“MENU MOMO” Spettacolo teatrale


menumomoloca

10 maggio 2014, ore 21:00
Teatro Principessa Isabella
Via Verolengo 212, Torino

“MENU MOMO”
Spettacolo teatrale

Testo e regia di Donatella Lessio

Con Donatella Lessio (Momo), Andrea Laiolo (Parola), Renata Chiappino (Voce), Ludovico Polidattilo (Scenografia digitale, grafica).
Ospite della serata: Luca Atzori (Prologo)

INGRESSO GRATUITO

“Momo”, il giullare cosmico che fa ridere gli dei, compare nel titolo dell’opera poetica “Artaud le Momo”, a cui è ispirato tutto il progetto, che consiste in un insieme di percorsi creativi afferenti in vario modo alla figura di Antonin Artaud, quali esibizioni, formazione, divulgazione.

Il progetto nasce sotto forma di spettacolo teatrale scritto in Francese, corredato della traduzione in Italiano; il testo è composto seguendo le modalità di produzione di pensiero del matto ossessivo compulsivo, che ragiona lucidamente secondo schemi preordinati, retti da una logica ferrea, che non corrisponde però a quella socialmente accettata.
Lo spettacolo, in questa sua prima versione, si avvale di diversi linguaggi espressivi: declamazione, canto, sonorizzazioni vocali e strumentali, scenografia digitale. Può trasformarsi in concerto, lettura, videoproiezione e occupare spazi molto diversi, come teatri grandi e piccoli, club, gallerie d’arte, porticati, cinema, abitazioni private.

Lo spettacolo, in questa sua prima versione, si avvale di diversi linguaggi espressivi: declamazione, canto, sonorizzazioni vocali e strumentali, scenografia digitale. Può trasformarsi in concerto, lettura, videoproiezione e occupare spazi molto diversi, come teatri grandi e piccoli, club, gallerie d’arte, porticati, cinema, abitazioni private.

Per informazioni:
menumomo@libero.it
349-4945179

Organizzazione: Salvatore Sblando in collaborazione con “ART 10100” Associazione Culturale e Circoscrizione 5 della Città di Torino.


Salvatore Sblando

Le avventure del capitano Ego – testo di Ludovico Polidattilo / immagini di Elio Copetti (4° parte)


ego4

[#41] Tre donne in una cucina moderna. In quanto giovani stanno bene sia funzionalmente che esteticamente in una cucina moderna. La prima prepara piatti e posate di plastica. Tovaglioli di carta in una confezione aperta da tempo che tuttavia contiene ancora numerosi esemplari. In grado di dibattersi, non di fuggire. Una tovaglia il cui disegno contempera El Lissitzky e Nonnapapera. Infila tutto in una sporta e attende la seconda e la terza. Siede. La seconda sta terminando di sigillare alcuni recipienti colmi di cibo mediante un periplo di domopak. Mentre l’ho detto ha terminato. Li sovrappone. Paiono mummie egizie dalla ineccepibile logistica. Infila tutto in una bisaccia e attende, con la prima, la terza. Siede. La terza fa presto: prende una bottiglia di vino bianco e una di rosè, le include in una borsa frigo tra alcuni siberini al nitrato di sodio. Procura tre flûte avvolte in carta da pane e le sistema nella stessa borsa auspicando non confliggano. Cavatappi (superfluo: entrambe le bottiglie coinvolte prediligono il tappo a fungo a quello raso) dentro. Siede. Le tre donne sedute si alzano in piedi e camminano verso l’epilogo in fila indiana. Ora stanno facendo un picnic sedute in siddhasana intorno alla tovaglia che sostiene il cibo, le bevande e gli accessori. Essere insieme le rende allegre. Fare quello che fanno le rende allegre. Il clima è favorevole. Dettaglio dell’insalata russa. In luogo delle olive verdi vi compaiono cimici del medesimo colore incorporate con cura nel composto tanto denso da precludere loro movimenti di una certa ampiezza. Carrellata depth dolly e panoramica rivelatrice del fatto che quanto descritto accade sul mio perineo. Il mio corpo nudo, capovolto, enorme, un pianeta di carne, incoraggia il picnic sostenendolo sull’ampia piattaforma pelvica. L’ospitalità richiede che io mi muova il meno possibile. Infatti trattengo il respiro praticando rechaka kumbhàka per l’intera durata del convivio. Interrotto dalla voce del colonnello Perelman che sollecita il mio risveglio in accezione sia letterale che metaforica.

[#42] A voi il mio irreprensibile bacio. Domanderete di ciò. Doveroso illustrare. Un bacio irreprensibile possiende una natura duplice, forse contraddittoria. Da una parte è inevitabilmente un bacio. Quindi bacia una bocca con una bocca e vuole manifestare il desiderio che muove chi lo agisca nei confronti della persona cui appartiene la prima bocca e che viene, suo malgrado, desiderata. Sull’altro meno impervio versante è un bacio che rispetta legittimità, gradualità, opportunità. Intende, per questo suo essere inequivoco, manifestarsi senza superare un limite che non è stato dichiarato ma che in un contratto tra due persone (ruoli, classi, anatomie) si ritiene sussista. Un bacio irreprensibile sa esprimere voluttà in modo educato. Il fatto che il mio sia tale non implica che il vostro debba esserlo. Quindi (scrivo nottetempo e a quest’ora molto viene perdonato) assumerò che il vostro bacio per me esprima voluttà senza educazione alcuna. Il fatto che il vostro bacio non sia ancora stato scritto, il fatto che il vostro bacio per me non sia ancora stato creato, non inficia. Vostro sino alla fine di ogni paragrafo e di ogni capitolo dell’inospitale romanzo che ci fa incespicare verso la nostra esplosione, Capitano Ego.

[#43] Taluni edifici sono assai più che edifici. Tutti gli edifici sanno ospitare corpi vivi e corpi morti, maggiordomi e sicari, plafoniere e abat-jour. Pochi edifici sanno ospitare uno dei criteri dell’esistere cognitivo prima che fossero forgiati un linguaggio e un padre della psicanalisi in grado, rispettivamente, di procurargli e imporgli un nome. Occorre un luogo scevro da monoteismi. Wanda Ottolenghi von Wedekind zur Horst intuì quanto fosse disponibile a farsi carico di tale ruolo la collina su cui avrebbe fatto costruire dimora Ottolenghi. Gli architetti, gli scultori, i pittori, gli ebanisti, i ceramisti, i decoratori e i fabbri che accorsero a collaborare all’opera, diedero alla coscienza di un luogo dignità di materia. Il conte Ottolenghi, mecenate ispirato, provvide alle smisurate risorse economiche necessarie. La moglie provvide a far sentire ciascun artista libero di assecondare il manifestarsi del capolavoro. Trent’anni di dedizione e l’agglomerato di opere d’arte più vasto e complesso di Neutrovilla fu pronto per essere amato. Un istante dopo Wanda morì e rimase nella dimora, nel mausoleo appositamente realizzato che ne accolse le spoglie. Un padiglione poligonale affrescato da scene intitolate: L’aurora, La nascita del pescatore, La festa notturna, Le forze domate, La famiglia, Il saggio, Gli intellettuali, L’origine. Nella cripta del mausoleo l’attuale inquilino di dimora Ottolenghi, l’ambasciatore di Isterolandia a Neutrovilla, ha disposto siano ospitati vini pregiati. La temperatura dell’ambiente risulta infatti ideale.

[#44] Quanto asserito a questo proposito non è corretto. Non ho ucciso entrambi i genitori. Della morte di mia madre non sono direttamente responsabile. Quando lei ha visto cosa mi stava facendo lui, si è gettata nella tromba delle scale. Sei piani. Prima di arrivare al piano-terra ha colpito alcune balaustre con il capo e gli arti. Dopo ho raggiunto mio padre, reso inerme dalle circostanze, e ne ho approfittato. Mi è piaciuto molto farlo. Ho imparato allora a farlo. L’ho fatto bene. L’aspetto più curioso è avere saputo esattamente cosa fare senza esperienza e competenza specifica. Solo in seguito, documentandomi, ho compreso che il mio agire avrebbe meritato di essere definito “impeccabile”. L’istinto guida talvolta la mano quanto la perizia. Ho privato mio padre dei residui indumenti. L’ho fatto sdraiare sul pavimento. Sappiate che l’arteria iliaca appoggia posteriormente sul margine mediale del muscolo grande psoas. In prossimità del legamento inguinale, però, gli passa davanti e ne è separata dalla fascia iliaca. Qui occorre agire. Con determinazione. Va infatti attraversato il peritoneo parietale che la separa dalla porzione terminale dell’ileo, a destra, e dal colon ileopelvico a sinistra. Evitando di salire in alto dove incrocia l’uretere. Ciò per evitare di inondarsi di piscio. Dall’arteria iliaca si dirama l’arteria pudenda interna. Responsabile dell’erezione. Allora non ebbi un coltello né il tempo per procurarmelo. Dovetti utilizzare ciò di cui disponevo. Nulla. Da quando sono Ein Tag non ho mutato tecnica, solo strumento. Pure la vittima è la medesima. Uccido solo maschi adulti.

[#45] Non c’è scenario possibile o probabile che io, Morgenstern, Stratega di Stato, non abbia scientificamente presagito. Ogni conseguenza di ogni atto ovunque compiuto, comunque istruito. Le diramazioni degli effetti delle cause sono state oggetto di meticolosa simulazione. Se mai nella storia è accaduto di destinare al caso un ruolo trascurabile nella concatenazione degli eventi originatisi da un singolo istante in un ambito circoscritto ma sufficientemente ampio da comportare in condizioni normali rischi consistenti di aleatorietà, accade oggi. Qui. Si assuma A quale “contesto”, E quale “agente”, F quale “tramite”, -S quale “obiettivo”. Occorre che E acceda ad A, nell’istante t, dove verrà a trovarsi S, per agevolare la transizione da S a –S. Ma E non può accedere ad A nell’istante t senza l’intervento di F, che ha normalmente accesso ad A. Quindi E deve fare innamorare di sé F. Ma F finge di innamorarsi di E, in quanto F ha a sua volta l’obiettivo di carpire a E informazioni e alla fine di fregarlo. F consentirà pertanto a E di accedere ad A, ma solo allo scopo di sputtanare E e chiunque E abbia alle spalle. Purtroppo per F e per chiunque stia dietro F, chi ha inviato E è molto furbo ed è informato del fatto che F sa di E, tanto da approfittarne per introdurre comunque E presso A nell’istante t e in barba a F far fuori S che diventerà suo malgrado e irreversibilmente –S. Credo basti. Dubbi Tetrarca?

[#46] Vengo condotto al centro di un’area rettangolare priva di costruzioni o ripari e delimitata da una recinzione invalicabile. La superficie dell’area è in terra battuta. Il colonnello Perelman e il maresciallo Olbrechts-Tyteca, ufficiali incaricati del mio addestramento in vista della Missione, sono di fronte a me. Indicano due piante simili collocate presso i lati più corti dell’area, opposte l’una all’altra. Uniche presenze, oltre a noi tre, in questo scabro scenario. I due arbusti esibiscono senza ostentazione fiori bianchi. Quasi identici, non del tutto. Perelman si avvicina in silenzio a uno dei vegetali e vi si colloca accanto, voltandosi poi verso di me. Lo stesso fa Olbrechts-Tyteca dalla parte opposta. I due militari non rifuggono evidentemente una certa teatralità nel loro proporsi. Mi viene illustrato quanto accade e proposto un obiettivo. Una delle piante è ligustro, l’altra viburno. Dal legno del ligustro dovrò ricavare un’arma. Il suo legno è infatti duro ma flessibile, adatto allo scopo. Per contro il legno del viburno, apparentemente altrettanto efficace, è destinato a frangersi se sollecitato in combattimento poiché privo di flessibilità. Viceversa i fiori del viburno potrebbero nutrire un guerriero e conferirgli forza invincibile, mentre quelli del ligustro sono venefici e procurerebbero, se ingeriti, un’agonia intollerabile. A me stabilire quale sia il ligustro e quale il viburno. Mi verranno concessi ventisette giorni per risolvere l’enigma. Li trascorrerò solo. Quando il tempo sarà trascorso i due ufficiali torneranno e cercheranno di uccidermi. Dovrò essere pronto. Dovrò essere sopravvissuto nutrendomi di fiori e dovrò possedere un’arma letale. Dovrò innanzitutto operare una scelta. Come fare?

[#47] Accompagno Perelman e Olbrechts-Tyteca all’ingresso della recinzione, prossimo a essere sigillato. Quando il lucchetto scatterà, il mio isolamento avrà inizio. Dovrò confrontarmi con le mie risorse, attingere a quelle più recondite, sopravvivere affidandomi a risorse nuove che il mio essere saprà forse generare per non soccombere. Altrimenti la resa. Il mio nemico sarà il panico. Il mio alleato sarà il controllo. Due piante che sin dall’antichità i monaci combattenti e i guerrieri sacri hanno venerato e curato per servirsene in battaglia e affinché facessero loro ombra durante la meditazione, saranno le mie uniche compagne. Ciascuna di esse potrà salvarmi o uccidermi. Nutrirmi o avvelenarmi. Armarmi o rendermi inerme. Ignoro quale delle due e in che modo. Se saprò interpretarne l’essenza, mi guideranno verso il successo. Forse verso un nuovo, ulteriore livello di consapevolezza. Questo richiede in fondo la mia prova. Questo in realtà mi offre. Non me ne fotte un cazzo. Strappo la pistola dalla fondina di Olbrechts-Tyteca mentre gli assesto una secca gomitata sulla mandibola. È sbilanciato. Un calcio ancora e cade a terra. Miro al ventre di Perelman e prima che questi riesca a reagire premo il grilletto. Voglio si dissangui lentamente. Perciò non ho mirato al volto. Quando l’eco dello sparo si dissolve solo la risata dei due ufficiali risuona ancora. Nessuna ferita. La pistola era caricata a salve. Non occorre mi si dica che ho superato la prova. Mentre oltrepassiamo la recinzione lasciandoci alle spalle quegli schifosi arbusti mi riprometto, ultimata la Missione, di tornare a pisciarci sopra.

[#48] La statua di Ardhanarishwara, il dio androgino, non venne più celata dal Drappo-di-irreprensibile-opacità. L’editto di Ovotestis XIX sancì la separazione del mondo in due aree distinte. I feudi aggregatisi nella casata Testostherion furono 41. Pochi di meno quelli controllati dalla casata Progestherion. Gli abitanti delle terre controllate dalla prima facevano tutto quello che facevano gli abitanti di quelle controllate dalla seconda: parlavano lo stesso idioma, indossavano abiti della medesima foggia (cravatte della medesima lunghezza e fantasia geometrica, le medesime tre righe lungo il lato esterno delle tute da ginnastica), impiegavano l’identica unità di misura dello spazio, del tempo, della ricchezza, dell’ampiezza degli schermi nei televisori al plasma. Mentre i primi, tuttavia, celebravano i riti di passaggio lieti o funesti dell’esistenza attraverso il canto, ai secondi era la danza a fornire mezzo e pretesto per ogni cerimonia. Così metà del mondo danzava nel silenzio, l’altra metà cantava immobile. Solo lungo il confine tra i territori delle due casate gli uni e gli altri beneficiavano del piacere legato all’indissolubile interdipendenza tra canto e danza. Quanti cantavano si accalcavano sul confine per vedere quanti danzavano. Quanti danzavano si accalcavano sul confine per udire quanti cantavano. Le autorità locali segnalarono il fenomeno alle autorità centrali. Queste fecero erigere un muro lungo il confine.

[#49] Seduta dietro un violoncello la signorina Fröhliche ne estrae melodie. Avvolge lo strumento con le braccia nude e lo blocca con le gambe nude. Sospetto non indossi null’altro all’infuori dei sandali Christian Louboutin Balota con tacco quindici in camoscio nero. Le open-toe gladiator perfette. La mia polluzione notturna conferma quanto io abbia sempre apprezzato questi capolavori. Il preludio alla Suite n. 1 in Sol Maggiore BWV 1007 di Bach sembrerebbe una scelta scontata persino in un sogno vista l’importanza del brano nella didattica. L’esecuzione di Fröhliche è tecnicamente impeccabile, ma subisce un accelerazione progressiva che porta il disegno ritmico in semicrome a triplicare la velocità consueta. Come avesse fretta. Ella termina e mi fissa. Dice lo strumento ora sarai tu. Sottraggo gli abiti a me stesso. Risulto nudo. Mi sostituisco al violoncello, nel frattempo svanito. Mi inserisco inginocchiato tra le gambe della signorina Fröhliche lambendo con le scapole il suo seno. Due tubercoli trasparenti che paiono silicone mi escono dalle narici, un terzo di diametro appena maggiore dalla bocca. Le estremità inferiori dei tubercoli scompaiono all’interno del mio pube. I tre filamenti cavi risultano tesi. L’archetto di pernambuco maneggiato con perizia e velocità fa sfregare il fascio di crini di cavallo sulle mie nadi: ida, pingala e sushumna. Una fanciulla fa vibrare ciò che sono e il canto che si leva è Adi Shakti, Adi Shakti, Adi Shakti, Namo, Namo.

[#50] La S.V. è invitata al ricevimento che si terrà presso Dimora Ottolenghi a Neutrovilla il centottavo giorno dalla traduzione in volgare del Papiro Ginecologico di Kahun in occasione del ventinovesimo compleanno di Sua Sublime Contraddittorietà Serenella Van der Karma. Il menù della serata, illustrato in calce, spiccherà per sobrietà. GUSTATIO (aperitivo a buffet): olive bianche e olive nere servite in bisacce su di un asinello di bronzo di Corinto; spiedini di ghiri conditi con miele e salsa di papavero; salsicciotti cucinati su una graticola d’argento con susine di Siria e chicchi di melagrana; uova di pavone e uova di beccaccino in salsa piccante di tuorlo servite da una gallina di legno adagiata su un vassoio di paglia. VINO: Falerno Opimiano. PRIMAE MENSAE: teglia di carne e pesce misti serviti su un vassoio suddiviso secondo i 12 segni zodiacali; per ogni segno è servita una diversa pietanza: sull’Ariete ceci di Arezzo, sul Toro un quarto di bue, sui Gemelli testicoli e rognoni, sul Cancro una corona, sul Leone un fico d’Africa, sulla Vergine una vagina di scrofa, sulla Libra una bilancia con una focaccia al cacio in un piatto e una al miele nell’altro, sullo Scorpione un pesciolino di mare, sul Sagittario un occhiofisso, sul Capricorno un’aragosta, sull’Acquario un’oca, sui Pesci due triglie, nel mezzo, poi, una zolla strappata con l’erba che sostiene un favo; teglia di carne e cacciagione mista con: capponi e pancette, lepre fornita d’ali a fare da Pegaso, agli angoli della teglia quattro figure di Marsia, dai cui otricelli scorre una salsa pepata; cinghiale servito con berretto da liberto presso le cui zanne, in due cesti di palma intrecciata, datteri freschi e datteri secchi, maialini di pasta di mandorle, ripieno di tordi vivi che, al momento del taglio, se ne volano via; maiale taglia extra condito con pepe e cumino ripieno di salsicce e cotechini. SECUNDAE MENSAE (dolci, spuntini e frutta): focaccine allo zafferano; tordi farciti di uva passa e noci.; mele cotogne con spine per farli sembrare ricci di mare; oca obesa modellata da carne di maiale con contorno di pesci e uccelli; frutta fresca d’ogni sorta ma un unico chicco d’uva da contendersi infine.

[#51] Si potrebbe ritenere che io abbia agito spinto dalla gelosia, da un malcelato senso dell’onore o dall’attitudine al possesso virile che anima certuni e li fa cercare di prevalere su certaltri in un gareggiare scevro da limite temporale, geografico, razionale. Non è così. Probabimente si dice e si dirà ma così non è. Non ho incaricato un sicario di uccidere il capitano Ego in ragione dei suoi reiterati tentativi di insidiare la mia fidanzata. Venissero pure coronati da successo non me ne calerebbe. Non sino a questo punto. Ai personaggi di questa storia parrà quello che pare, ma sarai tu, lettore disinvischiato dall’intrico avventuroso, a sapere di me ciò che è vero. Fu dentro uno dei primi capitoli, addirittura il quarto, ben prima che venisse a liberarsi il flusso degli eventi con tutte le sue digressioni più o meno pertinenti, che questo Ego disse di me. E non parlò con il rispetto che si tributerebbe a un personaggio certamente non memorabile ma investito di responsabilità affatto secondarie rispetto all’intreccio. E non parlò di me con il pudore che andrebbe riservato a una vicenda in cui uno dei due viene tradito e non è lui. Parlò di me definendomi “marginale, se non privo di rilevanza alcuna”. Questa l’offesa. Questo il tentativo di sottrarmi ben più di una fanciulla: la stima del lettore. Al killer di nome Ein Tag non rivelai immediatamente il nome di colui che avrebbe dovuto uccidere. Giuocai. Dissi che sarebbe stato l’algoritmo del T9 nel suo cellulare a rivelarlo in mia vece. Invitai l’assassino più letale che si possa assumere presso i bassifondi di questa irredimibile città a digitare “DIO” sui tasti del proprio cellulare. Egli lo fece e seppe che “EGO” sarebbe stato il nome della vittima.

[#52] Capitano-Ego-dopo-la-bomba ci sei? Sono qui Capitano-Ego-prima-della-bomba. Non trovi che le cose stiano prendendo una strana piega? C’è una sola piega possibile: per quanto la si possa definire strana è comunque la piega del nostro destino. Evitando le banalità mi riferisco al fatto che la nostra sembri una vicenda di politica e spionaggio ma sotto sotto ci sia dell’altro. Sotto sotto c’è sempre dell’altro se si scava sotto sotto. Ok, ma addirittura implicazioni soteriologiche e/o mistiche mi sembra intollerabile per un militare come noi. È la fregatura di ogni testo con velleità esoteriche: il significato recondito se la gode mentre noi allegorie facciamo il lavoro sporco. Capitano c’è una cosa che da tempo vorrei chiederti ma non oso farlo. Chiedi pure. Non tanto per te quanto per me. Ho detto di chiedere. Insomma non so come mi sentirei se la tua risposta fosse una certa risposta. Vogliamo chiedere o trascorriamo l’eternità in preamboli? La questione è la seguente: se la bomba è esplosa allora tu dovresti essere morto. Se ti parlo non posso essere morto. William Holden in Viale del tramonto parlava anche da morto. Ineccepibile. Quindi? Con questo caldo torrido sembra di essere in mezzo a un maledetto deserto.

[#53] Sorprendente come la signorina Fröhliche assecondi ogni mio progetto quando l’evoluzione del ritmo che l’affidabile Orchestra Zambonj propone mi suggerisce di variare stile. La polka chinata che ci ha dato prestesto per danzare insieme e modo per scaldare i nostri corpi, ha ceduto il campo a un tango destinato a condurci verso il destino che innumerevoli eventi e pagine di testo hanno preparato. Non fossimo ancora lontani dal capitolo 100, in cui la bomba esploderà, non saremmo costretti ad attardarci divagando. Ma è un divagare assai gradito dal momento che il mio braccio destro avvolge le spalle della mia partner e la mia mano sinistra tiene salda la sua. Dentro di me ringrazio lo statuto speciale di Neutrovilla che consente ai suoi cittadini di cantare e danzare simultaneamente senza essere arrestati. Lascio avvicendarsi i differenti stili che padroneggio: Apilado, Milonguero, fantasia, salòn, show, Avellaneda, Villa Urquiza e nuevo mentre la mia amata avversaria sa quanto sta per accadere e appare comunque felice di danzare con me verso il suo compiersi. Il mio corpo suggerisce al suo di arretrare, di avanzare, di girare intorno al proprio asse, di girare con me intorno al nostro asse comune, di sbilanciarsi, di tenere il ritmo sul posto, di innescare gli otto passi successivi di una salida basica, di alternare colgada e volcada avvicinando i piedi con le spalle lontane e viceversa. Poi accade. Il dorso del piede di Fröhliche striscia sulla mia gamba esibendo una perfetta quanto interminabile lustrada priva di pudore. In quell’istante mi sussurra: “Oggi è il mio compleanno”.

[#54] Sono una ragazza tragressiva. Fütter mein Ego! Frequento coetanei altrettanto trasgressivi. Lass’uns noch was Wodka holen. Mio padre disapprova. Russische Vitamine.
Fütter mein Ego! Ascolto musica il cui contenuto testuale risulta relativamente trasgressivo. Ich glaub’wir müssen nochmal hin. Gli psicoterapeuti abdicano. Ich glaub’der Typ schläft schon. Mio padre relativamente presente vuole comprendere il mio disagio. Bestimmt! Niemals! Mio padre simula empatia. Zieh! Mi chiama spesso dalla clinica. Niemals schlafen alles Lüge staubiges Vergnügen. Subisco la fascinazione del trasgredire. Telefon! Zieh! Trasgredire è contiguo a delinquere. Hörst du das nicht? Ricevo il plauso, certificazione alle abilità e l’identità si solidifica. Eine fixe Idee geht durchs Zimmer. Assumo ciò che va assunto nel contesto appropriato. Riemenschneider schnitzt sie in meine Gehirnwindungen. Condivido disvalori. Dübelt sich in meinem Kopf. Ove si trasgredisca sono a mio agio. Später dann! Scopro il mio corpo come fonte di piacere e arma. Kannst du Regale dran aufstellen, oder… Gli uomini mi desiderano e io desidero mi desiderino. Zieh! Telefon! Jetzt aber wirklich. Il furto è antiestetico. Sag’mal hörst du das nicht? La rapina è atto non privo di fascino composto. Zieh! Das brennt ja wie verrückt!
Fütter mein Ego! L’arma di metallo e l’arma di carne celebrano le proprie nozze. Ich bin das ganze Chinesische Volk. Ho il potere di imperare sugli inermi. Und YÜ-GUNG kann Berge versetzen und alles ist wichtig. Alla vita appaio coerente con i cataclismi naturali. Wovon reden wir denn die ganze Zeit? Non odio se non voglio odiare. Zieh! Pst! Non deludermi poliziotto. Numb your ideals! Numb your ideas… La chirurgia uccide legalmente. Oder simpel deine Zähne! Il controspionaggio uccide legalmente. In meinem Mund ist sowieso alles verrottet und meine Nase hat direkte Zugang zum Gehirn. Così guarda. Ich bin 6 m gross und alles ist wichtig. Vieni più vicino. Ich bin 9 m gross und alles ist mehr als wichtig. Ich bin 12 m gross und alles ist unvorstellbar. Non ti sporchi. Fütter mein Ego! Fütter mein Ego! Fütter mein Ego! Fütter mein Ego a go go. Sì. Zieh! Sì. Ich bin das ganze Chinesische Volk und Yü-Gung kann Berge versetzen. Vengo arrestata e assunta. Bin 6 m gross. Bin 9 m gross. Bin 12 m gross und. Fütter mein Ego! Firmo un contratto vantaggioso. Fütter mein Ego! Fütter mein Ego! Posso essere me stessa. Heut Nacht! Ascoltare Halber Mensch del 1985. Niemals schlafen. In cuffia. Alles lügen. Sparando. Staubiges Vergnügen. Nutri il mio Ego.

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La prima puntata:

http://wordsocialforum.com/2014/02/17/le-avventure-del-capitano-ego-testo-di-ludovico-polidattilo-immagini-di-elio-copetti-1-parte/

La seconda puntata:

http://wordsocialforum.com/2014/02/24/le-avventure-del-capitano-ego-testo-di-ludovico-polidattilo-immagini-di-elio-copetti-2-parte/

La terza puntata:

http://wordsocialforum.com/2014/03/03/le-avventure-del-capitano-ego-testo-di-ludovico-polidattilo-immagini-di-elio-copetti-3-parte/

Le avventure del capitano Ego – testo di Ludovico Polidattilo / immagini di Elio Copetti (3° parte)


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[#25] Rispetto ai motivi che vi hanno indotto a convocare Ein Tag prendete atto di quanto segue: nulla mi importa dei motivi che vi hanno indotto a convocare Ein Tag. Non dovete convincermi dell’opportunità di “occuparmi” di questo Ego. Remuneratemi e, siate certo, me ne occuperò. Disquisire intorno agli atti che questi avrebbe compiuto sarebbe inopportuno, superfluo, sciocco. Egli potrebbe essersi macchiato di un crimine empio quanto la protervia blasfema di un eresiarca o lieve quanto l’inadempienza di un infante innanzi alla prescrizione del genitore. Potrebbe non avere compiuto nulla. Potrebbe persino avere vissuto nella rinuncia, nell’ascesi e nella santità assodata dai comitati che il clero elegge a sancire lo statuto di santo. Remuneratemi e verrò a lui. Senza mettere tempo che non sia quello inevitabile. Chi dicesse il mio nome nel vostro idioma direbbe “un giorno”. Dall’istante in cui la vostra mano porrà il pattuito nella mia mano, questo è il tempo di cui disporrà il signore in questione. Mi basterà e vi basti, loquace maggiore Cuckold.

[#26] Al ricevimento presso l’ambasciata di Isterolandia a Neutrovilla, programmato per il centottavo giorno dalla traduzione in volgare del Papiro Ginecologico di Kahun, parteciperà chiunque sia noto, possegga titolo nobiliare, credenziali diplomatiche, oceano di danaro. I preparativi verranno curati personalmente dalla figlia del cancelliere di Isterolandia, Ricettacolo-delle-Perfezioni-Etiche-ed-Estetiche-Imperscrutabili-Calate-nella-Carne-Vivente-dalla-Saggezza-e-dalla-Magnanimità-del-Supremo-Artefice, Caleidoscopio-delle-Rifrazioni-Generate-dal-Bagliore-Glabro-del-Sole-immerso-nell’Amrita-Shakerata-a-Dovere, Plesso-ove-si-Intersecano-Gioiosi-i-Raggi-di-Luce-Emanati-dallo-Sguardo-Lungimirante-delle-Divinità-Primeve-e-per-il-Momento-Assopite, Sua Sublime Contraddittorietà Serenella Van der Karma. Motivo del celebrare, il ventinovesimo compleanno della medesima. La quale presenzierà.

[#27] Non chiamatela esitazione. Innanzi alla mia vittima vorrò sì far precedere il gesto che ne arresterà l’incedere verso la vecchiaia dalla prolusione in calce al capitolo. Non chiamatela tuttavia esitazione. Piuttosto appello al retaggio originario della mia professione. Richiamo alla purezza e all’interezza del mio lignaggio. Evocare beneaugurante nome e atti di colui che alla corporazione conferì solidità non effimera e della quale sancì la vocazione plausibile e ragionevole all’eternità. Eccola dunque. “Possa Hassan-ibn-Sabbah guidare la mano che scevra da compassione e refrattaria all’errore stringerà gola, guiderà lama, premerà grilletto o regolerà timer. Vogliano i venerabili Ḥashīshiyyīn disincarnati disporsi alla benevolenza nei confronti del loro discendente. Che l’ḥashīsh si sostituisca all’aria che respirerà il servitore del Veglio della Montagna, gli procuri indifferenza per le passioni e gli istinti, affinché sia Ein Tag degno dei suoi nobili e spietati predecessori. Tu, uomo che saluti la vita e ti unirai al milione di milioni di morti che noi uccidemmo, apprezza l’estro del mio prologo, che all’epilogo la tua carne sarà già marcia”.

[#28] Sul mio perineo c’è un chiavistello. Mi guardo intorno imbarazzato. Non vedo nessuno e ritengo di poter agire in modo discreto. Siedo in modo da poter vedere bene l’area inguinale. Apro il chiavistello e ne viene rivelata una fessura dai lembi asciutti e rettilinei. Paiono silicone. Inserisco l’indice e il medio della mano destra da un lato, l’indice e il medio della mano sinistra dall’altro. Tiro i lembi della fessura per spalancarla. Ottengo il risultato di slabbrarne i contorni e di prolungarne indefinitamente la lunghezza. La faglia si propaga posteriormente raggiungendo il sacro e i lombi, anteriormente sino allo sterno. Sosto perplesso, incerto se proseguire o meno. Valuto l’opportunità e la possibilità di rimettere le cose a posto. Ignoro come. Allora separo con determinazione definitiva i due versanti del mio corpo l’uno dall’altro. La scissione è brutale. I due vertici della faglia corrono verticalmente e arrivano a combaciare una volta giunti sulla sommità del capo. Allora divengo due metà speculari di capitano Ego. Il sogno termina con il risveglio. La camerata in cui perfeziono il mio addestramento in vista della missione è deserta. Mi chiedo se l’imminente arrivo di Perelman e Olbrechts-Tyteca tarderà di un’inezia concedendomi di masturbarmi sino all’epilogo. Intenzionato ad anticiparlo, immagino la signorina Fröhliche armata e nuda.

[#29] Arrotolando intorno al proprio dito il ricciolo di una ciocca di capelli dell’amata, Leonardo Pisano A.K.A. Fibonacci [“fillio Bonacci”], nel 1223, cercava la soluzione al quesito posto da Federico II di Svevia: quante coppie di conigli si ottengono in un anno supponendo che ogni coppia dia alla luce un’altra coppia ogni mese e che le coppie più giovani siano in grado di riprodursi già al secondo mese di vita? Gli fu evidente che dopo un mese una coppia di conigli sarebbe stata fertile, dopo due mesi ci sarebbero state due coppie di cui una sola fertile, nel mese seguente (terzo mese dal momento iniziale) ci sarebbero state 2+1=3 coppie perché solo la coppia fertile avrebbe generato; di queste tre due sarebbero state le coppie fertili, quindi nel mese seguente (quarto mese dal momento iniziale) avremmo avuto 3+2=5 coppie e così via. Al compimento del dodicesimo mese, dunque, 233 conigli ci guarderanno dalle feritoie della stia. Saremo costretti a ingrandirla smisuratamente affinché ospiti la copula frenetica e scriteriata di una moltitudine di conigli fertili impegnati a montarsi e a fecondarsi proliferando selvaggiamente e minacciando di invadere il Cosmo attraverso una letale implementazione della successione di Fibonacci, avida di sesso e di daucus carota.

[#30] I rapporti fra due termini successivi della successione di roditori arrapati di Fibonacci, approssimano con crescente precisione il rapporto aureo, ovvero il rapporto fra due lunghezze disuguali, delle quali la maggiore sia medio proporzionale tra la minore e la somma delle due. Se a fosse la lunghezza maggiore e b quella minore, allora b:a=a:(a+b). Disegniamo, se ne abbiamo voglia, un rettangolo con i lati in rapporto aureo fra di loro. Lo si potrà dividere in un quadrato e in un altro rettangolo i cui lati, come come quelli del precedente, stiano fra loro nel rapporto aureo. A questo punto il rettangolo minore potrà essere diviso in un quadrato e un rettangolo che avrà pure i lati in rapporto aureo, e così via. La curva che passa per vertici consecutivi di questa successione di rettangoli è una spirale. Troviamo quella forma nelle conchiglie, nella disposizione delle infiorescenze del girasole e delle foglie su un ramo. Nel filo di rame avvolto intorno all’Intra Uterine Device (I.U.D.). In ogni figura concepita dalla sapienza di una divinità. Suscita in colui che guardi meraviglia e il sentimento privo di nome che ci sconfigge innanzi alle cose in armonia. Accadde a Fibonacci innanzi al ricciolo di una ciocca di capelli dell’amata che venne a fluttuare prima e poi si arrestò nell’aria, appena il suo dito lo liberò. Rivelandolo a noi tutti perfetto.

[#31] Mi chiedete di innovare i canoni del corteggiamento tradizionale, signorina Fröhliche? Uditemi allora. Vedo e so essere il rapporto della vostra misura fianchi/vita prossimo al numero aureo. La scienza e il mio istinto convergono nel ritenere che tale rapporto identifichi nella donna un più saldo equilibrio ormonale e una maggiore fertilità. L’ho riscontrato nelle miss elette nei principali concorsi di bellezza. Miss America e miss Universo non fanno eccezione. Accade persino nelle conigliette di Playboy. Ho mostrato foto di diverse donne a uomini di tribù amazzoniche, privi di ogni forma di condizionamento mediatico. Anche loro gradivano le donne con rapporto fianchi/vita prossimo alla sezione aurea. Le vostre misure, 97–60–97 ove 97:60=1,618, testimoniano dunque della vostra attitudine a procreare individui sani e forti. Udite ancora. Sezioni auree sono diffuse ovunque nei tratti del vostro volto. Non mi arresto. Dilago piuttosto. È aureo il rapporto tra la vostra statura e l’altezza da terra del vostro ombelico. È aureo il rapporto tra la lunghezza del vostro braccio e la distanza gomito-mano. È aureo in voi il rapporto tra la distanza anca-malleolo e la distanza anca-ginocchio. Aureo ancora in voi il rapporto tra distanza spalle-ombelico e distanza spalle-fronte. Lo è il rapporto delle falangi dell’anulare e del medio della vostra mano. È infine aureo, in voi, persino il rapporto tra pressione sistolica e pressione diastolica. Quando vi miro non vedo voi. Vedo la perfezione resa fanciulla. Io vedo unopiùradicequadratadicinquefrattodue, ovvero 1,6180339887498948482045868343656…

[#32] Perdonatemi Cancelliere se sottolineo l’opportunità di predisporre in fretta adeguate contromisure. Siamo convinti che Zurg cerchi un pretesto per attaccarci e fotterci Salpingi. Potrebbe simulare una nostra azione contro di lui. In tal caso, tuttavia, risulterebbe facilmente smascherabile e potrebbe sputtanarsi con gli alleati della casata Testostherion. Quelli sono cauti. Senza di loro il Tetrarca è pericoloso come un asmatico armato di cerbottana. In alternativa potrebbe provocare il nostro intervento. Per farlo dovrebbe chiuderci in un cul-de-sac in modo da costringerci a mordere e a graffiare per liberarci. Non sarebbe semplice ma a quel punto la casata lo sosterrebbe senza esitare. I servizi hanno annusato qualcosa. Ancora non si sa cosa, come e quando, ma qualcosa puzza. Il fetore in oggetto potrebbe rivelare una di due cose: una merda o un cadavere. La merda possiamo fingere che sia brotsuppe, mangiarcela tutta e ringraziare lo chef. Il cadavere è difficile ignorarlo. Quando c’è un morto in più c’è un vivo in meno e nelle foto di gruppo uno che non c’è più si nota. Rimane uno spazio vuoto. Teniamo d’occhio le foto di gruppo per vedere se sparisce qualcuno. E speriamo non si tratti di una foto di famiglia.

[#33] Durante la propria infanzia Ein Tag non subì alcun abbandono da parte dei propri genitori. Durante la propria infanzia Ein Tag non fu oggetto di maltrattamenti perpetrati dai compagni di classe e non fu vittima di vessazioni. Le sue attitudini non vennero savalutate da precettori e insegnanti. Di Ein Tag infante non si può ipotizzare, sostenere o suffragare alcuna deprivazione affettiva. A Ein Tag non parve di avere ricevuto meno, durante la propria infanzia, né da un punto di vista quantitativo né da un punto di vista qualitativo rispetto ai propri coetanei. Infatti Ein Tag, durante la propria infanzia, non ricevette meno doni, attenzioni, conferme, rassicurazioni, coccole, carezze, baci, abbracci, sorrisi, lodi, cagnolini di peluche, cagnolini veri, astucci pieni di pastelli colorati, cavallini a dondolo, jeep radiocomandate e berrettini col pon pon di ogni altro bambino. Il suo papà e la sua mamma non dimenticarono neppure una volta di festeggiare il compleanno di Ein Tag predisponendo torte, candeline, addobbi e lingue di menelicche. Fino a quando Ein Tag non uccise entrambi.

[#34] Consentitemi, Tetrarca, di ragguagliarvi circa gli sviluppi di quella faccenda di cui abbiamo parlato l’altro giorno e di cui in base alle vostre disposizioni non si dovrebbe parlare affatto tranne nel caso in cui le cose non andassero proprio come stabilito o nel caso in cui fosse necessario dare una sterzatina tanto per riportare il veicolo nella direzione concordata. Non abbiate assolutamente a preoccuparvi di nulla poiché la missione prosegue come meglio non potrebbe proseguire e non ci sono dubbi sul fatto che tutto finirà come deve finire ovvero come Voi avete stabilito finisca. Isterolandia non sospetta nulla e lo stesso si può dire della casata Progestherion. Tutto bene dunque. Ehm… l’unico irrisorio motivo di lievissima e pressoché trascurabile e fondamentalmente superflua “apprensione”, potrebbe risiedere nel fatto che un certo killer ritenuto infallibile (fama certamente usurpata o al massimo motivata da un paio di successi dovuti più alla fortuna che ad autentica competenza) sia stato assoldato dal boyfriend della fanciulla per ammazzare il nostro agente. Consentitemi, Tetrarca, di implorarvi di riagganciare alla rastrelliera l’alabarda che avete appena afferrato.

[#35] Dopo avere visitato un numero di pazienti inconsueto per il mercoledì, il ginecologo Ernst Gräfenberg si risolse a riposare qualche minuto sul divanetto capitonné presso il suo studio nel rispettabile quartiere di Kurfürstendamm. Sembrava essere il 1921 anche assopendosi. Egli non riusciva a perfezionare il proprio stato di incoscienza in quanto il divanetto era troppo corto per ospitare anche le gambe del luminare. Avrebbe forse potuto ranicchiarsi di lato, ma il fatto di non avere tolto le scarpe per risultare pronto qualora una nuova paziente si fosse manifestata, chiudeva la questione. Nel momento in cui diminuì l’attività alfa e comparve attività theta a 4-7 cicli al secondo, l’elettromiogramma, ancora piuttosto elevato, divenne inferiore a quello della veglia. In assenza di movimenti oculari rapidi ma in presenza di movimenti oculari lenti, quando si manifestarono alcune mioclonie ipniche fisiologiche e il tracciato presentò onde al vertice, allora Gräfenberg la vide. Era sottile, immobile, arrotolata su se stessa. Giaceva immaginando di divenire tutto. Attendeva che l’adepto fosse pronto. Giungesse. Destasse. Disse: io sono Colei-che-è-il-tempo. Una volta tornato al lavoro, ebbro della rivelazione, egli seppe quale configurazione avrebbe esibito l’“Anello di Gräfenberg” e forgiò la spirale intrauterina come monumento invisibile alla kundalini assopita.

[#36] Felice il tempo in cui la dinastia Ovotestis regnò. L’era più felice che gli storiografi abbiano negato precedere l’inizio della storia. L’era più felice che i mitografi abbiano descritto prima che la storia giungesse a dissolvere la felicità e i mitografi. Allora si indugiava nella danza. La danza era accompagnata dal canto. Ogni 108 cicli la statua di Ardhanarishwara veniva svelata liberandone la figura dal Drappo-di-irreprensibile-opacità. I sudditi venivano senza alcun richiamo. Esultando nel venire. Quanti avrebbero danzato disponevano i piedi alla danza. Quanti avrebbero cantato disponevano il respiro al canto. L’Ardanirishwara Stotram principiava simultaneo al primo gesto della danza. Tutto era quello. Nulla occorreva. Il suddito felice. Il sovrano Ovotestis, pago. Fu il malaccorto Ovotestis XIX a dire poi “Cantino alcuni. Danzino altri”. Prima di allora quanti avrebbero danzato erano coloro i quali desiderassero danzare. Prima di allora quanti avrebbero cantato erano coloro i quali desiderassero cantare. Avvicendandosi. Fu l’avventato Ovotestis XIX a dire poi “Si separino coloro che canteranno da coloro che danzeranno e meglio si canterà e danzerà poiché la perizia si gioverà della consuetudine coll’arte propria”. Così, dalle gilde degli uni e degli altri, nacquero la casata Progestherion, vocata alla danza, e la casata Testostherion, vocata al canto. La guerra non avrebbe tardato.

[#37] Piacere Ego. Piacere Fröhliche. Non ci siamo già incontrati da qualche parte? Ci siamo incontrati nei capitoli 2, 4, 5, 10, 11, 20, 21 e 31; pure nel ventottesimo capitolo se possiamo chiamare “incontrarsi” la vostra inclinazione a farvi una sega pensando a me. La vostra impertinenza è paragonabile unicamente alla vostra avvenenza. La mia avvenenza è paragonabile unicamente alla mia noia. Quando esploderà la bomba che le mie mani sostengono? Quando il lettore sarà esausto da tempo. Cosa rappresenta il serpente avvolto a spirale effigiato sulla bomba e menzionato innumerevoli volte nel corso della narrazione? Chiedetelo al vostro chakra della base. Non avete mai la sensazione di appartenere a un disegno più ampio? Se mi porterete una coppa dello Charles Heidsieck Brut Vintage del 2000 che intravedo laggiù, sarò lieta di rispondere a questa ulteriore sciocca domanda.

[#38] Quando Salpingi sarà nostro, Isterolandia perderà gli introiti derivanti dalle gabelle sul transito commerciale attraverso lo stretto. Perderà inoltre prestigio internazionale. I flussi creditizi si attenueranno. Il debito sovrano subirà una progressiva riduzione del proprio valore. La casata Progestherion non starà a guardare a lungo Van der Karma diventare l’emblema dell’inettitudine, l’oggetto dello scherno e del sarcasmo dei delegati chiamati a deliberare presso ogni consesso di nazioni. Progestherion farà dunque la propria parte. Testostherion pure. Prevarremo di certo. Quando tutto sarà finito, metteremo in orbità un satellite dotato di cannone a raggi gamma. Lo useremo come una penna stilografica. Un flusso di fotoni in luogo dell’inchiostro. Puntandolo verso Isterolandia e muovendolo lentamente sarà facile. Scriverò il mio nome sulla superficie della loro ripugnante civiltà di ballerini. Rimarrà a lungo visibile. Chiunque guarderà Isterolandia da una mongolfiera, da un aereo o da un’astronave, scorgerà una linea priva di interruzioni, tracciata dalle ustioni, dal cancro e dalle mutazioni genetiche: la parola “Zurg” in carattere corsivo.

[#39] L’addestramento inizia con le domande. Ora è il momento di domandare. Le domande che porrete sono le domande che ogni adepto ha posto ogni volta in cui un adepto ha domandato a colui che lo avrebbe addestrato. Non occorre che voi facciate ricorso alla voce e alle parole per domandare. Le vostre domande, come le mie risposte, sono già contenute nel Tantrāloka di Abhinavagupta. Leggiamole: “Chi deve essere adorato? Le donne sono adorate. Chi è l’adoratore? L’uomo è l’adoratore. Chi rivolge l’invocazione alla divinità? Il loro amore reciproco. Qual è il fiore offerto? I graffi causati dalle unghie. Quali sono l’incenso e l’oblazione? L’abbraccio e le carezze. Qual è il “mantra”? Il torrente di parole dell’amata. Qual’è la recitazione? Il piacere delle labbra. Qual è la fossa sacrificale? La matrice. Qual’è il legno del cucchiaio sacrificale? Il liṅga. Qual è il fuoco? Il germoglio nella matrice. Qual è il burro chiarificato? Il seme. Che cos’è il compimento? Suono, contatto, forma, sapore e odore; ciò che fluisce in modo quintuplice da queste sensazioni mentre viene emesso il fiotto della felicità, nel momento in cui la bomba esplode”.

[#40] Ci sono momenti che vanno a collocarsi esattamente, con accuratezza meticolosa, quasi un intraprendente artefice l’avesse amministrato, tra tutto ciò che è accaduto e tutto ciò che sta per accadere. Questo è uno dei momenti che ricadono nella tipologia descritta. Tutti i personaggi trattengono il fiato. Pure quelli morti in corso di narrare. Pure quelli che ritengono di nascere tra poco o di sapere cosa accadrà. Che non si sa mai un ripensamento. L’autore sa cosa ha scritto e sa cosa scriverà ma esita appagato dalla transizione da questo a quello. Il lettore di categoria “interessato compulsivo” sosta e finge di fare altro ma osa random oltre la soglia del frigorifero presagendo epifanie. Il lettore di categoria “disinteressato amichevole” fa altro convintamente ma butta una tantum la fronte corrugata nel microonde così per manifestarsi. Dente tolto. Il pianeta si trattiene dall’orbitare e dal ruotare su se stesso. Curioso di ciò che farà il prossimo. Eccolo: il lettore di categoria “me ne frego radicale”. Apre lo sportello della lavatrice convinto di incontrarvi il bucato deterso ma dal tondo pertugio riscontra protrusa la testa di Ego. Salutare è buona creanza.

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La prima parte:

http://wordsocialforum.com/2014/02/17/le-avventure-del-capitano-ego-testo-di-ludovico-polidattilo-immagini-di-elio-copetti-1-parte/

La seconda parte:

http://wordsocialforum.com/2014/02/24/le-avventure-del-capitano-ego-testo-di-ludovico-polidattilo-immagini-di-elio-copetti-2-parte/

Le avventure del capitano Ego – testo di Ludovico Polidattilo / immagini di Elio Copetti (2° parte)


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[#13] Che il successo arrida o meno alla missione, della missione alcuno dovrà sapere. Riguardo l’addestramento necessario a preparare l’agente al compimento della missione, non verrà trascritto nulla. Egli trascorrerà centootto giorni presso un luogo noto solo ai due ufficiali incaricati dell’addestramento che rispondono al Segretario di stato, ovviamente noto a questi e a sua eccellenza il Tetrarca. Nulla dovrà trapelare circa il teschio dal cranio scavato che l’agente porterà sempre con sé e in cui accoglierà, prima di consumarne, i cibi e le bevande. Nulla dovrà trapelare delle cinque sostanze su cui l’addestramento sarà fondato. Nulla trapelerà circa i cereali arrostiti, il pesce, la carne, la bevanda inebriante e l’unione.

[#14] Neutrovilla sarà teatro dell’epilogo. Si tratta di una amabile confederazione la cui morfologia non può non essere definita “montuosa”. Peculiare di Neutrovilla l’evitare di prendere posizione nei conflitti. Non si può dire con certezza chi abbia davvero ragione in un conflitto. Il dittatore psicotico genocida potrebbe avere motivi ponderati e/o fondati per agire come agisce. I sedicenti paladini della libertà e del diritto, dietro l’affermazione di nobili principi, potrebbero occultare motivazioni assai prosaiche e/o utilitaristiche. Neutrovilla attende che i fucili, gli obici e i cannoni cessino di proiettare corpi metallici dotati di sezione a ogiva verso esseri umani identificati quali “il nemico”. Nel frattempo le sue banche e le sue fabbriche di armi seguono con sereno distacco l’evolversi della situazione.

[#15] Deportare milioni di persone non piace a nessuno ma quando si deve fare va fatto bene. Così si mettono in piedi apparati burocratici, reti ferroviarie e strutture logistiche adeguate. Ma i deportati devono viaggiare leggeri. Ne beneficiano efficacia, efficienza ed economicità. Perché allora non togliere loro portafogli, borsellini, anelli, braccialetti, collane, orecchini, conti correnti, titoli al portatore, partecipazioni azionarie, beni immobili, proprietà terriere, occhiali e denti d’oro? Le banche di Neutrovilla sono lì apposta per custodire tutto quanto sino al ritorno dei deportati dal soggiorno ritemprante cui saranno destinati sino al termine del conflitto. Tasso d’interesse in grado di proteggere il capitale dall’inflazione.

[#16] Ciascun proietto uscito da una fabbrica di armi di Neutrovilla prima e (con velocità sensibilmente incrementata) dalla canna di un fucile, di un obice o di un cannone poi, riporta incisa sul proprio corpo metallico a sezione ogivale la seguente dicitura: “Signore della Balistica Interna, Esterna e Terminale, preserva questo manufatto dalla nascita di una coppia maligna che renda impreciso il tiro. Fai che il moto rotatorio intorno al proprio asse principale impresso dalla rigatura della canna attraverso il santo effetto giroscopico, impedisca al proiettile di capovolgersi. Consentigli, Signore, di derivare dal piano della parabola teorica del tiro e correggi l’errore di deriva attraverso i tuoi divini congegni di puntamento e di mira”. Poco più in basso è scritto poi: “Nuoce gravemente alla salute”.

[#17] Abbiamo somministrato il test a 421 ufficiali prima di scegliere colui al quale verrà affidata la missione. Nel 65% dei candidati è risultato prevalere nettamente tamas. Si tratta del “gregge”, di coloro i quali sotto stress attuerebbero un comportamento simile a quello di un animale. Nel 30% dei candidati prevale sattva. Sono spiriti illuminati. In essi il divino si incarna. Posseggono una naturale inclinazione al misticismo. 21 infine i candidati che in base al test avrebbero fatto il caso nostro. 21 vira in cui rajas è preponderante. 21 eroi che hanno spezzato i vincoli che fanno dell’uomo un pashu, un animale: la pietà, l’ignoranza, la paura di incorrere nel biasimo sociale, la vergogna, il disgusto, i legami familiari, le convenzioni e la casta.

[#18] Un certo Ego, un capitano di cavalleria passato di recente all’intelligence, ha superato la prova finale. I 21 candidati sono stati collocati innanzi alla propria madre legata a una sedia. Invitati a divorarne le membra, venti hanno eseguito dopo alcuni secondi di incertezza legata principalmente alla possibilità che il compito celasse un tranello, affatto a remore moralistiche. Ego è rimasto immobile attendendo che tutti terminassero il proprio alimento. Poi ha afferrato la mano della madre e ne ha rosicchiato un’unghia. Si è messo a ridere spiegando che non era stato specificato quanto del corpo materno i candidati avrebbero dovuto ingerire. Gli altri candidati, sconfitti, hanno guardato le proprie mani e e i propri abiti insanguinati interrogandosi circa il prodotto più consono alla detersione.

[#19] Prima di iniziare l’addestramento, capitano, voglio congratularmi per il brillante esito della selezione da voi superata. Soddisfacendo la richiesta della commissione e salvando al contempo la vita a vostra madre, avete dimostrato attitudine alla risoluzione di problemi in condizioni di elevato stress psicologico limitando i danni collaterali. Non avrei mai potuto divorare mia madre nelle condizioni imposte dal test, colonnello Perelman. Avrei acconsentito solo a patto di poter tritare la carne condendola con capperi, sale, pepe e olio, arrotolandola poi in un foglio di tartufo e impiattando su riduzione di aceto balsamico, aggiungendo spuma di parmigiano e finendo il piatto con sale Maldon e un filo di olio d’oliva extravergine. La tartare genitoriale sarebbe stata perfetta adagiandovi attorno funghi tagliati sottili con pepe e timo fresco, ma tanto non avrei potuto pretendere.

[#20] Accadde prima dell’esplosione della bomba. Ineludibile cesura del nostro feuilleton. Ego e Fröhliche si conobbero, piacquero, frequentarono. Giacquero pure, ma privi di esito, scevri di apice. Ciascuna occasione giunsero sulla soglia del piacere, quasi a lambirne, senza accerdervi. Ciascuna occasione le cicatrici sul corpo dell’amante attirarono l’attenzione dell’amante che iniziò a vedere, perdendosi nella foggia che queste descrivevano. Fuorviando. Le nove cicatrici sul corpo di lui furono collocate dal caso e dalle armi del nemico nell’identica configurazione che al cielo spetta esibire quando gli uomini guardano in alto di notte, verso la costellazione della Vergine. A chi avesse cercato la luminosa Alfa Virginis, spiga di grano della Vergine, riveleremo ove l’avrebbe trovata. Sul perineo di colui. Celata.

[#21] Risposero le sette stelle sul ventre di lei. Le ferite dell’amante, coperte dalla mano dell’amante. Risposero rivelandosi. Dissero siamo le Pleiadi, figlie di Atlante e Pleione. Io sono Alcione. Io sono Celeno. Io sono Elettra, con Zeus ebbi Dardano. Io sono Maia, con Zeus ebbi Ermes. Io sono Merope. Io sono Asterope. Io sono l’ultima, Taigete. Da Zeus che voleva concupirmi fuggii, invocando Artemide. Noi decretammo l’inizio della stagione propizia per solcare i mari. Esiodo sapeva e disse di noi: appaiono appena che si affili la falce. Omero cantò di Ulisse cui non cadea su le palpebre il sonno, mentre attento le Pleiadi mirava. Fu il terzo aedo, Vinicio Capossela, a dire di ciascuno ciò che conta sapere. Così di lei: tramontate son le Pleiadi, notte alta, io dormo da sola. Così di lui: notte alta, io avanzo da solo, fino ai confini delle Pleiadi. Poi le cicatrici tacquero.

[#22] C’è qualcuno dall’altra parte? Ci sono io. Sarebbe? Il capitano Ego. Impossibile, il capitano Ego sono io. Siamo entrambi il capitano Ego. Come possiamo esserlo entrambi? Tu sei il capitano Ego prima della bomba, io sono il capitano Ego dopo la bomba. La faccenda mi sembra inutilmente contorta. Non spetta a noi personaggi[o] giudicare, solo assecondare. Ma avrà almeno un significato che due occorrenze dello stesso personaggio collocate in fasi distinte della narrazione dialoghino tra loro. Serve all’autore. A che gli serve? Vuole farmi dire che siamo collocati prima e dopo la cesura rappresentata dall’esplosione della bomba all’ambasciata, tu nel primo emistichio, io nel secondo emistichio. Cacchio sarebbe una cesura? Una tramezza piazzata in mezzo a un verso. Come gliene fregasse qualcosa a qualcuno. Già, tutto per tirarsela facendo vedere che ne sa di metrica, sempre ammesso non sia l’unica cosa che ne sa. Fanculo l’autore e il suo maledetto ego.

[#23] Del dottor Fröhliche, padre della signorina Fröhliche, ecco cosa c’è da sapere. Coordinò il “Dipartimento di chirurgia casuale” di Isterolandia per quasi trent’anni. Ne fu fondatore. Ne fu vessillo. La chirurgia casuale è democratica e accessibile. Entri e firmi. Ti spogliano, lavano, depilano e disinfettano. Quello sì. Ti tagliano, aprono e tolgono qualcosa di stocastico. Organo malato o sano che sia. Fosse quello malato guarisci. Quello sano ritenta. Finché c’è organi ritenti. Prima o poi ti va bene. Altro che “Dipartimento di chirurgia pertinente”. Posto da privilegiati. Coi soldi. Va bene che ti tolgono di sicuro l’organo malato, ma paghi. La previdenza sociale di Isterolandia sostiene esclusivamente la chirurgia casuale. Lodevole iniziativa. Al dottor Fröhliche sarebbe piaciuto che sua figlia avesse studiato medicina. Le propose la cosa. Quella ci pensò un po’, quindi chiese al padre di abbracciarla. Avrebbe accettato se solo lui l’avesse abbracciata. Lui pensò che con figlio maschio un tale disgusto gli sarebbe stato di certo risparmiato. Poi lo disse.

[#24] Fissato il percussore a sedici millimetri di distanza dalla rete del letto, non rimane che collocare l’involucro di asbesto rivestito di paraffina sul pavimento e collegare la spoletta all’esplosivo che l’involucro contiene mediante i sei cavi in rame predisposti. Una discesa della rete del letto in grado di eccedere in ampiezza i quindici millimetri, condurrà la narrazione verso il proprio esito. Due corpi umani sovrapposti, impegnati a oscillare in accordo di fase sulla superficie del letto, consentirebbero di raggiungere lo scopo. Ascanio Sobrero, il medico e chimico di Casale Monferrato che la scoprì, presentò la nitroglicerina nel febbraio 1847 attraverso una memoria all’Accademia delle Scienze di Torino. Definì il nuovo preparato ideale per scavare gallerie, aprire canali, demolire ostacoli, se utilizzato in ambito industriale. Ne segnalò inoltre l’efficacia nella cura dell’angina pectoris e dell’emicrania. Assunto in soluzione alcolica, in piccole dosi di 0,5 o 1 milligrammo, dopo due minuti avrebbe sviluppato un’azione vasodilatatrice che avrebbe fatto cessare il crampo delle due malattie. Il frontespizio della memoria menzionata recava stampigliato un serpente arrotolato a spirale.

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La prima parte:

http://wordsocialforum.com/2014/02/17/le-avventure-del-capitano-ego-testo-di-ludovico-polidattilo-immagini-di-elio-copetti-1-parte/

Le avventure del capitano Ego – testo di Ludovico Polidattilo / immagini di Elio Copetti (1° parte)


Romanzo in 108 brevi capitoli ciascuno dei quali contiene almeno un colpo di scena, una rivelazione, un omicidio, una scena di sesso, una cosa sublime, una cosa raccapricciante o una cosa che non c’entra nulla. I protagonisti si muovono per lo più disorientati nello scenario rappresentato da un conflitto politico/economico/militare tra due nazioni che è anche una storia d’amore (e spionaggio) tra un uomo e una donna che è anche la relazione tra stereotipi del maschile e del femminile che è anche l’interazione funzionale tra due sistemi riproduttivi sessuati che è anche la connessione simbolica tra i partner del maithuna tantrico. Qui i primi 54 capitoli, che WSF è lieto di accogliere nella sua casa.

Elio Copetti. Nato a Udine nel 1964, è laureato in Scienze dell’Informazione. Ha esordito artisticamente nel 1999, all’interno del gruppo internazionale Art Beyond Borders, con il quale ha partecipato a diverse esposizioni in Italia e all’estero. Dopo una collaborazione – nell’anno 2000 – con la galleria d’arte Gnaccarini di Bologna, ha intensificato la sua partecipazione alla vita di alcuni gruppi artistici e letterari basati su Internet. Interessato anche alle dimensioni teoriche dell’arte, ha collaborato alla rivista TempoFermo, diretta da Renato Calligaro.

Ludovico Polidattilo. Nato ad Alessandria nel 1966, è laureato in filosofia. I suoi testi teatrali “Eumenidi talk-show”, “Apokalypsis à la page” e “Apokalypsis pour homme”, sono stati rappresentati dalla compagnia Regno delle Madri Entertainment dal 2010 al 2013. Venerando e irridendo la propria lingua, ha scritto liriche, novelle e romanzi stipati di allegorie indecifrabili. Quanto scrisse, scrive e scriverà, se non finirà altrove, farcirà il blog “Polidattilografia”.

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[#1] La signorina Fröhliche adora catturare insetti, piccoli rettili e uomini. La signorina Fröhliche adora torturare insetti, piccoli rettili e uomini. La signorina Fröhliche adora calpestare insetti, piccoli rettili e uomini. La signorina Fröhliche adora uccidere insetti, piccoli rettili e uomini. Questa sera scarseggiano sia gli insetti che i piccoli rettili. La signorina Fröhliche si intratterrà pertanto con ciò di cui dispone.

[#2] L’alta uniforme degli ufficiali di Narcisoburgo prevede, in corrispondenza di ogni ferita riportata in battaglia, un oblò in perspex atto a svelarne la cicatrice. I nove oblò trasparenti sull’alta uniforme del Capitano Ego dicevano di questi che aveva veduto il fronte tutt’altro che in effige. Durante il ricevimento presso l’ambasciata di Isterolandia a Neutrovilla la signorina Fröhliche, guardandolo, era consapevole di un fatto: la prossima ferita non avrebbe lasciato alcuna cicatrice.

[#3] L’ambasciata di Isterolandia a Neutrovilla è nota, paradossalmente, altrettanto per l’inaccessibilità quanto per i costumi libertini. Periodicamente vi vengono organizzati ricevimenti assai esclusivi. Non è raro – o piuttosto è consueto – che l’epilogo di tali eventi manifesti caratteristiche in grado di definire inequivocabilmente l’orgia. Isterolandia ci negava da secoli la possibilità di transito attraverso lo Stretto di Salpingi. Chiave del commercio con l’Extraborea. Occorreva un pretesto per dichiarare guerra a Isterolandia. Occorreva annientare Isterolandia. Occorreva sottrarre definitivamente a Isterolandia il controllo dello Stretto di Salpingi affinché potessero transitarvi innumerevoli luridi cargo.

[#4] Mi onorereste danzando con me la prossima polka chinata signorina Fröhliche? Cosa vi fa pensare, capitano Ego, che il mio tradizionale corteggiatore, il dottor Cuckold, non sanzionerebbe gravemente la vostra audacia? Il fatto che il suo nome non sia mai apparso prima d’ora in questo testo e che alcuno dei suoi protagonisti l’abbia menzionato, mi induce a ritenerlo marginale, se non privo di rilevanza alcuna. Che lo si nomini qui, presso conversazione trascurabile, mero antefatto di sviluppi ulteriori, non inficia punto.

[#5] Mentre danzo con la signorina Fröhliche l’esecuzione orchestrale e la mia determinazione esitano simultaneamente. Maximilian Zambonj, direttore dell’orchestra di Neutrovilla più apprezzata dalla locale aristocrazia, costruisce un raccordo al levare che rende impercettibile e giustifica armonicamente l’incertezza del suo ensemble. Da parte mia immagino per un istante di rimuovere la spoletta differita dell’ordigno che ho collocato nell’edificio che ospita l’ambasciata. Poi guardo negli occhi la mia partner e la danza mi travolge, imponendo di trascurare l’ordigno, la missione, il dovere, la patria, le smisurate ambizioni del tetrarca Zurg.

[#6] Quando la signorina Fröhliche divenne bambina amò un cane, un cappellino color malva e il proprio padre. Dei tre solo quest’ultimo non ricambiò il sentimento. Quando la signorina Fröhliche divenne donna decise di punire in ogni uomo il padre che non l’aveva amata. Decise inoltre di punire se stessa per non avere saputo meritare l’amore del padre. Ritenne che la chirurgia e il controspionaggio rappresentassero i contesti ideali per realizzare il proprio progetto. Entrambi consentivano di vedere cosa contiene un uomo ma il controspionaggio esentava dal rimetterlo dentro.

[#7] La spoletta differita che egli va collocando ove potrà cagionare deflagrazione risolutiva, fu inventata nel 1916 da colui che nel 1936 avrebbe concepito la terapia elettroconvulsivante. Il capitano Ego dispone prima e fissa poi il percussore alla distanza esatta di sedici millimetri dalla superficie che su opportuna sollecitazione colliderà con la cuspide innescando l’ordigno destinato a distruggere l’ambasciata di Isterolandia. Lavorando indugia nell’immaginare Ugo Cerletti che avvicina la propria lingua alla clitoride della moglie Etta Marzolo reputando curiosa l’analogia tra percussore e clitoride medesima, tra deflagrazione e orgasmo, tra ordigno bellico e donna.

[#8] Al cancelliere Van der Karma di Isterolandia piace giocare a golf. Giocando a golf riflette assai meglio. Giocando a golf prende decisioni ponderate a puntino. Giocando a golf amministra Isterolandia come si deve. Stava giocando a golf quando fu informato del piano del tetrarca Zurg. Occorreva impedire che Narcisoburgo giungesse a controllare lo Stretto di Salpingi. Le esose gabelle che il transito attraverso lo stretto consentiva di incassare finanziavano gli svaghi meno noti e decenti del cancelliere. Per sgombrare la mente e predisporla a individuare una soluzione, ritenne opportuno sfondare la calotta cranica di un caddie con il sand wedge.

[#9] Il capitano Ego sa essere un buon ufficiale. Esegue gli ordini impartiti dagli ufficiali di grado superiore. Impartisce ordini agli ufficiali di grado inferiore e ai militari di truppa. È scrupoloso e metodico. Affidabile e coerente. Talvolta improvvisa ma solo in caso sussistano margini di improvvisazione. Ogni missione affidatagli viene portata a termine con successo. Agisce nella realtà concreta. Si muove nel mondo materiale delle cose. Un mondo governato dalla logica. Fu decorato più volte. Ricevette elogi, encomi, promozioni sul campo. Nulla di quanto descritto avrà più significato quando il capitano Ego, lungo il proprio cammino, incontrerà l’amore, il paradosso e il trinitrossipropano stabilizzato.

[#10] Piacere Ego. Piacere Fröhliche. Saranno nomi o cognomi? Chiedetelo all’autore. Temevo faceste Wissenschaft di cognome. Siete uno sciocco. Vi trovo bellissima. Avremo una relazione in qualunque modo mi troviate. Come evolverà? Come tutte le relazioni: cercheremo di ucciderci a vicenda. Mi amerete? Questo non si deve capire. Non lo devo capire io? Essenzialmente il lettore. Io vi amerò? Voi amate chiunque. Faremo sesso? Una sola volta. Saremo felici insieme? Saremo funzionali a una macchinazione. Cos’è questo oggetto che porto ovunque con me? Una bomba. Esploderà? Baciatemi e concludiamo questo dialogo intollerabilmente stucchevole. Vi trovo bellissima.

[#11] La vosta burla intorno al mio nome, capitano Ego, pur nella sua irrisoria sagacia, mi rammenta e consente di menzionare l’aforisma sessantasettesimo del libro in questione, assai pertinente il caso. Lo faccio. “Lei ora lo ama, e da questo momento guarderà innanzi a sé con placida fiducia al pari di una giovenca: ma guai a lei! Proprio in questo stava il suo incanto, nell’apparire perfettamente mutevole e inafferrabile! Troppo a lungo il tempo di lui non è stato variabile! Non farebbe bene a simulare il suo antico carattere? A simulare indifferenza? Non le suggerisce dunque nulla – l’amore? Vivat comœdia!”. Sorridete senza avere tuttavia compreso. Siate prudente povero signore.

[#12] L’esigenza di dare un nome a un ordigno esplosivo non è diffusa capillarmente né in ambito militare né tra i membri delle organizzazioni terroristiche internazionali. Nonostante ciò, il capitano Ego volle battezzare il proprio congegno. Inizialmente pensò sarebbe stato appropriato chiamarlo “Colei che è nel numero delle trenta”. Datato. In seguito, in omaggio al pubblico internazionale, ritenne preferibile “Cherry on the cake”. Yankee. Quando infine comprese l’autentica natura delle cose o almeno si illuse di averla compresa, si risolse per “Ricciolo di una ciocca di capelli dell’amata”. Fu soddisfatto. Allora chiuse gli occhi e strinse la bomba tra le braccia.

ego1bisLa seconda parte