Giovani Prospettive. Omaggio di parole a Nynewe.


Dice di se Michaela Knizova in arte Nynewe:
“La mia arte è intuitiva con storie interiori e con il mio mito interiore. Lavoro principalmente con me stessa, con la mia personalità e il mio corpo. Penso che attraverso l’autoritratto potrei esprimere le mie intenzioni artistiche. I miei argomenti spesso si riferivano a storie di fantasmi esistenti o oscure femminilità paranormali. Alcune foto sono piene del simbolismo della fiaba classica. Uso a volte costumi tradizionali nativi nelle mie fotografie, video o spettacoli. Ho iniziato come pittrice e attualmente mi dedico principalmente alla fotografia.”

nynewe

*

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Si flette sopra un
sonno ad ali spente/
poi piega nuove mire
dal grandangolo/
e spiega al proprio
corpo come incidere/
comete dove mancano
illusioni /
la testa già lanciata
sopra i rami/
che arcuati i verdi
imprecano perdoni/
e prega albe e al vento
migrazioni/
e ai multipli del vuoto
spiegazioni.

Alba Gnazi, inedito 2019

*

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Se il processo di espiazione fosse specchio
sarebbe inutile confrontarsi con una realtà di vetro.
L’intimo segreto, urlato alla roccia,
farà eco a distanza
a seppellire l’eleganza bugiarda
di un uncino di capelli.

Nel rigore antico
Stinge il manto che ti copre il volto,
rivelando sentieri di melma
e trincee profonde
e seni a funtana di latti
camurrìa dei figli perduti
nello spazio immobile del tuo stomaco-biscia.

Questo mare meschino
porge onde matrigne
a dare sabbia da bere
e terra da mangiare
in uno nel groviglio impastato
da germogli sentimentali.

Cadono parole-offese
inflitte dalla mano che ti appartiene.
Nella favola bella,
solo una catena di donne-spine al fianco
della tua realtà immobile.

Scoperchiati, perenne madre
figlia di te stessa
della bambina che spinge ed esiste
in quel grembo vittorioso
che al tuo pretendere ed elemosinare
risponderà sempre
libertà.

Antonella D’Amico

*

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Tra i rovi di Guido Mura

Agglomerati di niente
o quasi, accidentali vibrazioni
corpuscoli di brume
illusioni di vento
nei corpi imprigionati
decenni di burrasche
su navi immaginarie
i rovi come sbarre
laceranti incertezze
domeniche di sangue
lente trasformazioni
per diventare cose
altra carne altro plasma
o nuove aliene forme di pensiero
che si fa corpo e storia

Fiaccole di memoria
batuffoli di semi
distrattamente ansiosi
testardamente vivi
feritoie scrutanti
altri sogni altri cieli
illuminate ceneri di spighe
tra gerose distese di pietrumi
dall’aride apparenze
rottami di sussurri
veroniche di sogni
di fughe inconsapevoli
di tortuosi ritorni
e disperati e lacrimati inganni
di un’indocile furia

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*

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AMORI TORRENZIALI di Paola Puzzo Sagrado

Baciami
da tanto non respiro
fa caldo e, in curva, insacco aria

Narcisa, la luna
ripassa nel suo miliardo di specchi
Snervata, fisso il muro dietro il mio

Sulle unghie un intento di smalto
sto, ad ali aperte
annidata al tuo braccio
sfarzosa farfalla al tuo ago

Luce da un altro mondo sei
ma gabbia spietata in questo
Qui l’amore non dà resto:
prende tutto ed è quanto

Facsimili di promesse
su comodi prati di federe
suonano meno assurdi
se s’ignorano verità più vaste

Nell’intimo persister
d’un senso di cicliche chiusure
di scollamento tra ciò che è
e ciò che so

Nulla dura, tutto è eterno
ed è più della somma
delle singole parti
i paradossi avranno soluzione, dicono
ma non qui, non adesso

Verrà la pace, il silenzio, il sollievo
Sarà come addormentarsi al sole
con la brezza fresca.

*

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muore dal profondo
la deragliata luce di una insonnia bohèmien
mentre ai lati di una tenebra esposta
il mercurio si illumina
di una Luna che vorrei fosse danzatrice .
opaca e cava , in apnea endovenosa .

questo trapasso da un’esistenza a l’altra
mi veste di un sepolcro umido
sdrucito sulle rotture dei fianchi
che non mi sorreggono più
in una anomalia di acuti vitali
retratti dalle forme celesti .

è cosi tiepida quest’Abazia ,cosi calma
che mi chiedo di che luce sia fatta
di quale taciturno oblio si prospetti astrale .
opaca e cava , in continua apnea
tessitrice di silenzio
che è surrogato di pace .

non mi rivedrò mai più ombra
forse .
la mia megera forma
merita l’arteficio dell’alba
in fiamme
come chiome alte di colpe a strisciare .

Rosaria Iuliucci

*

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Aspetta, non è ancora
il momento, ti voglio
osservare mentre
implori
il dio a cui non credi,
pentito solo di essere
tra le mie mani
assassine,
ma non di averle rese
tali a furia di umiliare il
mio corpo.
Eri raggiante di potere
quando mi facevi male
e mi sputavi negli
occhi,
quando il tuo sperma
era il solo cibo a me
concesso, e l’urina la
solo bevanda,
ridevi di me, ferma
immobile sotto i tuoi
occhi ferini.
Mai più

Berrò il tuo sangue,
invece, mi ciberò del
tuo cuore per vomitarlo
in un cesso,
e domani, già domani,
non sarai mai esistito,
mai più.

Rosario Campanile

*

1

sono come un grido di preghiera che sanguina
un ghigno vomitato su una materia sacra
una parete d’affetto sconsacrato
un’edera avvelenata
una condanna ai piedi della mia defunta madre .

perduto candore e maleficio
smetto di essere il riflesso di questo Purgatorio indomito
ma tu dimmi su quale cielo mi devo inchiodare
per non cadere e continuare a tremare
di questa continua Epifania che non mi porta nessuna Luna.
Mia Euforia , svuotami di tutto questo dire
avvolgimi nel sudario distillato d’una nuova vita
e nella notte più lunga
con il suo giorno più tormentato dentro
lasciami cadere a pezzi
fin dove riconosco il rovescio del dolore
e fa ch’io torni ad essere quel grido
fiero preghiera inferiore
quel ghigno che si fa rituale
e muro lavico su cui continuare ad inchiodare
questo pezzo di ossa che mi incombe attorno .
Rosaria Iuliucci

#PerunaBotanicadellaPoesia


Botanica, quindi Ecologia, mondo vegetale. Piante e fiori. Alberi,
foglie, foreste. Carta di cellulosa, carta reciclata. Ambiente, vero,
tangibile e sostenibile. Ecco i campi di interesse di questo Progetto
che radica le sue motivazioni in un Concept quello del mondo
botanico, erboristico medievale. Le piante e la loro azione
fitoterapica che è stata alla base della Medicina Antica. Che poi
tanto antica non è dato che ancora beviamo tè e tisane di alloro con
scorza di limone per sgonfiare la ritenzione gastrica. Insegnamenti,
medicine e ricette ma anche rose, margherite, papaveri e tulipani.
Bulbi, radici, rami, foglie, tutte estensioni dello stesso principio
cellulare. La stessa miccia che accende la parola ed il pensiero nel
mondo con l’apporto del grano dell’Anatolia e lo sviluppo della
Filosofia in Grecia. Noi siamo ciò di cui ci nutriamo disse un filosofo.
Ed esistono vegani ortodossi, vegetariani per scelta. Diete a base di
solo verdure. Gli insetti proteici dei nuovi mercati emergenti. Esiste
una cultura del Food che fa sede e bella mostra al Fico di Bologna.
Ed esiste un immaginario poetico, bucolico che prevede immagini,
metafore, similitudini col mondo ambientale. Retorica botanica.
Aulica e colta. Neruda scrive del Carciofo. Dante della Beata Rosa.
Tasso delle mamme irsute delle caprette dell’Arcadia ambientate
nella sua Campania Felix. Stiamo raccogliendo fondi e donazioni per
realizzare un LiveTour del Progetto. L’idea è quella di installare le
poesie dei settanta Poeti nazionali coinvolti in alcune Città italiane.

Sebastiano Adernò
ideatore e curatore del Progetto
#PerunaBotanicadellaPoesia

Di seguito allego invito in tre lingue – italiano – spagnolo – inglese
che inviammo ai Poeti di diverse Nazioni. Attualmente il Progetto
coinvolge Poeti di 9 Nazioni straniere. Ma nelle prossime settimane
se ne aggiungeranno altre.

Arte organica. Parole da nove Stati differenti. Il Tema è la Botanica
della Poesia. I contenuti frammenti o citazioni delle Proprie. Lo
spazio da riempire è quello delle Cartoline. Mondo Green e
Vegetale. Poeti col pollice verde. Artisti visivi che si occupano di
Natura. Organizzatori di Eventi culturali legati all’Ambiente, tutti
riuniti da una sola Mission Globale, salvare la Bellezza floreale e
parlarne per farne un Messaggio serio e onesto di rispetto e tutela.

Arte orgánico. Palabras de nueve Estados diferentes. El tema es la
Botánica de la Poesía. Los contenidos fragmentados o citas de lo
Propio. El espacio para rellenar es el de las postales. Mundo Verde y
Vegetal. Poetas con un pulgar verde. Artistas visuales que tratan de
la Naturaleza. Organizadores de eventos culturales relacionados con
el Medio Ambiente, todos reunidos por una única Misión Global,
para salvar la Belleza floral y hablar sobre ello para hacer un
Mensaje serio y honesto de respeto y protección.

Organic art. Words from nine different States. The theme is the
Botany of Poetry. The contents fragments or citations of the Own.
The space to fill is that of postcards. Green and Vegetable World.
Poets with a green thumb. Visual artists who deal with Nature.
Organizers of cultural events related to the Environment, all
gathered by a single Global Mission, to save the floral Beauty and
to talk about it to make it a serious and honest Message of respect
and protection.

Link del sito per raccolta fondi:

https://www.produzionidalbasso.com/project/perunabotanicadellapoesia/

Pagina Facebook dedicata agli Eventi:

https://www.facebook.com/events/288941258629897/

Blogs che parlano del Progetto:

http://www.carteggiletterari.it/2018/11/24/perunabotanicadellapoesia-versoe-
natura-in-un-progetto-da-sostenere/

https://www.lestroverso.it/perunabotanicadellapoesia/

https://poesiesullalbero.blogspot.com/2019/01/madre-mia-concetta-diforti.
html

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Paesaggio creazionista di Manuel Paolino


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L’assoluta slegatura del componimento da una qualsiasi realtà che non sia quella del poeta prima, e in una fase più evoluta quella soltanto della stessa poesia, esistente in quanto viva, scatenatrice di bellezza, corpo e forma ormai distaccatasi non solo dalla realtà esterna ma anche dal suo stesso creatore: ecco il mio approdo al creazionismo di Huidobro e di Diego. A quel sublime ‘da taschino’, surreale e fantasioso, che fa dell’armonia poetica di numerosi elementi, di numerosi piani, la sua grandiosa essenza. Il paradiso perduto, l’ignoto, si trovano ora nella stessa poesia, sopra e sotto le sue braci estetizzanti.
La poesia non ricerca più il divino ma diventa essa stessa il proprio culto, non per un rifiuto, ma per necessaria deviazione. Se il poeta era un simulacro di carne capace di compiere un’evoluzione attiva, fino a controllare il proprio dono, ora gli effetti dello stesso hanno dato vita ad un nuovo soggetto animato, mobile, quindi autonomo, un altro da sé in quanto in sé.
Queste cinque liriche tratte dalla mia silloge La poesia sorpresa vogliono essere qui un omaggio al creazionismo, filtrato da una poetica in cui, nella sete di ricerca che la contraddistingue, gli argini estetici, di linguaggio e di contenuto, finiscono dunque col fondersi all’interno di uno specchio indissolubilmente legato alle tappe passate, e presenti, di un personale e sempre nascente discorso poetico ed esistenziale.

Altazor

Sui fili d’erba del cielo
vedo scritto il mare
Rema
Il cielo cieco sotto l’erba dei fili
Si squarcia il sesso della parola
Altazor
ENTRA
Nel minuscolo regno siderale
Esce il gioco che si feconda
Che inonda
Che circonda
Che al mulino sorride
Che si siede sulle palpebre per vederlo
varcare

Il miracolo dei lupi
pende

Da una campana
A una campana
Di una stella
Di un’altra stella

Pascola il poeta sull’altra faccia
Della luna e
cade
cade
cade
Fino al pascolo affacciato sui remi
Rotti del mare

Ed ESCE
ALTAZOR
Come un re gigante sulla pianura
Sognata dai nani

Le palpebre allungano le gambe
Impolverate di farfalle
Ombre di gioco
Sentiero mobile
Gioco di greggi ignote
Note greggi giocose
Piume di note

Silenzio
Caduta

Vedo scritto IL MARE

***

Dal ritorno

MURO DI NEBBIA
Furia ed acque trasparenti
Divine incantatrici
salvatrici

Capezzoli di petali e sale
Facce di diamanti

Ade veggente
Tentacoli
delle sette teste
Achille triste
Agamennone
tradito
I massi atroci dei giganti

Schiene d’oro della sabbia
Circe viola

La fame infame
Sole che bruca incendiati mari

Le voci
Intrecciate
Delle sue donne
Sulle labbra
Appuntite
Dei seni più salati

ITACA
Ancora il remo
sulla spalla

***

Lei

Per comprendere la purezza di LEI –
che come ebbi già modo di dire perfino
gli alati araldi bianchi invidiano –
basti pensare a quel suo esser sbalordita:
mi servirebbe un giorno intero per raccogliere
tutte le sue rotonde riflessioni!
Ma ce n’è una che ora mi impressiona
in modo particolare.

LEI odia la Chiesa, i Papi, i vescovi,
la Messa; afferma con sdegno sorpreso,
e domanda a se stessa, come un uomo possa
ritenersi rappresentante di Dio. Come può
tale arroganza essere accettata?
LEI non l’accetta. Eppure c’è una circostanza
nella quale il suo cuore trova la pace.
Un aspetto, soltanto uno.

LEI ama il silenzio delle chiese;
sedersi, da sola, all’interno
di una grande chiesa vuota:
LEI, la quiete, e Dio.

***

Essere e creare

Sento quel bronzo splendente
ESSERE

esplodere dal mio corpo;
succede di notte, quando il sonno
col sogno si avvicinano,
quando la lingua cerca
le sue foglie secche,
la mandibola e la mascella
le proprie piume, e la saliva
aspetta la calma.
Succede quando le ante del cancello
cominciano a tremare:
sento quel bronzo splendente
esplodere dal mio corpo –
o così vorrebbe – tanto da io dover
tenere con le redini la mente.

Penso a Álvaro de Campos,
CREARE

a Ricardo Reis,
a Alberto Caeiro,
a Coelho Pacheco,
a Bernardo Soares.
Penso a Pessoa.

PENSO A TUTTE LE STALATTITI DELL’ANIMA.

***

Storia di una maledizione

CONFESSO:
Ho bevuto alla fonte dell’Eterna Giovinezza.
Non domandatemi dove si trovi;
Per arrivarci,
Ho dovuto chiedere in prestito
Le ali ad Icaro
il sole
Non le strinse fra le fiamme:
Bruciò i miei occhi.

CONFESSO,
Ho fatto un Patto con il Diavolo:
Eterno fascino e bellezza,
In cambio della vista.
Non chiedetemi quando sia accaduto;
So
invece,
Che forse dovrei cercare e uccidere
La Strega che mi ha maledetto.

Giovani Prospettive. Omaggio di parole a Josephine Cardin


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Nata a Santo Domingo, Repubblica Dominicana, Josephine Cardin è una fotografa delle belle arti che è cresciuta nel sud della Florida e che ora vive e lavora a Rochester, NY.

Attualmente, Cardin sta sviluppando il suo lavoro di fotografia figurativa contemporanea, ispirandosi alla musica, la danza e alle tematiche umane della solitudine,dell’ isolamento,del la paura e della trasformazione. Sempre un artista in qualche modo, Cardin ha cominciato come una ballerina, prima di perseguire una formazionedi arti tradizionali e infine concentrarsi completamente sull’arte dal 2010.

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Inediti di Ilaria Pamio: – Assolo per Joel-Peter Witkin


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CAMMINA CAMMINA

“Cammina cammina
sciocca bambina imbellettata
col girello d’acciaio fiorito
e il pizzo consunto.
Non li vedi?
Tutt’intorno a te
ridono, sbellicandosi a terra
e anche il pittore s’è fermato.
L’unico è un uomo
immobile sull’uscio
non parla, pensa:
sì, ma chissà a che cosa”

(lila Ria, 16 ottobre 2016)

*

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IL CAPPELLO

“Andai al matrimonio
col mio cappello migliore.
Tutti mi guardavano
la pelle dai fianchi
strabordava.
Indossavo le mie calze
d’acciaio fino
e, sebbene avessi scordato lo smalto,
me ne fregavo!
Avevo pur sempre una cosa
per cui tutti m’invidiavano:
il mio bellissimo cappello”

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I libri di domani/4 – Intervista a Samuele Editore


Come hai cominciato a lavorare nell’editoria?

Il mio lavoro nell’ambito editoriale è iniziato prima di tutto come lettore, poi come autore di versi e infine come Editore per colmare le lacune e le difettosità che riconoscevo alla geografia editoriale dei primi anni 2000. In realtà devo anche ammettere che lo stimolo forte di questo che di fatto è stato un cambiamento molto importante nella mia vita è stato la nascita di mio figlio, Samuele, da cui il nome della Casa Editrice. Perché una Casa Editrice in realtà può cambiare un po’ il mondo, o almeno quel piccolo pezzettino di mondo che gli sta attorno. La cultura cambia le cose, sia in positivo sia in negativo. Per cui alla soglia dei miei 30 anni ho deciso di provare un percorso che sapevo già essere difficilissimo (e non mi ha deluso) ma che aveva un obiettivo preciso: fare qualcosa di buono per i poeti, per i lettori di poesia, per mio figlio.

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Quali sono le difficoltà che incontra oggi una piccola casa editrice?

In primis lo stato. Spesso, ma come tutte le microaziende, se non ci fosse questo socio occulto si potrebbe vivere abbastanza tranquillamente. E non dico vivere in maniera ricca. Come mi insegnano i Colleghi maggiori il lavoro dell’Editore è un mestiere povero, sai già che non potrai aspettarti molto. A differenza di quanto pensano diversi autori alla fine dei conti all’Editore, al mese, resta molto meno di quanto prende un operaio semplice di oggi. Molti colleghi sono costretti ad avere un secondo lavoro per vivere. E poi ci sono gli autori che hanno questa brutta abitudine di sentirsi utilizzati e sfruttati dal Cattivo Editore di turno. Non dico che non ci siamo colleghi disgraziati, anzi. Ma spesso ti trovi di fronte ad autori che rendono il lavoro impossibile perché hanno paura d’essere imbrogliati. Cosa che tu non hai assolutamente intenzione di fare. Per fortuna c’è un’equazione che è sempre valida quando si parla di poeti: più l’autore è bravo più sarà disponibile e potrai lavorarci assieme. Meno l’autore è bravo più si sentirà un novello Montale e ti renderà il lavoro una follia.

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I libri di domani/3 – Intervista a Fara Editore


Come hai cominciato a lavorare nell’editoria?

Ho fatto studi di carattere linguistico che mi hanno messo in contatto con case editrici come traduttore, correttore di bozze ed editor. Con mio fratello grafico, anche lui in contatto con il mondo dell’editoria per la realizzazione di copertine, collane e altro, abbiamo deciso di dar vita a Fara nel 1993.

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Quali sono le difficoltà che incontra oggi una piccola casa editrice?

Principalmente la distribuzione, che per le piccole etichette non funziona, anzi direi che non esiste. Nei primi anni di vita ho cambiato numerosi distributori, la maggior parte dei quali sono falliti e scomparsi, per cui ho perso soldi e centinaia di libri. Da una dozzina di anni ho puntato tutto sulla rete (sito, blog narrabilando e farapoesia, social) e sul far comunità con i miei autori che sono i maggior diffusori dei libri Fara.

L’Italia è un paese che legge poco: quale pensi sia la soluzione migliore per attirare nuovi lettori?

Proporre cose vere, che restano, che non siano il frutto delle mode e curare un linguaggio comunicativo ma non banale, che abbia uno stile.

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