Martina Stilo pittrice


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Benvenuta su WSF Martina

“Come Martina Daemon Stilo definirebbe se stessa?”
Mi piace definirmi portavoce della mia anima, artista appunto, amo creare artisticamente perché trovo che sia il modo migliore per diffondere e comunicare agli altri i miei sentimenti e i miei pensieri, è anche una forma di rilassamento e sfogo la pittura per me. Penso che per me sarebbe impossibile ,ora che ho intrapreso questo cammino, tornare indietro; l’arte è diventata il significato della mia vita ma anche un compito, cioè far si che la passione rimanga nel cuore degli “uomini” poiché purtroppo siamo in un periodo dove sembra che tutto sia spento , senza emozioni , ma non solo , privo anche di alcuni concetti che prima invece eran ben conosciuti , è forse proprio questa situazione di psuedo-agio che rende gli uomini troppo avviliti e vuoti , poiché non abbiamo una vera e propria situazione negativa come nelle epoche precedenti poteva essere, basti vedere la rivoluzione francese, li l’uomo aveva bisogno di ribellarsi, di far sentire la sua voce e non aveva paura, l’arte era florida , un celebre dipinto di quell’epoca è “la libertà che guida il popolo” di Delacroix , in quel momento l’artista aveva bisogno di utilizzare l’arte come propaganda dei propri pensieri, diffondendoli. Invece nel secolo che corre adesso , le persone hanno paura, vogliono cambiamenti ma non fanno nulla per ottenerli, piuttosto urlano contro i diritti di altre persone per farglieli perdere piuttosto che protestare per mostrare allo stato che non puo metterci i piedi in testa. E’ per questo che l’arte deve rimanere viva, perché una penna o una matita posson far molto per far aprire gli occhi alla gente e farle reagire .

“Come e quando nasce il tuo percorso artistico?”
Nacque con una folle idea , quella di scrivere una Novel graphic (che tutt’ora sto scrivendo e prima o poi renderò visibile anche al pubblico) , che è un tipo di storia illustrato o fumetto come si voglia dire , basato su una rielaborazione di alcune vicende personali miste e messe in chiave fantasy , con anche l’intento di dare uno specifico messaggio. Da li iniziai ad appassionarmi all’arte, cominciai inizialmente a disegnare ogni tanto, copiando immagini per migliorare la tecnica e successivamente iniziare a creare le mie illustrazioni , e da li mi innamorai dell’arte, capii che era la strada che avrei dovuto percorrere e crebbe da li anche la mia passione per la storia dell’arte .
“Le tue opere hanno una base figurativa profondamente classica rielaborata e rivisitata attraverso il tuo uso molto personale del colore. Come nasce tecnicamente un tuo lavoro?”
I miei lavori diciamo che hanno differenti “nascite” : ci sono quei lavori che nascono da un concetto che voglio comunicare , (la fase ragionativa) , facendo un esempio banale l’amore oppure la libertà , e da li parte il ragionamento sulla composizione e sui colori, (la fase tecnica). Oppure un altro modo in cui creo è il sentimento, faccio una bozza di un disegno che mi viene istintualmente in un momento in cui provo una sensazione specifica , dopo averlo terminato lo rielaboro in “definitivo” su un supporto finale , che puo esser una tela oppure un foglio . Diciamo che aderisco sia al romanticismo e al simbolismo come correnti ma traggo anche appunto come dici tu ispirazioni dal classico. Il colore nei miei disegni è molto importante, perché deve sottolineare la situazione che devo ritrarre, ogni tonalità scaturisce una sensazione differente.

ZEFIROSKY

“La mitologia, il fantastico e la terra appaiono essere elementi costitutivi fondamentali nel tuo modo di creare che messaggi vuoi veicolare?”
Come suggerivo prima , sono simbolista, i miei quadri spesso sono enigmatici e non bisogna fermarsi al loro aspetto tecnico e superficiale, ma andare a scovare affondo i vari simboli che ho inserito, utilizzo elementi fantastici e mitici dandogli una particolare valenza, ogni volta è differente , c’è una particolare iconografia che utilizzo spesso, la rosa, per me non è un semplice fiore ma nasconde dentro se mille sfumature , accostandola in diverse situazioni si ottengono molteplici significati, come la passione se essa è rossa, oppure la purezza se essa è bianca.
Oppure mi ricollego a dei miti antichi , spesso attingendo alla cultura greca e romana per dare un allegoria a quella figura ; Marte , ad esempio, non è solo un dio, può diventare un concetto, un emblema di guerra che potrebbe esser riferito ad una situazione attuale e molto altro ancora.

LEGAME ETERNO

Legame eterno

“Che cos’è per te la pittura?”
Non la vedo solo come un mero movimento della mano che intinge il pennello in una chiazza colorata, ma è poesia senza parole, la pittura denuda l’uomo ma non delle sue vesti ma del suo involucro, ossia il corpo. Con la pittura si posson compier viaggi senza muoversi di un passo, riscoprendo il proprio inconscio, la pittura è anche riflessione.

“Quali autori hanno maggiormente influenzato la tua produzione artistica?”

Sono stati soprattutto autori romantici e classici, ammiro molto Füssli , con le sue pitture spaventose e simboliche, ma anche Goya, William Blake e il suo amore per i poemi , da cui trasse anche molte illustrazioni; Bouguereau e i suoi romantici dipinti con le sfumature soffici; da Raffaello ho tratto il suo amore verso la composizione studiata dei dipinti; Salvador Dalì per il surrealismo. Un quadro che invece mi ha colpito molto, è stato il “viandante sul mare di nebbia” di Friedrich , potrei guardarlo miriadi di volte ma mai mi stancherei , ogni volta che lo ammiro i brividi mi percorrono… e questo quello che dovrebbero far gli artisti, riuscire a donare la pelle d’oca a chi guarda le loro opere, come se fossimo stati colpiti da una freccia .

SHOAH

Shoah

ANIMAE

Animae

“A quale dipinto ti senti più legata e perché?”
Ci son due opere in particolare a cui mi sento più legata, uno è “Animae “ , un disegno a gessetti su cartoncino 50×70 che feci 2 anni fa circa , quando lo feci volli legare le mie emozioni in quel disegno, come se avessi messo direttamente la mia anima dentro , da qui il nome del titolo, è molto introspettivo… l’unico quadro che mai darei via per nessun motivo, è appeso nel mio studiolo e mi “accompagna” ogni volta che disegno , non voglio spiegare questo quadro, vorrei che ognuno provi ad interpretarlo e vederne in esso cio che loro provano e credono significhi, illustrare il significato di questo mio particolare disegno rovinerebbe la visione dello spettatore, filtrandone cio che avrebbero potuto provare prima che io glielo avessi spiegato e rendendo sterile il loro pensiero a riguardo , quindi lascio spazio all’immaginazione .
La mia seconda creazione più vicina a me , è “fulminea emozione” ,che esposi anche alla mostra che feci a dicembre dell’anno scorso , il significato di questo disegno è più intuibile, se cosi si puo dire, vuole comunicare la forza e il potere che ha l’amore sulle emozioni, come una freccia che ci colpisce che ci causa una ferita da cui non sgorga sangue ma colori che ,sinesteticamente, son diversi sentimenti che all’unisono si creano quando una persona si innamora, una confusione di passioni e impulsi , che rendono sia estasiata una persona ma anche preoccupata spesso.

“Arte e denaro: il connubio è possibile?”
Il denaro è una delle cose che detesto di più al mondo, per quanto possa esser stato utile che l’uomo nella storia abbia creato tale metodo di scambio è anche divenuto la nostra arma di distruzione, l’uomo farebbe di tutto per arricchirsi , è nella sua natura voler prevalere ed essere egoista, come pensa anche Hobbs ,molte delle catastrofi umane son state causate appunto dalla disputa di due popoli che volevano il predominio su una terra che avrebbe potuto fruttare aumentando anche cosi la quantità di denaro detenuto, il denaro ci può mostrare i lati più oscuri dell’animo umano, la guerra rivela una visione di noi che nemmeno potevano immaginare in una situazione di quiete, l’uomo ritorna istintuale e bestiale come un animale. Ovviamente questo discorso potrebbe sembrare totalmente ipocrita, ma il punto focale è che io , come altri, posso semplicemente far una criticare al denaro ma è ovvio che non posso farne a meno vivendo in una società che si basa sullo scambio monetario, sarebbe da stolti pensare di riuscire a fare diversamente, se non provare a vivere come un selvaggio nelle foreste di qualche posto sperduto , ma la realtà attuale è questa e con mio dispiacere il denaro esisterà che io lo voglia o meno tuttavia il mio pensiero non cambia riguardo a questa situazione. L’arte è quindi vendibile se una persona vuole vivere da artista e sfamarsi cosi e deve a malincuore commercializzare la propria arte, ma se la vediamo da un’altra prospettiva il distaccamento da un proprio lavoro non è una cosa negativa, poiché puo divenire visibile ad altre persone, spostandosi da padrone a padrone, come se un proprio sentimento viaggiasse e comunicasse i suoi pensieri , quasi avesse vita propria, ad un maggior numero di spettatori. Io tento sempre di vedere i due lati della medaglia, perché se c’è ombra c’è sicuramente anche il suo opposto, ossia la luce, non esiste nessuna visione che sia una totalità di uno dei due casi .

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ECLISSI

Eclissi

“Puoi anticiparci qualcosa sui tuoi futuri lavori?”

Ultimamente il mio estro mi sta dando molto da fare, sto lavorando su multiple tele, non sto pubblicando nulla ultimamente poiché dipingo poco a poco su ognuna di esse, senza completarne una sola. I nuovi lavori riflettono soprattutto sui sentimenti e la dualità , spesso tendo a evolvere i miei pensieri artistici. Sono anche molto impegnata col fumetto, che sto tentando di continuare il più possibile , per far in modo di pubblicarne online almeno il prologo e il primo capitolo.

Grazie Martina

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Christian Humouda

Debbie, il coniglietto bipolare RiBes e Paolo. Intervista a Paolo Di Orazio II


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Benvenuto su Words Social Forum Paolo

Paolo è il commissario Vanacura, Paolo è il coniglietto Ribes, Paolo è l’album “Paranoid” dei Black Sabbath.”

Stefano “Il brujo” Fantelli. “Debbie [LA STRANA] e le avventure del coniglietto RiBes” pg. 7 (Cut Up edizioni)

Uno, nessuno, centomila insomma, ma chi è nella vita di tutti giorni Paolo Di Orazio?

Grazie a voi, intanto, per avermi invitato.

Fondamentalmente sono un free lance editoriale prestato alla musica, ma anche un batterista prestato all’editoria, quindi un duplice precario al di sotto di ogni sospetto. Lavoro in casa, esclusivamente al pc, spalando progetti e lavori su commissioni, senza sosta ormai dall’anno 2000. Mi sveglio al mattino, non prestissimo, quasi sempre dopo un immancabile brutto sogno a tema persecutorio vario. Mangio qualcosa, chiudo il mio divano letto, mi lavo e mi metto al computer. E questo tran tran è di una tale noia da avermi indotto uno stato di narcolessia pressoché cronico (sorrido). Nel mio campo, se non si è inseriti in un marchio editoriale e in un flusso di lavoro, o protetti da un mentore che ti aiuti nel procacciare sostentamento, si vive in una giungla – perlomeno io – di pacchi di progetti e smazzo in(de)finito. Poiché io sono fondamentalmente il lavoro a cui vengo chiamato.

Professionalmente nato in una redazione, so fare di tutto. Coi miei limiti, ovvio, ma da solo posso generare un mensile a fumetti coi migliori disegnatori e scrittori noti e sconosciuti da zero alla tipografia, passando per la grafica totale, gli storyboard, il ritocco Photoshop: l’esperienza è la mia unica dote. Non sono benestante, quindi non posso spostarmi completamente all’attività di scrittura, ma è anche vero che se scrivessi e basta, credo impazzirei o mi annoierei a morte. Con tutto che amo scrivere. Sovente, il lavoro da seduto viene interrotto dalle rare escursioni musicali alla batteria coi miei amici-colleghi musicisti. In 33 anni ho suonato 2.000 concerti e calcato i palchi di tutta Italia, le trasmissioni radio e Tv più importanti, così, quando mi si chiede se io preferisca scrivere o suonare, be’… non so cosa rispondere, ovvero sì: amo scrivere ma non posso più fare a meno della musica. Il mio dualismo è risolto in pace. Lavoro a parte, sono un uomo con la testa sulla Luna, o Marte, dipende. Adoro comunicare, lavorare, da solo e in team, amo i film, sia moderni che quelli in bianco e nero, non solo horror, e le biografie rock o sul cinema. Mi piacciono le giornate di sole, le vecchie fotografie, abbandonarmi alla nostalgia. Mi piace stare a casa, da solo, rimirare le mie collezioni di vecchi libri e fumetti. Non amo le situazioni incasinate, di ogni genere, da cui fuggo senza soluzioni alternative. Adoro la natura e gli animali, aborro ogni forma di violenza, non sono un voyeur del dolore e maledico ogni giorno il plagio mediatico di massa operato dalla televisione. Sono lontano 150 anni da ogni forma di necessario divismo-marketing, prediligo il dialogo e l’ascolto, ma anche il silenzio e starmene in controluce alla finestra e dire «andate andate, vi raggiungo dopo» (Nanni Moretti, Ecce Bombo).

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Il giardino delle delizie di Mia Mäkilä – The garden of earthly delights to Mia Mäkilä


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“Caroline and the Snow Grump”, 2012

Benvenuta su Words Social Forum Mia / Welcome on Words Social Forum Mia

Thank you! / Grazie!

“Come ti sei avvicinata all’arte? Ricordi i tuoi primi passi ed il momento in cui hai deciso di diventare un’artista? / How did you get near art? Do you remember your firs steps and the moment you settled to become an artist?”

E: I have always known that my destiny was to be an artist. I was only five years old when I told my parents that I wanted to become an artist. I was always creating my own little worlds, through stories and drawings. When I was a teenager I went to art school but it was hard because I was self taught and I couldn’t stand to follow the basic rules of art – I have never been interested in depicting the world, I want to express myself and what’s inside myself. So I was an art rebel in art school, I always wanted to go my own way. But the price has been high – I have always been independent in my creativity, but also very lonely as an artist, it’s been a hard balance. At least I can say that I did it ‘My Way’, to quote Frank Sinatra.

I: Ho sempre saputo che il mio destino era quello di essere un’artista. Avevo solo 5 anni quando dissi ai miei genitori che volevo diventare un’artista. Io creavo continuamente i miei piccoli mondi personali, attraverso storie e disegni. Da adolescente ho frequentato la scuola d’arte ma era dura perchè da autodidatta non mi adattavo a seguire le regole base dell’arte – non sono mai stata interessata a rappresentare il mondo, io voglio esprimere me stessa e ciò che c’è dentro me stessa. Così ero una ribelle dell’arte in una scuola d’arte, ho sempre voluto andare dritta per la mia strada. Ma il prezzo è stato alto – sono sempre stata indipendente riguardo alla mia creatività, ma anche molto sola come artista, è davvero un difficile bilancio. Alla fine posso dire che “I did it my way” (l’ho fatto a modo mio), per citare Frank Sinatra.

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Finché si è inquieti si può stare tranquilli – Intervista ad Ambra Garlaschelli


Inquietudine, è una parola che calza a pennello per le opere di Ambra Garlaschelli, giovanissima artista lombarda, per quel senso e colori tetri, ed il titolo dell’articolo viene da una citazione che la stessa Ambra fa durante l’intervista ed io ho ripreso perchè pienamente azzeccata, citazione che appartiene a Julien Green. Ed anche lei, come altri artisti già ospitati e intervistati è una scoperta legata ad ILLUSTRATI e al mio sfogliare la rivista.

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Ambra Garlaschelli. Classe 1987. In cosa in particolare ti senti una “giovane artista”?

Se devo essere sincera “artista” non è tra le mie parole preferite per descrivere chi sono e cosa faccio. Illustratrice suona meglio, ma più semplicemente e a costo di far inarcare qualche sopracciglio scettico, direi che nella vita disegno. Lo ammetto, non sono una fan delle etichette. Per rispondere alla tua domanda, in cosa mi sento una giovane artista, probabilmente la risposta più sincera e immediata a cui riesco a pensare è “nell’irrequietezza”. Intanto non mi sento affatto così giovane, anzi il fattore tempo che passa contribuisce alle mie crisi settimanali a tema “cosa sto facendo/dove sto andando”. Sono sempre di corsa, costantemente alla ricerca di un segno mio, proiettata verso un punto da raggiungere che sembra spostarsi più in avanti ogni volta che mi avvicino e ho la testa completamente affollata da mille pensieri. Di notte non riesco a dormire, di giorno non riesco a svegliarmi e bevo un sacco di caffè. Divento spesso ansiosa, soprattutto quando penso che non ho abbastanza tempo per fare tutto quello che vorrei fare. Ma poi mi ricordo di rilassarmi, di scegliere un punto e iniziare. E appena lo faccio mi rendo conto che il caos inizia a riorganizzarsi. La testa si svuota e tutto riacquista lucidità, ed è quanto basta a capire che non c’è un altro lavoro che potrei desiderare. E che le crisi mistiche ce le hanno tutti. In realtà sono arrivata alla conclusione che essere inquieti non è così male. Crea quel particolare stato di insoddisfazione che mi costringe a migliorarmi, a non fermarmi in un punto, a continuare a cercare qualcosa, a interrogarmi su quello che vedo e a non dare niente per scontato. “Finché si è inquieti si può stare tranquilli”. Questo me lo dice sempre mia sorella. Apprezzo la filosofia.

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Dana de Luca: la poetica del corpo e della mente


Dana de Luca

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  Da quando ti seguo ho avuto la netta sensazione che la tua fotografia è alla fortissima ricerca del fermare il tempo, normale si direbbe in fotografia, ma sono dell’avviso che certi fotografi lo rendono e lo curano in maniera estremamente più forte di altri. Ti ci vedi? E se si c’è un motivo particolare?

Guarda io la categoria kantiana del tempo che non son mai riuscita ad assimilarla… e poi, hai presente il quadro di Goya “Saturno che divora i suoi figli” ?. Lo vidi quando avevo ancora gli occhi vergini, fu uno shock. Insomma non ho un sano rapporto con il Tempo e forse la fotografia, è lo strumento che mi concede quella libertà di affrontarlo senza farmi divorare da esso.

visual hypertext #2

i’m in the mood to dissolve into the sky virginia w.

La petit mort, ho dato uno sguardo in giro e sfogliando dal vivo, vedo e leggo che è nato dal tuo approccio a Youporn, parlaci di come è nato tutto e dove volevi arrivare creandolo.

Il progetto è nato da una mia curiosità documentaristica .
Nel 2007 scopro di Youporn e della nuova pornografia amatoriale e la sua estetica
Ero alla ricerca di un nuovo lavoro sicché mi son messa a fare quello che milioni di persone fanno ogni giorno in rete. Ho cliccato la parola più ricercata, “sex”, ed ho iniziato a guardare video amatoriali di pornografia attraverso la macchina fotografica, operando nello stesso tempo una mia decontestualizzazione. Chiamalo, se vuoi, un gesto di “appropriation art”.
Quei frames di video mi restituivano un’essenza erotica e anche poetica che il linguaggio pornografico per antonomasia non mira a mostrare. O forse ciò era dovuto al fatto che si trattava di filmati amatoriali, gente comune che provava a farsi il suo filmino porno, in solitario o in coppia, ma senza una professionalità tecnica ed interpretativa, e ciò che trasmetteva (ed io vi leggevo), al di là del loro esibizionismo, era una solitudine carnale, impalpabile; vedevo corpi nudi, ma anche corpi assenti, smaterializzati dai pixel e dal monitor..
Sul titolo:“La petite mort”, è una metafora francese che indica sì l’orgasmo ma anche lo stato nel quale ci si sente quando se ne fa esperienza, come un oblio di sé. Roland Barthes, ne parla come di quel sentimento che si dovrebbe sentire quando si legge una grande opera di letteratura…
E , se vuoi c’è anche una relazione con il mio gesto artistico di “appropriazione”, perché quei frames di un flusso in divenire (il video) che diventavano, morendo, le mie fotografie, erano e sono delle piccole morti. E la fotografia da sempre va a braccetto con la Morte…

copertina "la petite mort"

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Lucia Lapolla

Teatro e fotografia, parlaci dei due tuoi mondi.

Artisticamente mi sono formata nel teatro di ricerca (Grotowski – Barba) da cui mi sono separata (con rabbia e dolor) nel 2002, lasciando il posto alla fotografia, che parallelamente praticavo. Ci ho messo alcuni anni a far pace con il Teatro, anche perché volens or nolens me lo ritrovavo dentro la mia fotografia. Ma ormai non recito più, da anni. Eccezione: Ho fatto una breve lettura di poesie il giorno in cui abbiamo presentato il mio libro alla Galleria Nobili di Milano, (fine giugno)…..non succedeva da luuuungo tempo ! … qualche brivido di memoria…

Se non ora quando le donne in piazza, Milano 13.02.2011
Settimana Santa Madrid

Variazioni di un angelo

Se devo paragonarti ad un dolce, direi a qualcosa di dolcemente aspro, qualcosa come una coppa di mascarpone e frutti di bosco, Tu?

Anche a un tiramisù se vuoi, l’importante che ci sia sempre una coppia polare, opposti che cercano di coincidersi.

  Altri progetti? Mostre?

“La petite mort” vorrebbe mostra(rsi) e mi auguro che accada presto.. poi c’è un lavoro sull’autoritratto “Self in diptych” , che non vorrei concludere mai, anche se una prima fase è pronta per uscire. E poi c’è altro materiale in archivio che mi sussurra e lievita… vedremo…

LA PETIT MORT:

 

AUTORITRATTO – “Self in diptych” : http://vimeo.com/54702280

Dana de Luca:

http://danazdeluca.photoshelter.com/
http://dhanazd.tumblr.com/