Fuoco sui ragazzi del coro di Carmine Mangone – Nautilus Autoproduzioni 2014 (Sonia Lambertini)


Copertina ad opera di Marco Castagnetto

Copertina ad opera di Marco Castagnetto

Il libro, in tutte le sue forme, siano esse materiali o digitali, non esaurisce alcunché; non giunge cioè a compiere, una volta per tutte, le definizioni o le storie o le possibilità di chi intende lasciare una traccia della propria umanità o disumanità.
Il libro è sempre un libro aperto. Anzi, a dirla tutta (e meglio), solo i dispositivi testuali che si vogliono come una breccia, una feritoia, una porta socchiusa, rispetto al lettore o alla mancanza di lettori (che talvolta è soprattutto una mancanza dell’autore), solo tali opere hanno la capacità di risuonare nei territori del sapere, del senso, poiché è proprio la loro apertura, il loro farsi transito, a consentire quella continuità delle esperienze umane che è (facendosi desiderio e brama di una sua stessa recidiva) alla base di ciò che ancora possiamo chiamare sapere o senso.

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La Nuova Generazione Pittorica: Marco Castagnetto


 

 

 

Al giorno d’oggi l’arte in ogni sua forma ha una nuova generazione, fra questi Marco Castagnetto che intervistiamo.

 

Possiamo parlare di eclettiche visioni?

Sì, credo si possa parlare della mia insofferenza verso le politiche dello stile. Qualcosa per cui non riesco a trovare alcun interesse, nonostante ci abbia provato, tentando – non molto efficacemente a dire il vero – di ricondurre quello che faccio ad un’unità stilistica. Sul mercato dell’arte, soprattutto in quella pittorica, se non si possiede un tratto immediatamente riconoscibile e formalmente uguale a se stesso non si è nessuno, e curatori e galleristi non lesinano suggerimenti in questo senso. Nonostante la tentazione promozionale, faccio le mie cose seguendo necessità momentanee per cui tutto ciò che segue – la condivisione dei lavori, la diffusione, il cercare di trarne la pagnotta – è forzatamente secondario.

Commistione di tecniche, nei tuoi lavori, a riprova che la tecnica è disposizione della creazione artistica. Esiste una nuova generazione pittorica che si riconosce ancora nella sperimentazione?

Esiste ed è enorme. Troppa critica istituzionale borbotta che siamo ancora qui ad attendere qualcosa di realmente nuovo dopo la transavanguardia. Quel tipo di personaggi bulimici e tromboni che hanno accolto la senilità troppo presto soltanto perché poteva garantire qualche forma di autorità, e che di lavoro musealizzano tutto ciò su cui mettono le mani. Invece ci sono cose bellissime in giro, nel figurativo e nell’astratto, cose che magari non hanno un pedigree accademico o tutto il corredo di requisiti per avere accesso alla contemporaneità, ma che sono semplicemente belle, ed a me questo basta.

La tua figurazione è trattenuta, celebrale. Passeggi all’interno della figurazione, la costruzione dei ritratti è sottomessa in alcuni dipinti alla grafia, altre volte sembra che sia il colore ad espandersi.

Certamente ci credo, come credo che la mia ossessiva iper-produttività sia dovuta all’intendere il mio lavoro come la stesura di un libro. E poiché sono generalmente più bravo a dipingere che a scrivere riesco a dire quello che mi interessa in questo modo. Mi piacerebbe avere un pubblico di lettori, in verità. Qualcuno a cui piaccia osservare un quadro leggendolo come una storia zen, con poche parole non sempre apparentemente logiche. Ci sono alcune storie zen che suonano come un completo non-sense alle orecchie occidentali, e ci fanno rimanere sul quel confine imbarazzante tra la perla di saggezza e la stronzata monumentale, perché quando si eludono i sistemi duali e razionali della nostra intellettualità abbiamo l’irresistibile tentazione di stipare il tutto nella categoria aristotelica della Stronzata. Questo è un limite che ritengo sia molto dannoso, ci leva un mare di divertimento. Mi interessa che il lavoro richieda molte ore, che abbia elementi ripetitivi e geometrici, e che in qualche modo dipenda dal suo predecessore, perché con queste condizioni la mente si focalizza con intensità sempre maggiore sul gesto fisico, e crea un vuoto progressivo. Una forma di disciplina personale.

Biografia:

Nasce nella provincia nord di Torino nel 1976. Giovanissimo scopre l’amore per l’immagine e per la musica, attività che lo accompagnano durante l’intero percorso formativo nonostante i suoi studi si rivolgano al campo filosofico. Dopo aver appreso e sfruttato le tecniche classiche come sanguigna, pastello, olio, matite e parallelamente al corso di studi in filosofia, si specializza in grafica bitmap e vettoriale e la sua formazione artistica viene trasformata filtrando il fascino del pop, la controcultura, il neorealismo nelle possibilità che offre l’informatica. Nascono le prime serie di quadri, una commistione equilibrata tra il disegno, il trattamento digitale e la poster art. Nel 2008 frequenta la Scuola di Comics di Torino, alla ricerca di nuove tecniche di disegno più rapide ed essenziali e scopre la passione per la scrittura, già sperimentata ma mai approfondita durante gli anni precedenti. Il confronto/scontro con l’arte sequenziale cambia ancora una volta la visione che ha della produzione artistica ed inizia la realizzazione di una serie dii manifesti da distribuire a basso costo per sperimentare e valorizzare il concetto di una più semplice ed efficace comunicazione attraverso la riproducibilità dell’arte, un “no-copyright” vicino alle controculture artistiche degli ultimi due decenni.

Work in Progress: