Intervista a Giuseppe Lama in arte Volcano Digital Art


Ajna

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The Ghosts of Monsieur et Madame Eugène Hamel

The Ghosts of Monsieur et Madame Eugène Hamel

Voodoo Spell

Voodoo Spell

Benvenuto su WSF, Giuseppe!

Cara Antonella, grazie!

Prima di rispondere alle domande, volevo precisare che la mia non e’ fotografia ma bensi illustrazione. La fotografia e’ un punto di partenza per i miei lavori, un medium che utilizzo per le mie fotocomposizioni digitali, non e’ il mezzo col quale mi esprimo.

Quando è iniziato tutto?

E’ un po’ difficile mettere una data alla mia vocazione. Come tanti creativi, avevo una matita in mano sin da piccolo, ma in realtà è solo da circa 5 anni che lavoro come illustratore vero e proprio.

Chi è Giuseppe Lama? E chi è Volcano Digital Art?

Sono nato a Napoli, dove ho studiato Grafica e Fotografia all’Istituto D’Arte Umberto Boccioni, e Scenografia all’Accademia di Belle Arti. Scelte più o meno dettate da quello che pensavo allora offrisse le migliori opportunità professionali e lavorative.
Da bambino disegnavo, impugnando la matita con la mano “sbagliata”. Erano altri tempi, e a scuola le suore avevano contemplato la possibilità di forzarmi a usare la mano destra. Fortunatamente mia madre si era opposta all’idea. Io intanto, in quei primi anni, ero convinto che stessi usando “la mano del diavolo”. La cosa comunque non mi ha mai bloccato, anzi ho sempre provato una certa urgenza ad uscire dal “guscio” delle convenzioni dettate dalla società e religiosità di quell’ambiente negli anni ’70.
All’età di 9 anni, quando già sperimentavo con acquerelli e tempere, un mio zio pittore mi accolse nel suo studio e per un po’ di tempo mi insegnò tutto quello che potei assimilare sulla pittura a olio e le teorie del colore.
Oggi probabilmente non sarei la stessa persona se non avessi avuto tutte queste opportunità’ sperimentative, ma da adulto. Il mio sogno è sempre stato quello di lavorare come Visual Artist, e di creare immagini specificatamente per la stampa, illustrazioni per libri e riviste. Ho messo da parte le tecniche compositive tradizionali in favore di un approccio quasi esclusivamente di natura digitale. Oltre all’illustrazione da qualche anno mi diletto anche a creare qualche cortometraggio.
Vivo e lavoro in Inghilterrra da circa 20 anni. Volcano Digital Art è lo pseudonimo che uso, ed è un omaggio alla mia città natale, dove la presenza del Vesuvio con la sua incombenza distruttiva e trasformativa incide da sempre sulla vita dei suoi abitanti.

Daily Voodoo

Daily Voodoo

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La costante sperimentazione, questa è Natascia Raffio


Natascia Raffio, artista autodidatta che dal nulla ha creato un mondo tutto suo, artista scoperta grazie alla splendida, come sempre del resto, rivista ILLUSTRATI, e pensando alla sua grandissima forza artistica nel crearsi, ho cercato e poi trovato in una citazione della Woolf la sintesi della Raffio.

Il lavoro deve nascere da un sentimento profondo, diceva Dostoevskij. È il mio caso questo? O mi limito a inventare con le parole, amandole come le amo? No, non credo. In questo libro ho anche troppe idee. Voglio dare la vita e la morte, la saggezza e la follia; criticare il sistema sociale e mostrarlo all’opera, nel momento di massima intensità. Ma questa potrebbe anche essere una posa.

Virginia Woolf – Una stanza tutta per se

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L’arte terapeutica di Daria Palotti


Daria Palotti fa parte della schiera di artisti presentati su ILLUSTRATI, una rivista che offre tanto sia a chi la sfoglia che a chi ne fa parte. Artista a tutto tondo e perfetta per l’illustrazione. Emoziona con le sue opere, rapisce e ti ci fa immergere, un po’ come Alice che passa oltre lo specchio.
Felice di ospitarla qui su WSF, Buona Lettura!

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Dicci la tua definizione d’arte e di come convivi con essa.

La mia definizione di arte è così “alta” che in passato la convivenza è stata problematica.

Per anni ho subito la necessità di dover definire l’arte. Spesso mi sono chiesta se la mia fosse arte e se il mio lavoro aggiungesse qualcosa di nuovo al già fatto. L’arte, in sé, è rivoluzione sociale e culturale. Quindi mi domandavo se le mie creazioni apportassero qualcosa di analogo al mondo. Col passare del tempo però ho smesso di pormi questi domande e mi son messa a creare.

Rinunciando a divisioni tra L’ARTE e l’arte, artigianato, illustrazione, pittura, scultura, mi sento libera di fare quello che mi viene in mente, senza pormi la domanda se si tratti di arte oppure no.

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Finché si è inquieti si può stare tranquilli – Intervista ad Ambra Garlaschelli


Inquietudine, è una parola che calza a pennello per le opere di Ambra Garlaschelli, giovanissima artista lombarda, per quel senso e colori tetri, ed il titolo dell’articolo viene da una citazione che la stessa Ambra fa durante l’intervista ed io ho ripreso perchè pienamente azzeccata, citazione che appartiene a Julien Green. Ed anche lei, come altri artisti già ospitati e intervistati è una scoperta legata ad ILLUSTRATI e al mio sfogliare la rivista.

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Ambra Garlaschelli. Classe 1987. In cosa in particolare ti senti una “giovane artista”?

Se devo essere sincera “artista” non è tra le mie parole preferite per descrivere chi sono e cosa faccio. Illustratrice suona meglio, ma più semplicemente e a costo di far inarcare qualche sopracciglio scettico, direi che nella vita disegno. Lo ammetto, non sono una fan delle etichette. Per rispondere alla tua domanda, in cosa mi sento una giovane artista, probabilmente la risposta più sincera e immediata a cui riesco a pensare è “nell’irrequietezza”. Intanto non mi sento affatto così giovane, anzi il fattore tempo che passa contribuisce alle mie crisi settimanali a tema “cosa sto facendo/dove sto andando”. Sono sempre di corsa, costantemente alla ricerca di un segno mio, proiettata verso un punto da raggiungere che sembra spostarsi più in avanti ogni volta che mi avvicino e ho la testa completamente affollata da mille pensieri. Di notte non riesco a dormire, di giorno non riesco a svegliarmi e bevo un sacco di caffè. Divento spesso ansiosa, soprattutto quando penso che non ho abbastanza tempo per fare tutto quello che vorrei fare. Ma poi mi ricordo di rilassarmi, di scegliere un punto e iniziare. E appena lo faccio mi rendo conto che il caos inizia a riorganizzarsi. La testa si svuota e tutto riacquista lucidità, ed è quanto basta a capire che non c’è un altro lavoro che potrei desiderare. E che le crisi mistiche ce le hanno tutti. In realtà sono arrivata alla conclusione che essere inquieti non è così male. Crea quel particolare stato di insoddisfazione che mi costringe a migliorarmi, a non fermarmi in un punto, a continuare a cercare qualcosa, a interrogarmi su quello che vedo e a non dare niente per scontato. “Finché si è inquieti si può stare tranquilli”. Questo me lo dice sempre mia sorella. Apprezzo la filosofia.

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Il surreale e l’estetica cura dei dettagli – Intervista a Stefano Ronchi aka Ronch


Anche Stefano Ronchi, fa parte della schiera d’artisti scoperti sulla rivista ILLUSTRATI, le sue opere sono così piene e surreali da rendersi palpabili, vere, che quasi attraversano la carta o lo schermo per impossessarsi degli occhi di chi li guarda.
Leggendo in giro di lui si parla come uno Jacovitti dark dai microcosmi infiniti…ed è con piacere immenso che lo ospitiamo qui su WSF.

Anto', acrylic on canvas

Anto’, acrylic on canvas

Parlaci della tua storia artistica. Qual è stata la scintilla che ha acceso in te l’arte?

Non c’ è stata una scintilla, o meglio, la scintilla che è in dote ad ognuno fortunatamente nel mio caso non si è mai spenta, anzi è stata curata, tenuta sempre accesa e rinvigorita.
Molti dei miei ricordi fin da bambino sono legati alla pittura e al disegno: mio zio che dipinge quadri pazzi all’aperto in campagna ed io accanto che disegno gli “stumtrooper”, o mio padre che disegna le copertine dei cartoni per le videocassette masterizzate e io che le coloro.
Ci sono stati poi i numerosi anni di liceo artistico e successivamente l’Accademia di Brera, le prime mostre dal 2007/08 ed eccoci qua.

Carnevale, pencil on paper

Carnevale, pencil on paper

Che cos’è per te il disegno?

Il disegno è la base fondamentale da cui partire. Credo che per essere un buon pittore si debba prima di tutto essere un bravo disegnatore, e per questo è fondamentale essere un acuto osservatore, poi dipende un po’ dalla pittura che uno vuole fare.

Follow the White Rabbit, matite su carta

Follow the White Rabbit, matite su carta

La cosa che salta subito all’occhio nel tuo lavoro è la particolarità, la minuzia. Fornisci anche lenti per perdersi nel “trip”, come mai questa cura? Questo bisogno ?

E’ nata come un’ esigenza estetica per la cura dei dettagli, poi è diventata un medium attraverso il quale perdersi.
All’interno di quel cerchio di lente si possono scoprire moltissime cose, ci si può muovere nell’opera e ascoltarne il “brulichio”, osservare situazioni e dipanare il loro sviluppo, risolvere enigmi o crearne, entrare nelle finestre o giocare con le nuvole.

I pesci grossi mangiano i pesci piccoli, matite su carta

I pesci grossi mangiano i pesci piccoli, matite su carta

Come procedi nella produzione di un tuo lavoro?

Dipende, ma la costante è il disegno. Parto sempre “idealmente” da studi o sketch, ed ogni volta che studio una cosa la metto “nello zaino”, diciamo. Nel momento in cui si lavora ad un’opera non si dovrà cosi’ perdere tempo e concentrazione per copiare il soggetto: il soggetto viene fuori da solo, basterà ricordare ciò che si ha imparato (e naturalmente reinterpretarlo). Credo che in questa maniera tutto risulti più fluido e meno forzato.
Stesso discorso per le scenette che animano i miei lavori.

Il Giochino, matite su carta

Il Giochino, matite su carta

Parlaci dei mondi che crei, che sono oscuri-fitti.

Mi piace creare paesaggi affollati, pieni di rumori, situazioni paradossali. Il fatto che siano oscuri penso sia un po’ conseguenza del nostro tempo…
Cerco di dipengere dei posti in cui l’osservatore possa insinuarsi, cercare tracce e perderle, spingendosi tra le rocce, gli alberi o i palazzi. Come dicevo mi piace l’idea che ci si possa muovere nei miei lavori, un po’ come in un videogioco alla Skyrim. Le montagne in lontananza si possono visitare e magari si scopre un ometto intento a combattere un drago, o un ragazzo imprigionato che urla.

L'elefante verde, acrylic on canvas

L’elefante verde, acrylic on canvas

Credi che l’arte possa tornare ad essere portatrice di senso all’esistenza in un’epoca come la nostra dominata da altri interessi?

E’ sempre stato e sarà per sempre così.

L’arte rappresenta la realtà o la crea?

La modifica.

Pretty Woman II, pencil on paper

Pretty Woman II, pencil on paper

Quali artisti ami nell’arte più e meno recente?

Ne dico tre, rappresentati di una lista infinita, che si amplia ogni giorno: tra gli artisti del passato, Hyeronimus Bosch; tra i pittori moderni Salvador Dalì, primo grande amore, fondamentale per la scelta della direzione che ho preso; Agostino Arrivabene tra gli artisti contemporanei.

Tom, acrylic on canvas

Tom, acrylic on canvas

Progetti Eventi Futuri?

Da gennaio a giugno ho già fissato parecchi impegni: per la prima volta esporrò fuori dall’Italia, Edimburgo e Londra tra febbraio e marzo; sarà anche la prima volta in un museo di arte contemporanea, in una collettiva curata da Stefano Pellizzari a Lissone, e la prima volta pure a Roma, sempre in una collettiva con Nero Gallery a giugno. Speriamo bene… 🙂

Web Site: http://www.ronch.it/
Fan Page: https://www.facebook.com/pages/Ronch/210026102408427?fref=ts

All images and materials are copyright protected and are the property of Stefano Ronchi

Intervista alla disegnatrice Francesca Dafne Vignaga che ci fa scoprire il suo paese delle meraviglie


Ogni mese a me capita di sfogliare una bellissima rivista, ILLUSTRATI, immagino che non sia del tutto sconosciuta ai nostri lettori e dunque sicuramente siete d’accordo con me nel reputarla una cosa meravigliosa, dove è facile incappare in giovani artisti italiani e non, che con i loro meravigliosi mondi, rendono unica ogni uscita ed argomento toccato dalla rivista suddetta…una di queste giovani artiste è Francesca Dafne Vignaga…che vi lascio scoprire con questa piccola intervista esclusiva per noi…

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Dicci la tua definizione d’arte e di come convivi con essa.

Non è una domanda facile e qualsiasi risposta mi sembra un po’ riduttiva ma per me l’arte è soprattutto un mezzo di comunicazione.
L’artista sente l’urgenza di esprimere se stesso, le sue peculiarità, le sue riflessioni, di smuovere certezze, di porre interrogativi ma anche di emozionare, coccolare, accarezzare.
Convivo con l’arte nel senso che ne godo ogni giorno meravigliandomi delle creazioni geniali che vedo su internet, alle mostre etc.

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