Le Ceneri Postatomiche di Aster Endy


 

Valen Burzum

 

Benvenuta su WSF Flavia
Flavia Morra e Aster Endy, chi è l’una e chi è l’altra?
Ho creato Aster Endy per sentirmi più libera, non mi piace associare il mio nome a certi miei lavori. Se l’arte è anche espressione di parti di sé ascoste o inaccessibili agli sguardi altrui, allora mostrarle mi crea imbarazzo. Aster Endy è la screanzata, Flavia Morra è la scontrosa
Come e quando l’arte è entrata nella tua vita?
Da bambina sfogliavo i libri illustrati per ore, ho sempre osservato le forme, i volumi, le luci, credo che tutto sia nato da là. Non ricordo un solo periodo della mia vita in cui non abbia disegnato, mi calma, mi rilassa. Io non so se faccio arte, ma so per certo che mi diverto tantissimo a fare segni sulla carta, sostanzialmente questo mi basta

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L’essere un’autodidatta è stato per te un limite o una conquista?
Entrambe le cose, il tempo raddoppiato per riuscire a padroneggiare una tecnica o a capire l’anatomia è pieno di frustrazione e di rabbia, credo che ci siano poche cose che mi fanno infuriare più del non riuscire a rappresentare quello che ho in mente, però lavorare da sola, crescere da sola, ti rende libera dai punti di vista degli altri, puoi sviluppare uno stile più personale e puoi seguire le tue necessità e non le scadenze degli esami.

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Il disegno digitale cosa ha dato e cosa ha tolto al processo creativo?
Il digitale consente di risparmiare su colori e materiale, questo è un enorme vantaggio, indiscutibilmente, ti consente di evitare ogni errore, ma già questo non è del tutto positivo, toglie tensione, accortezza e cautela al processo, inoltre se hai tendenze ossessivo-compulsive come me, ti irretisce nell’idea vana di perfezione, puoi non uscirne più. Però è un ottimo strumento per esercitarti, sperimentare soluzioni strambe e incanalare la creatività all’interno di un’insieme di regole processuali rigide che ti disciplinano, siccome io sono indisciplinata posso dire che mi fa comodo

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Musica metal e classicismo pittorico stanno alla base della tua produzione artistica. Da cos’altro trai ispirazione per le tue illustrazioni e dipinti?
Dai cataloghi ikea, dalle fotografie delle modelle bellissime e dalle riviste di arredamento. Ma è la musica che più di tutto il resto mi spinge a prendere una matita in mano, per ogni brano che ascolto, e ne ascolto di continuo, sono decine le immagini che mi si affollano in mente, non è sempre piacevole, specialmente se sono in strada e non posso fermarle su carta. non c’è lavoro che non abbia una traccia musicale all’interno, scelgo la musica rispetto all’atmosfera che voglio ricreare, non potrei mai ascoltare musica leggera se sto disegnando qualcosa di tetro. Vabbè, non potrei mai ascoltare musica leggera in generale, ma questo è un altro discorso

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Come nasce tecnicamente un tuo lavoro?
Ascolto un brano, leggo una poesia, lascio che l’immagine salga da un qualche dirupo interno, guardo il foglio, lo guardo a lungo, molto a lungo, mi spazientisco, prendo la matita e comincio a scarabocchiare, sbaglio, cambio foglio, ricomincio a guardare e poi magicamente le linee vanno a formare qualcosa, qualcosa che non ha nulla a che fare con l’immagine salita dal dirupo interno. Tutto quello che ho fatto finora, anche i lavori meglio riusciti, non erano ciò che volevo disegnare, sono altro, da dove vengano io non lo so
La tua ultima illustrazione è diventata la copertina di “ceneri post atomiche”, come nasce e a cosa ti sei ispirata per la sua creazione?
Mi sono ispirata alla parola cenere che nell’ultimo anno mi sta perseguitando , alle rovine, ai forni crematori, alle esplosioni vulcaniche. volevo rendere l’idea di distruzione e di leggerezza dei fiocchi di cenere portati dal vento. Non ho pensato alla parola “postatomica” troppo lontana dalle circonvoluzioni grafiche che amo per poterla tenere in considerazione. E poi ho pensato a Prypiat e alle foreste che stanno riprendendosi il territorio.

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C’è una poesia in particolare che ti ha colpita?
Redenzione è quella che preferisco, ma ovviamente non ti dico perché, se vuoi saperlo domandalo a quella sfacciata di Aster

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Quanto è importante essere social per un artista oggi?
Per molti lo è, forse dovrebbe esserlo anche per me, ma sono una pessima promotrice di me stessa e poi sono pigra, stare sui social presuppone costanza e organizzazione, a me mancano entrambe

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L’arte è un’altra forma di masturbazione?

Oh sì, titilli la tua mente, ti dici che quello che senti è così importante da dover essere reso immortale dal foglio, ti autocompiaci e ti autocommiseri allo stesso tempo, diventi l’assolutore di te stesso e l’autoassoluzione è un orgasmo multiplo con sottofondo di sensi di colpa

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Cosa puoi anticiparci sui tuoi progetti futuri?
Sto lavorando ad una graphic novel (pare che si debba chiamare così perché fumetto fa meno figo) basata su fatti di cronaca legati alla scena black metal norvegese degli inizi degli anni ’90, mentre procedo cerco di resistere alla tentazione di illustrare tutte le poesie di antologia di spoon river, tutti i brani di burzum e tutti quelli dei Kent. Cerco anche di resistere alla tentazione di oltraggiare il mio paese natale con una serie di fotografie ritoccate piene di cose brutte.

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All images are copyright protected and are property to  Flavia Morra.

Grazie Flavia

Official site: https://www.behance.net/asterendy

Official site Ceneri postatomiche: http://www.amazon.it/Ceneri-postatomiche-VersiGuasti-Vol-5-ebook/dp/B01DFZGCVM

 

Christian Humouda

 

 

 

Bologna est – Intervista a Daniele Malavolta


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“Ciao Daniele, benvenuto su words social forum. Bologna est è il tuo ultimo romanzo, ma alle tue spalle hai altre due pubblicazioni, ci vuoi spiegare come e perché hai cominciato a scrivere?”

Ho iniziato a disegnare storielle a fumetti sui quaderni alla scuola media e mi è capitato di scrivere avventure per giochi di ruolo. Ho pensato che scrivere poteva diventare un mestiere e così ho cominciato a studiare come funziona la scrittura per il teatro e il cinema. Dalle superiori al periodo universitario ho fatto laboratori di recitazione e seminari di sceneggiatura e soprattutto ho letto molti romanzi, racconti e fumetti per imparare a smontarne i meccanismi narrativi e creare uno stile personale in cui confluissero tutte le mie diverse esperienze.

“da dove nasce l’idea di prender una città come Bologna, distaccarla dall’Italia e farla diventare una città-stato sotto un regime comunista?”

Ho fatto l’università a Bologna negli anni novanta, una città dove il fermento culturale, artistico e politico dei decenni precedenti era ancora molto vivo. Avevo scritto varie storie per film durante un seminario di sceneggiatura, alcune ambientate a Bologna ma ero convinto che servisse un’ambientazione più particolare e oppressiva affinché i personaggi fossero costantemente sotto pressione, l’ambiente del cazzeggio universitario bolognese non mi sembrava avere un’attrattiva abbastanza forte. Quindi ho pensato di creare un’allegoria dei regimi totalitari dove far vivere i miei personaggi. Ho condotto una serie di ricerche per dare un fondo di attendibilità storica e ho creato questa ucronia.

“Nessuno dei personaggi del libro è un soggetto centrato o in equilibrio  e questo è vero non solo per i protagonisti di Bologna est, ma anche per quelli dei tuoi lavori precedenti. Mi sembra che tu abbia sempre preferito parlare di soggetti al di fuori dei canovacci sociali, cosa ti spinge a descrivere l’alienità?”

Non amo le storie comuni e ombelicali. Mi interessa tutto ciò che può essere fuori dal comune e quindi parlo di quello che conosco prendendo spunto anche da espreienze personali e persone reali. Forse perché Sono un alieno alienato e attiro altri alieni alienati.

“Quali sono i tuo riferimenti letterari, da cosa e da chi vieni ispirato?”

Tra gli italiani ci sono alcuni scrittori noir che sicuramente mi hanno influenzato, e anche scrittori che noir non sono come ad esempio Calvino e Vittorini e poi ci sono Terry Pratchett, Douglas Adams, Jeff Noon e Neil Gaiman che sono classificabili tra il fantasy, la fantascienza e non si sa bene cosa. Sicuramente subisco anche delle influenze cinematografiche e fumettistiche oltre che letterarie. Bologna Est nella mia prima idea avrebbe dovuto essere un film.

“Tu sei anche uno sceneggiatore cinematografico,  il tuo stile narrativo è asciutto e spesso molto pungente, quanto pensi che sia stato influenzato dallo scrivere per il cinema?”

Il mio primo romanzo, Il popolo degli dioti, aveva un linguaggio molto più arzigogolato, elaborato dallo stile delle favole per bambini. L’esigenza era quella di esprimere gli stati emotivi della protagonista e non soltanto le azioni. Negli altri due romanzi ho preferito uno stile più veloce e più vicino alla narrazione per immagini, meno descrittivo. Penso che la gente si stia abituando sempre di più alla fruizione di prodotti veloci e seriali. Alla profondità si predilige la velocità. Ho adattato lo stile a ciò che andavo a  raccontare.

“Sei nato a Modena e hai studiato al DAMS di Bologna, conosci molto bene la realtà di cui parli. Come ti hanno formato queste due città, cosa ti hanno lasciato in eredità?”

Ogni angolo di mondo ha le sue peculiarità e io conosco tutte quelle del mondo da cui provengo. Il mio rapporto di amoreodio per la provincia e i suoi abitanti sono un serbatoio infinito di materiale da cui pescare storie e situazioni.

“Attualmente vivi a Roma, credi che l’ironia tipica della romanità abbia accentuato certe tue caratteristiche? In che modo?”

Roma è la città della decadenza, il miglior luogo per aspettare che il mondo finisca. Sto studiando diversi aspetti della capitale da utilizzare come materiale narrativo per altre storie.

“Quali sono i tuoi progetti attuali? Su cosa stai lavorando?”

Sto cercando di realizzare un lungometraggio con il budget di un corto, NOTTE DI QUIETE, un thriller che parla di uno scherzo che finisce male. Sto al contempo portando avanti altri progetti per film e documentari e anche cercando di mettere insieme materiale per un altro romanzo ma il tempo non basta mai e la letteratura, se letteratura può essere definita quella che faccio io, finisce sempre all’ultimo posto nell’ordine delle priorità. Non è facile sopravvivere facendo un lavoro creativo, ma di questi tempi non è facile sopravvivere tout court…

Official site: http://www.eclissieditrice.com/scheda-libro/daniele-malavolta/bologna-est-9788895200729-146965.html

Official page: https://www.facebook.com/bolognaest/

 

Recensione Bologna Est a cura di Flavia Morra

Bologna est è uno di quei libri che dovrebbero avere almeno altre 100 pagine, godibile e feroce, divertente in modo amarissimo, è permeato da un’atmosfera di disfatta che solo la buona dose di ironia dell’autore rende sopportabile. Le vicende paradossali narrate si avvolgono su se stesse come i vicoli della città romagnola in cui si svolgono, tetri, puzzolenti e ciechi, delimitati da un muro tanto temibile quanto facilmente violabile. I protagonisti, ragazzi sgangherati prede di sogni troppo grandi per le loro capacità e di tenerissime dipendenze, tentano di sopravvivere al socialismo reale che ha strappato Bologna all’Italia rendendola indipendente dal resto del Paese. La filosofia di regime regola ogni aspetto della loro esistenza, semplificandola, deresponsabilizzandola ed essi vagano in cerchio, metafore di una precarietà non tanto lavorativa quanto esistenziale, affannati eppure immobili, persi nelle maglie di una comunità iper includente e controllante che strozza ogni guizzo di individualità. Nessuno lotta, ognuno sopravvive, tutti provano a capire dove si può andare per poter dare un senso a quello che si è. Il protagonista, Roberto Martinelli, è l’unico davvero curioso di sapere cosa c’è al di là del muro, l’unico ad essere disposto, in modi anche piuttosto maldestri, a correre qualche rischio per trovare un’alternativa a quello che conosce già. La scrittura veloce e pulita garantisce scorrevolezza, trasporta il lettore attraverso le pagine con molta leggerezza, ma senza alcuna banalità. I dialoghi serrati e pungenti strappano spesso un sorriso, così come le sigle dei tanti comitati che imperversano nella storia, rappresentanti di una burocrazia bestia che strizza l’occhio a Kafka in modo sarcastico e disilluso. Regalerei il libro al mio migliore amico, lo rileggerei nel caso avessi bisogno di una sferzata di sarcasmo o, per meglio dire, lo rileggerei in ogni caso.

Flavia Morra