Intervista a David Fragale, uno che cerca di raccontare per immagini


A girl and her cub in the wild tomorrow

A girl and her cub in the wild tomorrow

Benvenuto su WSF, David!

Come ti sei avvicinato alla fotografia? Come ti definiresti?

Non credo di essermi avvicinato alla fotografia più di quanto sia stato questo mezzo espressivo ad avvicinarsi a me in modo spontaneo, e per vie traverse. Come scrittore auto-terapeutico, ho sempre avuto visioni ben definite delle immagini che scrivevo, e queste immagini producevano in me un effetto salutare, come strappare una nuvola dal cielo e scaraventarla in terra con il flaccido rumore di una mozzarella gigante. Il desiderio di riprodurre quelle immagini con il mezzo video si è purtroppo rivelato fallimentare, dato che realizzarli costava tempo e fatiche e spesso non raggiungeva il risultato desiderato (tranne in qualche raro caso). La fotografia si é rivelata un ottimo ripiego, mi permette di raccontare storie con l’ausilio di poche immagini, il più delle volte con una soltanto, e consente a chi le osserva di crearsi una storia a sua volta, un po’ come succede con quel piccolo capolavoro illustrato dei Misteri di Harris Burdick, in cui una serie di disegni a carboncino suggerisce tragedie e magie che il bambino e l’adulto possono costruirsi da soli partendo da quell’unico “fotogramma” che l’autore gli ha offerto. Perciò non mi definisco impropriamente un fotografo ma un illustratore, uno che cerca di raccontare per immagini piuttosto che di avanzare il ruolo della fotografia oggi. Non disdegno il mezzo fotografico in senso tecnico, ma preferisco giocare con le situazioni che mi nascono in testa dal momento dello scatto fino all’altrettanto estemporaneo momento della post-produzione. Non sempre ottengo ciò che desidero, ma quando succede è una vera festa: il racconto si dipana dentro di me, suggeritomi dalla fotografia che ho realizzato. La speranza naturalmente è che suggerisca qualcosa anche a chi guarda, e quindi legge.

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Carne, anima e gomma. Intervista a Ophelia Queen


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Hi,
Ophelia Queen calls the creator of a body devoid of belonging, experiences through photography and performance art inspired by the greatest artists born with Body art, such as Marina Abramovic. It follows the valuable combination between the death of the beauty of a body and the force of a queen regnant who is expressed through the movement of the image. His troubled and confrontational cry you amplify before the commodification of “woman” wearing not the status repeatedly belong.

(Ophelia Queen si definisce la creatrice di un corpo privo di appartenza, sperimenta attraverso l’arte fotografica e performativa ispirandosi ai più grandi artisti nati con la Body art, quali Marina Abramovic. Ne deriva il prezioso connubbio tra la morte della bellezza di un corpo e la forza di una Regina regnante che viene espressa attraverso il movimento dell’immagine. Il suo grido tormentato e conflittuale si amplifica dinanzi a la mercificazione della “donna” che indossa ripetutamente status che non le appartengono)

(http://opheliaqueen.tumblr.com/)

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Benvenuta su Words Social Forum Ophelia!

Come e quando nasce il tuo percorso artistico Ofelia?

Nascita…. non ricordo una data precisa, Amo l’arte dal primo giorno della mia vita, dai tempi dell’asilo di cui conservo ancora i primi progetti artistici. Seriamente mi sono avvicinata all’attività di grafica pubblicitaria intorno ai 15 anni…durante il periodo scolastico. Frequentavo abitualmente Mostre D’arte, e come sfida, pur non avendo scuole artistiche ho iniziato ad esercitare presso uno studio a seguito di un unico colloquio.

Quali autori hanno maggiormente influenzato il tuo modo di creare?

L’influenza è quotidiana, tutto viene assorbito e impresso, qualsiasi suono, immagine, gusto, odore.
In primis mi ero appassionata del Futurismo, Espressionismo e Surrealismo, Amo da sempre Salvador Dalì, Munch, il movimento del Die Brucke , Dix.
A seguire mi sono interessata anche ad altre forme d’arte quali la Body Art e all’arte asiatica cinematografica con annessa la filosofia dello shibari che vede come mia prima fonte Araki e il cinema d’essai.

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Una delle artiste contemporanee di spicco della body art è senza dubbio Gina Pane che definiva le sue performance e il suo corpo in questa maniera: “Vivere il proprio corpo vuol dire allo stesso modo scoprire sia la propria debolezza, sia la tragica ed impietosa schiavitù delle proprie manchevolezze, della propria usura e della propria precarietà. Inoltre, questo significa prendere coscienza dei propri fantasmi che non sono nient’altro che il riflesso dei miti creati dalla società… il corpo (la sua gestualità) è una scrittura a tutto tondo, un sistema di segni che rappresentano, che traducono la ricerca infinita dell’Altro.”

Che cos’è per te il corpo?

Attraverso la Body Art ho imparato ad utilizzare ed esprimere attraverso il corpo, apprezzare l’utilizzo del silenzio e delle pause, facendo in modo che il pubblico, orientato sulla frenesia del movimento, riesca a concentrare il proprio essere nel disorientamento del “non fare”.
Ho avuto il piacere di incontrare Franko B, artista in continua evoluzione artistica. La mia mamma artistica è senza dubbio Marina Abramovic.
Il mio corpo è stato vissuto in toto, dalla sua drammaticità e fragilità al desiderio di incisione attraverso anche un solo sguardo. Diventa arma per poter trasmettere e difendere.
Inizialmente schiava dei canoni estetici, ho avuto la presunzione di addomesticarlo in funzione della bellezza. Nudo completamente senza riserve e senza doppi sensi, gli abiti li ho sempre percepiti come una costrizione sociale.

Aktion with Maciej Biberstein www.saatchionline.com/MaciejBiberstein www.saatchionline.com/MaciejBiberstein - Fertility - Milan-Italy Ph © Andrea Minoia

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“Dell’erotismo si può dire che è l’approvazione della vita fin dentro alla morte.”
Bataille

Che cosa c’è di concettualmente e visivamente erotico nel tuo modo di esibirti/posare?

Per erotismo intendo qualcosa di più ampio di un corpo nudo, un esserci attraverso l’espressione massima della femminilità (nel mio caso). Ho sempre scelto di essere trasformista e multi personalità, ricerco l’androginia nel gesto e la femminilità in uno sguardo, una mano, un modo di essere che non venga vissuto come volgare. Ma che cos’è la volgarità? Volgarità è amplificare ciò che anche nella quotidianità si allontana da Le Plaisir in senso ampio. Piacere è guardare, osservare ricercare fino al midollo qualcosa che senti tuo e che riscopri. Gioire di un’immagine come di una rappresentazione del corpo.

Qual’è il messaggio che desideri veicolare attraverso le tue performance?

Catturare senza dubbio! Disturbare, fare in modo che l’occhio che guarda non distolga la propria emozione dall’azione.

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Hydroponic Woman

Ph©Ph Fabrizio Ceciliani – alias dott.dulcamara

http://dottdulcamara.wordpress.com/

MUA: Ophelia Queen

Resources shortage, atmospheric pollution, food contamination, genetic illnesses…
I have created a superior being able to perfectly adapt himself and to overcome all the environmental limits, able to feed himself only of light and rain water. A perfect being.

L’arte è per te più santa o puttana?

L’Arte oggi purtroppo è spesso vendita, assecondazione, piegamento a 90 gradi!
Accomodare, entrare in una scatola di regole noiose, soffocare, adeguamento.
Artista è colui che non soffre per avere riconoscimenti e gode della propria opera nascosta agli occhi superbi di coloro che ne violano un significato profondo.

La “tua” città Torino, quanto ti ha influenzato nella creazione del tuo essere/esistere?

La mia città è carica di messaggi e poesia. La mia vita qui, anche professionale ha inciso notevolmente sulla libertà ed espressione artistica. Dolori, rabbia, paure sempre in agguato dinanzi a muri irti da persone alienate e omologate.

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+ Alma +

(tribute of Santa Sangre)

Performance

Ph:Tiziano Ornaghi

Bondager: Cordine Club

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Quanto è difficile essere “entità libere” nell’Italia di oggi?

Essere liberi è costruire un mondo parallelo a quello che ti disgusta. Non ne farei una questione geografica, pur prediligendo aree più rigorose e ordinate come la Germania o il Giappone. Libero è colui che condizionatamente al sistema trova il coraggio di essere se stesso, anche se questo spesso se non sempre comporta isolamento e derisione.

Tra i tuoi mille interessi troviamo anche le “dolls”, che per tua stessa ammissione nascono per rappresentare temi sociali. Puoi parlarcene più approfonditamente?

Le mie bambole sono da circa una decina d’anni l’involucro dei miei segreti.
Mi sono avvicinata a loro sin da bambina, ma attualmente lavoro principalmente con le Blythe Doll confezionando delle OOAK, letteralmente One Of A Kind, bambole in cui l’artista esprime se stesso e si riserva dal crearne un duplicato. Un modello unico per intenderci.
Le mie Blythe hanno sempre un significato sociale, esaminano in miniatura i disagi e gli eventi che attraversano la vita di una Donna.
Al momento ho creato due collezioni :
“The History Of Humanity”, esaminando gli eventi più importanti che la Storia dell’uomo ha catapultato contro di se. Temi trattati sono stati l’Inquisizione, La pena di morte, la Shoah, il disagio Psichiatrico, la malattia tumorale, e altri ancora.
“Feelings and emotions”, riguarda invece lo studio approfondito delle emozioni primarie e secondarie di Paul Ekman.
Nascono dal mio animo e NON sono commissionate. Non riuscirei mai a creare qualcosa che mi è imposto da altri.
Nascono e vivono con me, le vedo muoversi e animarsi tra le mie mani attraverso un lavoro preciso di scultura e painting associato al lavoro tecnico di impianto dei capelli utilizzando fibre naturali.
Hanno un proprio nome ed una personalità differente l’una dall’altra. In loro creo set specifici immortalati fotograficamente per amplificarne il tema trattato.
Sono la mia attuale passione che mi porterò dentro per il resto della vita.
Alcune di loro hanno trovato una nuova casa altre rimangono con il proprio Geppetto!

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Puoi anticiparci qualcosa sui tuoi futuri progetti?

Progetti futuri? Non so nemmeno se sarò in questo mondo domani!

All images and materials are copyright protected and are property to Ophelia Queen

Grazie Ophelia!
Grazie !

My photo link:

http://opheliaqueen.carbonmade.com/

http://www.flickr.com/people/sissixx/

http://opheliaqueen.deviantart.com/

http://www.magazout.com/it/artist-a-z/mo-performers/ophelia-queen.html

http://opheliaqueen.wordpress.com/

http://opheliaqueen.tumblr.com/

My video performance:

http://vimeo.com/66390660

http://vimeo.com/51681615

http://vimeo.com/66401605

Christian Humouda

Francesco Paolicchi, artista che cambia pelle come un rettile.


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Oggi su WSF ospitiamo un giovane artista italiano, che ho iniziato a seguire da poco, ma che ha fin da subito colpito per le sue opere che ritengo profonde, carnali, oscure.

Benvenuto su Words Social Forum, Francesco Paolicchi!

Chi è Francesco Paolicchi?

Qualcosa di ancora indefinito e che come un rettile cambia spesso pelle. Nasco comunque a Viareggio nell’agosto del 1988.

Come nasce il tuo percorso come artista?

Nasce qualche anno fa. Ebbi modo di conoscere un giovane artista della zona, rimasi molto colpito dai suoi quadri e qualcosa mi disse che dovevo farlo pure io. Lo feci.

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Le sfumature dell’anima di Ksenja Laginja


Ksenja by Giulio De Paoli

“Giulio De Paoli ph” 2015

Benvenuta su Words Social forum Ksenja

“La tua carriera artistica nasce sul tavolo da disegno, ma come sei passata dalle linee rette del  tecnigrafo a quelle morbide e sfumate dei tuoi lavori?”

Innanzitutto ti ringrazio, Christian, per questo splendido invito e ringrazio WSF, cara creatura, per l’ennesima ospitalità. Non ho mai vissuto passaggi e paesaggi così netti dacché ricordi. Sono partita dalle linee fluide per approdare al rigoroso silenzio della linea retta, poi tutte queste sfumature si sono sovrapposte in prospettive, assonometrie e ogni confine è caduto. Ho mischiato rette e sfumature perché entrambe mi compongono da sempre e continuo a seguire questo percorso. La linea, l’architettura sono il tutto, questi elementi sono rintracciabili ovunque e in queste terre tutto è possibile. Amo le linee rigorose, le figure geometriche, i tagli, le ferite e amo la fluidità della carne e dei liquidi biologici; tutto è rappresentabile e sviscerabile, anche le emozioni.

E credo non esistano confini precisi tra queste due visioni, o almeno mi piace pensare ciò.

“La contaminazione intesa come invasione di uno spazio da un corpo estraneo è particolarmente presente nei tuoi lavori. L’impressione che traspare dalla lettura dei tuoi testi poetici e dalle tue illustrazioni è una volontà di non isolamento nei confronti del nuovo, cosa apportano questi corpi estranei al tuo modo di creare?”

Questi corpi di carta, inchiostro, pixel e idee, rappresentano l’incontro dell’Io con ciò che vedo e vivo ogni giorno. L’isolamento non mi serve, se non nell’attimo in cui rappresento tutto ciò. Lì sono da sola. Ed è una fase delicata in cui mi chiudo per limare e asciugare tutta questa complessità di intenti. In ogni cosa che faccio cerco la semplicità. Non amo scrivere in “maniera complessa” perché non amo chiudermi di fronte alle persone, ed è bello quando chi ti ascolta, vede o legge di te, riesce a entrarci dentro, a sentire qualcosa. Nel disegno mi muovo sempre attraverso le visioni, ma in modo un po’ differente: qui posso lasciar fuoriuscire il nero che non riesco o non voglio incanalare nella scrittura. Questi corpi “estranei” arricchiscono il mio mondo, sono i figli prediletti che mi completano.

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Il giardino delle delizie di Mia Mäkilä – The garden of earthly delights to Mia Mäkilä


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“Caroline and the Snow Grump”, 2012

Benvenuta su Words Social Forum Mia / Welcome on Words Social Forum Mia

Thank you! / Grazie!

“Come ti sei avvicinata all’arte? Ricordi i tuoi primi passi ed il momento in cui hai deciso di diventare un’artista? / How did you get near art? Do you remember your firs steps and the moment you settled to become an artist?”

E: I have always known that my destiny was to be an artist. I was only five years old when I told my parents that I wanted to become an artist. I was always creating my own little worlds, through stories and drawings. When I was a teenager I went to art school but it was hard because I was self taught and I couldn’t stand to follow the basic rules of art – I have never been interested in depicting the world, I want to express myself and what’s inside myself. So I was an art rebel in art school, I always wanted to go my own way. But the price has been high – I have always been independent in my creativity, but also very lonely as an artist, it’s been a hard balance. At least I can say that I did it ‘My Way’, to quote Frank Sinatra.

I: Ho sempre saputo che il mio destino era quello di essere un’artista. Avevo solo 5 anni quando dissi ai miei genitori che volevo diventare un’artista. Io creavo continuamente i miei piccoli mondi personali, attraverso storie e disegni. Da adolescente ho frequentato la scuola d’arte ma era dura perchè da autodidatta non mi adattavo a seguire le regole base dell’arte – non sono mai stata interessata a rappresentare il mondo, io voglio esprimere me stessa e ciò che c’è dentro me stessa. Così ero una ribelle dell’arte in una scuola d’arte, ho sempre voluto andare dritta per la mia strada. Ma il prezzo è stato alto – sono sempre stata indipendente riguardo alla mia creatività, ma anche molto sola come artista, è davvero un difficile bilancio. Alla fine posso dire che “I did it my way” (l’ho fatto a modo mio), per citare Frank Sinatra.

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Voci nuove: Intervista ai Laguna


Su Words Social Forum torniamo ad occuparci delle ultime uscite musicali, prediligendo i più interessanti lavori emergenti dall’intricato dedalo dell’ underground made in Italy. Oggi abbiamo il piacere di presentarvi i Laguna.

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I Laguna nascono nel 2013, in Sicilia. Il loro intento è <<esplorare, attraverso un metal melodico e decadente, un immaginario cupo e surrealista.>>
Ma partiamo dal principio: come nasce e riceve il suo battesimo il progetto?

Come ogni band che si rispetti, trovare il nome è stato un problema. Laguna è il personaggio di un videogioco (Final Fantasy VIII): non è novità per Gabriele e Gioacchino proporre nomi legati al mondo dei videogames alle loro formazioni musicali. Il nome è piaciuto a tutta la band perché comunica due elementi cari al nostro immaginario: lo stato liquido e il mistero. In parole povere: ci piacciono gli acquitrini stagnanti.

Lo scorso 27 febbraio, avete debuttato con la vostra prima pubblicazione dal titolo: “Inside Panopticon EP“; una scelta molto suggestiva che immediatamente contestualizza l‘introA Dark Lane” in un locus spazialmente definito pur nella sua assenza di concretezza, carico e infestante come la stratificazione di un campo elettromagnetico…
Oltre ad essere un Extended play, potreste definire “Inside Panopticon” anche come un piccolo Concept Album?

Non è stato pensato per esserlo, ma a volerlo analizzare, tutti i testi dei brani hanno un elemento in comune: la prigionia. Quindi sì, è un piccolo Concept Album inconsapevole.

Noi di Wordsocialforum.com diamo molta importanza al processo creativo legato alla parola. Di cosa parlano i testi del disco? Avete subito l’ascendenza di qualche riferimento letterario?

Ci piace scrivere testi come se fossero micro-storie. Non riguardano elementi di vita vissuta dai componenti, né intendono essere esplicitamente critici verso qualcuno o qualcosa. La formula da noi adoperata consiste nel raccontare una storia suggestiva, che non si spieghi del tutto, ma che lasci all’ascoltatore la libertà di completarla con la propria immaginazione. È “micronarrativa” cupa e surreale. Ci illudiamo di poter trasmettere il senso di disagio che si avverte giocando a videogiochi horror psicologico o guardando un qualsiasi film di David Lynch.

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Mistery Man: Perturbante personaggio del film Lost Highway diretto da David Lynch

Bob: entità maligna della serie tv statunitense “Twin Peaks”, ideata da David Lynch e Mark Frost

The Host parla di un ospite, un aguzzino all’ interno del proprio corpo; Aurora racconta la fuga di due persone da una struttura sorvegliata da cani, attraverso un buco nel muro; Panopticon, che da il nome all’EP, parla di una prigionia ingiustificata e di incontri allucinati.
Non c’è un diretto riferimento letterario nelle nostre canzoni, ma riteniamo Franz Kafka e Dino Buzzati due autori che contribuiscono alla creazione dell’immaginario e dell’atmosfera che ricerchiamo.

Da amante nostalgica di “Twin Peaks”, sono rimasta piacevolmente colpita dalle vostre ispirazioni cinematografiche: David Lynch in testa, con il felice seguito di Angelo Badalamenti e, a poca distanza, BOB. E poi ancora, per quanto concerne l’ambito video-ludico: “Silent Hill” e Akira Yamaoka… nomi che rimandano ad un colore molto vicino a quello del lyrics video di “Aurora“. Come si combina la componente culturale di ciascuno di voi con la vostra musica?

Per alcuni di noi Twin Peaks è un culto! Il comparto contenutistico delle canzoni è totalmente frutto delle nostre fruizioni culturali. In diversi livelli siamo tutti appassionati di film, o telefilm, o videogiochi, o libri. Dalla realizzazione dell’artwork di copertina (l’occhio del custode del panottico, illustrato da Antonio Cascio ed elaborato graficamente da Gabriele) fino alla scelta dell’estetica del video di Aurora,  abbiamo seguito da vicinissimo i lavori, essendo il nostro grafico un componente della band e avendo ben chiaro in mente cosa volessimo citare e comunicare.

Pyramid Head -:Mostro immaginario presente nella serie di fumetti e videogiochi survival horror ” Silent Hill”

Panopticon“, fra gli altri, è un pezzo che mi è piaciuto particolarmente e che mi ha ricordato molto Opeth, Katatonia e Porcupine Tree in un’ amalgama sui generis, inedita e originale. Quali sono le vostre influenze musicali?

Opeth, Katatonia e Porcupine Tree sono nomi indovinati: il metal decadente un po’ prog del Regno Unito e dei paesi scandinavi è un nostro riferimento musicale fermo. Inoltre, provenendo da diversi background musicali, rimane in noi un certo attaccamento all’alternative rock e metal californiano: sicuramente Tool e Deftones scorrono nelle nostre vene. Infine, vorremmo condire i nostri brani di suggestioni emozionali o ambientali tipiche delle colonne sonore di Badalamenti o Yamaoka.

Sono diverse le band italiane che, soprattutto nel sud della penisola si spendono per dare vita e vigore alla scena musicale con prodotti  “di genere” che qualitativamente non hanno nulla da invidiare a grandi nomi del panorama internazionale. Eppure moltissime restano in ombra, il più delle volte conoscono notorietà soltanto all’interno di una cerchia selezionata di connazionali. A cosa è dovuto, secondo voi, questo oscurantismo italiota?

Per quanto siamo dei grandi sostenitori del “de gustibus non est disputandum”, riteniamo che la situazione riguardo alla cultura musicale in Italia sia abbastanza critica, sicuramente non favorevole nei confronti di certi generi musicali. Ci sono realtà italiane nell’underground rock/metal contemporaneo quali L’ Alba di Morrigan, PTSD, Kubark, Arctic Plateau e Klimt 1918 che non hanno nulla, ma proprio nulla da invidiare a nessun collega internazionale, eppure l’Italia “mainstream” non sa neanche chi siano.
Per concludere con un po’ di sano ottimismo, aggiungiamo che crediamo in una ripresa della cultura musicale nelle future generazioni, grazie ai social network e alla maggiore fruizione della musica su internet.

Inside Panopticon EP” è disponibile su diverse piattaforme on line, da Spotify a Deezer. Quanto la rete vi sta dando soddisfazione in termini di risposta da parte del pubblico?

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Cover illustrata da Antonio Cascio. Elaborazione grafica di Gabriele Fontana

È forse un po’ presto per parlare, ma finora stiamo ricevendo dei feedback veramente positivi, e la cosa ci sorprende e ci gratifica. Ci riteniamo fortunati di vivere in un’epoca in cui realizzare un disco non è più un miraggio irraggiungibile; inoltre, per promuoverlo, oggi esiste l’enorme mare di internet. Tanto enorme che ci si può perdere, è vero, ma non è mai stato così semplice far arrivare la musica alla gente.

Progetti futuri e prossime performance live?

Nel prossimo futuro è previsto un vero e proprio album, attualmente in fase di scrittura e composizione. Per quanto riguarda le performance live, diciamo che ci stiamo lavorando, e speriamo di riservare a chi ci segue qualche sorpresa gradita.

E come da rito, dulcis in fundo: presentiamo le singole unità di questa promettente esperienza artistica!
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I Laguna sono:
Toti Castronovo (voce), Gabriele Fontana (basso), Tommaso Lombardo (chitarra), Domenico Messina (chitarra), Gianvito Di Matteo (tastiere) e Gioacchino Fulco (batteria)
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Potete trovarli a questi indirizzi
:
Mail: bandlaguna@gmail.com
Sito Web: http://lagunaband.bandcamp.com/
Contatto stampa: metaversus.press.promo@gmail.com
Agenzia di prenotazioni: bandlaguna@gmail.com


Simona Di Profio