Sogni ed enigmi


image00009dal 22 marzo al 5 aprile 2019

Cortile Maggiore Palazzo Ducale, Genova

 

Sogni ed enigmi  è il titolo della collettiva promossa e curata da Loredan Trestin per Divulgarti. Un percorso  artistico che conduce il pubblico ad ammirare  12 artisti e 21 opere.  Gli autori partecipando con lavori dalle  tematiche e dai contenuti inconsueti, svelano le più celate sfumature del loro io più profondo e nascosto.

La mostra si apre con le opere fotografiche di Dario Veronelli,  nome d’arte @dariovero che propone due fotografie raffiguranti architetture spagnoleggianti. Immagini chiare e sognanti. Un insieme di colori caldi che trasformandosi  in una  luce  armoniosa fanno risaltare i dettagli presenti nell’immagine stessa.

Francesco Bisazza si affaccia con un dipinto immaterico. Un pezzo innovativo per tematica e uso dei materiali. Un’opera che sfocia in un astrattismo concettuale composto da pennellate decise che creano una contrapposizione cromatica tra il visibile e l’immaginario.

Il fotografo Franco Borio espone un’istantanea del ponte Monumentale, una sezione architettonica del ponte genovese. Lo scatto ha la particolarità  di mettere in mostra solo una porzione dell’immagine, che appare  coperta da un telo. Espressione della rappresentazione del mondo di oggi dove  incomunicabilità  e invisibilità sono parte essenziale del vivere quotidiano.  Allo stesso tempo però, l’autore invita l’osservatore alla ricerca e alla scoperta di  ciò che si nasconde alla vista. Tutto in un contrasto di bianco e nero ben calibrato e pulito.

Paolo Borio presenta due sculture, una sirena e una regina africana. Le linee di Borio sono morbide, quasi primitive nella forme in  un ritorno alla fantasia e alla bellezza dell’Africa.

Stefano Casamassima mostra un’ opera che ricorda la migliore tradizione astratta in una commistione di colori caldi e freddi che colpiscono creando emozioni contrastanti.

Gabriella Chizzolini porta due disegni di donne, semplici nelle forme, ma profondamente enigmatiche. La bidimensionalità delle figure diventa forza espressiva, elevazione verso un oltre celato, che non ci è permesso di vedere.

Elisa de Cesari giovane illustratrice genovese omaggia e onora Genova con un’illustrazione bicromatica che svela attraverso gli occhi del sogno le meraviglie della  sua città natale.

Andrea Gulli è un autore versatile, un ricercatore della materia che attraverso composizioni geometriche cerca il senso del movimento della vita.

I dipinti surrealisti di Marco Lombardo sono paesaggi che mischiano la realtà alla fantasia in un processo mai banale, di colore ed emozione.

Carmine Londino presenta tre opere a grafite. Corpi nudi e giochi di luce che mutuano dalla fotografia recente, elevando il disegno a rappresentazione del momento. Opere classiche nelle forme, che uniscono una straordinaria tecnica iperealista al gioco della luce e del movimento.

Pino Tipaldo, autore eclettico e versatile sottopone con uno stile mutuato dal futurismo, immagini bucoliche che si incontrano e scontrano con altrettanti spaccati della città moderna. Visi e forme che ricordano da vicino l’espressionismo illuminato dalla ragione.

Gianmario Vigna ceramista piemontese celebra la città di Genova con una scultura, un pesce colorato, dalle  forme ondeggianti come quelle marine. Una gamma di colori potenti che rimangono a lungo nello sguardo.

 

Dott. Christian Humouda

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Biennale Arte Dolomiti 2018


Nella splendida e austera cornice dell’ex Caserma Monte Rite prende vita la seconda edizione della Biennale arte Dolomiti, promossa e organizzata dall’Ass.Culturale Biennale Arte/PaiviProArte.Com.

La mostra dopo il grande successo della prima edizione ritorna con un tema molto particolare ed emblematico chiamato: il “Rosengarten” – il giardino delle rose. La delicatezza del petalo che si contrappone alla durezza della roccia nell’infinito scontro tra natura e uomo.

L’idea del giardino delle rose prende spunto da due elementi, la volontà di ricreare una zona di pace in cui mostrare le visioni artistiche dei quarantaquattro autori provenienti da ogni parte del mondo e recuperare, mostrandola, una parte della nostra storia recente.

Il tema proposto dall’organizzatrice Paivi Tirkkonnen va però oltre. La sua infatti, pare essere una ricerca più profonda, che sfocia nella semiotica del segno, inteso come interstizio, cicatrice fisica o mentale che l’uomo lascia su se stesso e su ciò che lo circonda.

L’esposizione si apre con la testimonianza diretta dell’artigliere Elio Humouda che ci svela e racconta della sua permanenza all’interno della Caserma Rite in uno dei numerosi campi invernali svolti durante il periodo di leva. L’inchiostro si unisce ben presto però al murales dell’artista brasiliano Andruchak. Un segno vitale e pieno di vita il suo, che attraverso arabeschi e simboli riesce ad inserire, trasformandolo, il significato di libertà e unione dei popoli che l’uomo troppo spesso dimentica di avere.

Proseguendo il nostro viaggio all’interno delle sale restiamo colpiti dalla quantità e varietà di opere presenti. Dalla fantastica installazione video performativa: “In Between” di Veronica Fernandes Schell e Pierre do Vale alla performance di Uko Sepsivart. Opere lontanissime per genere e forma che vengono accomunate dalla volontà di esplorare il mondo delle emozioni e della scultura. Il coro di voci però non si conclude qui e passando per l’australiana Karee S Dahl si arriva all’opera regina di questa kermesse, quella dell’austriaco Reinhald Schell. La sua installazione chiamata “Peace” del 2018 altro non è che una colomba composta di filo di ferro dentro ad una gabbia troppo stretta.

Proseguendo al piano superiore troviamo l’estone Kristin Reiman, che con la sua opera: “Dolby Toblerone” riproduce centinaia di piccole copie del monte Cervino formando una struttura piramidale che ha il duplice scopo di occupare lo spazio e produrre silenzio. E’ qui che si svelano le illustrazioni puntiniste e antropomorfiche di Daniel Torres che ci accompagna con il suo stile realistico e grottesco verso l’opera regina presentata da Yoko Ono.

Nutopia” pur nella sua semplicità è un appello alla pace. Un addio alle armi, in favore di una tregua ormai sempre troppo fragile fra i popoli e le religioni. Una carezza silenziosa che chiude una Biennale ricchissima e ben organizzata che ci lascia dopo la visione il suo coro di voci. Che rimangono dentro di noi in quell’interstizio cavo, chiamato memoria.

Christian Humouda

Quando un’antropologa visita la fiera SWAB2015 a Barcellona di Cristina Balma – Tivola


SWAB 2015, fiera d’arte contemporanea emergente, è andata in scena alla sua ottava edizione dall’1 al 4 ottobre scorsi alla Fira Barcelona con la presenza di 65 gallerie per un totale di 22 paesi. Una serie di iniziative – quali una ventina di gallerie d’arte collegate in visite guidate – nonché di eventi collaterali – quali performance e vari vernissage – hanno poi sostenuto la kermesse anche nel resto della città.
La sottoscritta, ormai sempre più curiosa e dal gusto e dalla riflessività forse in graduale maturazione sul tema (forse, appunto), ha osato, chiesto e ottenuto il pass con l’idea di farsi la solita full immersion che giova a tutti: a lei in primis così continua a vedere cose e imparare, a voi lettori ch’ella ama introdurre almeno per sommi capi a ciò che vede, e agli organizzatori della manifestazione, che si stamperanno questo articolo e lo metteranno in archivio – con  l’effetto collaterale di accumulo e di rendere l’archivio stesso, in quanto tale,“opera d’arte” (Mark Dion, non v’è da dubitarne, ha fatto scuola…).
Ma andiamo con ordine. La vostra – ormai persuasa che l’eccentricità protegga, e probabilmente influenzata dalla fiera steampunk che sta avendo luogo in parallelo a pochi isolati di distanza – ha optato per un confortevole look costituito da gonna svasata asimmetrica lunga alla Morticia Addams, anfibi, borsa con disegno di caravella pirata (grazie, Eleuthera!), e in tasca, a darle conforto e sicurezza, Destinazione mondo.
Forme e politiche dell’alterità nell’arte contemporanea di Valentina Lusini. Se infatti giro per queste fiere cercando al contempo di provare piacere nella pura contemplazione, di imparare d’arte ed estetica, di individuare tendenze e di verificare nuove forme e nuovi significati del ‘simbolico’ – riflessi, questi ultimi due, della mia formazione – alle fiere si va di norma per vendere e comprare, e le modalità relazionali e il tono dei discorsi a volte spiazzano l’ingenua sottoscritta facendola sentire un pesce fuor d’acqua privo della competenza per esprimersi.
D’altronde non proviamo un po’ tutti un certo disagio davanti a certe opere il cui significato o le cui quotazioni non ci sono immediatamente comprensibili?
Tendenze nei contenuti chiaramente riconoscibili a questo giro: terrorismo, conflitti, armi, violenza della polizia, perversione dei media nell’inculcare nelle menti dei cittadini false credenze e false ragioni di terrore.
Shakerando il tutto, stavolta s’è avuto come risultato quello di bombe a mano in alabastro dalla testa in acciaio cromato e cervelli in forma di bombe a mano quali originali sculture o fumetti pop in tiratura
limitata, collage di passamontagna – chiaramente riferiti alla divisa del terrorista nell’immaginario collettivo – costruiti di volta con articoli di giornale sui consumi alimentari, sulla condizione della donna, sull’ambiente e via dicendo, anche questi in vendita da un sito internet in tirature limitate, dipinti che ritraggono in tutta la sua ferocia la violenza efferata della polizia accompagnati dalla statua in resina di un giovane contestatore a terra, morto, vicino alla mano del quale è posata la pietra che presumibilmente stava lanciando.

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ArtVerona 2014 – Impressioni


Immagine ArtVerona 2014

Se c’è sulla terra e fra tutti i nulla qualcosa da adorare, se esiste qualcosa di santo, di puro, di sublime, qualcosa che assecondi questo smisurato desiderio dell’infinito e del vago che chiamano anima, questa è l’arte.

Gustave Flaubert

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