Ingrid Dee Magidson – Incarnazioni


memories of a winter’s garden

Ingrid Dee Magidson è un’artista statunitense originaria di Dallas, Texas. Vive e lavora ad Aspen, Colorado, dove ha il suo studio e crea le sue stupefacenti opere d’Arte. Famosa in tutto il mondo, le sue opere fanno parte di notevoli collezioni fra cui: Antonio Banderas & Melanie Griffith, NYC; Jackie Bezos, Seattle; Sarah & Gideon Gartner, NYC; and Sam & Cheryl Wyly, Aspen/Dallas. Ideatrice di una spettacolare tecnica “a strati” su cui si basa il suo lavoro, Ingrid rende possibile un viaggio attraverso il Tempo, aprendo una finestra ideale su epoche passate, offrendo un passaggio di interscambio fra i personaggi protagonisti e lo spettatore che ammira le sue opere. La sua vena creativa è tenacemente percorsa da una fede illimitata nella sensibilità soggettiva dell’artista, tramite attraverso cui i suoi personaggi parlano e raccontano i loro mondi e le loro emozioni. La sua idea di partenza è quella di credere fortemente nei soggetti che ritrae, nelle loro vite, nelle loro imprese; in questo modo l’artista getta un ponte spazio temporale che lo spettatore finale potrà varcare per inoltrarsi nel vero cuore dell’opera. La sua mano è solo un mezzo che permette all’Arte di restituire a noi la Bellezza e la Verità dei protagonisti ritratti, è un salto verso la ri-creazione di un passato svanito eppure ancora presente e parlante, vivente, pregno di vita propria. Una magia che lascia senza fiato e fa rabbrividire d’emozione. Ogni volta che si osserva un quadro di Ingrid, ecco che la vita (ri)appare e (ri)viene al mondo, ritorna a noi prima come un sogno, poi come un’ineludibile materia pittorica, materica, scansionando tutti i sensi, che si estendono e diventano sei. Il sesto senso è l’ultimo stadio a cui si approda dall’osservazione di un quadro della Magidson e se si riesce ad oltrepassarlo è possibile, molto probabile, che ci si addormenti in un trance profondo. Ipnotici, delicati, ammalianti, enigmatici, profondi, i personaggi della Magidson ci guardano tendendoci una mano, e infine ci parlano dalla loro nuova incarnazione. Ho intervistato questa straordinaria artista per WSF. Enjoy.

Ingrid Dee Magidson is an american artist born in Dallas, Texas. She lives and works in Aspen, Colorado, where she’s got her studio and creates her beautiful work. Ingrid’s work is in notable collections throughout the world, including: Antonio Banderas & Melanie Griffith, NYC; Jackie Bezos, Seattle; Sarah & Gideon Gartner, NYC; and Sam & Cheryl Wyly, Aspen/Dallas. Inventor of a spectacular layering technique on which her work is based, Ingrid allows a journey through the time opening an ideal window on past times, offering a passage of interchange between the character and the viewer. Her creative vein is strongly pervaded by an unlimited faith in the artist’s sensibility through which her characters talk and tell about their worlds and emotions. Her starting idea is to believe in the subjects she depicts, in their lives and deeds; doing this the artist creates a continuum space time connection the viewer can cross to enter the heart of the work. Her hand is just a mere means which allows the Art to give us back the Beauty and the Truth of the depicted characters, it’s a jump toward the re-creation of a vanished past that’s still present, talking and has a life of its own. Her magic takes the breath away and makes jump. Every time you observe an Ingrid’s piece of work, life (re)appears and comes into the world again, it comes back to us like a dream first, then like an inescapable pictorial matter, material, scanning the whole expanded senses that become six. The sixth sense is the last stage you come to when observing a Magidson’s piece of Art. If you are able to cross it, it is possible you go into a trance. Hypnotic, delicate, haunting, enigmatic, deep, the subjects of Ingrid look at us holding out one hand, finally talking us about their new incarnation. I interviewed this extraordinary artist for WSF. Enjoy.

Ingrid Dee Magidson

FG. Benvenuta su WSF, Ingrid. Grazie di essere qui. Quando hai iniziato la tua carriera artistica e come definiresti la tua Arte?

I. La mia carriera si è sviluppata in due momenti. Entrambi i miei genitori sono artisti e spesso da bambina mi portavano a visitare musei. Una volta mi dissero che ci sono molte più opere d’arte nelle cantine che sui muri. Questo mi portò a chiedermi se c’era un modo di portare quelle opere alla luce in modo che più gente potesse vederle. Questo pensiero non mi lasciò mai. Mi dedicai a molte altre attività fino a che iniziai a lavorare per una galleria d’arte di Aspen. Il proprietario è ora mio marito da sedici anni. Lavorare in una galleria mi fece stare a contatto con tantissimi artisti e con l’Arte. La mia idea originaria continuò a frullarmi nel subconscio fino al 2005, quando affiorò in superficie. In un susseguirsi di sperimentazione giunsi alla mia attuale tecnica basata sulla stratificazione di immagini rinascimentali su strati trasparenti. C’erano enormi difficoltà tecniche da superare.

FG. Qual’è il rapporto fra l’inconsistenza e gli elementi materici che adotti nel tuo lavoro? Qual’è il criterio di base nella scelta dei soggetti delle tue opere?

I. Tutti i soggetti che scelgo devono parlarmi. Mi sono state commissionate opere con soggetti che non mi emozionavano e sono stata costretta a rifiutare. Devo conoscere i soggetti, storicamente e personalmente. Per me sono reali e mi dicono come essi desiderano essere presentati nella loro nuova incarnazione tramite la mia Arte. Per loro è una specie di finestra da cui guardare l’esterno, e per noi in cui affacciarci. Io incapsulo il loro spirito negli strati del mio lavoro. Mi auguro questo non suoni un po’ folle ma io di notte lascio accesa la musica classica nel mio studio, per non farli sentire soli.

memories

FG. Cos’è per te l’Arte? Personaggi storici, gente che viene dal passato sono i tuoi soggetti preferiti. Perché?

I. L’Arte è la comunicazione di espressività ed emozione fra l’oggetto e lo spettatore. Una volta che l’artista crea l’oggetto (l’opera), lui o lei viene liberato. Ecco perché possiamo guardare un’opera d’arte di cento anni fa, non avere idea di chi sia l’artista, ed emozionarci ancora nel guardarla. L’Arte parla attraverso i secoli tanto facilmente quanto lo è per noi parlarci l’un l’altro di persona. I miei personaggi preferiti sono quelli di donne forti. Uso spesso figure di regine e principesse nel mio lavoro. Hanno dovuto superare enormi avversità talvolta, per fare ciò che hanno fatto. Mi ispirano e auspico ispirino anche coloro che le ritrovano nei miei quadri. Utilizzo anche figure maschili, per le stesse ragioni. Francois I è un personaggio che mi affascina. Era un amante dell’Arte e ha portato la Monna Lisa alla Francia. Molti dei miei soggetti non sono molto conosciuti e spesso ritraggo bambini. La loro innocenza mi attrae, così come la loro forza.

FG. Vuoi parlarci della tua peculiare tecnica artistica e del tuo recente lavoro sperimentale?

I. La mia tecnica è complessa. Uso strati multipli trasparenti per costruire immagini composite. Tra gli spazi posiziono oggetti che mi parlano, come spartiti musicali, farfalle, tessuti, giocattoli, persino grucce se il lavoro lo richiede. Il mio lavoro più recente si discosta leggermente da questo. Lo strato posteriore ha il soggetto in bianco e nero e gli oggetti vengono stratificati davanti ad esso. In questo modo risultano più ammalianti e delicati. Forse, il mio preferito di questo gruppo è “Memories of a winter’s garden”.

Intervista e traduzione di Federica Galetto

FG: Welcome on WSF, Ingrid.Thank you for being here. When did you start your artistic career and how would you define your Art?

IM: My career developed in two stages. Both my parents are artists and often took me to museums as a child. Once they told me there are far more pieces in the basement than on the walls. That got me thinking, was there a way to bring these painting into the light so more people could see them. This thought never left me. I went through many other careers until I began working for an art gallery in Aspen. The owner is now my husband of 16 years. Being in a gallery exposed me to a lot of art and artists. My original idea continued to stir in my subconscious until 2005 when it burst to the surface. In a flurry of experimentation I came up with my current technique of layering renaissance images on transparent layers. There were massive technical hurtles to overcome.

FG: What’s the relationship between the insubstantial and the material elements used in your work? What’s the basic criteria you adopt when choosing subjects in your pieces?

IM: All the subjects I choose must speak to me. I’ve been offered commissions of certain subjects that didn’t move me and I was forced to turn them down. I get to know the subjects, historically and personally. They are real to me and tell me how they want to be presented in their new incarnation in my art. It is a kind of window for them to look out of and for us to look in at. I encapsulate their spirit into the layers of my work. I hope it doesn’t sound too crazy, but I leave classical music going in my studio at night so they don’t get lonely.

FG: What’s art for you? Historic characters, people coming from the past, are your favorites. Why?

IM: Art is the communication of expression and emotion from object to viewer. Once the artist creates the object (artwork), he or she is released from this loop. That is why we can look at artwork from hundreds of year ago, have no idea who the artist was, and still be moved by the work. Art speaks across the centuries as easily as we speak to each other in person. My favorite characters are those of strong women. I often use queens and princesses in my work. They overcame great odds sometimes to do what they did. They inspire me and hopefully those who see them again in my work. I do use men as well, for the same reasons. Francois I is a fascinating character to me. He was a lover of art and brought the Mona Lisa to France. Many of my subjects are not well known, and I often use children as subjects. Their innocence appeals to me as does their strength.

FG: Would you please tell us something about your peculiar technique and your recent experimental work?

IM: My technique is complex. I use multiple transparent layers to build a composite of images. In the spaces between, I place objects that speak to me such as music sheets, butterflies, fabric, toys, even coat hangers if the work calls for it. My most recent work is a slight departure from this. The back layer has the subject in black and white and the objects are layered in front of it. They are more haunting and subtle. Perhaps my favorite of this group is called “Memories of a Winter’s Garden.”

Sito web: http://www.ingridmagidson.com/

Blog: http://blog.ingridmagidson.com/

destiny’s memory

Whispered Memories

Queen of masquerade

Tutte le immagini e i video pubblicati in  questo articolo appartengono a Ingrid Dee Magidson  © All rights reserved.

http://www.ingridmagidson.com/

articolo e intervista a cura di Federica Galetto

Billy & Hells


Billy & Hells, al secolo Anke Linz & Andreas Oettinger, coppia di fotografi berlinesi dal gusto eclettico

Lavorano insieme da più di vent’anni e hanno uno spiccato senso del colore applicato alla forma. Neo-Eclettici, Post-Raffaelliti, Contemporary-Ramage, i loro scatti parlano lingue differenti, raccontano l’Oriente come l’Occidente in un taglio fotografico a “portrait”

Scrivono con le immagini storie staticamente contemporanee di Bellezza e Verità

Disegnano sui corpi le linee essenziali delle Origini, di luoghi-non luoghi metropolitani e pseudo-commerciali

Confondono tra le foglie milioni di pensieri e giochi di luce del quotidiano e del sogno

con l’innocenza di chi non ha vissuto e la verve di chi sa farlo

Piegano l’inquadratura al petto, nel centro

e lasciano libere le vie della comunicazione mediatica e del fashion-victim style

Talvolta ritraggono i silenzi

ma non dimenticano la leggerezza (in)sostenibile dell’essere energia creativa al servizio delle proporzioni e della raffinata discrezione

Studio

Studio

http://www.billyundhells.de/

Anke Linz & Andreas Oettinger  si incontrano verso la metà degli anni 80 e scoprono il loro comune interesse per la fotografia. Dopo seguiranno dieci anni erratici, con esperienze di assistenza tecnica, lavoro sul campo, 15 diverse location e 17 camere oscure.

Icone: Diane Arbus, Arthur Fellig, Lucas Cranach, Irvin Penn, Richard Avedon e molti altri

Nei primi anni 90 disegnano, progettano e realizzano uno studio portatile a luce diurna per scattare fotografie alla gente.

Dal 1995 lavorano per riviste e agenzie con il nome di Billy & Hells.

2003 First Art contact with the group exhibition “Dream Worlds”, for Camerawork in Berlin

2004 “Tabea“ Leica Gallerie Tokyo, Japan 2005-2007 Group exhibitions for Lumas Germany, France, Swiss

2006 “Billy & Hells” Department Store in Berlin

2007 “Dona,etcètera“ Fundacion Foto Colectionia, Barcelona, Spain, Group Exhibition

2007 “Taylor Wessing Portrait Prize“ National Portrait Gallerie London

2008 “Wild West” Gallerie Utrecht Galerie Utrecht

2008 “Sisters of Mercy“ Gallerie Utrecht in Amsterdam

2009 “Der Eigene Raum”  Gallerie Utrecht

2009 “Sisters of Mercy“ Luxemburg

2010 “18 Seconds“ Gallerie Utrecht in Amsterdam

2010 “Best of Billy & Hells“ Gallerie Utrecht in Amsterdam

2011 “In Between“ Gallerie Utrecht in Amsterdam

2012 “The Astronauts wife“ Gallerie Utrecht in Amsterdam

Kontemporaneapoiesis: Aine MacAodha


Aine MacAodha è scrittrice e fotografa. Originaria di Omagh, situata nella Contea di Tyrone, Irlanda del Nord. Suoi saggi, poesie e fotografie sono stati pubblicati su Luciole Press e Pirene’s Fountain, la sua Poesia su diverse riviste on line come Argotist Online, Arabesque Review, Shamrock Haiku Journal, The Herald, Celtic Myth Podshow, Debris Magazine e recentemente su The Toronto Quarterly, Glasgow Review, Outburst Magazine, The Firstcut e le prime due uscite di http://soylesipoetrymagazine.com/download-issues/. I suoi versi sono stati tradotti in lingua turca. Ha pubblicato due raccolte poetiche: “Where the three Rivers Meet” e ” Guth An Anam (Voice of the soul)”

La Poesia e la Fotografia di Aine attingono a piene mani dalla cultura celtica e dal paesaggio irlandese che circonda l’artista. Scrittori come Seamus Heaney, Rumi, Basho, John Montague sono sue fonti d’ispirazione.

Solstice

Atlantic coast, Donegal

Aine con Seamus Heaney al The John Hewitt Festival in Armagh nel 2008

Beagmore stone circle alignment, County Tyrone

La Poesia di Aine rimanda spesso alla cultura e alle tradizioni irlandesi che le appartengono in modo viscerale. I conflitti dell’Irlanda del Nord, i ricordi di quando la paura di rappresaglie sopraggiungeva, percorrendo a testa bassa le strade. Religione, Miti, Credenze, si mischiano nelle pieghe esistenziali della MacAhoda rivelando accessi a percorsi naturali alternativi che conducono alla scoperta di un Paese lacerato da ferite larghe e mai sanate, ma benedetto da una Bellezza lancinante e salvifica. I luoghi sono quelli sacri della cultura celtica, sono i monoliti troneggianti sotto cieli bassi, foreste colme di uccelli selvatici, natura in parte ancora incontaminata e testimone di antichissime leggende, riti, seduzioni mistiche. La Cristianità pregna irlandese sottecchi fa capolino nel quotidiano e nei ricordi, espellendo lucidamente piccole e grandi miserie dei popoli dei piccoli villaggi dell’Irlanda del Nord, combattuti fra sete di modernità e tradizione stantia a cui i giovani si volgono con difficoltà. Aine è capace di fotografare non solo con l’obiettivo della sua macchina ma anche con le parole nette e secche della sua Poesia senza fronzoli. Osserva bene, recita i suoi pensieri sotto lo scorrere delle nubi, dei prati, dei fili della biancheria stesa ad asciugare, in attesa che l’età della vera comprensione arrivi e finalmente il mosaico di quella terra complessa e bellissima si (ri)componga e testimoni senza far troppo male.

Remembering

When old ladies in
sheepskin jackets and
headscarves walk by,
I think of you.
The secrets of motherhood
drift into the air,
in wisps of violets and
wild roses.
On the bells, too,
of the sacred heart chapel,
ringing out the angelus,
in the click of rosaries
in lofty chapels, in
the call of the corncrake
from distant hills,
and from the headlines
in newspapers
that drift along dusty streets
of sleepy inland villages.
Your headscarf knotted tight
under the chin brings a
narrowness to your face,
framing the Viking nose and
Vinegar Hill pride.
The wisdom of motherhood
dwells deep inside of me
like a well I can dip into,
when sorely needed.

Ricordando

Quando le vecchie signore passano
vestite con giacche di pelle di pecora,
io penso a te.
I segreti della maternità
s’accumulano nell’aria,
in ciuffi di viole
e rose selvatiche.
Anche sulle campane
della cappella del sacro cuore,
risuonanti l’angelus,
nello schiocco dei rosari
dentro le cappelle alte, nel richiamo
della quaglia
dalle colline distanti,
e dai titoli di giornali
abbandonati
lungo le strade polverose
di villaggi addormentati dell’interno.
Il tuo foulard legato stretto
sotto il mento
rende piccolo il tuo viso,
incorniciando il naso Vichingo
e l’orgoglio di Vinegar Hill.
La saggezza della maternità
dimora profondamente in me
come un pozzo in cui posso immergermi,
nel bisogno disperato.

The Sin Eater

Together we sat on the confessional bench,
listening to the click of heels on mosaic tiles
awaiting the queue to die.
A lady who lived in God’s house
watched us girls with her salmon eye
and every move we made.
Whispered penances showered the chapel.
Orderly shuffling from oldies denoted
our turn now; our sins would be eaten.
The gridded partition creaked like old knuckles.
I almost forgot: ‘Bless me father’, as my
knees located a softer spot on the floor.
Beads sang in a distracting manner.
Father Brown’s pressing vowels asked after my sins.
My soul now white, I returned to the bench.

Il mangiatore di peccato

Sedevamo insieme sulla panca del confessionale,
ascoltando il battere dei tacchi sulle piastrelle a mosaico
in attesa dell’estinguersi della fila.

Una donna che abitava la casa di Dio
osservava noi ragazze con il suo occhio rosa salmone
e ogni movimento che facevamo

Penitenze sussurrate inondavano la cappella.
Il trascino regolare dei piedi degli anziani
indicava ora il nostro turno; i nostri peccati
sarebbero stati mangiati.

La grata divisoria scricchiolava come vecchie nocche.
Io quasi dimenticai: “Benedicimi Padre”, perchè
le mie ginocchia trovarono un punto più comodo
sul pavimento

I rosari recitavano in maniera distraente.
Le vocali incalzanti di Padre Brown mi domandavano dei miei peccati.
Con la mia anima ora bianca, ritornai alla panchina.

Aine MacAodha – Poesie tratte da “Where the three Rivers Meet”, Lulu Press 2007
Traduzione italiana di Federica Galetto

Seekers of truth

Truths like crystals lie buried under earth
under ancient oaks and long forgotten pathways
leading to the ocean.
In the songs of yesterday adrift on the spring mist
as I gaze out over the hills.
In layers of prayers petitioned to sky that soar
to the universal spirit.

In cosmic shifts, of the soul’s migration; from before birth
to beyond the end of life.
We seek it in books; in passing thoughts that nudge us
towards a face in the crowd.
In the faces of the old.
With others on the journey, embraced, entwined
truth emerges out of the dark returning as the light within.

Starlings –
under the roof space
claws on wood
spring cleaning.

rose petals floating –
small puddles reflect summer
in sun drenched pools.
flowerless Hawthorn
bending against the winds path
farewell to Litha.

Cercatori di verità

Verità come cristalli giacciono sepolte sotto terra
sotto antiche querce e lunghi sentieri dimenticati
che portano all’oceano.
Nelle canzoni di ieri alla deriva nella foschia di primavera
mentre guardo fuori, sulle colline.
In strati di preghiere supplicanti al cielo che s’innalza
allo spirito universale.
Negli spostamenti cosmici, della migranza dell’anima; da prima della nascita
all’oltre del termine della vita.
La cerchiamo nei libri; nei pensieri che passano,
ci spingono verso un volto nella folla.
Nei volti dei vecchi.
Con altri lungo il viaggio,abbracciati, intrecciati,
la verità emerge fuori dal buio ritornando come luce interna.

Storni-
Sotto il tetto
Artigli su legno
chiarore di primavera

Petali di rosa fluttuanti-
Piccole pozzanghere riflettono l’estate
in pozze fradice di sole.

Il biancospino senza fiori
curvando contro la traiettoria dei venti
nel suo addio a Litha*.

Closing of Day

Reminders of winter brush their wings against me.
The sky lavender as day passes on this world of mine
The last of the light dissolving into careless shadows that play foolish games on the eye.
Moon is missing and stars fret her return to fullness.
Closing times ring out in the faint frost
carrying voice tones up into the air.

Pockets of youths gather at the garage shop
each singing their own song;
each dressed for battle.

Mr Clark totters past the gate breathing heavy;
the hound in tow-showing him the way;
the usual way; no free run of things.

He catches my presence and waves;
hand above head, filled with thought he continues.

A car hurling like thunder on the road below
does its best to do the ton,
screaming almost like a banshee.

I watch as a spider parachutes her web,
it’s her time to work
and the moths time to be on the lookout.
I close the door to the wintry night.

Sul finire del giorno

Memorie d’inverno strofinano le loro ali su me
Il cielo lavanda passa intanto su questo mio mondo
L’ultima luce si dissolve in ombre incuranti che giocano con l’occhio, stupidamente.
Assente la luna, le stelle incalzano il suo ritorno alla pienezza.
Tempi conclusi risuonano nel debole gelo
trasportando alte le loro voci nell’aria.

Gruppetti di giovani si raccolgono al negozio della stazione di servizio
ognuno cantando la propria canzone;
ognuno vestito da battaglia.

Il signor Clark barcolla oltre il cancello, ansando;
il segugio al seguito gli mostra la via;
la via solita; nessun ordine libero delle cose

S’accorge della mia presenza e saluta;
la mano sulla testa, colma del pensiero che continua.

Un’auto si scaglia come un tuono sulla strada sottostante
Fa del suo meglio per andare al massimo,
stridendo quasi come un ossesso.

Osservo come un ragno tende la sua ragnatela,
è il suo momento per lavorare
ed è tempo per le falene di stare in guardia.
Chiudo la porta alla notte invernale.

Aine MacAodha – Poesie tratte da “an Guth an anam”, Lulu Press 2011
Traduzione italiana di Mezzanotte

*Litha: Litha è una festa pagana. È uno degli otto sabbat wicca che si celebra al solstizio d’estate (21 giugno nell’emisfero nord).