Poesia (Ri)Trovata: David Huerta traduzione e proposta di Chiara De Luca


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David Huerta (Messico, 1949) ha tenuto laboratori di poesia praticamente in tutto il paese; ha partecipato a letture poetiche in Messico e all’estero e curato numerose antologie di poesia. Molti dei suoi libri sono pietre miliari della poesia messicana: Cuaderno de noviembre [Quaderno di Novembre, Era, 1976], Huellas del civilizado [Impronte del civilizzato, 1977], Versión [Versione, 1978; Era, 2005, Premio Xavier Villaurrutia], Incurable [Incurabile, Era, 1987], Historia [Storia, 1990, Premio Carlos Pellicer], Los objetos están más cerca de lo que aparentan [Gli oggetti sono più vicini di quel che sembrerebbe, 1990], La sombra de los perros [L’ombra dei cani, 1996], La música de lo que pasa [La musica di quel che avviene, 1997], El azul en la flama [L’azzurro nella fiamma, Era, 2002].
È stato tradotto in inglese, francese finlandese e altre lingue. Fa parte del Sistema Nacional de Creadores de Arte e ha ricevuto borse di scittura del Centro Mexicano de Escritores e della Fondazione Guggenheim.

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Poesia (Ri)Trovata: Coral Bracho traduzione e proposta ad opera di Chiara De Luca


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Coral Bracho è nata a Città del Messico nel 1951. Tra i suoi libri di poesia ricordiamo: Peces de piel fugaz [Pesci di pelle fugace, 1977], El ser que va a morir [L’essere che va a morire,1982], Bajo el destello líquido [Sotto lo scintillio liquido,1998, che raccoglie i suoi libri precedenti], Tierra de entraña ardiente [Terra dalle viscere ardenti, 1992, in collaborazione con la pittrice Irma Palacios), il volume che riunisce i titoli precedenti Huellas de luz [Orme di luce, 1994] e La voluntad del ámbar [La volontà dell’ambra,1991] Ese espacio, ese jardín [Quello spazio, quel giardino, 2003], che ha ricevuto lo Xavier Villaurrutia Prize e Cuarto de hotel [Stanza d’albergo, 2007]. Nel 1981 le è stato assegnato il Premio Nazionale di Poesia Aguascalientes per El ser que va a morir. Fa parte del Sistema Nacional de Creadores de Arte ed ha ricevuto una borsa di studio della Fondazione Guggenheim.

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Poesia (Ri)Trovata: Alejandra Pizarnik traduzione e proposta ad opera di Chiara De Luca


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Alejandra Pizarnik nacque a Buenos Aires il 29 aprile del 1936, in una famiglia di immigrati dell’Europa orientale. Studiò Lettere e Filosofia all’Università di Buenos Aires e, in seguito, pittura con Juan Batlle Planas. Tra il 1960 e il 1964, la Pizarnik visse a Parigi, dove lavorò per la rivista “Cuadernos” ee alcune case editrici francesi, pubblicò poesie e testi critici, tradusse Antonin Artaud, Henri Michaux, Aimé Cesairé, e Yves Bonnefoy, e studiò storia della religione e letteratura francese alla Sorbona. Dopo essere tornata a Buenos Aires, pubblicò tre delle sue raccolte poetiche più importanti: Los trabajos y lasnoches, Extracción de la piedra de locura e El infierno musical, e l’opera in prosa La condesasangrienta. Il 25 settembre 1972, mentre trascorreva un fine settimana fuori dalla clinica psichiatrica in cui era internata, si suicidò con un’overdose di barbiturici.

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Nota di lettura di Alessandro Assiri a Le persone di Roberto Carvelli – Kolibris Edizioni


le persone

Assolve bene il compito di testimoniare che la poesia è porre sguardo al servizio questa raccolta di Carvelli edita per Kolibris nel Giugno del 2014. Uno sguardo che pacatamente potrebbe dire in prosa, si frammenta in verso diventando nervoso, ruvido e decisamente più spietato, come spietata e senza assoluzione è la realtà che racconta il quotidiano gesto che osserva. Perchè è l’occhio il vero protagonista di questo lavoro anche se a volte è il suono ad essere evocato”la prima tappa dell’educazione musicale si celebra nell’auditorium della casa”. Un libro dove finalmente non c’è nessuno, dove le cose si danno per come emergono e per dove si posano:raccontandosi anche se sembrano persone, sono circoscritte da una relazione oggettuale che solo l’estraneità dello sguardo attento può porrre in essere. Finalmente soli, dicevo, ma con l’onesta intellettuale di non sentirsi in balia di un tu travestito al quale raccontare storielle di un io che esce dalla porta per rientrare dalla finestra. Una sottile e raffinata ironia modula diversi passaggi del lavoro di Carvelli che nell’ironia non si rifugia ne se ne fa scudo, ma intuisce perfettamente che solo dicendo il disicanto si avvera.”in amore chi butta ha uno slot di vantaggio su chi conserva”si legge in un verso e ritengo che proprio in questo buttare o conservare stia la cifra di tutto il lavoro che in questo registro di soppesazione si offre in lettura, perchè tutto avviene lì operando quelle scelte di gettare o trattenere, dimenticare o ricordare.”trovare una parola bella bella per dire il guasto” non è di certo compito della poesia alla quale a volte basterebbe solo trovarla la parola, farla emergere da un silenzio per lasciarla dire il male delle cose.

di Alessandro Assiri

Desiderare figli è un’attività anaerobica

Desiderare figli è un’attività anaerobica:
si fa da fermo,
lì dove sei.
Un sollevamento pesi
preparato con generosa
inconsapevolezza evoluzionistica.
A volte serve
una premeditazione
molto scientifica
e un calendario.
Altre volte
una leggerezza
impenitente e svagata,
una dispensa tecnica,
l’amore assopito o attardato.
Sarà bene recuperare
il concetto di predestinazione
per avere conto
delle disilluse speranze
delle fiaccanti ripetizioni
e, alla fine, il nulla del ritenta.

***

L’amore è un ufficio postale

Se ami soffri
se non ami non soffri.
Un codice binario,
scienza esatta
che piace ai cinici,
agli atterriti,
agli informatici.
Ognuno ama qualcuno
che corrisponde qualcun altro.
Viaggia il cuore
lungo stradari lacunosi,
mappe imprecise
disegnate da cartografi
medievali.
L’amore è un ufficio postale.
Finiamola
con il biasimo dei postini:
la corrispondenza d’amorosi sensi
è destinata a non corrispondere.
Lettere, pacchi, cartoline
si perdono
tra numeri inesistenti,
grafie illeggibili,
trasferimenti.
Finiscono impilati
in un dimenticatoio
in cui continua a lavorare
l’attesa
vana,
l’intesa
solitaria,
la speranza
indirettamente proporzionale
al risultato.
La pratica non si chiude
se non con la restituzione al mittente
e questo rende la corrispondenza
ardua e spesso dolorosa.
Ma è solo una questione scientifica:
entropia e magnetismo
le due leggi che regolano
i destini umani.
E per concludere,
qualche consiglio:
prima di amare
verificare bene l’indirizzo,
scriverlo in modo chiaro,
ricordarsi di spedire,
attendere la ricevuta di ritorno.

***

Tecniche di ragionamento provvisorio

Non dire mai
per me,
secondo me.
Non dire 1, 2, 3
o A, B, C.
Non usare troppi
punti di domanda.
Non fare troppe affermazioni
presentandole come inconfutabili.
Non iniziare con l’idea
con cui si vuole concludere.
Dire spesso
“sei d’accordo?”
ma non troppo spesso.
Non fissare le proprie mani
né mulinarle.
Non alzare il tono della voce
né attenuarlo alle conclusioni,
alle definizioni.
Non prenderla alla lontana,
non elidere,
saltare passaggi,
rinviare a un futuro discorso.
Ricordarsi di respirare.
Bere molta acqua.

Poesia (Ri)Trovata: Arturo Carrera – Traduzione e proposta ad opera di Chiara De Luca


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Arturo Carrera è uno scrittore argentino nato il 27 marzo 1948 nella città di Coronel Pringles, a Buenos Aires. Della stessa città è originario CésarAira, con il quale Carrera stabilì una forte amicizia. Insieme si trasferirono nella capitale argentina e nel ’66 fondarono la rivista letteraria «El cielo». Fece anche conoscenza con Alejandra Pizarnik,che lo apprezzò subito al punto da collaborare alla presentazione della sua raccolta poetica:Escrito con un nictógrafo [Scritto con un nictografo].
Come operatore culturale, ha partecipato a letture, laboratori e conferenze in contesti istituzionali, tra i qualil’Università di New York e l’Università di Los Andes, in Venezuela. È stato co-fondatore di un teatro di burattini ambulante dal nome Elescándalo de la serpentina. Come critico d’arte ha scritto dell’opera di artisti plastici del suo paese e ha collaborato alla creazione di cataloghi di gallerie d’arte e musei di diverse nazioni.
Tra le sue numerose opere poetiche ricordiamo Mi padre [Mio padre], La construcción del espejo [La costruzione dello specchio], Noche y Día [Notte e giorno]. Come saggista ha pubblicato Nacenlosotros [Nascono gli altri] e Ensayos murmurados [Saggi mormorati]. La inocencia [L’innocenza], Las cuatro estaciones [Le quattro stagioni], Fotos imaginarias con nieve de verdad [Foto immaginarie con neve di verità].
Ha tradotto opere di numerosi autori francesi e italiani, tra cui ricordiamo Yves Bonnefoy, Stéphane Mallarmé, Henri Michaux, Pier Paolo Pasolini e Sandro Penna.

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Novità Editoriale – Le persone di Roberto Carvelli (Kolibris Edizioni 2014)


Vi proponiamo alcuni estratti dalla nuova fatica letteraria di Roberto Carvelli, una silloge poetica pubblicata con i tipi della Kolibris Edizioni, un invito nemmeno troppo occulto a leggere e se vi scoprite interessati alla sua scrittura di acquistarlo, che la poesia deve girare, non rimanere negli scaffali più nascosti di certe librerie…Buona Lettura!

le persone

Dalla prefazione di Claudio Damiani:

La scrittura di Roberto Carvelli è anzitutto osservazione di cose vicine, molto concrete e tangibili, luoghi che viviamo e amiamo, che ci circondano e contengono, su cui poggiamo, cose che tocchiamo, su cui rimane la nostra orma. Un suo libro si intitola Letti, e racconta uno per uno i letti su cui l’autore ha dormito, dalla culla in poi. È come se Carvelli potesse parlare di noi solo attraverso le impronte che lasciamo, come se la sua fosse un’archeologia del presente. Come se così veloce scorresse il presente, e così poveri, così fragili noi, che altro non si potesse che attaccarsi alle cose, come a tronchi o pietre che anche loro rotoleranno nella corrente della vita.
Così Carvelli ci conduce per mano per i nostri luoghi, tra le nostre cose[…]

Memento mori

Dopo staremo tutti lì
con un memento
cesellato da un marmista
dalle mani diafane e arse.
Le lettere non saranno
cancellate ab aeterno
ma non sarà responsabilità
di nessuno
la coerenza del rilievo
con la vita irrilevante,
né la foto troppo statica
per un ricordo dinamico.
Un peso diverso
assumeranno
le frasi d’altri
affidate ad annunci
sui giornali
un tanto a parole
o in righe vergate
su biglietti di addio
recapitati a famigliari,
contriti o sollevati,
dalla fine di un dolore,
all’inizio di un precipizio
in bordi listati.
L’atlante delle piante spontanee
racconterà il tutto si trasforma
per via compendiata.
Tarassaco, malva, portulaca
bucheranno il telo verde
e spunteranno dalla ghiaia,
occhieggiando ai fiori finti
infilzati a sbiadire nei vasi
tra marroni di tributi
più antichi e vivi.
L’eternità apparirà
un concetto sopravvalutato.
Converrà ricordare
il punto in cui tutto
è nato.
Quel tempo comandato
all’attesa
nell’ansia
del divenire,
libero dalla furia
della ricerca.
Vivo dell’invisibile.
La posizione più complessa
e vera dell’esistenza:
la latenza.

***

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