Disturbi del sistema binario – Valerio Magrelli


Appendice

L’individuo anatra-lepre

Indico una determinata macchia della figura e dico:
«Questo è l’occhio della lepre e dell’anatra».
Ma in questo disegno come può qualcosa essere occhi?

L. Wittgenstein

1

[Se voglio essere onesto (nessuno è mai onesto, men che meno quando recensisce qualcosa), devo dire che le poesie di Valerio Magrelli contenute in Disturbi del sistema binario (Einaudi editore, 2006) non mi piacciono, non rispecchiano i miei canoni stilistici. Quanto segue ha la propria ragion d’essere nel “quanto detto” nell’opera, più che nel “quanto piaciuto”. Disturbi del sistema binario è composto di tre parti. Nelle prime due parti il panorama è familiare, reale e realistico. I versi trasudano un “mi par d’essere qui, di questo mondo qui, tra queste mura qui, d’aver vissuto queste cose qui, d’essermi stupito e arricchito di queste meraviglie qui”. Qui, mi concentrerò invece solo l’ultima parte, l’Appendice – L’individuo anatra-lepre. L’Appendice costituisce a tutti gli effetti “un corpo estraneo”. Dalle parole dello stesso Magrelli: “È stato come accorgersi che il Nemico ha un avamposto in casa; in più, che la sua azione si colloca a livello neurologico. Nella stessa maniera, l’immagine dell’individuo anatra-lepre si è insediata nel libro senza che il firmatario potesse farci nulla, se non provare a esporre, tramite questo dialogo, le ragioni della propria resa”. Tutto inizia con un’amara scoperta fatta un “6 gennaio” dal poeta stesso. La scoperta dell’individuo anatra-lepre. Di fronte al disegno, qualcosa s’inceppa, inevitabilmente il piano ideale delle possibilità si ribalta. Cos’è l’individuo anatra-lepre? È anatra o lepre? Come è possibile che abbia due nature e mai visibili entrambe contemporaneamente? E cosa succede all’individuo che osserva l’anatra-lepre? Cosa cambia in lui/in noi? Di riflesso cosa vede in se stesso/cosa vediamo in noi stessi? Individuo, per definizione, è qualcosa di non divisibile, unico, l’essere umano, la persona insomma. Di fronte al duplice segno-significante “anatra-lepre”, invece, è l’individuo che sembra frantumarsi, sgretolarsi in doppi significati. Quella di Magrelli pare quasi una dimostrazione empirica del fenomeno, un’analisi antropologica. Giano bifronte si rivela non già l’immagine anatra-lepre (Ma in questo disegno come può qualcosa essere occhi?), ma l’essere umano stesso, la nostra intima, profonda natura. Si susseguono, domande come colpi di piccone, paure come istinti arcaici di sopravvivenza, risposte come meccanici comportamenti animali.]

[Eccoli, questi duplici esseri umani, popolano il mondo, siamo tutti noi]

In realtà lo dimezzano

Esseri doppi popolano il mondo.
Sembra che lo raddoppino,
in realtà lo dimezzano.

[E l’essere umano rifiuta questa sua natura così fatta. Preferisce non vederla. Davanti allo specchio, non c’è alcun riconoscimento.]

Guarda dall’altra parte

Domanda: e cosa accade quando
un’anatra-lepre si guarda allo specchio?
Chi vede? O meglio,
visto che appare prima l’anatra,
vedrà spuntare il suo secondo profilo?
Sarà cosciente d’essere una creatura doppia?
Purtroppo no, poiché,
grazie a un apposito commutatore neurologico,
non c’è passaggio fra le due metà:
Jekyll e Iago esistono soltanto nelle fiabe.
Questa specie di mostri disconosce
la sua parte mostruosa,
senza che possa esistere agnizione.
La crudeltà dell’anatra appartiene alla lepre,
che infatti, non a caso, guarda dall’altra parte.

[La nostra duplice natura è realtà. Siamo una sostanza infetta.]

Su una sostanza infetta

È inutile cercare di svuotare
i palazzi imbottiti d’amianto:
meglio buttarli giù, rifarli da capo.
Come vuoi che mi spurghi dell’ira,
questa lana di vetro, pulviscolo
di materiale altamente tossico,
questo franare di pagliuzze
che mi compone, che io sono,
impagliata creatura,
pelle cucita su una massa letale,
involucro appena, pellicola
su una sostanza infetta.

[È colpa della figura? Cioè, è colpa di come siamo fatti? No. È colpa invece del mondo errato in cui ci siamo sempre guardati.]

Lesioni nel cuore
Ma puoi davvero accusare la figura
d’aver volto la faccia,
d’aver cambiato viso? Perché,
sa ha sempre avuto due espressioni?
L’equivoco, piuttosto, dipende da chi osserva.
Si tratta di un difetto dello sguardo
che causa lesioni nel cuore.

[La parola, la cultura, riesce ad arrivare fino in fondo? Serve?]

 La quieta superficie?

La parola rimbalza sull’acqua,
arriva fino a dodici saltelli.
Complimenti! Ma cosa sa del buio
sottostante, la quieta superficie?

[Per giungere poi alla desolante scoperta. Nel profondo. Non c’è una terza dimensione. Tutto si gioca su due piani, su questa doppia natura. Questo è quanto c’è nella realtà.]

Orrore

Ecco l’orrore:
immaginare che la soluzione risieda
nel mistero della verticalità,
nel cuore delle acque su cui rimbalza il sasso.
Invece non c’è nulla nel profondo,
non esiste una terza dimensione:
tutto si gioca sullo stesso piano,
anzi, nella medesima figura!
Basta solo guardarla in un modo diverso.
Flatlandia.
Io parlerei di inconscio complanare,
che nel mio caso fu un complanare errore.

[Ecco, dunque, il 6 gennaio, la scoperta, la “Nera Epifania”. La lingua, la comunicazione, la scrittura non servono più. Nel nostro profondo, lì giù in fondo, c’è sempre una doppia natura, sempre ignota persino a noi stessi. L’individuo è un errato punto di vista.]

Post scriptum

Addio alla lingua 

I.

Di colpo, un 6 gennaio di diversi anni fa,
conobbi la mia Nera Epifania,
quando la lepre mi balzò agli occhi
e mi rispose mentre mi rivolgevo all’anatra.
Fino ad allora avevo ciecamente
creduto nella sacra liturgia del colloquio.
Comunicare, per me, significava comunicarsi
nella comunione di una parola comune.
Quel giorno compresi lo scopo del Giano animale:
vanificare, ossia «gianificare», ogni scambio verbale.
Adesso è un mondo invaso da ultracorpi,
dove chiunque potrebbe rivelare un profilo nascosto,
parallelo,
ignoto anche a se stesso.

Chiappanuvoli