Il freddo, l’Arte e le parole [Cold, Art and Words]: Intervista ad Acacia Johnson


“Voltandoci verso Nord, affrontando il Nord, entriamo nel nostro inconscio.
Sempre, in retrospettiva, un viaggio nel Nord assume i colori del sogno.”

“Turning to face Noth, face the North, we enter our own unconscious.
Always, in retrospect, the journey North has the quality of dream.”

Margaret Atwood 

Progetto "Aialik"

Progetto “Aialik”

La nostra Artista del Mese e nuova amica si chiama Acacia Johnson ed è una di quelle fotografe che restano impresse nel cuore e nella mente, come le sue immagini rimangono impressionate sulla pellicola. Il suo stile vaga dal sonno alla veglia, dall’immobilità al furore, il tutto immerso nel gelido ambiente artico dove vive ora. L’amore per le sue fotografie è stato istantaneo e, per fortuna, siamo riusciti a fare due chiacchiere con lei sulla fotografia, l’arte e un po’ della sua vita. Speriamo che il suo lavoro vi piaccia tanto quanto piace a noi.

Our Artist of the Month and new friend’s name is Acacia Johnson; she’s one of those photographers who remain impressed inheart and mind, as her pictures are impressed on film. Her style wanders back and forth from sleep to wake, stillness to fury, and all of this is immersed in the icy Arctic environment where she lives now. Our love for her photographs was instantaneous and, luckily, we were able to have a chat with her about photography, art and a bit of her life. We hope you enjoy her work as much as we do.

Progetto "Aialik"

Progetto “Aialik”

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Inviate speciali: “Tatoueurs, tatoués” – Quai Branly – Cristina Balma-Tivola


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Dal 6 maggio 2014 al 18 ottobre 2015 il museo parigino del Quai Branly ospita la mostra “Tatoueurs, tatoués” che presenta – nelle parole degli stessi curatori Anne e Julien, fondatori del gruppo/rivista Hey! Modern art & pop culture – una panoramica di ragioni, significati e modalità dell’atto di tatuarsi nel mondo contemporaneo, e spiega il modo in cui il tatuaggio, dall’antichità ai giorni nostri, non ha mai smesso di mutare, scomparire, rinascere in funzione di istanze collettive o individuali sino a divenire una moda cui conformarsi o, al contrario, un segno distintivo dell’identità di una persona.

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Inviate speciali: Le Kâma-Sûtra: spiritualité et érotisme dans l’art indien di Emiliana Losma


Dal 2 ottobre 2014 all’11 gennaio 2015 la Pinacothèque de Paris presenta la mostra “Le Kâma-Sûtra: spiritualité et érotisme dans l’art indien”. Dopo averla visitata mi piacerebbe cambiare il titolo in “Il Kâma-Sûtra: spiritualità è erotismo nella vita indiana”. Oltre trecento opere esposte, un complesso eterogeneo di oggetti (statue, intagli, bassorilievi, sculture, libri, carte, acquarelli…) e materiali (pietra, legno, ceramica, bronzo e rame…) che risaltano grazie alla monocromia di una serie di ambienti mai bianchi.

Shiva&Parvati

Shiva et Parvati, Inde centrale, XIe siècle, pietra.

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Le fotografie da sogno di Diana Debord


Protagonista dell’intervista è Diana Debord, nata a Novara nel 1984, fotografa d’arte autodidatta, particolarmente legata alle ambientazioni oniriche e al surrealismo.
La cura e i colori l’avvicinano ai Preraffeilliti, come pure le figure femminili così eteree. Interessata alla neurologia dei sogni hanno sviluppato in lei uno stile fra il simbolista e il surreale dove c’è una ricerca dell’ego e della follia, della morte e della confessione al mondo naturale.
Il suo intento è quello di raccontare frammenti di sogni, allo stesso modo noi li ricordiamo al mattino.

garden of deceptions

garden of deceptions

 

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Inviate speciali: Niki de Saint Phalle di Cristina Balma Tivola ed Emiliana Losma


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Nella locandina della mostra che porta il suo nome, Niki de Saint Phalle è ritratta in bianco e nero – con una marcata post-colorazione in rosso di capelli e maniche della camicia – mentre impugna il fucile verso di noi e prende la mira, un occhio socchiuso, l’altro a guardarci intensamente. Pur se celata dalle mani e dall’arma, però, possiamo intuire l’espressione sorridente del suo viso – quella stessa che accompagna gran parte delle sue opere gioiose, propositive, potenti, o con la quale commenta produzioni che mettono in scena l’esistenza del dolore, della sofferenza, della cattiveria, della violenza come parte della vita e della società in cui viviamo.
L’esposizione “Niki de Saint Phalle”, aperta dal 17 settembre 2014 al 2 febbraio 2015 al Grand Palais de Paris, presenta l’intero percorso esistenziale e professionale dell’artista attraverso una scelta ampia, ma rigorosa, delle sue opere.

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Dialoghi – Antonella Taravella e Daniela Montella


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Quello che vi presentiamo oggi non è uno scambio poetico convenzionale, ma la breve selezione di quello che due redattrici hanno tirato fuori durante un breve periodo di intensa, magnifica intesa emotiva; un’intesa così profonda da scambiarsi e ricambiarsi frasi, versi e parole al punto da fonderle in creazioni uniche, così unite da non riuscire più a distinguersi nelle parole. In questi versi ci siamo unite, perse e ritrovate troppe volte per ricordarne il numero, e troppo assuefatte dal perdersi per potersene preoccupare. E oggi, dopo tanto tempo dall’ultimo verso scritto, abbiamo deciso di presentarne qualche stralcio ai tanti e bei lettori di WSF, perché qualcuno si unisca alla nostra danza. A voi.

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Il Voodoo e Maya Deren – di Morfeo


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Questa è la storia di un inaspettato amore fra due mondi distanti.

Immaginate una folla radunata, in cerchio, che danza.
Immaginate il suono dei tamburi, i ritmi tribali che si insinuano nella testa e rapiscono gli ascoltatori, parlando una lingua antica, forse primitiva ma potente e capace di prendere possesso dell’inconscio rievocando immagini di luoghi lontani, quelli che una volta erano la casa degli antenati.
Ed ecco che nel mezzo della cerimonia finalmente arriva l’ospite tanto atteso, il Loa, che veste i panni di un mortale, si muove in modo convulso, gli occhi rigirati e la forza dei pazzi, eppure le persone non ne hanno paura anzi, danzano con lui, lo sorreggono e lo avvicinano, per nulla intimoriti.

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