Intervista a David Fragale, uno che cerca di raccontare per immagini


A girl and her cub in the wild tomorrow

A girl and her cub in the wild tomorrow

Benvenuto su WSF, David!

Come ti sei avvicinato alla fotografia? Come ti definiresti?

Non credo di essermi avvicinato alla fotografia più di quanto sia stato questo mezzo espressivo ad avvicinarsi a me in modo spontaneo, e per vie traverse. Come scrittore auto-terapeutico, ho sempre avuto visioni ben definite delle immagini che scrivevo, e queste immagini producevano in me un effetto salutare, come strappare una nuvola dal cielo e scaraventarla in terra con il flaccido rumore di una mozzarella gigante. Il desiderio di riprodurre quelle immagini con il mezzo video si è purtroppo rivelato fallimentare, dato che realizzarli costava tempo e fatiche e spesso non raggiungeva il risultato desiderato (tranne in qualche raro caso). La fotografia si é rivelata un ottimo ripiego, mi permette di raccontare storie con l’ausilio di poche immagini, il più delle volte con una soltanto, e consente a chi le osserva di crearsi una storia a sua volta, un po’ come succede con quel piccolo capolavoro illustrato dei Misteri di Harris Burdick, in cui una serie di disegni a carboncino suggerisce tragedie e magie che il bambino e l’adulto possono costruirsi da soli partendo da quell’unico “fotogramma” che l’autore gli ha offerto. Perciò non mi definisco impropriamente un fotografo ma un illustratore, uno che cerca di raccontare per immagini piuttosto che di avanzare il ruolo della fotografia oggi. Non disdegno il mezzo fotografico in senso tecnico, ma preferisco giocare con le situazioni che mi nascono in testa dal momento dello scatto fino all’altrettanto estemporaneo momento della post-produzione. Non sempre ottengo ciò che desidero, ma quando succede è una vera festa: il racconto si dipana dentro di me, suggeritomi dalla fotografia che ho realizzato. La speranza naturalmente è che suggerisca qualcosa anche a chi guarda, e quindi legge.

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Laura Zarrelli e la geometria metaforica delle sue fotografie


Guardando le immagini e leggendo le risposte di Laura ho pensato subito a questa frase di Marinetti:

L’arte, questo prolungamento della foresta delle vostre vene, che si effonde, fuori dal corpo, nell’infinito dello spazio e del tempo.
Filippo Tommaso Marinetti

Crettature sul futuro anteriore

Crettature sul futuro anteriore

 

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Prospettive. I Fotografi che hanno fatto la storia. Omaggio di parole a Jan Saudek


“Se una fotografia non racconta una storia non è una fotografia. Forse è la storia di tutti i nostri pensieri, quelli che diventano pubblici e sfidano i luoghi comuni e quelli che per pudore restano confinati”.

J.Saudek

Curr-10

Jan Saudek non lascia indifferenti. Causano o rifiuto viscerale o apprezzamento incondizionato. Nato a Praga nel 1935, Saudek è considerato uno dei principali artisti cecoslovacchi contemporanei. L’infanzia di Saudek è segnata dalla deportazione della famiglia di origini ebraiche nel campo di concentramento Terezín, dove moriranno alcuni dei suoi fratelli.

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