Equilibri di vita Marco Miele e Alessandro Dellara


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Il cortile Maggiore del Palazzo Ducale di Genova accoglie grazie alla curatrice Loredana Trestin la bipersonale di Marco Miele e Alessandro Dellara.

Le fotografie di marco Miele sono spaccati di quotidianità che dialoga con l’osservatore in un linguaggio non verbale che si apre alla luce naturale del mondo. Riprendendo le parole di Angelo Bacci ” le foto di Marco Miele raccontano e rappresentano uno spaccato artistico del tutto originale, speciale e straordinario in quanto con lo scatto riesce a sostanziare ciò che lo colpisce e che coglie con una sensibilità, estro e intensità sorprendenti. Insomma trasmette dei messaggi che mettono a nudo il suo rapporto tra realtà, fantasia e creatività, elementi che con i vuoti e i pieni, la luce e le ombre racconta con l’anima. Le sue immagini fotografiche, hanno una profondità e una personalità forte, un messaggio semplice e chiaro, umile, ma efficace, ricco di valori e sentimenti umani, sociali e spirituali, riesce comunque a raggiungere e far vibrare le corde dell’anima, in quanto la rende viva e partecipe!

Le opere dello scultore Alessandro Dellara sono la rappresentazione fisica di questo legame. Uno studio quasi antropologico della ricerca clarkiana della relazione. Una scultura che cambia e muta a seconda del tipo di fruitore che la possiede. Oggetti piccoli, geometrici che dialogano ed emozionano. Una danza di forme e significazioni che si traslano in linee funzionali. Opere di diverso formato e consistenza che si tramutano in rags senza dimenticare le torri leopardiane di antica memoria che si evolvono in altrettanti vasi dislessici modellati secondo l’antica tecnica etrusca del bucchero. Qui il più nobile degli elementi, la ceramica nera e lucida prende forme affusolate, rotonde, materne. Perché la capacità dell’uomo o della donna di accogliere un sentimento non sempre è visibile alla vista, e come l’amore, una volta finito, non ha più motivo di ritornare.

Dott. Christian Humouda

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Springart


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La rinascita dell’arte e delle piante. Il rosso e il marrone dell’autunno che lascia spazio ai colori accesi del verde e del giallo. La mostra collettiva Springart promossa dall’Associazione Culturale Divulgarti e curata da Loredana Trestin all’interno di Palazzo Saluzzo a Genova, è un inno ai colori alle immagini e alle sagome. Un percorso inconsueto di opere pittoriche e digitali che creano emozioni contrastanti.

La mostra si apre con l’opera pop di Nicoletta Calvo. Un primo piano colorato e geometrico che irrompe nello sguardo dello spettatore ricordando le forme allungate e precise di Modigliani. Figure femminili forti che attraverso lo sguardo seminascosto raccontano l’emozione del loro vissuto interiore e personale.

Il pittore Graziano Ciacchini presenta invece un trittico di tele raffiguranti paesaggi esitenziali composti da colori netti e definiti, quasi surrealistici nella sostanza, che seguono un loro personalissimo percorso lunare. Lo scenario pare aprirsi e immediatamente richiudersi su se stesso, lasciando trasparire l’emozione dell’attimo. La velocità del momento che si delinea attraverso una forma espressiva nuova, protesa verso il futuro, che pare concludersi nella percezione cognitiva dell’esistere. In una moltiplicazione diseguale dell’io che, come in un ciclo lunare, porta con sé l’emozione del giorno.

Le illustrazioni di Alessia Ferro pongono al centro dello spazio visivo un’immagine di donna nella sua nuda corporeità. Qui il corpo diventa protagonista assoluto della scena formando una sagoma che pare distaccarsi dal piano d’osservazione evidenziandone il movimento sinuoso. Un disegno digitale il suo che diventa ben presto emblema di rinascita di un mondo femminile sempre più offeso dalle brutture del mondo.

I Mandala di Elisa Galante, giovane artista torinese prendono vita attraverso la tecnica puntinista e vengono eseguiti senza alcuno studio preparatorio. Le linee tonde che paiono allontanarsi dal centro del disegno si staccano dal piano per riformulare uno spazio meditatorio di comunicazione tra l’uomo e la divinità.

Greta Gurizzan propone una serie di immagini bucoliche di forte impatto. Un insieme di linee che si trasformano in emozioni nascoste, segrete. Momenti di vissuto che riflettono la luce del suo mondo personale e affettivo.

Ritorna con un’opera singola Oretti Della Volta che riporta in mostra le sue Città bruciate, composte da materiale di riciclo e fiamme.

Giordana Verzilli attraverso la sua opera inneggia alla vita in modo quasi haringhiano, figure rotonde e geometriche danzano ricoperte di colori primari fulgidi che rimangono negli occhi.

Mariagrazia Zanetti con il suo quadro astratto lascia allo spettatore il compito di districarsi nella fitta costruzione simile a quella di un alveare. Pennellate decise che creano forme geomeriche e linee primaverili e delicate. Un’ opera concettuale e interessante che si dipana davanti ai nostri occhi come un baluginio di primavera.

Anche Alexandra Zanni riprende con il suo astrattismo lucido un dipinto importante per contenuti e dimensioni. Qui l’emozione creata dall’attimo si dipana con dolcezza creando una sensazione di rumorosa solitudine.

Dott. Christian Humouda

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Il sogno a mani aperte di Emilio Cupolo dal 5 marzo al 19 marzo 2019 Palazzo Ducale


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Da Arturo Martini a Emilio Cupolo è il titolo della mostra curata da Loredana Trestin per Divulgarti.

La scultura minimale di Martini  si scontra con le tele di grandi dimensioni dell’artista genovese. Un incontro di significazioni che si susseguono passo dopo passo nella narrazione presentata da Loredana Trestin. Una serie d’immagini familiari, spaccati di vita che ricordano da vicino il percorso biblico della famiglia tradizionale. I dipinti fatta eccezione per due grosse tele immateriche di colore rosso e azzurro, presentano linee essenziali che accolgono limitandone la visione della profondità, figure bidimensionali che si accostano le une alle altre in uno strano abbraccio. Una pittura Fauve, diretta, violenta, bestiale nel suo susseguirsi. La belva qui è il colore che si dipana sulle tele, cercando una sua dimensione di esistere.

Immagini familiari che si esprimono dentro a spazi ristretti che inneggiano alla vita e alla morte di un’ illusione. Una luce di fede che apre all’uguaglianza e al bene e colpisce per intensità e forma. Essenziale come un ricordo, un passaggio, un incontro, che a volte si dimentica.

Dott. Christian Humouda

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“L’equazione mistica” intervista a Vincenzo Gualano 2019


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Benvenuto su WSF Vincenzo,

Grazie per il benvenuto e benvenuto a te nel mio mondo. Ho sempre disegnato da quando ero piccolo alle scuole elementari, ma lo facevo così solo per gusto di farlo e per passare il tempo perché era una cosa che mi faceva stare bene e sentivo la gioia e la libertà assoluta. La mia vocazione effettiva l’ho percepita intorno ai diciassette anni grazie alla scoperta di Vincent Van Gogh. E’ lui che mi ha spronato e il fatto che portasse il mio stesso nome mi esaltava ancora di più! Da quel momento in poi ho pensato: “questa è la mia strada! Ne sono certo”

Cosa dà e cosa toglie creare?

Per me creare non toglie nulla anzi, può soltanto donare tutto ciò che sia inimmaginabile agli occhi dell’ uomo comune che non riesce a guardare oltre. Il colore, la creatività e la follia sono gli unici mezzi che possono sconfiggere il grigiore terreno e il mondo cinico. E’ un’arma che serve per spegnere l’ignoranza e il materialismo cercando di far capire che ci sia qualcosa di soprannaturale che ci ama profondamente.

Quali autori hanno maggiormente influenzato il tuo percorso artistico?

Beh… come dissi pocanzi, non dubito su Vincent Van Gogh colui che mi ha aperto la strada. Ma il merito lo devo molto anche al surrealismo e i surrealisti come Salvador Dalì, Max Ernst e Renè Magritte, forti personalità soprattutto il primo citato che grazie alla loro influenza mi hanno dato la certezza di essere io stesso una droga senza assumere sostanze stupefacenti immaginando tutto naturalmente.

Tira più che puoi!, 2009, Argilla, carta argentata e acrilici d'oro e di argento, misure sconosciute

Inserisci unaTira più che puoi!, 2009, Argilla, carta argentata e acrilici d’oro e di argento.

 

 

Cristo parabolico-catastrofico. 2014, olio su tela, 180 x 125 cm. Firenze.

Come nasce e si sviluppa tecnicamente un tuo lavoro? Nello specifico come riesci a rendere morbide delle forzature rigide?

E’ difficile rispondere a questa domanda perché molte volte non so nemmeno io come faccio. Io infilzo e tutto prende forma. Un gesto così apparentemente violento riesce a dare allo stesso tempo la morbidezza e l’armonia. La tecnica degli spilli è un’evoluzione dello stile precedente chiamato Equazionismo Astromistico. Le pieghe sono rese con l’olio dando l’illusione tramite uno studio approfondito di luci ed ombre come i stessi surrealisti erano abituati a fare. Nella nuova tecnica è tutto vero; non c’è inganno, le pieghe sono reali.

“Equazionismo astromistico” è il termine con cui la tua arte viene definita. Per te essere “categorizzato” è un motivo d’orgoglio o un limite da superare?

Ho sempre voluto superarmi e ho sempre cercato disperatamente una mia strada battendo la testa contro il muro. Se non fosse stato per il mio professore di decorazione all’Accademia forse non ci sarei riuscito. Certo, ho cercato tutto questo per non essere etichettato in alcuna corrente che mi ha preceduto. Forse prima o poi arriverò ad un limite ma sento che dentro di me ci sia ancora benzina da buttare e che qualcosa di grandioso arriverà col tempo sperando. Adesso non sono ancora a nulla.

Guardando i tuoi lavori su stoffa mi viene da coniare un nuovo termine: “Impressionismo astratto” ovvero un astrazione che prende i contorni della figura. Qual’è la tua opinione in merito?

Effettivamente ci ho pensato molto a riguardo, e ho cercato di definire questa nuova tecnica ma non mi è mai venuto nulla in mente. Non sono mai riuscito a trovare un nome che possa distinguerla dagli altri. Beh… potrebbe essere un’idea perché le stecche senza dubbio sono elementi astratti e le figure sono appena accennate non ben definite, quasi spettrali che danno l’impressione di una determinata figura.

Qual’è il messaggio che desideri veicolare attraverso i tuoi lavori?

Il messaggio è quello di non limitarsi mai, e questo lo dico soprattutto ai giovani come me. Non è vero che tutto è già stato inventato. L’Arte è illimitata e c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire solo se noi stessi lo vogliamo. Quindi creiamo e scopriamo il più possibile perché il mondo ha un bisogno disperato di cose nuove infrangendo ogni regola.

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Arte e denaro, il connubio è possibile?

E’ un connubio possibile ma complicato soprattutto per gli artisti innovatori perché non sono commerciabili soprattutto agli inizi. Quando qualcuno propone qualcosa di nuovo è difficile che la società lo accetta subito senza problemi. Quasi tutti gli artisti innovatori hanno avuto parecchie difficoltà economiche a causa dell’ignoranza della gente comune che non riesce a comprendere. Non a caso un esempio è Van Gogh.

Puoi anticiparci qualcosa sui tuoi futuri progetti?

Per quanto riguarda la mia evoluzione artistica non ne ho idea. Non so nemmeno io cosa tirerò fuori da una tela o da un supporto domani o tra un anno. So solo che sono ambizioso e vorrei puntare molto in alto. Non mi interessa la ricchezza in denaro o avere una bella macchina ma vorrei essere ricordato per sempre quando me ne sarò andato da questo mondo. Questo è il mio obbiettivo.

Grazie Vincenzo

Grazie a te. Bella intervista. Sono onorato.

Christian Humouda

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Terra e mare di Liguria – I “paesi” di Maurizio Duranti


Galata Museo del Mare

Saletta dell’arte Calata De Mari, 1 Genova

Dal 17/1 al 16/2 2019

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La bellissima cornice della Saletta dell’arte di Galata Museo del Mare ospita la personale di Maurizio Duranti dal titolo: “Terra e Mare di Liguria”. Mostra proposta e curata da Loredana Trestin.

Le opere di Maurizio Duranti sono un viaggio nei luoghi della costruzione. Una percezione che diventa esperienza visiva. La rappresentazione iconica dell’agglomerato come ritratto costruito dalla prospettiva più esterna della sua dimensione complessiva. E’ proprio l’ambiente ad essere assente nella costruzione dell’artista. L’architettura creata dall’uomo viene estrapolata dal contesto e ridisegnata in modo cartesiano attraverso un processo di astrazione riproponendo l’oggetto/soggetto in uno spazio bianco. Il colore diventa un punto forza essenziale nella rappresentazione artistica del mondo che ci circonda.

Valenza insostituibile nella narrazione dei frammenti o unità di un paese. Il rosso timbrico asseconda e segue l’idea gestaltiana di percezione ed esperienza in cui la volontà e la rappresentazione dell’oggetto diventano valenze superiori all’oggetto stesso.

Una rielaborazione paesaggistica quella dell’artista che rompe con la consuetudine propria della figurazione paesaggistica naturale, Duranti riconduce in primo piano l’immagine nella sua forma più primitiva trasferendo idealmente il concetto sulla rappresentazione, che si unisce e si trasforma in emozione negli occhi di chi guarda.

Curatrice mostra: Loredana Trestin

Divulgarti Eventi Ducale: Divulgarti Eventi Ducale

Sito: www.promotrimuseimare.org

Mail: Info@promotorimuseimare.org

Christian Humouda

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Le Città Bruciate di Gianfranco Oretti della Volta


Divulgarti Eventi Ducale

Cortile Maggiore Palazzo Ducale, Genova

Dal 12 al  31 gennaio 2019

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La fiamma che arde, brucia, crea, distrugge le fondamenta di un mondo conosciuto che si piega sotto il peso della sua stessa creazione. Queste sono le Città bruciate, di Gianfranco Oretti della Volta che attraverso un percorso mai banale, ricrea il suo personale mondo architettonico composto da cornici e stoffa, tubi di plastica e vernice.

Un’architettura la sua, fondata sul riciclo di materiali che rivivono sotto una nuova veste e si dilatano in una commistione surreale di colori e ombre, Contrasti che si susseguono in una strana danza armonica. Nella sua personale non c’è solo lo spazio come dimensione, nel senso scultoreo del termine, ma un insieme di luci. Che omaggiano Van Gogh e Mondrian in una serie di dipinti a smalto lucenti sotto i riflettori al neon della stanza. Quella di Oretti è una creazione viscerale, diretta, che mutua a piene mani l’attualità dell’oggi. Una significazione che si trasforma in risultato nella ricerca storta del tessuto sociale. L’idea per questa serie di opere nasce, per stessa ammissione dell’artista, dal movimento rivoluzionario capeggiato dai movimenti studenteschi della Banlieue. La rabbia degli ultimi esplode in una follia distruttrice del mondo circostante lasciando la classe dominante tacitamente inerte a guardare.

Il materiale di riciclo diventa dunque fondamentale per comprendere che ciascuno di noi ha la possibilità di ricreare se stesso. Perché tutto parte dal necessario, passa dal possibile per incanalarsi forse in un’alterità impossibile.

Curatrice mostra: Loredana Trestin

Divulgarti Eventi Ducale: Divulgarti Eventi Ducale

Christian Humouda

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