Giovani Prospettive: Alex Stoddard – Omaggio di parole – 1° parte


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Alex Stoddard: voce dell’interiorità

E’ il mio primo editoriale dunque siate clementi, con questo omaggio apriamo un nuovo capitolo di Words Social Forum, un capitolo che con Alex Stoddard prende il via e cioè quello di realizzare ebook in seguito a particolari omaggi ad artisti contemporanei ed emergenti, dove poter riunire le immagini accompagnandole infine con le parole che ha scaturiscono.
Words Social Forum si ritrova perfettamente, l’arte della fotografia e l’arte della letteratura s’incontrano creando quella sinergia a noi tanto cara.
Parole quelle presenti qui che ben si legano con la profondità delle immagini di Alex Stoddard.
Ho scelto di cominciare questo nuovo capitolo degli omaggi con lui, perché le sue fotografie sono una sorta di viaggio introspettivo, nel bosco profondo che siamo ed Alex, attraverso il suo lavoro, crea storie oscure e fantastiche che catturano il dramma e fragilità dell’esperienza umana.

Antonella Taravella
Caporedattore WSF

Alex Stoddard è un fotografo statunitense, nasce a Jacksonville in Florida e vive la maggior parte della sua infanzia lì. Comincia a fare autoritratti all’età di 16 anni dietro il bosco di casa sua in Georgia e questo muove in lui il desiderio di creare ed esprimersi con la fotografia.
Alex attualmente vive a Los Angeles, California.

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Appunti su La bottega di via Alloro – Daìta Martinez (Ed. Lietocolle 2013)


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Ha un dono Daìta, quello di rendere la poesia, sconfinata e di farlo con una raffinatezza che non ha eguali.
Innamorarsi di ciò che scrive è inevitabile.
Unica e la posso paragonare benissimo ai grandi poeti del passato che ci hanno fatto amare la poesia.

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Daìta Martinez – tre inediti


C’è uno spazio che scappa via e un tempo che non si muove in questi versi di Daìta Martinez, soggetti che vogliono, e ci riescono, fare la differenza tra linguaggio e parlare. In poesia, non è sufficiente dire, bisogna che il “detto” sia davvero pensato ed elaborato attraverso diversi filtri quali il suono, che deve armonizzare e giustificare persino gli inciampi; la costruzione lessicale poetica, dove la significanza assume più importanza del significato e la parola deve possedere quel magnetismo che imprigiona la mente nella ricerca del profondo;   l’impatto visivo delle immagini metaforiche ermetico-surreali o simbolistiche o anche figurative che devono, però,  penetrare la corteccia del formale e del quotidiano creando, comunque, un equilibrio trasmissivo tra autore e lettore. Altri fattori come la tematica, lo schema, la versificazione, non sono certamente secondari ma, credo, assolutamente subordinati ai precedenti. Tutto questo Daìta ce l’ha e lo mette a disposizione del lettore e personalmente trovo nella poesia della Martinez, gli ingredienti che trasformano un luogo comune in un soggetto unico, in un continuo imprevedibile che rende il testo una sequenza di sorprese.

…e gli orologi
vuotano la collina che succede .

 L’orologio, il vuotare, la collina, potrebbero essere lemmi con procedere prevedibile, ma la successione (o l’accadimento), fanno somigliare il verso ad un giro armonico tipico del fado portoghese, dove  si gioca con le dissonanze all’interno di graziate melodie ma nell’imprevedibilità della melodia stessa.

Daìta Martinez, siciliana di Palermo, credo che quel fado ce l’abbia nel dna, e lo canta in maniera eccellente utilizzando quelle tonalità  in minore delle nenie del canto profondo siciliano colmo di fatalismo e, a volte, persino di ostentato nichilismo. Iniettare tutta questa musicalità nelle parole e trasformarle in versi, non è semplice se non si hanno le caratteristiche adatte, altrimenti leggeremmo poesia tecnica, anche buona, ma priva di quel duende  che assale quando si legge l’anima vera.

Sebastiano A. Patanè

*

Daìta Martinez

. il cotone degli accenti
annoda mirtilli alla gerla
dei contenuti e gli orologi
vuotano la collina che succede .

*

poi –

sferico di un addio
il mandorlo
nascente ombelico

donna –

*

. una macchia così il garofano

i m i t a
si
i m i t a

linguaggio l’avamposto dallo
straccio una bambola pettina
fili a smontare dal grembiule
il giorno bucato alla serranda
fatta scendere di spilli educati
storti cancellando la struttura
nei ricordi schiacciati a colpire

nel
c a s s e t t o
p o i

un rigo d’aria nasconde l’aiuola .

*

Daìta Martinez è nata e  risiede a Palermo.
Segnalata e premiata in diversi concorsi ha pubblicato in antologica con LietoColle, Mondadori, Akkuaria.
E’ autrice dei testi in video tour Kalavria 2009.
(dietro l’una) è la sua opera prima, introdotta da Elio Grasso ed edita da LietoColle Ed.  nel 2011.