NAGO, giovane artista partenopeo racconta la sua storia


 

Benvenuto su WSF NAGO,1

Innanzitutto ti ringrazio caro Christian. Sarò lieto di rispondere alle tue domande.

Come NAGO “uomo” definirebbe il NAGO “artista” e viceversa?

Trovo personalmente l’argomento delicato e profondo; ma sono pronto a far conoscere la mia identità come uomo e come artista. Come NAGO “uomo” definisco come un tipo cazzuto, divertente ed intelligente, l’individuo che a modo ho studiato e creato: Il personaggio NAGO “artista”. Trovo in quel soggetto doti artistiche esponenziali che riesce a gestire in più identità musicali in qualità di arista reggaeton, rapper e cantautore pop. Trovo che fa ballare la gente con la sua musica, si sfoga con il rap e sa raccontare in qualità di cantautore storie emozionanti. È un arrangiatore, disc jockey e dj producer. Ha una grande passione per i dischi in vinile, ama la tradizione; ma è allo stesso tempo anche molto tecnologico. Infatti in studio, produce e preferisce produrre musica in suono digitale, però apprezza anche alcune cose del suono analogico. Musicalmente parlando è un artista completo; ma è anche un attore, regista ed influencer sulla piattaforma Instagram. Di fatto ama condividere con il pubblico quello che produce attraverso le sue “Instagram stories”. È un artista moderno con una mentalità molto aperta, giovane, ed è sempre in continuo aggiornamento.

Come NAGO “artista” definisco invece come una persona attenta, determinata; ma anche buona e sensibile il NAGO “uomo”. Trovo che nonostante le difficoltà avute durante il suo percorso, il NAGO “uomo” non è mai sceso a compromessi con il rancore verso chi ha calpestato la sua immagine come artista e come persona. Ha imparato a perdonarsi e a perdonare gli altri per restare in pace con se stesso e in automatico con il prossimo. Non ha mai smesso di credere nell’Amore, nella Vita e in quella saggezza infinita che ancora oggi lo sta conducendo sulla strada dei suoi sogni più grandi. Nonostante NAGO “uomo” abbia vissuto momenti di difficoltà estreme come la strada e la fame, in qualità di senzatetto in una grande città come Milano, ha continuato a lottare per salvaguardare i suoi diritti in qualità di artista, tutelando e proteggendo nel migliore dei modi il personaggio che appunto ha creato e che ama presentare al pubblico: NAGO.

Quando nasce la tua passione per la musica?

Avevo appena due anni e a Casoria (un comune nell’area nord – est di Napoli), passava un furgone per festeggiare una ricorrenza molto conosciuta nella mia terra: “La Madonna dell’Arco”. Con la musica che proponeva il musicista dalle casse altoparlanti esposte sul veicolo, una mattina trovandomi sotto mano una tastiera della Casio (regalo dei miei genitori) , riproposi suonando con le basi all’interno della tastiera stessa, la solita canzone che veniva suonata sul furgone dal musicista, che con l’autista viaggiava in strada per le vie della cittadina. Quel brano rappresentò per me la svolta. Mi resi conto davanti agli occhi dei miei genitori che quella sarebbe stata la mia strada. Iniziai allora a prendere lezioni di pianoforte dall’età di sei anni sempre nel comune di Casoria; ma smisi presto, pochi anni dopo. Iniziai a fare musica da autodidatta, creando da solo le mie composizioni. Qualche anno dopo aver lasciato la mia città, Napoli, nel 1997 mi sono trasferito a Firenze. Quando iniziai a cantare, si sentiva spesso ed in maniera troppo marcata l’accento della mia terra, decisi allora di studiare e correggere alcune forme espressive nel canto e proprio nel capoluogo Toscano a 16 anni, ho iniziato a prendere lezioni di canto imparando di fatto grazie alla città e all’insegnante stessa, ad avere una perfetta dizione nel canto espresso in lingua italiana. Ad oggi, sono fiero di poter dire che artisticamente si nota una curiosa differenza quando interpreto una canzone in dialetto napoletano ed un brano in italiano.

Quali emozioni desideri veicolare con i tuoi testi?

In qualità di cantautore, ho scritto delle canzoni che ancora oggi non sono presenti sul web; ma che presento comunque nei live quando mi capitano occasioni di fare serate con pianoforte e voce. Con quelle canzoni, il mio secondo fine è quello di arrivare all’anima del prossimo. Sono fiducioso sul fatto che prima o poi riuscirò ad arrivare al pubblico mostrando la parte vera di me, attraverso il cantautorato. Ho scritto canzoni che parlano di me, delle difficoltà che ho vissuto. Le ho scritte in una piena fase di difficoltà vissuta a Milano. Ho scritto una dedica ai miei genitori, un altro brano ispirato al libro “il piccolo principe”; e ad Hachiko – il tuo migliore amico. Hachico è un cane che non si rassegna al fatto di aver perso per sempre il suo padrone e nonostante tutto, continuerà ad aspettarlo fino alla fine dei suoi giorni. Mi sono immedesimato nei panni di un padrone, un uomo che scrive una lettera al suo cane dal luogo in cui si trova dopo la morte. Ad oggi non esiste ancora nessuna produzione arrangiata di queste canzoni che ho scritto; ma come ho già detto, in alcune circostanze le presento nei live.

Questo serve a me per arrivare ancora di più al pubblico e alle persone che realmente desiderano avvicinarsi a me, al mio modo di esprimermi attraverso questi testi. Confido di riuscire a costruire attorno a questi brani dei cortometraggi musicali.

Sta per uscire il tuo primo singolo. Parlaci un po’ di questa produzione e a chi ti ispiri quando scrivi e quali sono i tuoi riferimenti musicali?

Il mio primo singolo si intitola “Nzieme a te”. Al di la dell’interpretazione, analizzando il tema della canzone, quello che ho scritto è un testo che lancia un “messaggio positivo” ai ragazzi e alle persone che ascoltando il contenuto, trovano l’occasione per dare un valore all’Amore vero formato da una complicità vera e solida in un rapporto di coppia.

A chi mi ispiro quando scrivo? Dipende. A volte all’immaginazione, alla mia vita stessa e a quella di tutti. In questo caso ho voluto rappresentare un argomento generico che è l’Amore, usando la forma espressiva dei generi che di più mi appartengono: il reggaeton ed il rap.

I miei riferimenti nella musica? Seguo molto l’industria musicale americana attraverso i social. A 15 iniziai a seguire Tupac Shakur, Snoop Dogg ed altri artisti della scena rap/hip hop americana. A sedici anni cominciai con il reggaeton. Ad oggi mi ispiro molto ad artisti come Nicky Jam e Daddy Yankee. Icone del genere sudamericano che io stesso amo interpretare.

Cosa non deve mai perdere un artista per rimanere onesto agli occhi del suo pubblico?

L’umiltà prima di tutto. L’artista Deve rimanere sempre se stesso e trasparire agli occhi di tutte le persone che lo sostengono. Questo è un passaggio fondamentale.

Quanto il tuo passato e la tua prima Città Napoli hanno influenzato il tuo modo di comporre?

Tantissimo. Lontano da Napoli, ho imparato ad amare ancora di più le tradizioni di un luogo che è molto simile al Sud America. Anche per questo amo fare musica “reggaeton”. Lontano da Napoli ho sofferto il razzismo. Venivo spesso emarginato per il fatto di non avere lo stesso modo di pensare in un luogo completamente differente dalla mia città. Ho vissuto momenti difficili nel corso di un adolescenza priva di amicizie. Ero in pieno conflitto con i miei coetanei dai 9 ai 16 anni circa. Con il rap io scrivo e sfogo queste cose, perché con la musica, oggi ho dato un valore a me stesso. Non sono mai stato cattivo, ciò che la gente pensava poiché rispondevo in maniera aggressiva a chi offendeva la mia città. Ho perdonato invece i cattivi ed ho superato il dolore delle offese. Ho superato l’ignoranza del razzismo.

Da partenopeo con la faccia di Napoli, oggi sono felice di rappresentare e dare un valore alla mia terra attraverso l’Italia al resto del mondo. E sono fiero di essere di fatto anche un italiano non soltanto di Napoli, poiché mi ritengo un cittadino appartenente ai meravigliosi paesaggi presenti in questo paese. Dai piccoli borghi alle più grandi città italiane.

La musica può essere un mezzo per cambiare le “storture” del mondo?

Assolutamente si. Io amo la trap, la moda di oggi. Amo la trap fatta bene però. In qualità di artista, anche se musicalmente sembrerà un controsenso, uso questo genere in alcune produzioni che sto facendo per comunicare in maniera positiva ai ragazzi più giovani di me. Non parlo di strada e di pistole; ma di come non sono a favore della droga e dei pirati della strada.

In un linguaggio musicale apparentemente aggressivo come la musica “trap” io desidero fare la differenza.

Che cos’è per te la musica?

Tutto. La musica è la ragione per cui io vivo. Con la musica il mio sogno più grande non è soltanto quello di rimanere in questo luogo; ma vorrei arrivare anche in altri paesi come gli Stati Uniti, ed il Sud America, con lo scopo di valorizzare l’Italia attraverso la mia musica, il mio modo di essere, ed il mio modo di fare arte.

Puoi anticiparci qualcosa sui tuoi futuri progetti?

Sto preparando progetti rap e reggaeton. Confido di riuscire a farvi sentire, vedere e ballare presto quello che sto producendo. In conclusione, approfitto per ringraziare di cuore te caro Christian per avermi dato l’opportunità di esprimermi attraverso la tua intervista. Grazie davvero.

Viva la musica, il cinema e lo spettacolo. Viva l’arte.

buona Vita.

 

Dott. Christian Humouda

Equilibri di vita Marco Miele e Alessandro Dellara


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Il cortile Maggiore del Palazzo Ducale di Genova accoglie grazie alla curatrice Loredana Trestin la bipersonale di Marco Miele e Alessandro Dellara.

Le fotografie di marco Miele sono spaccati di quotidianità che dialoga con l’osservatore in un linguaggio non verbale che si apre alla luce naturale del mondo. Riprendendo le parole di Angelo Bacci ” le foto di Marco Miele raccontano e rappresentano uno spaccato artistico del tutto originale, speciale e straordinario in quanto con lo scatto riesce a sostanziare ciò che lo colpisce e che coglie con una sensibilità, estro e intensità sorprendenti. Insomma trasmette dei messaggi che mettono a nudo il suo rapporto tra realtà, fantasia e creatività, elementi che con i vuoti e i pieni, la luce e le ombre racconta con l’anima. Le sue immagini fotografiche, hanno una profondità e una personalità forte, un messaggio semplice e chiaro, umile, ma efficace, ricco di valori e sentimenti umani, sociali e spirituali, riesce comunque a raggiungere e far vibrare le corde dell’anima, in quanto la rende viva e partecipe!

Le opere dello scultore Alessandro Dellara sono la rappresentazione fisica di questo legame. Uno studio quasi antropologico della ricerca clarkiana della relazione. Una scultura che cambia e muta a seconda del tipo di fruitore che la possiede. Oggetti piccoli, geometrici che dialogano ed emozionano. Una danza di forme e significazioni che si traslano in linee funzionali. Opere di diverso formato e consistenza che si tramutano in rags senza dimenticare le torri leopardiane di antica memoria che si evolvono in altrettanti vasi dislessici modellati secondo l’antica tecnica etrusca del bucchero. Qui il più nobile degli elementi, la ceramica nera e lucida prende forme affusolate, rotonde, materne. Perché la capacità dell’uomo o della donna di accogliere un sentimento non sempre è visibile alla vista, e come l’amore, una volta finito, non ha più motivo di ritornare.

Dott. Christian Humouda

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Springart


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La rinascita dell’arte e delle piante. Il rosso e il marrone dell’autunno che lascia spazio ai colori accesi del verde e del giallo. La mostra collettiva Springart promossa dall’Associazione Culturale Divulgarti e curata da Loredana Trestin all’interno di Palazzo Saluzzo a Genova, è un inno ai colori alle immagini e alle sagome. Un percorso inconsueto di opere pittoriche e digitali che creano emozioni contrastanti.

La mostra si apre con l’opera pop di Nicoletta Calvo. Un primo piano colorato e geometrico che irrompe nello sguardo dello spettatore ricordando le forme allungate e precise di Modigliani. Figure femminili forti che attraverso lo sguardo seminascosto raccontano l’emozione del loro vissuto interiore e personale.

Il pittore Graziano Ciacchini presenta invece un trittico di tele raffiguranti paesaggi esitenziali composti da colori netti e definiti, quasi surrealistici nella sostanza, che seguono un loro personalissimo percorso lunare. Lo scenario pare aprirsi e immediatamente richiudersi su se stesso, lasciando trasparire l’emozione dell’attimo. La velocità del momento che si delinea attraverso una forma espressiva nuova, protesa verso il futuro, che pare concludersi nella percezione cognitiva dell’esistere. In una moltiplicazione diseguale dell’io che, come in un ciclo lunare, porta con sé l’emozione del giorno.

Le illustrazioni di Alessia Ferro pongono al centro dello spazio visivo un’immagine di donna nella sua nuda corporeità. Qui il corpo diventa protagonista assoluto della scena formando una sagoma che pare distaccarsi dal piano d’osservazione evidenziandone il movimento sinuoso. Un disegno digitale il suo che diventa ben presto emblema di rinascita di un mondo femminile sempre più offeso dalle brutture del mondo.

I Mandala di Elisa Galante, giovane artista torinese prendono vita attraverso la tecnica puntinista e vengono eseguiti senza alcuno studio preparatorio. Le linee tonde che paiono allontanarsi dal centro del disegno si staccano dal piano per riformulare uno spazio meditatorio di comunicazione tra l’uomo e la divinità.

Greta Gurizzan propone una serie di immagini bucoliche di forte impatto. Un insieme di linee che si trasformano in emozioni nascoste, segrete. Momenti di vissuto che riflettono la luce del suo mondo personale e affettivo.

Ritorna con un’opera singola Oretti Della Volta che riporta in mostra le sue Città bruciate, composte da materiale di riciclo e fiamme.

Giordana Verzilli attraverso la sua opera inneggia alla vita in modo quasi haringhiano, figure rotonde e geometriche danzano ricoperte di colori primari fulgidi che rimangono negli occhi.

Mariagrazia Zanetti con il suo quadro astratto lascia allo spettatore il compito di districarsi nella fitta costruzione simile a quella di un alveare. Pennellate decise che creano forme geomeriche e linee primaverili e delicate. Un’ opera concettuale e interessante che si dipana davanti ai nostri occhi come un baluginio di primavera.

Anche Alexandra Zanni riprende con il suo astrattismo lucido un dipinto importante per contenuti e dimensioni. Qui l’emozione creata dall’attimo si dipana con dolcezza creando una sensazione di rumorosa solitudine.

Dott. Christian Humouda

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Sogni ed enigmi


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Cortile Maggiore Palazzo Ducale, Genova

 

Sogni ed enigmi  è il titolo della collettiva promossa e curata da Loredan Trestin per Divulgarti. Un percorso  artistico che conduce il pubblico ad ammirare  12 artisti e 21 opere.  Gli autori partecipando con lavori dalle  tematiche e dai contenuti inconsueti, svelano le più celate sfumature del loro io più profondo e nascosto.

La mostra si apre con le opere fotografiche di Dario Veronelli,  nome d’arte @dariovero che propone due fotografie raffiguranti architetture spagnoleggianti. Immagini chiare e sognanti. Un insieme di colori caldi che trasformandosi  in una  luce  armoniosa fanno risaltare i dettagli presenti nell’immagine stessa.

Francesco Bisazza si affaccia con un dipinto immaterico. Un pezzo innovativo per tematica e uso dei materiali. Un’opera che sfocia in un astrattismo concettuale composto da pennellate decise che creano una contrapposizione cromatica tra il visibile e l’immaginario.

Il fotografo Franco Borio espone un’istantanea del ponte Monumentale, una sezione architettonica del ponte genovese. Lo scatto ha la particolarità  di mettere in mostra solo una porzione dell’immagine, che appare  coperta da un telo. Espressione della rappresentazione del mondo di oggi dove  incomunicabilità  e invisibilità sono parte essenziale del vivere quotidiano.  Allo stesso tempo però, l’autore invita l’osservatore alla ricerca e alla scoperta di  ciò che si nasconde alla vista. Tutto in un contrasto di bianco e nero ben calibrato e pulito.

Paolo Borio presenta due sculture, una sirena e una regina africana. Le linee di Borio sono morbide, quasi primitive nella forme in  un ritorno alla fantasia e alla bellezza dell’Africa.

Stefano Casamassima mostra un’ opera che ricorda la migliore tradizione astratta in una commistione di colori caldi e freddi che colpiscono creando emozioni contrastanti.

Gabriella Chizzolini porta due disegni di donne, semplici nelle forme, ma profondamente enigmatiche. La bidimensionalità delle figure diventa forza espressiva, elevazione verso un oltre celato, che non ci è permesso di vedere.

Elisa de Cesari giovane illustratrice genovese omaggia e onora Genova con un’illustrazione bicromatica che svela attraverso gli occhi del sogno le meraviglie della  sua città natale.

Andrea Gulli è un autore versatile, un ricercatore della materia che attraverso composizioni geometriche cerca il senso del movimento della vita.

I dipinti surrealisti di Marco Lombardo sono paesaggi che mischiano la realtà alla fantasia in un processo mai banale, di colore ed emozione.

Carmine Londino presenta tre opere a grafite. Corpi nudi e giochi di luce che mutuano dalla fotografia recente, elevando il disegno a rappresentazione del momento. Opere classiche nelle forme, che uniscono una straordinaria tecnica iperealista al gioco della luce e del movimento.

Pino Tipaldo, autore eclettico e versatile sottopone con uno stile mutuato dal futurismo, immagini bucoliche che si incontrano e scontrano con altrettanti spaccati della città moderna. Visi e forme che ricordano da vicino l’espressionismo illuminato dalla ragione.

Gianmario Vigna ceramista piemontese celebra la città di Genova con una scultura, un pesce colorato, dalle  forme ondeggianti come quelle marine. Una gamma di colori potenti che rimangono a lungo nello sguardo.

 

Dott. Christian Humouda

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Onde di vita Mu.ma Galata museo del mare dal 1 al 23 marzo 2019


Il mare e la sua forza espressiva. L’onda e la sua forza naturale, dispensatrice di vita e di morte. “Onde di vita” è il titolo della mostra che Loredana Trestin propone al Mu. Ma Museo del Mare di Genova. Un viaggio che coglie le due anime dello stesso elemento, l’acqua.

Un percorso tra figurazione paesaggistica e figure astratte. Una mostra innovativa che si trasforma e diventa interattiva con la video installazione dell’artista cinese ZHU Yaning. Un punto di fusione tra l’antico e il moderno in una panacea di opere figurative che si tramutano e si astraggono in altrettante linee di colore.

Possiamo osservare le linee post impressioniste di Gianmarco Crovetto e i colori della Liguria, in un susseguirsi di pennellate decise che nascono da una visione del mondo filtrata dagli occhi dell’autore. Una riproduzione di mondi reali e immaginifici che ci accompagna verso le costruzioni a picco sul mare di Letizia Gregni strutture che si confondono con il contesto, in una strana danza dettata dal movimento pittorico. Si passa poi, ai rilievi e ai colori delle coste deserte di Maristella Laricchia, una commistione di toni che sfumano dal blu al verde. La tonalità blu scuro ritorna sulla tela di Michela Magnani che mostra le profondità più oscure e profonde del mare e dell’animo umano.

Mario Pascali invece, riproduce un mare increspato, ricreando le rifrazioni quasi illuministe della luce e del mare. Le onde si increspano fino a disegnare nuove linee e colori. Daniela Rombo raffigura un mare in tempesta, con linee quasi post-impressioniste che danno all’osservatore la capacità di cogliere l’emozione di una burrasca .

La mostra però, si astrae con nuove voci di artisti che utilizzano l’elemento acqua per ricreare altro. Acquasculture propone una serie di soggetti assolutamente innovativi. Quella che i due artisti (Andrea Amorusi e Simone Giorli) sottopongono alla nostra visione sono delle vere e proprie sculture create dal movimento e immortalate con l’ausilio fotografico. Qui è la sostanza che attraverso il movimento assume forme quasi naturalistiche in un susseguirsi di sagome e colori mai visti.

Il movimento è presente anche della pittura di Sofia Ancillotti. Un’opera astratta che unisce pennellate decise a linee più sottili in una miscela mai banale che colpisce per qualità e tecnica.

L’ing. Carlo Busetti mostra una delle sue opere digitali, ricche di colori ben calibrati e simbolismi che ricordano l’arte di Mirò.

Anna Maria Ferrari propone un’opera duale di purezza e forza che si raffigura con il rosso del fuoco e la delicatezza del petalo che richiama la spensieratezza dell’infanzia.

Menzione d’onore a Fiamma D’Auria che nella sua opera unisce la forza primitiva dell’ onda marina ad un corpo umano che viene ritratto coperto dai flutti. Un’ opera attuale che mostra come la dualità del mare. Una bellezza da osservare, ma anche nemico da sconfiggere per coloro che anelano ad una terra promessa sempre più difficile da raggiungere Una scala di grigi che coprono il viso della figura e si distendono, dilatandosi, verso il corpo.

Beppe Saccomani presenta un’ opera particolare e interessante che ricorda la riproduzione post impresionista di una città osservata attraverso l’occhio storto di un grandangolo. Pennellate tratteggiate danno vista ad un’esperienza visiva nuova e innovativa per contenuti. Il quadro di Renzo Sbolci frammentato e diretto ricrea linee e colori che ricordano l’astrattismo geometrico kandiskiano in una connubio di linee e angoli che creano emozioni contrastanti. L’opera immaterica di Martina Tamberi gioca sulla luce prodotta dalle cromie del colore in una miscela che riproduce il senso del movimento attraverso l’uso del materiale pittorico.

Ultima non per ordine d’importanza è l’opera di ZHU Yaning che attraverso una video installazione riproduce e contrasta gli elementi ciclici della natura in un susseguirsi emozionale carico di pathos.

Dott. Christian Humouda

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Il sogno a mani aperte di Emilio Cupolo dal 5 marzo al 19 marzo 2019 Palazzo Ducale


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Da Arturo Martini a Emilio Cupolo è il titolo della mostra curata da Loredana Trestin per Divulgarti.

La scultura minimale di Martini  si scontra con le tele di grandi dimensioni dell’artista genovese. Un incontro di significazioni che si susseguono passo dopo passo nella narrazione presentata da Loredana Trestin. Una serie d’immagini familiari, spaccati di vita che ricordano da vicino il percorso biblico della famiglia tradizionale. I dipinti fatta eccezione per due grosse tele immateriche di colore rosso e azzurro, presentano linee essenziali che accolgono limitandone la visione della profondità, figure bidimensionali che si accostano le une alle altre in uno strano abbraccio. Una pittura Fauve, diretta, violenta, bestiale nel suo susseguirsi. La belva qui è il colore che si dipana sulle tele, cercando una sua dimensione di esistere.

Immagini familiari che si esprimono dentro a spazi ristretti che inneggiano alla vita e alla morte di un’ illusione. Una luce di fede che apre all’uguaglianza e al bene e colpisce per intensità e forma. Essenziale come un ricordo, un passaggio, un incontro, che a volte si dimentica.

Dott. Christian Humouda

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Le emozioni dell’anima di Elena Mazzone Spazio 53 Voghera


Le donne di Elena Mazzone. Trasognanti, accigliate, pensierose, ma mai banali. L’artista vogherese espone presso la galleria Spazio 53 di Voghera la sua personale dal titolo: “Le emozioni dell’anima”.

Un’espressività astratta che diventa figurativa quella di Elena, un uso dosato della tecnica pittorica che si costruisce per strati successivi. E’ lo stato d’animo il vero protagonista delle sue opere che si trasforma sulla tela con pennellate dirette ed essenziali. Ogni viso altro non è che la rappresentazione di un particolare momento, una decodificazione della parte più essenziale del proprio io che si astrae e diventa opera prima e figura dopo.

Un viaggio emozionale prima che artistico che trova una cornice morbida composta dagli sguardi degli spettatori. Rendendoli giudici silenziosi di un momento. Come un’immagine che nessuna macchina fotografica potrà mai immortalare. L’essenza di un’emozione.

Dott. Christian Humouda

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