GOU (AFTERTASTE) di Manuel Paolino


La poesia…
(dietro la siepe gialla)
è l’Alchimia.

Se un giorno dovessi precipitare
al di là
degli ermetici sigilli,
(sembra che a ritroso mi stia muovendo)
sarà pago
il mio destino?
(Spinto dalla corrente Antica). (1)

Una delle cose che penso di aver capito fin qui – ma chissà quante altre ho colto, quante mai avranno risposta e quante invece non ho ancora compreso – è che se la Poesia diviene un potere dell’uomo/poeta, capace di carpire lo spirito della musa dai luoghi, dalle storie, dagli oggetti, dalle cose nello spazio attorno, è perchè costui, scelto da quell’ignoto dove le stesse parole vengono forgiate, liberate, e verso il quale sempre sarà istintivamente sospinto, è passato per un addestramento fatto di innumerevoli possessioni, subitanee, inattese, alle volte attese. Il poeta si trasforma non soltanto in un essere umano con un dono, ma in un uomo speciale che utilizza un dono a seconda della propria volontà, in sintonia con la musa. In questo senso sì, allora, egli può essere paragonato ad un veggente.
Se in tutti questi anni ho trascorso le giornate in compagnia della purezza di Ungaretti, e perchè mi preparavo alla follia del crepuscolo di Rimbaud, all’intenso vivere delle notti con Baudelaire e Verlaine, al brillio delle albe insieme a Pascoli e Leopardi, all’acquietarmi fra le ali di Poe, a divertirmi con l’irrequietezza di Catullo, a consolarmi tra i versi di Salinas e Lorca.

Continua a leggere

La meravigliosa arte espressionista e terrena di Joseph Loughborough [ITA/ENG]


 

Ci sono artisti che ti colpiscono per lo stile, l’eleganza, il movimento o il significato che portano. Gli splendidi lavori di Joseph Loughborough colpiscono come una carezza e un pugno allo stomaco nello stesso momento. Il suo stile schietto, meravigliosamente calibrato e oscuro, ma vivo come una creatura pulsante anche attraverso lo schermo di un computer, è qualcosa di totalmente nuovo, bellissimo e folle, che volevamo assolutamente condividere con voi. Oltre a questo, come vedrete, è una persona assolutamente adorabile.

There are artists that strike you with their works for their style, or the elegance, the movements of the lines, or the meaning they carry on. The beautiful works of Joseph Loughborough hit you like a caress and a punch in the stomach at the same time. His outspoken style is wonderfully calibrated and dark, but is alive at the same time, as a pulsating creature which vibes goes through the screen of a computer – and is something totally new, beautiful and crazy, that we really wanted to share with you. In addition to this, as you will see, he’s an absolutely adorable person.

 Did you always knew you wanted to be an artist? What gave you the “spark” of art? 

To say a spark sounds so instant! Really it has been a slow build up of influences, incidents and stubbornness that shaped me to an artist. Since childhood i been a creative person so I guess I have always had a bearing on my compass, but I can’t say that there was a particular moment when I consciously decided to take this road. To self mythologize, I could talk about the  mummified rat my father found in our chimney and varnished, the Portsmouth shipwrecks or my grandfather’s book collection….or perhaps my mother’s watercolours? hehe…

Hai sempre saputo di voler essere un artista? Che cosa ti ha dato la “scintilla” dell’arte?

Parlare di “scintilla” suona così immediato! In realtà è stato un lento accumularsi di influenze, incidenti di percorso e testardaggine che mi hanno reso un artista. Fin da bambino sono stato una persona molto creativa, quindi credo di essere sempre stato rivolto in quella direzione, ma non posso dire che ci sia stato un momento particolare in cui ho consapevolmente deciso di prendere questa strada. Per mitologizzarmi, potrei parlare del topo mummificato mio padre ha trovato nel nostro camino e verniciato, i naufragi di Portsmouth o la collezione di libri di mio nonno… o forse sono stati gli acquerelli di mia madre? Eheh… 

Continua a leggere

A’ la belle ivresse – Luca Salvatore (Sonia Lambertini)


È ancora tempo per le romanticherie? È ancora cantata la Musa? Poetare: problema per artisti, problema di tutti.

Sicelides Musae, paulo majora canamus.
(VIRGILIO.)

Mia distratta-musa,
oggi ti faccio frasi, ti canto l’ode sospesa e lenta di vecchie cere sbiancate e pezze stanche, di storioni che annaspano e serventi stonati, ma non ti porgo sentite scuse e distinti saluti, oggi non ho… cuore gentile, non faccio come i gatti, ma ti dico alla vecchia maniera, senza garbo né grazia, di bell’ebbrezze e notti irrimediabili che ancora non sei riuscita a smaltire.
Ora vieni come sei e blandisci, smani di sapere dove sono nel tal poeta da leggere ivresses d’antan, «sozze bende d’ospedale»[1]… il miserrimo, insuperbito afflato, i presagi di morte annunciata? Ora riemergi da tenebre cimmerie e sprofondi, e comodamente seduta senti bave sottili alla bocca, oggi senti un certo «non so che di flebile e soave»[2] ch’al cor ti scende e ti ravviva l’anima? Ho saputo (dalle malelingue) che il tuo passatempo preferito, come un vizio, è tornato: cerchi tra bandi feroci e in bauli pieni di gente, qualche morto astro nascente, lunologo eminentissimo e cannibale celeste. Ti hanno rivista, sul tuo beato scranno e azzimata alla menade, presiedere, con l’aristocratica nonchalance e la dura impassibilità non priva di scherno fin-de-siècle che ti s’addicono tanto, ad ogni bassofondo felice, festino, vernissage e banchetto.

Continua a leggere

Fuori Menù 11: la cucina maledetta – le vie en rose – Paris/Brest e la moda parigina


france

Casa dolce casa oserei dire, la Francia per me è un prezioso scrigno, ammetto che non ho mai visto un centimetro di questa meraviglia, ma prima o poi accadrà e se il destino vuole magari ci vado a vivere – un desiderio che mi vive dentro da tanti troppi anni ormai.

Questo Fuori Menù nasce dopo aver letto un bellissimo libro, una sorta di diarioricettario di Alice B. Toklas (consigliatomi da Federica Galetto), mentre la lettura andava spedita sono incappata in due bellissime ricette, due ricette dei miei amati poeti maledetti, Mallarmè e Baudelaire e dunque mi è sembrato logico farne un articolo – percorrendo ciò che amo della Francia, cioè non tutto, ma una buona parte.

Parto allora dalla parte culinaria…e conseguentemente poetica.

I biscotti di Baudelaire (ottimi per le giornate di pioggia)

E’ il cibo del paradiso… dei paradisi artificiali di Baudelaire. Un dolce che potrebbe animare una riunione del Bridge club. In Marocco dicono che serva a tener lontani i raffreddori durante gli inverni umidi, ed è più efficace se lo si accompagna con grandi tazze di té caldo alla menta. Bisogna rilassarsi e aspettare allegramente di piombare in uno stato di dolce euforia e scrosci di risate, sogni estatici ed estensione della personalità a diversi livelli diversi livelli simultanei. Se vi lascerete andare, potrete provare quasi tutto quello che provò santa Teresa.
Prendere 1 cucchiaino di grani di pepe nero, 1 noce moscata intera, 4 stecche di cannella, i cucchiaino di coriandolo. Polverizzate tutte le spezie in un mortaio. Prendete una manciata di datteri senza nocciolo, una di fichi secchi, una di mandorle e arachidi sguasciate: tritate la frutta e mescolatela assieme. Polverizzate un mazzetto di cannabis sativa. Mescolate una tazza di zucchero a un grosso panetto di burro. Aggiungetelo alla frutta. Preparate un rotolo e tagliatelo a pezzi, oppure formate palline grosse come una noce.
Bisogna far attenzione a non mangiarne troppo. Due pezzetti a testa Basteranno.
Può darsi che il reperimento della cannabis presenti qualche difficoltà, ma la varietà conosciuta col nome cannabis sativa cresce comunemente in Europa, Asia e alcune parti dell’Africa, anche se spesso non la si riconosce; viene anche coltivata e serve per fabbricare corde. In America la sua parente stretta, la cannabis indica, si trova perfino coltivata in vaso sui davanzoli delle finestre, anche se la coltivazione viene scoraggiata in tutti i modi. Bisogna raccoglierla e seccarla appena ha fatto i semi e quando la pianta è ancora verde.

baudelaire fotografato da Nadar
Inno alla Bellezza di Charles Baudelaire

Vieni dal ciel profondo o l’abisso t’esprime,
Bellezza? Dal tuo sguardo infernale e divino
piovono senza scelta il beneficio e il crimine,
e in questo ti si può apparentare al vino.

Hai dentro gli occhi l’alba e l’occaso, ed esali
profumi come a sera un nembo repentino;
sono un filtro i tuoi baci, e la tua bocca è un calice
che disanima il prode e rincuora il bambino.

Sorgi dal nero baratro o discendi dagli astri?
Segue il Destino, docile come un cane, i tuoi panni;
tu semini a casaccio le fortune e i disastri;
e governi su tutto, e di nulla t’affanni.

Bellezza, tu cammini sui morti che deridi;
leggiadro fra i tuoi vezzi spicca l’Orrore, mentre,
pendulo fra i più cari ciondoli, l’Omicidio
ti ballonzola allegro sull’orgoglioso ventre.

Torcia, vola al tuo lume la falena accecata,
crepita, arde e loda il fuoco onde soccombe!
Quando si china e spasima l’amante sull’amata,
pare un morente che carezzi la sua tomba.

Venga tu dall’inferno o dal cielo, che importa,
Bellezza, mostro immane, mostro candido e fosco,
se il tuo piede, il tuo sguardo, il tuo riso la porta
m’aprono a un Infinito che amo e non conosco?

Arcangelo o Sirena, da Satana o da Dio,
che importa, se tu, o fata dagli occhi di velluto,
luce, profumo, musica, unico bene mio,
rendi più dolce il mondo, meno triste il minuto?

Quest’altra ricetta è una creazione di Stephane, lui la chiama marmellata, ma è un dolce meraviglioso.

Marmellata di cocco

Nessuno che entri in un negozio, prenda dal banco una noce di cocco e se la comperi sa poi cosa farsene. Per i parigini questo frutto che viene da lontano, fra melograni, arance o ananas, rimane una curiosità inutilizzabile. Ma ecco una squisitezza tra le più delicate, della quale il cocco costituisce il principale ingrediente, originario delle isole e delle loro coste. Mettere 2 tazze di zucchero e mezza tazza d’acqua in un bollitore di rame e far bollire fino a quando si formerà il petit boulé, aggiungere la noce di cotto grattugiiata e mescolare con una spatola di legno. Dopo 15 minuti mettere 2 uova in un altro bollitore, versarci il cocco mescolando sempre nello stesso senso. Profumare di vaniglia, cannella o acqua di fiori d’arancio, rimettere sul fuoco per 5 minuti e, dopo aver lasciato freddare per altri 5, versarlo in un compotier e servire freddo.

stephane_mallarme

Brindisi di Stéphane Mallarmé

Nulla, una schiuma, vergine verso
solo a indicare la coppa;
così al largo si tuffa una frotta
di sirene, taluna riversa.
Noi navighiamo, o miei diversi
amici, io di già sulla poppa
voi sulla prora fastosa che fende
il flutto di lampi e d’inverni;
una bella ebbrezza mi spinge
né temo il suo beccheggiare
in piedi a far questo brindisi
solitudine, stella, scogliera
a tutto quello che valse
il bianco affanno della nostra vela.

(le due ricette sono prese da “I biscotti di Baudelaire”, Alice B. Toklas, Bollati&Bordighieri, 2013)

Dopo aver mescolato la cucina e la poesia, e direi che sono proprio un bel connubio, innaffierei il tutto con un Bordeaux…

Chateau_Haut_Bri_4ddcf73deb7e3

Il Bordeaux è uno dei vini francesi maggiormente conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo.
Viene prodotto nei dintorni della città di Bordeaux, nel dipartimento della Gironda, nelle terre situate lungo i fiumi Garonna e Dordogna. I vini Bordeaux sono rossi, bianchi secchi o liquorosi, o rosé.
Le vigne sembrano essere presenti nel bordolese fin dall’antichità: i notai di Burdigala (Bordeaux) avrebbero deciso di creare i propri vigneti a causa dei prezzi elevati dei vini italiani e narbonesi, importati dai negozianti romani.
Nel XII secolo, l’Aquitania diventa un ducato inglese in seguito al matrimonio di Eleonora d’Aquitania con Henri Plantagenêt, conte di Angiò e re di Inghilterra sotto il nome di Enrico II. Il commercio vinicolo si sviluppa.
Nel XIII secolo, il re di Francia conquista La Rochelle, porto esportatore di vini bordolesi; conseguentemente, Bordeaux diventa un porto esportatore di vini privilegiato a destinazione britannica. Il re d’Inghilterra concede quindi importanti privilegi fiscali ai negozianti bordolesi: i vigneti si estendono verso le zone di Libourne. All’epoca, il vino, ottenuto miscelando uve di colore diverso, era chiaro, da cui il nome usato in Francia e Inghilterra di claret.
A partire dal XVI secolo i vitigni iniziano ad assumere una struttura simile a quella dei filari presente oggi.
Nel XVII secolo gli uomini d’affari olandesi causano un’importante mutazione nel commercio europeo, che vede l’espansione di nuove bevande quali la cioccolata, il caffè o il tè, assieme a nuove birre e al gin. Gli olandesi incoraggiano la produzione di vini che prediligono, quali i vini bianchi dolci o scuri, non solo nel bordolese ma a Cahors e nella penisola iberica (ad esempio, i primi vini di Porto). Il Bordeaux deve fare fronte a numerosi concorrenti.
La famiglia bordolese Pontiac sceglie quindi di migliorare la qualità della coltivazione del suo vino: il territorio e le vigne sono curate, i vini vengono messi in barrique nuove e di quercia. Approfittando di un albergo di sua proprietà a Londra, la famiglia Pontiac fa conoscere i suoi vini in Inghilterra, che sono così apprezzati che finiscono per essere venduti più cari degli altri Bordeaux. Anche gli altri negozianti seguono quindi questa strada, che si rivela vincente: i vigneti si estendono ulteriormente fino al Médoc e al Sauternes, e nelle regioni di Blaye e Bourg. Vengono creati i grandi vigneti del Médoc ed i grand cru bordolesi.
Durante il Secondo Impero francese i grandi vini rossi di Saint-Émilion, Fronsac e Pomerol diventano i vini di prima qualità della produzione bordolese.

Non può mancare il dolce, prima di ascoltare la cara Edith Piaf…i Paris – Brest, qualcosa legato alla storia dei trasporti francesi.

Il Paris-Brest è un dessert della cucina francese, fatto di pasta choux e crema di cioccolato o fragole e/o frutti di bosco.
Questo dolce è stato creato da un pasticciere di Maisons-Laffitte, Louis Durand, nel 1891 per commemorare la corsa ciclistica Parigi-Brest-Parigi.La sua forma circolare infatti rappresenta una ruota. Divenne popolare fra i ciclisti della corsa Paris-Brest, in parte per via del suo largo apporto energetico, ed in seguito si diffuse nelle pasticcerie di tutta la Francia.

paris-brest alle fragole

Ingredienti:

75 g Burro
200 g Farina
200 g Fragole
60 g Mandorle Pralinate
400 g Panna Montata
qb Sale
4 n Uova
qb Zucchero A Velo

Preparazione:

200 g di farina,

4 uova,

75 g di burro,

400 g di panna fresca,

60 g di mandorle pralinate,

200 g di fragole,

zucchero a velo,

sale.

Versa 2 dl di acqua in una casseruolina, unisci 1 pizzico di sale e il burro morbido a pezzettini. Metti sul fuoco, porta il liquido a bollore, poi togli dal fuoco; butta nell’acqua la farina tutta in una volta, mescolando energicamente con un cucchiaio di legno per evitare che si formino grumi. Rimetti la casseruola su fuoco basso e fai cuocere, sempre mescolando, finche l’impasto formera una palla e si stacchera dalle pareti della casseruola, sfrigolando. Trasferisci l’impasto in una terrina e lascialo raffreddare, poi incorpora le uova, uno alla volta.
Metti il composto in una tasca per dolci con bocchetta larga e liscia e spremilo sulla placca rivestita con carta da forno, formando un anello di 20 cm di diametro. Poi fai un secondo anello all’interno del primo (ben vicino) e un terzo a cavallo  dei primi due.
Metti la placca in forno caldo a 180? e cuoci la ciambella per circa 30 minuti. Lasciala raffreddare, poi tagliala a meta orizzontalmente e farciscila con la panna, prima montata con 2 cucchiai di zucchero a velo, le fragole dimezzate e le mandorle. Spolverizzala di zucchero a velo e servila.

Coco Chanel

Coco Chanel

La moda parigina raggiunge il suo culmine nonostante la rivalità con le altre capitali europee, Londra – Milano – New York, a Parigi la moda è tutta un’altra cosa. Qui hanno mosso i primi passi le più grandi firme della moda internazionale, Chanel, Gaultier, e tanti altri, hanno trovato a Parigi il proprio modo d’essere. Hanno tratto ispirazione dai suoi colori, quelli di Montmartre o del Quartiere Latino, quelli spirituali della Parigi letteraria o quelli che lega Parigi e il cinema.
La moda a Parigi è di fatto nata con le grandi corti francesi, quando il re Sole o Maria Antonietta dettavano legge in ogni senso. Di grande tendenza fu il cosiddetto Cul de Paris, la moda della gonna lunga a fondo schiena sporgente (le donne dell’epoca si servivano di una sorta di attrezzo chiamato Tournure per mettere in mostra il proprio ‘posteriore’).
Nel XX secolo si confermano le grandi tendenze della moda, quelle che guardano al cambiamento sociale, alla lotta per le pari opportunità, ai nuovi modi d’espressione di una società sempre più in movimento. I costumi femminili si arricchiscono di nuove battaglie, tipo quella che pone fine alla tortura del busto. Nascono le grandi case della moda: la Maison Callot (1825), delle celebri sorelle Callot, o la Maison Jacques Doucet, per citarne alcune.
Madeleine Vionnet, una delle più grandi stiliste francesi, aprì la propria casa d’alta moda nel 1912, dando avvio ad una rivoluzione nel mondo degli stilisti. Da Vionnet a Coco Chanel. Non si tralasciano grandi stilisti come Pual Poiret, Christian Dior, Yves Saint Laurent, Pierre Cardin, o anche il famoso coccodrillo di René Lacoste, che fu un tennista francese, la cui casa d’abbigliamento venne fondata nel 1933. Grandi nomi che trovarono in Parigi la musa ispiratrice della propria arte.

jpg3
A Parigi tutto fa moda, il Carrousel du Louvre ben quattro volte l’anno preannuncia i colori sgargianti di quelle che saranno le collezioni delle prossime stagioni, comunicando al mondo intero cosa portare (e come portare) nelle strade della città. La capitale dell’eleganza non si sente affatto minacciata da nessuno, pronta a creare sempre nuove tendenze e nomi d’alta moda. Seguiamone i trend nelle nostre pagine legate ai Festival ed eventi in Francia o notizie sulla Francia.

L’Ars Fotografica di Martina Falchetti


6346695729_18599c59ec

La tua è una fotografia del corpo, cosa ti dice quando scatti? C’è molta gestualità nella tua fotografia,  è comunicazione?

In generale adoro il silenzio delle persone, credo mi dia molto di più e la fotografia è un bel modo per catturare momenti di silenzio…fotografare i corpi è una forma di comunicazione, perché magari un gesto può fare intendere molte cose anche se in questo caso non si parla di parole, ma di profumi, fruscii, sensazioni (magari non sempre positive), rumori sconosciuti…

martina falchetti1

martina falchetti3

Guardando il tuo album ci vedo una sorta di memoriale, qualcosa che deve attraversare il corpo per restare, tu cosa mi dici in proposito?

Ultimamente mi sono fermata a pensare al concetto di memoria e mi ha fatto sorridere un po’..mi piace riguardare i vecchi scatti perché in ognuno rivedo le persone incontrate in un determinato periodo della mia vita, che negli ultimi 4 anni è stata molto movimentata, mi piace vedere come siamo cambiati e rivedere sul corpo i segni di un determinato momento… mi piace portare con me tutto questo, perché in qualche modo resta…

martina falchetti2

Ci trovo molta poesia, se dovessi paragonare i tuoi scatti ad una poetessa, sceglierei senza dubbio Emily Dickinson, ami la poesia? Chi è il tuo poeta o poetessa preferito? C’è qualche forma di istigazione poetica nella tua fotografia?

Adoro la poesia, il mio preferito da sempre è Baudelaire, per la crudezza credo… e le visioni, mi piace pensare a lui come a tanti strati uno su l’altro. Mi piacciono i racconti e le narrazioni folcloristiche, quelle che parlano di demoni e streghe, mi piacciono gli horror, Lynch, e i fumetti di Crepax…in generale tutto questo ha sempre un po’ influenzato il mio modo di vedere le cose, mi piace a volte creare delle situazioni di “disagio”, o poco chiare. non sono alla ricerca spasmodica di una qualche istigazione poetica nelle mie fotografie, mi faccio solo guidare dalle cose che mi piacciono e che visivamente mi ispirano…

Martina Falchetti:

http://brutalsemplicity.tumblr.com/

https://www.facebook.com/pages/Brutal-Semplicity/242399505800985?ref=ts

Un miagolio fra le righe: i Gatti nella Letteratura


Claudia Congiu

brano tratto da Il gatto in noi di William S. Burroughs

Il gatto non offre servigi. Il gatto offre se stesso. Naturalmente vuole cura e un tetto. Non si compra l’amore con niente. Come tutte le creature, pure i gatti sono pratici. Per capire una questione antica bisogna riportarla al presente. Il mio incontro con Ruski e la mia mutazione in uomo-gatto rimettono in scena il rapporto tra i primi gatti domestici e i loro protettori umani.

Si consideri la varietà dei felini selvatici, molti delle dimensioni di un gatto domestico, alcuni notevolmente più grandi, altri decisamente più piccoli, tali da avere in età adulta la taglia di un gattino domestico di tre mesi. Numerosi, in questo lignaggio gattesco, sono quelli che non possono essere addomesticati a nessuna età, tanto sono fieri e selvaggi nel loro spirito felino. Ma con la pazienza e gli incroci… otto etti di gatto senza pelo, sinuoso come una donnola, d’incredibile finezza, con lunghe zampe sottili, denti aguzzi, grandi orecchie,e occhi di un lucente colore ambrato. Non è che unadelle esotiche selezioni che fanno spuntare prezzi sbalorditivi nei negozi di gatti… gatti volanti e plananti… un gatto di un blu elettrico acceso,emanante un leggero odore di ozono… gatti acquatici con zampe palmate (torna in superficie con una grossa trota tra le mandibole)… delicati, sottili agtti di palude dall’ossatura leggera e larghe zampe piatte, possono sfrecciare su sabbie mobili e fango a incredibile velocità… minuscoli gatti lemuri con occhi enormi… un gatto scarlatto-arancione-verde dalla pelle di rettile, lungo collo nerboruto e zanne al veleno – un veleno simile a quello del polpo dall’anello azzurro: fai due passi e cadi a faccia i giù, e un’ora dopo sei morto… gatti moffetta con uno spruzzo mortale che uccide nel giro di secondi come artigli nel cuore… e gatti con artigli velenosi che schizzano il veleno da una grossa ghiandola posta al centro della zampa.

E poi ci sono i miei gatti impegnati, in un rito vecchio di migliaia di anni: leccarsi tranquilli dopo il pasto. Animali pratici, preferiscono che siano gli altri a provvedere il cibo… alcuni invece no. Deve esserci stata una scissione precisa tra i gatti che hanno accettato l’addomesticamento e quelli che non l’hanno accettato.

Torniamo pure, con un sospiro di noia, allo stato attuale. Ci saranno via via sempre meno begli animali esotici. Già estinto è il gatto messicano senza pelo. I minuscoli gatti selvatici, pesanti tra il chilo e il chilo e mezzo, che possono essere facilmente addomesticati, si fanno sempre più rari, distamti – melanconici spiriti smarriti, in attesa di una mano umana che non verrà mai, fragili esseri mesti come una barchetta di foglie morte che il bambino spinge nello stagno. O i fosforescenti pipistrelli che spuntano ogni sette anni riempiendo l’aria con impossibili tumulti di profumi… i melodiosi richiami lontanidei gatti pipistrello e dei lemuri plananti… le foreste pluviali del Borneoe del Sudamerica… Stanno scomparendo… e per lasciar posto a cosa?

Il gatto di Charles Baudelaire

Vieni bel gatto, vieni sul mio cuore amoroso;
trattieni i tuoi artigli
ch’io mi sprofondi dentro i tuoi begli occhi d’agata e metallo.
Quando a bell’agio le mie dita a lungo
ti carezzan la testa e il dorso elastico,
e gode la mia mano ebbra al toccare il tuo corpo elettrico,
vedo in spirito la mia donna:
profondo e freddo come il tuo, il suo sguardo, bestia amabile,
penetra tagliente come fosse una freccia,
e dai piedi alla testa
una sottile aria, rischioso effluvio,
tutt’intorno gira al suo corpo bruno.

Le Petit Chat di Edmond Rostand

E’ un gattino nero, sfrontato, oltre ogni dire,
Lo lascio spesso giocare sul mio tavolo.
A volte vi si siede senza far rumore,
Quasi un vivente fermacarte.
Gli occhi gialli e blu sono due agate.
A volte li socchiude, tirando su col naso,
Si rovescia, si prende il muso tra le zampe,
pare una tigre distesa su di un fianco.

Ma eccolo ora – smessa l’indolenza –
Inarcarsi – somiglia proprio ad un manicotto;
E allora, per incuriosirlo, gli faccio oscillare davanti,
Appeso ad una cordicella, un mio turacciolo.
Fugge al galoppo, tutto spaventato,
Poi ritorna, fissa il turacciolo, tiene un po’
Sospesa in aria – ripiegata – la zampetta,
poi abbatte il turacciolo, l’afferra; lo morde.
Allora, senza ch’egli la veda, tiro la cordicella,
ed il turacciolo si allontana, e il gatto lo segue,
descrivendo dei cerchi con la zampa,
poi salta di lato, ritorna, fugge di nuovo.
Ma appena gli dico “Devo lavorare,
vieni, siediti qua, da bravo!” si siede..
E mentre scribacchio sento
che si lecca col suo lieve struscio molle.

La Gatta di Umberto Saba

La tua gattina è diventata magra.
Altro male non è il suo che d’amore:
male che alle tue cure la consacra.
Non provi un’accorata tenerezza?
Non la senti vibrare come un cuore
sotto alla tua carezza?
Ai miei occhi è perfetta
come te questa tua selvaggia gatta,
ma come te ragazza
e innamorata, che sempre cercavi,
che senza pace qua e là t’aggiravi,
che tutti dicevano :”È pazza”.
È come te ragazza.

Il Gatto Nero di Rainer Maria Rilke

Anche il fantasma evanescente è vero.
Se un giorno riesci a intravederlo suona.
Questo nero sipario copre invece
lo sguardo acuto delle tue pupille,
come cella ovattata che ad un tratto
spezza veloce e insieme dissolvente
il terribile grido di un demente.
Sembra il custode antico di ogni sguardo
che vuol celato in lui:
tutti li stringe a sé
per sonnecchiarvi sopra,
ostile e pigro
del tutto in sé racchiusi, il lungo giorno.
Ma se a un tratto si desta
e volge il muso in pieno
volto, e ti guarda fissamente
ritrovi allora il lampo del tuo sguardo
nelle tonde pupille – misterioso –
chiuso in quell’ambra come morto insetto.

Il Gatto nella Casa Vuota di Wislawa Szymborska

Morire – questo a un gatto non si fa.
Perché cosa può fare il gatto
nella casa vuota.
Graffiare rampando sui muri.
Strofinarsi fra i mobili.
Qui nulla sembra mutato,
eppure è cambiato.
Nulla sembra spostato,
eppure è sconvolto.
E la sera la lampada non luce.

Si sentono i passi sulle scale,
ma non son quelli.
Anche la mano, che posa il pesce sul piattino,
non è più quella, che lo posava.

Qui qualcosa non comincia più
alla sua solita ora.
Qui qualcosa non si compie
come dovrebbe.
Qui qualcuno è stato, è stato,
ma poi di colpo è sparito
e caparbiamente ancora non c’è.

Ha guardato in tutti gli armadi.
Ha percorso le mensole.
Si è infilato sotto il tappeto a controllare.
Ha perfino infranto il divieto
E ha buttato all’aria le carte.
Che altro c’è da fare.
Dormire e attendere.

Ma lascia solo che torni,
che si faccia vedere.
Lo verrà a sapere
che così col gatto non si fa.
Camminerà verso di lui
Con l’aria di chi proprio non vuole,
piano  piano,
su zampe molto imbronciate.
E niente balzi e miàgoli all’inizio.

da Poesie Per un Gatto di Vivian Lamarque

Sei quasi commovente
quando mi segui per niente
quando ti sposti di stanza
solo perché io mi sposto di stanza
devi allora da capo cercare
nuovo luogo e modo di fare ciambella
una nuova posizione
è questo il tuo discreto modo
di dare dedizione.