L’equazione mistica di Vincenzo Gualano


 

Da venerdì 1 a venerdì 15 febbraio 2019, presso Divulgarti a Palazzo Ducale di Genova (piazza Matteotti, 9)

Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita.”

Co le parole di Shakespeare possiamo aprire la personale di Vincenzo Gualano, giovane artista che nella splendida cornice del cortile maggiore di Palazzo Ducale espone la sua prima personale curata da Loredana Trestin per Divulgarti.

Una tecnica innovativa la sua, che nonostante cerchi di mescolare un astrattismo concettuale a un surrealismo onirico non dimentica i canoni di una pittura classica seppur nella sua ipermodernità più oggettiva.

Nelle opere di Gualano si evidenzia l’evoluzione matematico stilistica di un giovane artista nella ricerca continua di un sé indefinito. Qui l’arte si trasla, si mescola e sottostà a delle barriere concettuali volutamente rigide che nel loro divenire non si sottraggono alla fluidità di nuove forme creative di “figure umanoidi” nell’atto umanissimo di due entità che si toccano, si baciano e vivono tra le pieghe di una stoffa colorata. Linee curve, simboli matematici ed equazioni contemplative s’imprimono radicalmente sulle tele scivolando e perdendosi in una nuova concezione di figurativo. dove la recherche du temp perdu si unisce a quella della gravità.

Una riscoperta del vecchio per trovarci del nuovo”, uno spaccato del passato personale e artistico dell’autore che s’imprime sulla tela prima e sulla stoffa poi, in un abbraccio commovente.

Christian Humouda

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Terra e mare di Liguria – I “paesi” di Maurizio Duranti


Galata Museo del Mare

Saletta dell’arte Calata De Mari, 1 Genova

Dal 17/1 al 16/2 2019

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La bellissima cornice della Saletta dell’arte di Galata Museo del Mare ospita la personale di Maurizio Duranti dal titolo: “Terra e Mare di Liguria”. Mostra proposta e curata da Loredana Trestin.

Le opere di Maurizio Duranti sono un viaggio nei luoghi della costruzione. Una percezione che diventa esperienza visiva. La rappresentazione iconica dell’agglomerato come ritratto costruito dalla prospettiva più esterna della sua dimensione complessiva. E’ proprio l’ambiente ad essere assente nella costruzione dell’artista. L’architettura creata dall’uomo viene estrapolata dal contesto e ridisegnata in modo cartesiano attraverso un processo di astrazione riproponendo l’oggetto/soggetto in uno spazio bianco. Il colore diventa un punto forza essenziale nella rappresentazione artistica del mondo che ci circonda.

Valenza insostituibile nella narrazione dei frammenti o unità di un paese. Il rosso timbrico asseconda e segue l’idea gestaltiana di percezione ed esperienza in cui la volontà e la rappresentazione dell’oggetto diventano valenze superiori all’oggetto stesso.

Una rielaborazione paesaggistica quella dell’artista che rompe con la consuetudine propria della figurazione paesaggistica naturale, Duranti riconduce in primo piano l’immagine nella sua forma più primitiva trasferendo idealmente il concetto sulla rappresentazione, che si unisce e si trasforma in emozione negli occhi di chi guarda.

Curatrice mostra: Loredana Trestin

Divulgarti Eventi Ducale: Divulgarti Eventi Ducale

Sito: www.promotrimuseimare.org

Mail: Info@promotorimuseimare.org

Christian Humouda

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Ricordati di me


Mostra d’Arte Contemporanea

CAD-Centro Art Design Palazzo Salluzzo

Via Chiabrera 7/2

Dal 17 al 31 gennaio 2019

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Tredici artisti, tredici voci differenti tra loro per tecnica e contenuti si mostrano nelle sale genovesi del Cad, Creativity Art design di Palazzo Saluzzo.

La mostra curata da Loredana Trestin è un viaggio che si dipana tra arti figurative e astratte  lasciando dietro di sé una traccia visiva e nemonica di difficile cancellazione.

Sono le opere questa volta a parlare, in un percorso che unisce l’astrattismo all’action painting.  Un percorso mai banale di educazione emozionale.

Sono le atmosfere a regnare sovrane, la rappresentazione del momento impresso su tela che diventa movimento e raffigurazione di un’esperienza che viene vissuta e rielaborata dagli occhi di chi guarda.

Le scelte cromatiche sono create per evidenziare e dettagliare le ambientazioni lasciando lo spettatore frastornato a fine visione.

Il concetto stesso di tempo e attimo che  trascendendo nella sfera della fantasia dona una nuova forma espressiva e di comunicazione. Un messaggio che attraverso forma e colore veicola  all’emozione dell’attimo.

Tredici artisti, tredici nuovi talenti di cui è doveroso ricordare il nome, Lorenzo Bottari, Natascia Finocchiaro, Maurino Giovanni Gargano, Vincenzo Gualano, Thomas Lanzi, Sara Leccese, Pasquale Mansi, Marco Marciani, Raffaele Mattera,Lara Motterlini, Silvia Paci, Andrea Vandoni, Francesco Zampieri. Tredici voci diverse tra loro che si uniscono in un coro di rara bellezza.

Christian Humouda

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Le Città Bruciate di Gianfranco Oretti della Volta


Divulgarti Eventi Ducale

Cortile Maggiore Palazzo Ducale, Genova

Dal 12 al  31 gennaio 2019

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La fiamma che arde, brucia, crea, distrugge le fondamenta di un mondo conosciuto che si piega sotto il peso della sua stessa creazione. Queste sono le Città bruciate, di Gianfranco Oretti della Volta che attraverso un percorso mai banale, ricrea il suo personale mondo architettonico composto da cornici e stoffa, tubi di plastica e vernice.

Un’architettura la sua, fondata sul riciclo di materiali che rivivono sotto una nuova veste e si dilatano in una commistione surreale di colori e ombre, Contrasti che si susseguono in una strana danza armonica. Nella sua personale non c’è solo lo spazio come dimensione, nel senso scultoreo del termine, ma un insieme di luci. Che omaggiano Van Gogh e Mondrian in una serie di dipinti a smalto lucenti sotto i riflettori al neon della stanza. Quella di Oretti è una creazione viscerale, diretta, che mutua a piene mani l’attualità dell’oggi. Una significazione che si trasforma in risultato nella ricerca storta del tessuto sociale. L’idea per questa serie di opere nasce, per stessa ammissione dell’artista, dal movimento rivoluzionario capeggiato dai movimenti studenteschi della Banlieue. La rabbia degli ultimi esplode in una follia distruttrice del mondo circostante lasciando la classe dominante tacitamente inerte a guardare.

Il materiale di riciclo diventa dunque fondamentale per comprendere che ciascuno di noi ha la possibilità di ricreare se stesso. Perché tutto parte dal necessario, passa dal possibile per incanalarsi forse in un’alterità impossibile.

Curatrice mostra: Loredana Trestin

Divulgarti Eventi Ducale: Divulgarti Eventi Ducale

Christian Humouda

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Alice sottoterra Museo Luzzati 26 novembre 2015 – 15 maggio 2016


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Sottoterra perché lontano dalla vista e dai nostri sensi.

Sottoterra perché lontano dalla luce.

Sottoterra perché è lì che si annida il perturbante.

Sottoterra perché è lì che si mettono a dormire i morti e si trovano le ossa.”

Lewis Carol

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Frida & Diego – Palazzo Ducale 2014 Genova


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Ti chiamerai AUXO-CROMO – colui che attira il colore. Io, CROMOFORO – colei che dà il colore.

Tu sei tutte le combinazioni dei numeri. la vita. Il mio desiderio è capire la linea la forma l’ombra il movimento. Tu riempi e io ricevo.”

F. Kahlo

Genova accoglie per la prima volta le opere di Diego Rivera e Frida Kahlo nella splendida cornice di Palazzo Ducale.

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Don’t Clean Up This Blood – 21 luglio 2001 – 21 luglio 2012 – Annamaria Giannini


«Da oggi assumo la direzione dell’ufficio politico. Voi saprete tutti che io fino a ieri mi sono occupato di assassinii, e con un certo successo.
Non è senza significato che abbiano destinato proprio me, in questo momento, alla direzione dell’Ufficio Politico.

Ciò è stato deciso poiché tra i reati comuni e i reati politici sempre più si assottigliano le distinzioni, che tendono addirittura a scomparire. Questo scrivetevelo bene nella memoria: sotto ogni criminale può nascondersi un sovversivo; sotto ogni sovversivo può nascondersi un criminale.

Nella città che ci è stata affidata in custodia, sovversivi e criminali hanno già steso i loro fili invisibili che spetta a noi di recidere.

Che differenza passa tra una banda di rapinatori che assaltano un istituto bancario e la sovversione organizzata, istituzionalizzata, legalizzata? Nessuna. Le due azioni tendono allo stesso obiettivo, sia pure con mezzi diversi, e cioè al rovesciamento dell’attuale ordine sociale.

L’uso della libertà minaccia da tutte le parti i poteri tradizionali, le autorità costituite. L’uso della libertà che tende a fare di qualsiasi cittadino un giudice, che ci impedisce di espletare liberamente le nostre sacrosante funzioni.

Noi siamo a guardia della legge, che vogliamo immutabile, scolpita nel tempo…

Il popolo è minorenne. La città è malata. Ad altri spetta il compito di curare e di educare. A noi il dovere di reprimere.

La repressione è il nostro vaccino!

Repressione è civiltà!»

Gian Maria Volonté – “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”

Io a Genova c’ero. Ero in ogni cassonetto bruciato, in ogni bancomat divelto, in ogni vetrina spaccata, ero sui trampoli a cantare con i Pink, e tra le pagine delle bibbie di chi manifestava pregando. Se guardi bene mi potrai trovare tra i colori delle bandiere della pace, così assurde a toccare un cielo occupato da elicotteri che sputavano gas lacrimogeni, ossimori usati come bandane su visi scavati, a far risaltare occhi derubati di ogni illusione.
Io a Genova c’ero, a saccheggiare supermercati di acqua e limoni, in vie senza scampo dove ragazzi giovanissimi affrontavano le cariche della polizia, per permettere ai più di scappare.
Io ero alla Diaz quella notte e nei miei incubi la colonna sonora è un rumore di scarponi militari che spezzano ossa fragili di donna. Carlo è morto,trapassato da una pallottola che porta il nome di troppe pistole, ma è solo fortuna che altri e tanti non siano stati uccisi in quella guerra, così simile a una disinfestazione da non meritarsi nemmeno il nome di guerra.
Avrei voluto che questo articolo avesse i toni freddi e distaccati della cronaca, ma mi rendo conto di non riuscirci e di strapparmi da dosso ogni parola, come fosse carne, la mia e quella di Carlo, e di tutti i compagni violati.
Io a Bolzaneto non c’ero, ma ero in fila con le ragazze nude, inginocchiate e costrette a gridare “Viva il duce”, ad altezza pube dei poliziotti, che mi hanno narrato eccitati da tanta supremazia, dal potere loro concesso dalla linea di guida, che solo il giorno dopo ha esaltato l’operato dei suoi scagnozzi, augurandosi che operazioni simili venissero condotte in tutti i centri sociali italiani.
Don’t wash this blood, questo era scritto su un cartello appeso ad una porta della Diaz, invece non solo è stato lavato questo sangue, ma messo in candeggina e trasformato in vendetta, nella sentenza della cassazione che undici anni dopo ci punta il dito e ci avvisa: zitti, comandiamo noi e voi dovete subire in silenzio.

A Genova si manifestava contro il potere oligarchico, contro la globaliazzazione della povertà, contro lo strozzinaggio dei paesi più deboli attraverso il debito pubblico. Oggi tutte queste sono realtà che dominano il mondo, hanno cancellato i nostri sogni, hanno tratteggiato di nero il futuro dei nostri figli, non abbiamo più nulla da perdere, e da qui bisogna cominciare.
Dopo undici anni sono stati decise le pene di chi è stato sorteggiato, a caso, per pagare per tutti, come se non fossimo stati centinaia di migliaia a gridare, come se poche anime avessero potuto saccheggiare e devastare una città intera, come se tutto questo tempo non fosse passato e sia lecito distruggere vite che intanto sono cambiate, cresciute e così è cambiato il mondo, diventando esattamente quello che noi avevamo temuto. Eppure ancora una volta vorrei schiacciare delete, per cancellare ciò che sto scrivendo, perchè mi rendo conto di ripetere cose dette e ridette da molti, senza, come molti, portare soluzioni. In questi anni così tante volte ho ripetuto le stesse parole, sperando di aiutare chi era accusato per tutti/e noi, ma non è servito a nulla. I resposabili hanno fatto carriera, gli agenti sono stati leivemente puniti, e a mio parere solo perchè alla Diaz c’erano anche ragazzi stranieri, e questo ha evitato consegna di medaglie al valore, un contentino alle ambasciate degli altri paesi insomma. Quello che ci rimane è la foto di Carlo riverso sull’asfalto, coperto dal sangue di tutti/e noi e cento anni di prigione, molti assegnati per concorso morale. Condannateci tutti/e allora, perchè a Genova eravamo in tanti, applicate a tutti/e noi il codice fascista. Tanto lo fate già tutti i giorni. Adesso è arrivato il momento del silenzio, siamo in guerra e noi siamo la parte più debole. E’ ora di superare le nostre divisioni all’interno del movimento, inteso come lotta organizzata al potere, perchè le nostre divisioni sono la loro forza, perchè le nostre divisioni hanno creato anche troppi danni.
E’ ora di combattere e di farlo duramente, senza prendere ostaggi, perchè noi non siamo come loro. Adesso hanno consumato la loro vendetta, sui ragazzi in prigione, su quelli fuggiti dietro un enorme dito medio che porgiamo allo Stato, sul quale scriviamo: “in bocca al lupo”.
Non mento dicendo che c’erano ghigni soddisfatti sui visi dei poliziotti, presenti l’altra sera al presidio in via Trilussa. Vorrei rivolgermi a tutti gli scrivani, gli intellettuali della cosiddetta sinistra, dicendo loro che è ora di prendere una posizione chiara, non si può servire questo potere, che si serve del popolo nella maniera più ignobile. Si facciano da parte se non vogliono partecipare alla lotta o tacciano, perchè siamo stanchi delle mezze misure. Noi siamo il loro nemico e lo dimostrano ogni giorno, ci sono i poveri e ci sono i ricchi,gli oppressi e gli oppressori, non si può stare nel mezzo. Ogni tentennamento in questo momento è uccidere Carlo un’altra volta, è pestare a sangue ancora e ancora i manifestanti di Genova. Presto ci saranno i processi di Roma, e la sensazione è che questa cassazione abbia creato un precedente pericolosissimo.

Basta, non ho più nulla da scrivere, mai le mie parole mi sono sembrate più inutili.
Solidarietà ai compagni e alle comoagne in carcere, compresi i No_Tav, solidarietà agli spagnoli, che nel silenzio assoluto dei media, stanno combattendo la loro lotta, un pensiero a Carlo Giuliani, una vita tutta da inventare, scrive Guccini, una vita per la quale lo Stato deve pagare.

” …sbrighiamoci, siamo maree, e cambia la luna stanotte”

 

articolo di Annamaria Giannini