus Pater. Già in epoca Fenicia Genova appariva dal mare come Agrigento, un agglomerato di case, sospese una sopra l’altra, per i dislivelli di terreno, tra un promontorio e l’altro, frutto di memorie e mescolanze di razze che provenivano sempre dal mediterraneo. Il Dio Giano di epoca romana era il dio della transizione, del passaggio e della soglia, della pace e della guerra, patrono degli Jani, cioè degli archi di passaggio. Anche recentemente quanti archi, spesso ormai murati, si vedono all’aesterno delle case come logge o ponti che passano tra un palazzo e l’altro. Da Palazzo Ducale al mare, per esempio, fatti per collegare e favorire i passaggi o le fughe dei proprietari. Armatori, nobili, cavalieri. Dalle coste Dalmate ala Turchia e in tutto il mare conosciuto nel medioevo, Genova contendeva a Venezia il diritto di piantar leoni, cioè di occupare territori per costruire fortezze, che controllavano il passaggio delle navi delle repubbliche marinare. Ma Genova erigeva anche torri e quartieri dei commercianti, case di pietra prima, intonacate e colorate poi. Dove c’è una torre con un Leone di S. Marco e una piazza porticata prima o dopo il mille in tutte le coste slave e fino alla Turchia e alle isole greche di Rodi e Cipro, sono passati i veneziani. Dove c’è una torre o una muraglia da Costantinopoli a Malta, in Sicilia e in Sardegna prima e dopo il mille si sa che sono passati i genovesi, che s’insediavano e creavano quartieri commerciali dal’occidente all’oriente. Giano era anche il dio dei commerci, detto Patulcius alla romana, patrono delle porte Yanue indice del potere che tutto apre e che tutto chiude.

Giano è Geminus, cioè duplice quando segna i confini dei campi, delle messi o dei porti, dei passaggi di terra e acqua. La via Pré che termina alla Commenda, ostello e rifugio, nel porto medioevale dei cavalieri templari, portava fino a pochi decenni fa il nome Prè con un simbolo solare inciso nella targa con la scritta “il precursore d’oriente”. Il termine indicava il cammino templare dei cavalieri dall’oriente all’occidente visto come omaggio al percorso solare. Anche perchè è dall’oriente che noi abbiamo importato il valore antico dei simboli poi trasmessi dala chiesa cristiana. Costantino, il grande imperatore romano di Santa Romana Chiesa conquistò per la prima volta l’oriente, con il vessillo del segno crociato “la Crux solare” di Bisanzio conosciuta dal popolo come simbolo del Dio Sole d’Oriente, non di Roma, perciò non fu combattuto e vinse nel nome del simbolo che portava. La simbologia è importante per la conoscenza della memoria collettiva nata dalle prime osservazoni umane, precedenti la scrittura.

L’uomo ha sempre disegnato l’orizzonte con una linea e il sole con un punto sopra la stessa linea. Per tutte le religioni solari meditarranee, quando il Dio Sole sembra morire e scomparire sotto la linea dell’orizzonte va in un altro mondo, che sta sotto il confine del mare e del cielo, abitato dai Gemelli Dioscuri, gli dei della luce e delle tenebre. Ci sono voluti migliaia di anni per disegnare il nostro sistema solare, osservando le stelle e il loro movimento. Una croce o una svastica indica il passaggio di otto punti del viaggio che il sole sembra percorrere dal suo sorgere mattutino. Lo stesso viaggio che sembra compiersi in senso orario per la visione occidentale e antiorario per la visione orientale. Tutte le torri orientali e occidentali delle chiese di epoca romanica o i fonti battesimali sono d’impianto ottagonale per questa ragione. A Genova nelle stanze sotterranee del “tesoro del Duomo” si conserva il “catino d’oro alchemico” e il calice di vetro color smeraldo, di forma ottagonale, come reliquia del sangue di Cristo, figlio del Re dei cieli e dell’universo, conquistato dai cavalieri genovesi in una famosa battaglia contro gli “infedeli” nel 1400. Anche il tempietto di Giano a Genova è ottogonale e conserva un antico pozzo che si riempiva d’acqua per effetto di bradisismi marini, una strana formula simbolica battesimale. La stessa figura di S. Giorgio che combatte il drago, simbolo della città, è un altro antico messaggio. Il cavaliere che combatte gli infedeli rappresenta anche la luce della conoscenza superiore che combatte le tenebre dell’ignoranza, non a caso Genova è città dove i segni della Massoneria aulica sono riconosciuti e apprezzati nelle arti, nelle tradizioni e nell’artigianato. S. Giorgio è un simbolo solare come guerriero auriga del carro che gira il cielo del mondo. Nel suo nome le lettere Gio-R-gio indicano il doppio giro, dove la R sta per giro o per raggio di un cerchio. Dove passa il guerriero solare uccide il drago della notte e le sue tenebre, novello Giano.

Molte sono le porte del centro storico dove S. Giorgio appare a sconfiggere il suo nemico, spesso nelle formelle appaiono anche due guerrieri con la corazza, sono i sostituti degli dei Termini che sorvegliano le soglie. Confini della luce del mondo sul mondo da oriente a occidente e viceversa, a volte accompagnati da una donzella dall’abito fluttuante e sospesa in aria, che simboleggia la luna, la casta donzella celeste, detta la principessa. A Genova rimangono i segni del dualismo gemellare del bianco e del nero, del dio della luce e delle tenebre, nelle tradizioni popolari come nelle credenze religiose. La religione ufficiale ha sempre dovuto fare i conti con le memorie degli dei pagani e delle loro sembianze divulgate per secoli antecedenti il cristianesimo, costruendo ibridi che sussitono ancora. Per esempio nelle sfilate Pasquali dove i portatori del Cristo, rappresentanti delle confraternite in numero di 48 portatori di altrettante immagini di croci che raffigurano la sua immagine espongono 24 immagini di colore bianco e 24 di colore nero. Come mai? Forse il Cristo d’occidente è bianco e quello d’oriente è nero per ragioni razziali? Oppure si vogliono ricordare gli antichi accompagnatori dei viaggi solari? Ancora retaggi del giorno d’oriente e d’occidente in cui il re sole, Osiride o Zeus, Mitra o Giove, Odino o Apollo Astro, figlio del cosmo e dell’universo unico in tutte le epoche, nasce e muore ogni giorno di 24 ore! Se le confraternite nascono nel medioevo, che cosa tramandano nell’immagine della memoria popolare? Nelle confraternite cristiane il Cristo, figlio del Re dei Cieli è portato in processione in un trionfo di spighe di grano, è un dio messianico, delle messi, detto Messia. Il Duomo di Genova, segnato da pietre bianche e nere conserva riti messianici Pasquali e antichi, come la sua dedica a S. Lorenzo sta per Laurentium, portatore di lauro e Aurum, luce, splendore solare. Anche i Leoni guardiaporta si possono leggere come simboli solari d’oriente che si trovano in molti punti diversi del tempio e anche appaiono a grandezza naturale all’esterno della gradinata. Sono due figure gemellari del Sol Leone con sguardi divergenti ad est e a ovest a seguire la nascita e il tramonto solare, che un monaco segnala nella sua meridiana sull’angolo del tempio. Il motivo della ricerca proposta è quella d’individuare simboli gemellari trasformati nel tempo dalla città di Genova, Fenicia, Etrusca e Romana, un percorso mitico e paganeggiante, di una città delle più antiche dei porti mediterranei. Partiamo dunque dal lato destro del duomo per arrivare di fronte a palazzo Ducale, con la sua salita doppia prospettica e le colonne laterali di piazza Matteotti. Si ammira subito il fronte scenico del suo portale enorme, dai grandi chiodi a cupola, che creano centinaia di ombre diagonali sui due Nabis, gli dei marini gemelli, che figurano come immagini dei batacchi di bronzo. Sono triton, di origine arcaica, una sfida al potere del palazzo del mare. Portali e portoni giganteschi si aprono sui palazzi e i giardini genovesi della via Aurea Romana, via Garibaldi, che segue in discesa da piazza De Ferrari e piazza Fontane Marose , le sedi del potere degli armatori di tutte le epoche, ora luogo di banche, del palazzo comunale e di musei anichi. Nel cortile di Palazzo Lomellini figura la fontana più spettacolare di genova, con un loggiato sorretto da due telamoni che sorreggono le arcate di una fonte cascata a presenza nei suoi palazzi decori esterni di angeli michelangioleschi, di telamoni Erculei, di angeli bisessuati, di mascheroni diabolici, di sculture che rieccheggiano i trionfi della romanità nei timpani dei portali, tutti doppi e gemellari, tratti dall’origine degli dei Termiti abitanti della terra e del mare. La strada è rialzata rispetto ai passaggi dei vicoli di case torri che arrivano fino al mare, al porto antico romano, ma anche ai sottoportici medioevali, zona di transito di tutte le merci, fino alla succitata Commenda, luogo di ospitalità per pellegrini che andavano o venivano dalla terrasanta d’priente, da parte dei cavalieri detti ospitalieri, di malta. Nei sotterranei della Commenda ci sono tombe del periodo punico purtroppo non visitabili. All’interno delle mura dette del Barbarossa di Genova distrutta circa trent’anni fa per far posto ai cosidetti “giardini di plastica” figura ancora nelle stampe Alinari, si chiamava via di Mesena, deformazione del nome antico Maethana, di origine fenicia. I naviganti d’epoca erano Fenici, Egiziani e Cretesi, Maltesi e Greci, Siriani, Milesi e Hispanici, Sicani di Sicilia e Meseni, abitanti della Misia e naturalmente Liguri. All’epoca Genova si trovava sulle carte nautiche come Maeth Tzean (terra del mare di mezzo), che curiosamente assomiglia al suono di Mae Zena del dialetto ancora odierno e al termine spagnolo arcaico Mezon (casa dei marinai). Questo spiega la memoria e la sopravvivenza dei tanti personaggi mitologici di origine orientale di cui andremo a indagare per giocare a scoprire dove si trovano e cosa o chi rappresentano.

I miti dei gemelli custodi delle soglie

Andar per Genova e perdersi nel labirinto del centro storico, senza pensieri, in pieno giorno, con nessun altra guida che i propri occhi, da soli o in compagnia significa poter osservare i palazzi all’esterno e fotografare colonne e personaggi a stilofono o a telamone, maschere guardia portale e formelle a bassoriglievo che caratterzzano i portoni. Se si parte dal duomo di San Lorenzo che divide la città in due tronchi o lobi cervelotici e si va a sinistra verso piazza S. Bernardo si vanno a scoprire i gemelli Silvestri dell’anno solare detti vegetti, che stanno sdraiati sul timpano del portale a colonne del palazzo quattrocentesco a strisce bianconere al centro piazza. Se poi si sale per via Mascherona, dove si trovano le maschere del sole e della luna in processione, si prosegue fino a raggiungere la chiesa di S. Maria di Castello e si discende per via dell’arco dei santissimi Silvestri, ancora detti de gli omeni servadeghi, gemelli del vecchio e del nuovo anno nel medioevo. L’altra strada di S. Bernardo prosegue fino al mare lungo un itinerario che forse era anticamente un canneto o acquitrino, ricordato dal nome canneto il lungo e canneto il curto. Si incontrano in questa zona palazzi dai portali importanti con gemelli simili a oscuri silvestri con clave di tipo Erculeo. Ercole è personaggio ben diverso dai vegetti, ma a Genova sembra che l’iconografia si confonda nel confronto del mito. Ercole regge l’axis mundi, ma a Genova sembra che l’iconografia si confonda nel confronto del mito. Ercole regge l’axis mundi e comunque una clava di grandi dimensioni. Ercole è il nome del pianeta che gira in senso contrario alla forza magnetica del sistema solare. Ecco perché simbolicamente la sua clava veniva interpretata, sia dagli egizi che dai greci e i romani come l’asse centrale della rotazione celeste stellare o il fuoco sacro dell’energia cosmica e le fatiche di Ercole erano considerate imprese titaniche. Era infatti considerato il super eroe dello spazio, l’immagine trasmessa ai popoli mediterranei come il pianeta più pesante tra quelli conosciuti come Terra, Luna , Marte, mercurio, giove, venere e Saturno, l’unico pianeta che poteva tenere testa a tutti gli altri messi insieme, perciò Dio tra gli Dei, l’invincibile.

Tornando al Duomo, si scende verso Campetto e subito dopo si incontrano altri gemelli erculei o perlomeno figure seminude, vestiti di una pelle, che appoggiano i piedi sulla testa di leoni infelici. Il timpano soprastante contine due figure femminili sedute su cornucopie piene di frutta retaggi della dea fortuna o di Giunone, la grande protettrice terrestre. Arrivati in piazza Banchi dopo uno sguardo sui cornicioni peini di mostri sghignazzanti, si gira a destra per via San Luca, fino alla chiesa di S. Siro. Nei dintorni troveremo altre dame avvolte da pepli che lasciano scoperti i seni, sedute sopra i timpani dei palazzi oppure cariatidi rigide inguainate in corazze corpetto, come aggiornate Minerve.

Ritornando invece verso via Lomellini avremo le visioni più disparate. Dentro e fuori dai cortili, guardando dritti nelle facciate esterne si scoprono personaggi, mostri sogghignanti dai portali, sileni o ninfe e leoni, ma anche ritratti di personaggi storici, busti di guerrieri senza testa o semplici corazze e spade e amazzoni dallo sguardo duro. Sono sempre retaggi mitologici, una somma di situazioni e nostalgie, memorie di maschere nelle fontane, giardini segreti, personaggi mitici intravisti tra scalinate e colonnati, porte e portali, chiostri e cornicioni. Difficile riconoscere le origini di tutti i mostri che andrete a scoprire nelle simmetrice delle statue, nelle ripetizioni continuate per secoli fino agli ultimi esempi nella moderna via XX settembre. Agli affacci dai palazzi sulla strada e sulle vie laterali, da osservare come curiosità stravaganti, prima di prendere un autobus e proseguire verso il mare, da stazione Brignole a Boccadasse, passando per Albaro o meglio per Corso Italia. Allora ancora personaggi, dei alati, mostri liberty, draghi ninfe, dentro e fuori dai parchi di ville famose, di itinerari turistici. Il breve panorama che vi offriamo è del tutto insufficiente a tracciare il percorso gemellare genovese, ma speriamo che sia servito a svegliare qualche curiosità di ricerca. In questo caso potremmo avviare un percorso di caccia al tesoro per individuare le foto dei più segreti gemelli dall’800 ai giorni nostri. Siete pronti?

Se volete inviare foto di statue gemelle e semisconosciute sparse su Genova e dintorni potete farlo alla mail: Christian.humouda@gmail.com Tutte le foto pervenute saranno postate online con il vostro nome.

 

Prof. Cornelia Frigerio

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