ILLUSELFISMO – LA FRUSTRAZIONE ANATOMICA DELL’HOMO SELFIE


mondo selfie

Foto di WSF

“Io sono la forma – la cui conoscenza – è illusione” (da Petrolio, Pier Paolo Pasolini)

AVVERTENZE: L’articolo che segue non è un articolo, è una selfie alla selfie. Qualcosa di estremamente inutile ed utile allo stesso tempo. Pertanto si consiglia il pubblico che dovesse ritenersi senza selfie, di scagliare la prima posa, prima di continuare.

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La realtà dell’arte tessile di Lorenzo Nanni


Curiosità è la prima cosa che mi collega all’arte di Lorenzo Nanni, di come rende magnificamente palpabile, qualcosa che in natura a volte si rende inavvicinabile o non guardabile, ogni sua opera mozza il fiato.
Lorenzo Nanni crea con l’arte tessile mondi ed ho compreso che ci si può innamorare di quest’arte, portando la gente verso i particolari, interni ed esterni.

Lorenzo Nanni ph Anna Bonnet

Lorenzo Nanni ph Anna Bonnet

Lorenzo Nanni, come nasce in te l’arte ? E sopratutto l’arte tessile ?

E arrivata molto presto, dal disegno. Da bambino ci passavo tanto tempo.
Già i soggetti erano cose un po’ particolari, disegnavo animali strani che andavo ad osservare fuori casa, negli stagni e nei fossi.
Poi, mi piaceva disegnare mostri, ero affascinato dal personaggio di Dracula, che per me era come un eroe.
L’ arte è nata così, da queste rappresentazioni reali e immaginarie che disegnavo con molti dettagli e colori.
L’arte tessile è arrivata verso i 20 anni, nel momento in cui ho dovuto orientarmi per continuare gli studi artistici.
Alla base c’era il desiderio di voler nel settore dell’illustrazione, ma le cose sono andate diversamente da quello che avevo pensato. Sono stato accetato a Parigi per la famosa scuola statale Duperré e ci sono andato.
Lì mi sono diplomato in Design tessile e mi sono specializzato in ricamo di moda e soprattutto d’arte
Senza abitudini e meccanismi, ho utilizzato il ricamo con molta libertà e cioè come se fosse un pennello con cui dipingere i colori.
Per me l’arte tessile non è una religione, ma una mediazione che mi permette di esprimere e concretizzare le mie idee.
Sicuramente un domani cambierò lo sguardo, il tessile forse non sarà più adatto al mio discorso e dovrò girarmi verso altre tecniche.

Fragment n 10

Fragment n 10

Perché hai scelto d’inspirarti alla materia organica e alle forme viventi ?

Non é stata una scelta , perchè in realtà non faccio differenza tra la mia vita e il mio lavoro . Parlo di quello che mi colpisce. Mi esce in maniera naturale , come un’evidenza.
La nascita, l’evoluzione e la morte di qualsiasi forma vivente è qualcosa che mi affascina.
Mi piace questa unione di forza e fragilità che costituisce il nostro mondo.
La materia organica della fauna e la flora è una inspirazione quasi infinita. Il mio lavoro é un’interpretazione personale di quello che io vedo e sento.
Poi ci sono altre inspirazioni che si vengono aggiungere : l’arte in qualsiasi forma, l’architettura, il design, la moda, la musica…
É difficile per me spiegare i motivi, le ragioni del mio lavoro in maniera obiettiva.

Haemorrhagia

Haemorrhagia

Parlaci di Naiade.

Naiade è il mio progetto video in stop motion, che ho realizzato nel 2008 con Nadia Micault.
E’ nato nel momento in cui volevo vedere le mie creazioni muoversi e di conseguenza essere messe in scena.
Assieme abbiamo scritto la storia e poi ci siamo divisi il lavoro per le competenze di ciascuno. Lei per la parte video ed io per quella reale e per la direzione artistica.
E’ stata una grande e lunga esperienza, il progetto è durato un anno e mezzo tra le prime preparazioni e al lavoro di post produzione per un video di quasi 12 minuti.
La storia parla di Ava, una ninfa che vive in completa armonia in un stagno quando un giorno, Igor un scienziato cattivo cattura tutte le creature del regno.
Quando Ava esce dall’acqua resta colpita nel vedere il suo mondo vuoto e senza anima.
Scoprendo strane tracce a terra, Ava parte alla ricerca delle sue creature ed entra così nella foresta nera. Dopo una lunga corsa nel buio, Ava cade in trappola facendosi così catturare.
Si sveglia in una capanna fatta di cose strane e li si accorge che tutte le creature sono chiuse dentro dei boccali di vetro.
Vede luce che veine dalla cantina, apre una porta e li scopre che il suo rapitore sta facendo delle strane sperimentazioni.
Igor sta trasferendo le anime delle creature viventi in quella del fratello gemello portatore di handicap, Klim…

Per la fine la lascio scoprire : http://www.youtube.com/watch?v=hMviEJC21Pk http://www.naiade-lefilm.com/

Naiade

Naiade

Com’è vivere a Parigi ? Sei soddisfatto del tuo lavoro e successo ?

E’ bello viverci è una città a grandezza d’uomo, che offre le opportunità di una città internazionale, con un servizio culturale veramente perfetto.
Ormai ci vivo da un pezzo, qua, mi sento a casa e la conosco benissimo.
Mi pare una città schizofrenica , non è proprio la solita cartolina in bianco e nero dolce e romantica che tutti credono di conoscere.
E’ una città urbana, cosmopolita talvolta aggressiva e acida.
Parigi é un classico esempio di città antica che haa saputo trasformarsi in capitale moderna.
Per quanto riguarda il mio lavoro, sono soddisfatto della scelta che ho fatto e cioè di vivere della mia passione anche se in realtà non è veramente sempre cosi facile.

Syrtensis

Syrtensis

Muridae

Muridae

Cosa ti ha spinto ad andare all’estero ?

A 10 anni abbiamo traslocato con la mia famiglia, siamo andati a abitare a Besançon , città nell’est della Francia accanto alla Svizzera.
Mia madre é franco-italiana, naturalmente siamo andati a vivere nella città che dava le origini a lei.
Son voluti partire d’Italia per cambiare vita e dare a me e a mio fratello forse la possibilità di avere un futuro mentre a Bellaria Igea-Marina le possibilità erano decisamente piu ristrette per vari motivi.

Cryptocoryne

Cryptocoryne

Panax G

Panax G

Progetti ed eventi futuri ?

Attualmente lavoro su dei progetti d’esposizioni, qua in Francia e all’estero.
Ho in mente delle nuove sculture in tessile da realizzare.
Sto pensando di andare verso altre tecniche per allargare le mie possibilità artistiche.
Mi viene nostalgia dell’Italia, mi piacerebbe tornarci un po’ e fare qualche esperienza artistiche lì.

Beyond

Beyond

http://www.lorenzonanni.com

http://curiator.com/art/lorenzo-nanni

“FERMATI, GUARDA E ASCOLTA” – Elsa Schiaparelli


Sono nata tra i fili e l’odore inconfondibile dell’olio delle macchine da tessitura. Da piccola sperimentavo, giocando, su manichini nudi, li vestivo di stoffe cucendole solo di spilli e disegnandole di gessi. Inventavo ricami e forme nel laboratorio di mia mamma – senza attitudine ne desiderio di essere una stilista ma solo per gioco – costretta ad occupare il tempo che mi restava tra la scuola e il catechismo mentre intorno a me quelle mani di donne realizzavano vestiti veri.  Intere collezioni commissionate o singoli completi su misura per corpi “deformi” o anche “troppo in forma” di donne decise a spendere abbastanza per lusingarsi, magari solo per distrarsi. Insomma, la moda c’è sempre stata nella mia vita, è sempre stata un interesse preciso, indotto dalla genetica forse o solo educato dalla presenza di chi quel mestiere sapeva proprio farlo. Crescendo ho acquisito il gusto e la coscienza delle proporzioni, capito l’importanza di ogni abbinamento, accettato (non senza fatica) quello che il mio corpo poteva permettersi e quello che proprio invece non doveva contemplare. Soprattutto da adulta, ho capito l’importanza della Signora Moda nella nostra società, quanto rappresenti la storia e i suoi innumerevoli girotondi.
La moda è specchio della realtà che ci circonda ed è stata arte eccelsa nelle mani di menti sensazionali e brillanti.

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“un abito non è solo stoffa: un abito è un pensiero”

Mai citazione fu più vera! La scriveva una donna eccezionale, che ha fatto della moda la sua vita attraversando lo storico e da esso prendendo come si dovrebbe sempre per creare, inventato un colore, esprimendo posizioni personali e pensieri unici nelle sue collezioni, collaborando con personaggi di sensazionale spessore artistico, rivisitando il ruolo della donna negli abiti e dunque nel suo tempo, vincendo lotte e perdendo poi tutto senza però mai più oscurarsi d’importanza. C’era il tempo tra le due Guerre, la moda di quel tempo e due donne che seppero crearla: Gabrielle Bonheur Chanel e Elsa Schiaparelli. Elsa nacque nel 1890, figlia del benessere e di tutte le obbligate limitazioni che questo comporta, l’arte fu subito un’amica con cui camminare a braccetto…

“Avevo un pensiero fisso in testa: salvarmi dalla monotonia della vita di salotto e dall’ipocrisia borghese. Per le mie idee d’avanguardia venivo considerata una folle

Pubblicò a ventun’anni una raccolta di poesie, che fu anche apprezzata ma che comunque turbò l’aristocratico perbenismo della sua famiglia, tanto che per non correre rischi con questa figlia “folle”scelse di esiliarla in un convento svizzero. Ma giustamente, l’animale in gabbia si ribella. Elsa fece un lungo sciopero della fame contro la forzata reclusione finché non le fu accordato il trasferimento a Londra. Nella capitale inglese conobbe quello che poi divenne “sciaguratamente” marito e padre dell’unica sua figlia Gogo (mi fa sorridere l’assonanza di questo nome con quello della sua antagonista per eccellenza Coco). Questo insieme di tre, prima di sfasciarsi, si trasferì a New York dove poi Elsa rimase sola e con Gogo molto malata.  Non le rimaneva che tentare la sopravvivenza usando quella caparbietà scaltra che solo certe donne possono avere. Questo lei fece. A New York conobbe e frequentò gli artisti d’avanguardia dadaista, Man Ray, Baron De Meyer, Alfred Stieglitz e Marcel Duchamp, e nel 1922 ospitata dai coniugi Picabia, si trasferì a Parigi.
Madre/donna/ creativa

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A Parigi un incontro illuminò il suo destino…

“Un giorno accompagnai una amica americana ricca nel piccolo hotel straripante di colori che Poiret aveva in Faubourg Saint-Honorè. Era la prima volta che entravo in una Maison de Couture. E mentre la mia amica sceglieva degli abiti, mi guardai intorno abbagliata. Silenziosamente provai dei vestiti e, dimenticando completamente dove mi trovavo, passeggiai, molto contenta di me, davanti allo specchio. Misi un mantello dal taglio ampio e largo, che sembrava fosse stato fatto per me. Era di velluto d’arredamento nero con grosse bande lucenti, doppiato in crepe de Chine blu vivo. Era magnifico. – Perché non lo acquistate, signorina? Si direbbe fatto per voi. – Il grande Poiret in persona mi guardava e io sentii lo choc delle nostre due personalità. – Non posso, risposi. E’ certamente troppo caro, e quando potrei metterlo? – Non vi preoccupate del denaro, riprese […]. E poi, voi potreste portare qualsiasi cosa in qualsiasi posto. – Poi con un affascinante saluto me lo offrì. Nelle mie stanze scure, il mantello somigliava a una luce del cielo.”

Era iniziata l’avventura di Schiap, soprannome affibbiatole per semplificare quel cognome fin troppo italiano e divenuto poi il suo vero nome d’arte. Nel 1927 venne presentata la sua prima collezione, si trattava di maglieria ispirata al Futurismo e a Poiret. Un golf fu la porta che si spalancò sulla moda. Realizzato con un particolare punto a maglia bicolore, che Elsa modificò creandoci sopra i più disparati disegni. L’idea del golf trompe-l’oeil fu premiatissima, il primo lo indossò lei stessa poi liberò la sua fantasia e nel tempo di un giro sul posto tutte le signore alla moda avevano un maglione trompe-l’oeil.

maglione trompe-l’oeil

Indossava personalmente le collezioni più stravaganti, l’abito era un’azione concreta sulla sua epoca e sulla cultura delle donne. Il vestito diventava comunicazione interpersonale. Nei primi anni trenta la produzione di Schiap crebbe assieme al suo coraggio. Rischiava. Si sentiva un’artista e proprio per questo fecondava di senso ogni sua creazione. Stabilì una silhouette femminile capace di rappresentare la donna che stava emergendo, decisa a creare abiti in grado di proteggerla dai contrattacchi del maschio, contro il quale era ormai viva una sfida di superiorità. Creava gli abiti e loro creavano una rivoluzione sociale. Aveva vissuto e subito il fallimento del suo matrimonio ed era rimasta sola con una figlia da crescere, per tutto questo la “sua” donna – diffidando degli uomini – doveva essere un universo autonomo. Ideava per la “nuova” donna degli anni trenta vestiti con imbottiture, dalle linee dritte e verticali e dalle spalle larghe e squadrate, pulsanti di decori che fossero  femminilità ma irrinunciabile armatura.

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Ingrandì nel trentuno la sua Maison, ogni settore aveva un responsabile e vantava ormai una serie di collaborazioni. Questa coraggiosa donna ce l’aveva fatta! Nel 1935 Elsa scelse di non limitare più la sua produzione agli abiti; voleva proporre alle clienti tutto. Abiti, accessori, profumi Schiapparelli. Sfogò liberamente la sua teatralità sfruttando l’intuizione che lei per prima ebbe, quella di creare nella sfilata lo spettacolo, la proposta, l’aspettativa. In poco tempo la sua boutique fu famosa per la nuova formula di pret a porter. Proporre taglie standard e abiti pronti, accessori solo da provare e scegliere. Sperimentava Schiap e si divertiva, creava, provocava. A Copenaghen un giorno, passeggiando al mercato del pesce, vide donne sedute sui canali con in testa cappelli fatti con fogli di giornali ripiegati. Tornata a Parigi ritagliò articoli che parlavano di lei e li mise insieme per farci stampare seta e cotone. Era il 1935 e quella stoffa stampata divenne la sua nuova collezione… la chiamò:  “FERMATI, GUARDA E ASCOLTA”.
Voleva l’individualismo Schiap, anche osando contro l’alta moda.  Era sempre presente il contatto avuto anni prima con gli artisti Dada e i Surrealisti. Nel 1936 sull’azione creativa di Elsa fu forte la presenza di due importantissimi artisti del surrealismo: Cocteau e Dalì con i quali cercò di proporre un parallelismo tra linguaggio del corpo e abiti.

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Dalì disegnò per Schiap un tailleur su cui furono cucite delle bocche che nell’immaginario dell’artista rappresentavano l’organo genitale femminile, con il tailleur fu presentato un cappello a forma di scarpa proposto come simbolo fallico. Attraverso questi accostamenti il capo poteva esprimere autenticamente qualcosa che fino a quel momento si era invece voluto celare.  Comunicazione dall’interno verso l’esterno passando attraverso l’abito.

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Restando alla comunicazione nel 1937,   Schiap creò il profumo “Shocking” e con esso tra genio e naturalezza nacque quello che sarà per sempre il rosa shocking…

“Nacque la bottiglia di profumo a forma di donna […] il colore d’un tratto mi si palesò davanti agli occhi: brillante, impossibile, sfrontato, piacevole, pieno d’energia, come tutta la luce, tutti gli uccelli e tutti i pesci del mondo messi insieme, un colore proveniente dalla Cina e dal Perù, non occidentale; puro e non diluito. Così chiamai il profumo Shocking. La presentazione sarebbe stata Shocking e la maggior parte degli accessori e degli abiti, sarebbero stati shocking. […] Il colore shocking si impose per sempre come un classico.”

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Nel trentotto la ricerca di questa sensazionale donna cambiò ancora una volta, si rese conto che la concettualizzazione di Dalì le stava ormai stretta e che la strada da percorrere doveva essere ancora più “surreale, ancora più libera. Vestiti come pagine bianche da riempire. Si ispirò a quello che era stato l’esempio di Duchamp e dei suoi ready-made. La collezione “circus” del 1938 fu la massima espressione di tutte le sue ricerche, la sfilata fu davvero uno spettacolo fatto da acrobati tra capi che erano ormai gioielli.

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Poi venne la seconda guerra mondiale e tutto quello che una guerra fa… questa storia la lascio così, come avesse ancora l’orlo da cucire. E’ stato bello raccontarvi di lei, chiamarla per nome come fosse un’amica, sorridere e in qualche modo invidiarla. Come spesso mi capita di invidiare certe donne che stimo e che per me diventano esempio da seguire, bellezza a cui tendere.

“Il vestito perfetto che resiste alla moda e alla vita è solo uno: il vestito della libertà”

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Le scarpe di Zazà


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Lo spazio, l’idea, l’invenzione, il colore, il segno grafico, le forme non ammettono categoria. Vengono da lontano, vanno lontano.  Sono entità immediate dello spirito, ideali regolativi capaci di assicurare unità ed estensione alla sostanzialità creativa individuale. La moda oggi è al centro di un discorso complesso che la propone non solo come spettacolo mediatico di life style, ma la pone anche in rapporto armonico e dirompente con il design e l’architettura.  Arte e moda si intrecciano in un dialogo fruttifero : la moda incorpora la strategia artistica della creazione esclusiva e indimenticabile acquistando dunque una dignità non solo formale, ma anche e soprattutto culturale e filosofica. La moda è espressione della trascendenza dell’idea e della sua correlazione all’intreccio immanente di materia, forma, potenza e atto ed ingloba nella sua valenza il carattere affascinante della progettualità. Se in letteratura infatti siamo portati a giustificare e a plaudere ogni metafora pindarica avveneristica con cui si valorizza o si distorce il lessico e la lingua italiana, tanto che la letteratura ora più che mai è concepita come una forma di espressione artistica  che ha ispirato e ispira artisti di ogni tempo e luogo, perchè non si può ammettere la trasposizione formale di moda e architettura in rapporto simbiotico che fa sia del fashion victim sia del comune impiegato al catasto un vero e proprio performer dell’architettura moderna ?   Se  d’altra parte Claus Oldemburg, architetto molto pop artist, ha affermato che ” un edificio si distingue da una statua solo perchè all’interno ci sono i gabinetti ” allora non stupiamoci che Zaha Hadid architetto di fama mondiale per le sue costruzioni  tecnologiche fantascientifiche reinventi lo stile e la concezione della scarpa con un’idea inaspettata che  ci obbliga  ad un riesame con il canone classico di essa in rapporto non solo alla realtà, ma anche alla nostra individualità e personalità.

Zaha Hadid per Melissa

Zaha Hadid per Melissa

Zaha Hadid per Lacoste

Zaha Hadid per Lacoste

A proposito della creazione per Lacoste , ci dice Zaha Hadid : ”

“L’espressione del design all’interno della collaborazione con Lacoste permette l’evoluzione di reticoli di fluido dinamici; avvolti intorno alla forma del piede, si espandono e si contraggono per fondersi e adattarsi al corpo in modo ergonomico. Ne emerge un paesaggio, una struttura di onde e raggi che si unisce al corpo senza soluzione di continuità

E’ di questi giorni l’ultima sua creazione, NOVA , che come riporta la rivista Elle ” è statapresentata nei giorni scorsi in occasione dell’Alta Moda francese nell’esclusiva boutique L’Eclaireur (rue de Sévigné 40, Parigi) ed ha un aspetto a dir poco futuristico e avant-garde. Il suo design definisce un rapporto formale diretto con la struttura primaria della scarpa ed esprime le forze dinamiche applicate alla camminata, sviluppando un sistema innovativo a sbalzo che fa apparire il tacco di 16 cm completamente sospeso nell’aria.Pensate sia un semplice prototipo? Non è così. Realizzata in soli 100 esemplari per colore, sarà disponibile in esclusiva presso punti vendita selezionati, come L’Eclaireur a Parigi, Zaha Hadid Design e United store. Pronta per essere indossata ed esibita. “

Zaha Hadid - NOVA

Zaha Hadid – NOVA

La scarpa è realizzata in vinile, gomma, fibra di vetro e cuoio. Al momento saranno solo 100 le paia di NOVA che verranno prodotte ed ognuna avrà un prezzo di circa $ 2.000.

Zaha Hadid - NOVA

Zaha Hadid – NOVA

Personalmente trovo che la  scelta di una scarpa in un uomo o donna che sia, sia un elemento distintivo del suo linguaggio più intimo, tanto che alla luce di questo non nascondo che una brutta scarpa ha su di me un effetto straniante poichè è indice dell’integrazione della sua idea di rapporto tra funzionalità e la sua idea di bellezza.  In questa era così dominata dalla tristezza, poter pensare che una scarpa possa entrare a tutto diritto a far parte come elemento architettonico , abitabile e dunque compatibile con il nostro scheletro da cui trae genesi il suo progetto è cosa esaltante. La scarpa domina il cammino per ogni dove, risulta il mezzo con cui si domina lo spazio affidandone il ritmo e la fluidità all’ambiguità della sua doppia identità estetica e strutturale. L’uomo diviene elemento estatico del paesaggio, costellazione mobile tecnologica in quel paradosso fashion che vede relazione e tecnica urbanistica  trasportate su un piano fantastico dello stile. L’oggetto è teso nella sua volontà di vivere schopenhaueriamente parlando, in uno scenario teatrale che permette almeno per un attimo di coccolarci nell’idea che volontà e sogno coincidono.

Articolo di Mezzanotte

Fuori Menù – 3 – Cibo e Sesso


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Il sesso oltre ad essere una grande forma d’ispirazione per alcuni tipi d’artista, può anche divenire una forma d’arte alla sua massima espressione. Quando la mente è avvampata dagli ormoni, il corpo – che riesce a sfidare ogni condizione climatica – è come guidato da quello dell’altro. Così come un liquore sprofonda lentamente trascinato dal nostro mestolo nel cioccolato caldo, allo stesso modo i due respiri si fondono in uno.
Potremmo dividere le fasi di quest’arte in tre parti (si consideri questa come una divisione grossolana, il gioco dell’amore è formato da milioni di periodi che spesso si intrecciano tra di loro): la prima è quella che banalmente potremmo chiamare “seduzione ed induzione”, la seconda è il vero e proprio atto sessuale e la terza è il post-orgasmo.
La seduzione (o la stimolazione) la potremmo considerare come tutto ciò che è antecedente alla pratica dell’amore. In questa fase i corpi iniziano a sentire un richiamo impellente verso l’altro. Piccoli dettagli solitamente accendono gli istinti ormonali, ad esempio è risaputo che quando si è eccitati le labbra si ingrossano e s’arrossiscono, l’inconscio riesce a tradurre questa caratteristica e se ne sente attratto. La seduzione è molto importante, poiché se saltassimo questa fase l’atto sessuale in sé ne risentirebbe.  Ci sono molte azioni “induttrici” come lo sfuggire o il coccolare sensualmente…
Una cosa importante, di cui pochi si rendono conto, è che non c’è un limite massimo al tempo necessario  per la seduzione, che può durare in certi casi anche mesi o anni.
La seconda fase è quella che forse ha meno bisogno di descrizioni, ma necessiterebbe di tanti consigli.
Tutto ciò che segue l’orgasmo, in fine, dovrebbe essere votato ad accompagnare la sensazione di piacere che –se è stata eseguita bene la seconda fase – dovrebbe ribollire in entrambi.
Il cibo – in certi casi – potrebbe essere accompagnato a tutte e tre le situazioni (inutile dire che per una certa praticità, è forse meglio accompagnarlo solo alla prima ed alla terza).

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Il cibo e la seduzione

Sebbene certe pietanze abbiamo risapute proprietà afrodisiache, non dovremmo fare totale affidamento su di loro e concederci anche un po’ all’ambiente che circonda il piatto. Infatti lo stimolo sessuale è acceso principalmente da due fattori: quello fisiologico (tra i cui stimolanti possiamo inserire anche il cibo) e quello psicologico (che si riferisce in particolare agli stati emotivi).
Molto importante è perciò tentare di stimolare e di soddisfare tutti e cinque i sensi fisici in una cenetta romantica preparata interamente da noi, poiché, sono tutti e cinque i sensi che partecipano alla degustazione del piatto anche se spesso ce ne dimentichiamo.
Il tatto va stimolato con tessuti morbidi che andranno a comporre il tovagliato, oltre ai vestiti che indosseremo.
La vista va ammaliata principalmente con l’ambiente che ci circonda, deve trasmettere una sensazione di calore e di intimità. Ottima idea è di usare molto le candele in sostituzione della sterile luce di una lampadina, le quali creeranno un ambiente magico attorno agli amanti. Naturalmente il piatto deve essere di gradevole aspetto, per indurre i partecipanti a gustarlo al meglio …
L’udito va risvegliato con l’utilizzo di melodie dolci che siano quanto più vicine alla musica classica, se proprio si vuole evitare un silenzio di sottofondo. Gli eventuali suoni non devono essere troppo elevati, in questo modo si evita di alzare troppo la voce per dialogare. Il tono della voce dovrebbe essere sereno e tranquillo.
L’olfatto va sedotto per mezzo di profumi delicati e non troppo “insistenti” o forti. Il naso deve poter partecipare facilmente alla degustazione di un piatto. Questo può essere eccitato intelligentemente tramite il consumo di un vino, che si sposi ed accompagni con le pietanze che stiamo andando a consumare.
Il gusto deve naturalmente esplodere ad ogni boccone che andiamo ad ingerire, e deve soddisfare l’intera aspettativa che siamo andati a creare.
Le pietanze non devono appesantire, ma devono soddisfare il senso di fame. Le sequenze di piatti dovrebbero, quanto meno, essere in armonia tra di loro e devono sicuramente lasciare spazio ad un dolce (che farà sentire coccolati i due amanti).
Sono numerose le pietanze che vengono annoverate come afrodisiache per vari motivi. Questo termine fa richiamo alla Dea Greca dell’amore e della bellezza che portava il nome di “Afrodite”, si fa riferimento a tutte le sostanze che provocano uno stato di eccitazione o inducono uno stimolo sessuale.
Tra gli alimenti afrodisiaci, il più importante è sicuramente il Cacao. Questo alimento contiene la feniletilamina (ormone che è alla base dell’innamoramento a causa della sua forte capacità di creare assuefazione) e la teobromina due sostanze altamente eccitanti. Presso gli Aztechi questa pietanza veniva addirittura consumata nei rituali di fertilità. La feniletilamina è contenuta anche nei formaggi.
Per le donne gli alimenti più stimolanti sono: la mandorla, che fra l’altro stimola la libido; il sedano che contiene androsterone, che aumenta – appunto – il desiderio sessuale; e la salvia, noto afrodisiaco femminile, soprattutto per le donne ipersensibili.
Per gli uomini invece abbiamo: il peperoncino, che va ad agire sulla prostata e sulla circolazione sanguigna (con conseguente erezione); il caviale, utile alla produzione di sperma; e la rucola, che pare gli antichi greci facessero crescere intorno alle statue del Dio Priapo, a causa delle grandi proprietà eccitanti.
Sarebbe ottimo inserire all’interno del nostro Menù, alcuni di questi alimenti.
Inseriamo di seguito due ricette tratte da “Venere in Cucina” di Douglas Norman.

Gamberi d’acqua dolce alla sibarita

Friggere nel burro due cipolle, tre carote, prezzemolo e timo. tutto dapprima finemente tritato. Buttarvi dentro i gamberi, puliti e tagliati in due o più pezzi. Farli cuocere da entrambi i lati ed aggiungere qualche spezia, come: un pizzico di cannella, una piccola grattugiata di noce moscata e due pizzichi di paprika. Aggiungere un cucchiaio da tavola colmo di burro, e quando si sarà sciolto versarvi mezza bottiglia di champagne secco, che non dovrà assolutamente bollire.
Cuocere per mezz’ora e servire caldo.

Pollo con riso

Dividere in quattro un pollo giovane, condire con sale e pepe e tenere da parte.
Mettere sul fuoco una casseruola con cento grammi di battuto di prosciutto o pancetta. Quando avrà preso un bel colore dorato, unire due grosse cipolle affettate ad anelli fini, due carote affettate, una stessa quantità di sedano tagliato a pezzettini e qualche fungo affettato. Versarvi sopra un quarto di riso condito con sale e un cucchiaio da thè di paprika, aggiungere del brodo dell’acqua fino a coprire tutto e disporvi i quarti di pollo.
Coprire la casseruola e far bollire lentamente per un’ora, agitare la casseruola di tanto in tanto senza mescolare ilo contenuto, servire caldo con del parmigiano reggiano grattugiato.

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Cibo ed atto sessuale

Credo che tutti riescano ad immaginare quali possano essere i giochi possibili con del cibo durante l’atto sessuale. Si potrebbe nascondere un grande messaggio psicologico e subcosciente nell’unione della pratica sessuale e di quella alimentare.
Il mangiare è uno degli atti più naturali, lo eseguiamo quotidianamente, e da un certo punto di vista, siamo un prodotto di ciò che mangiamo.
Forse è l’impossibilità di divorarsi a vicenda che spinge due corpi esaltati a condividere del cibo (sarebbe il caso di fare brevi accenni anche al Cannibalismo, ma non voglio rovinarvi l’appetito).
Si nasconde quindi una voglia di sprofondare completamente nell’altro, o più semplicemente si ha solo voglia di fare qualcosa di divertente?
Qualsiasi sia la risposta, in queste circostante le pietanze più adatte sono la cioccolata, le fragole e la panna … sia singolarmente che contemporaneamente.

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Cibo e coccole

Le coccole sono il relax post-orgasmo. Mentre il fuoco si spegne, giriamo gli ultimi tizzoni incandescenti, in modo da mantenere sempre viva la fiamma (che spesso si riaccende dopo pochi istanti). Prendersi cura dell’amante è umano. Dà valore all’atto sessuale e all’altro, che si sente più di un semplice oggetto.
Queste attenzioni che possono essere di vario tipo, possono arrivare anche dopo un po’ di tempo in varie forme.
Preparare una cioccolata calda al risveglio del partner, magari con una piccola bacca di vaniglia e uno spruzzo di panna può servire a “ringraziare” l’altro (ammesso che ce ne sia bisogno).

Per chi è abituato ai soliti Fuori Menù questo devo ammettere che è stato un po’ insolito … ed ha lasciato poco spazio alle “sinestesie tra cibo e letteratura” come Mezzanotte aveva egregiamente definito.
Tuttavia, anche se non sono un amante di Moda, mi fa piacere seguire un percorso già tracciato inserendo questo abito di Agatha Ruiz de la Prada che tempo addietro mi colpì molto. Penso che con questo abito possa riassumere questo articolo egregiamente …

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Per altre pietanze afrodisiache ed altre curiosità legate al cibo rimando al mio libro:

Luca Piccolo
“Magia ed Alimentazione – Esoterismo, Tradizioni e Rituali del Cibo”
Bastogi Editrice Italiana
Foggia, Marzo 2012.
ISBN 978862734073

Si ringrazia per le immagini (eccetto l’ultima) Iren Maiden.

IL GINGER BREAD DI BEATRIX POTTER (Fuori Menù 2)


Beatrix Potter

Il 27 settembre è stato battuto all’asta il libro ritrovato     di ricette della famosa disegnatrice per l’infanzia Beatrix Potter. Ho creduto di scrivere qui di una sua ricetta, il Ginger Bread (Pane allo zenzero). Lo zenzero è una radice, o meglio un rizoma, di una pianta (Zingiber officinale) che cresce nelle zone tropicali e subtropicali, utilizzato per il suo sapore leggermente piccante e che ricorda un po’ quello del limone. Il pan di zenzero è un impasto per pane/biscotti a base di zenzero, cannella, chiodi di garofano, noce moscata, tipico di Inghilterra, Stati Uniti e Nord Europa, preparato particolarmente nel periodo natalizio. L’idea del Pane allo zenzero mi ha suggerito non solo profumi, ma anche suoni, colori, parole, immagini che mi hanno piacevolmente accompagnata nella scrittura di questo articolo. Pensando a Proust che agognava le madeleine, magari potrebbe piacervi di coniugare il vostro prossimo pan di zenzero con un libro che ne esalti e ne dilati tutto il sapore e aroma. A questo proposito, ho stranamente molto pensato a “Bartleby lo scrivano” (Bartleby the scrivener) di Herman Melville; e questo fondamentalmente perché quando lo lessi la prima volta mi rimase impresso il nome del fattorino: Ginger Nut (Zenzero). Il secondo motivo è che lo zenzero è spesso metaforicamente accostato al coraggio. Dopo aver letto Bartleby, mi rimase un retrogusto di piccante limonina, se non altro per l’impavida ostinazione del protagonista nel non arrendersi mai al suo “Preferirei di no”.  

Anche Montale lo ricorda così:

Il convento barocco

di schiuma e di biscotto

adombrava uno scorcio d’acque lente

e tavole imbandite, qua e là sparse

di foglie e zenzero.

da “Verso Vienna”, Le occasioni

Il libro di ricette di Beatrix Potter battuto all’asta

Molti i libri che riportano nel titolo o nella trama lo zenzero, eccone alcuni:

Ford Jamie – Il gusto proibito dello zenzero 
Carin Gerhardsen – La casa di pan di zenzero 
Sarah-Kate Lynch – Zenzero e cannella 
Annia Ciezadlo – I giorni del miele e dello zenzero 
Shari H. Grilli – Zenzero e cannella 
Simone Perotti – Zenzero e nuvole. Manuale di nomadismo letterario e gastronomico
Giovanni De Feo  – L’isola dei Liombruni (uno dei protagonisti si chiama Zenzero) 

Ma  il libro che più mi rimanda allo zenzero è della scrittrice messicana Laura Esquivel “Como agua para chocolate” (Come l’acqua per il cioccolato), un libro d’amore e di magia, di forte intensità giocata  in cucina con l’alchimia di cibi, odori, sapori da cui è stato tratto il bellissimo film di Alfonso Arau, con Lumi Cavazos e Marco Leonardi (1992).

E come il cioccolato, per pura associazione di idee e sensazioni, lo zenzero mi riconduce alle sere d’inverno, al muschio autunnale, alle nebbie e alle castagne, al calore di un focolare acceso, alla passione e alla natura. E alla vita, con quel  pizzico in più che fa la differenza. Beatrix Potter ha fatto dell’immaginazione il suo personalissimo “zenzero”; così, per  renderla unica e a misura di ognuno, ho scelto la musica dei Cranberries nel brano “Just my immagination” con sequenze del film Miss Potter, di Chris Noonan, con Renée Zellweger, Ewan McGregor, Emily Watson, Barbara Flynn, Bill Paterson – Gran Bretagna, USA 2006.

Cranberries : http://www.cranberries.com/

Helen Beatrix Potter (Londra, 28 luglio 1866 – Sawrey, 22 dicembre 1943)  è stata una scrittrice, illustratrice e naturalista inglese, ricordata soprattutto per i suoi libri illustrati per bambini. Le sue opere celebrano la vita e la natura nella campagna inglese attraverso il racconto delle avventure di animali antropomorfizzati come il celebre Peter Coniglio (Peter Rabbit in inglese; in alcune traduzioni italiane anche “Ludovico Coniglio”). La passione per la natura, per gli animali, e per la pittura (in particolare ad acquerello) furono il tema conduttore della vita di Potter fin dall’infanzia, e si riflettono nelle sue opere. I suoi libri illustrati ebbero un grande successo, e i corrispondenti introiti, uniti all’eredità ricevuta da una zia, le consentirono di comprare prima il terreno di Hill Top Farm a Near Sawrey e poi quello di numerose fattorie adiacenti. Potter si impegnò nella salvaguardia dell’ambiente naturale dei terreni di sua proprietà, che alla sua morte furono da lei stessa lasciati al National Trust; questi terreni costituiscono gran parte dell’odierna area naturale protetta del Lake District National Park. (http://it.wikipedia.org/wiki/Beatrix_Potter)

GINGER BREAD

di Beatrix Potter

Ingredients:

3.5 lb wheat meal

1.500 kg. di farina di frumento

3.5 lb treacle

1.500 lt. di melassa

12 oz sugar

340 gr. di zucchero

12 oz butter

340 gr. di burro

2 oz ground ginger

57 gr. di zenzero macinato

1 oz pounded allspice

28 gr. di “pimento” (o Pepe della Giamaica) pestato

1 pint of ale

473 ml. di birra

Add two thirds of the ale to the other ingredients and beat them well for some time then dissolve 1oz of common washing soda in the rest of the ale and add it just before you put it into the oven. It requires a slow oven – (let all the ingredients except the flour and soda be put before the fire to dissolve for an hour or two.)

Aggiungere 2/3 di birra agli altri ingredienti e impastare bene,  poi sciogliere 28 gr. di soda (bicarbonato) nel resto della birra e aggiungerla poco prima di infornare. Richiede un forno a bassa temperatura  (150°) (lasciare sciogliere gli ingredienti accanto al fuoco per un’ora o due, eccetto che per la farina e la soda)

n. d. r. Le quantità indicate nella ricetta sono piuttosto abbondanti; adattatele, dimezzandole magari, secondo le vostre necessità. La melassa può essere sostituita con sciroppo d’acero. La soda corrisponde al nostro bicarbonato. Il buon senso suggerisce di ricordare che questa ricetta originale  è di duecento anni fa. Ciò significa che adattandola ai giorni nostri avrete, con un pò di accortezza, comunque il vostro buon pane allo zenzero. Ovvero, se non avete un caminetto o un “fuoco” come cita la ricetta, andrà bene anche il forno, il fornello o il termosifone. Il “pimento” è un particolare tipo di pepe. Il Pimento, anche chiamato Pepe giamaicano o Pepe garofanato, è una spezia ricavata dai frutti essiccati della Pimenta dioica, un albero sempreverde, della famiglia del Mirto e originario della Giamaica. Il nome deriva dal termine spagnolo pimenta, cioè “pepe”. La preparazione non contiene uova.

BISCOTTI ALLO ZENZERO

I biscotti allo zenzero sono molto popolari in tutti i paesi del Nord Europa. Vi propongo una ricetta semplice e di sicura riuscita.

Ingredienti:

600 gr farina

200 gr burro

1 dl sciroppo d’acero

1 uovo

2 cucchiaini zenzero in polvere

2 cucchiaini cannella in polvere

1 cucchiaino chiodi garofano in polvere

2 cucchiaini buccia d’arancia grattugiata

2 cucchiaini bicarbonato

Mescolate burro, zucchero, sciroppo d’acero e le spezie a fuoco dolce e spegnete quando il burro è sciolto. Quando il composto si sarà raffreddato, aggiungete il bicarbonato sciolto in acqua, l’uovo e la farina, impastate e formate una massa omogenea. Fate riposare per una notte in un luogo fresco. Successivamente stendete una sfoglia molto sottile (circa mezzo centimetro) e fate dei biscottini con le forme desiderate: stelline, cuoricini etc. Cuocete in forno per 10 minuti a 175 gradi.

Vini consigliati: Syrah o Cabernet sauvignon

E per concludere, se anche la moda e il colore hanno un peso nella vena d’ispirazione /creazione culinaria, ebbene ho scelto per voi un modello di Marc Jacobs, Collezione Autunno 2012, New York. L’arancio speziato mi ha sedotta e convinta.

Fuori Menù – 1 – Moltheni, Un bianco del Lazio, cucina etnica e Nina Ricci


Arte non è solo visiva, letteraria, musicale, modaiola…ma è anche buon cibo e ottimo vino.
Inauguriamo oggi questa nuova rubrica dove la musica si unisce alla moda, l’arte all’enologia, e dove il cibo accompagna il reading di un buon libro…insomma vogliamo invogliarvi a non essere canonici, ma a fondere più arti e rendere così ogni evento unico.

[Moltheni]

Umberto Giardini in arte Moltheni, cantautore italiano, nasce a Sant’Elpidio a Mare (AP) il 22 giugno 1968.
La sua carriera musicale comincia nel 1986 con l’amico Andrea Medori con cui fonda gli Hamilton, ribattezzati in seguito Homeldomme, gruppo rock con venature punk e nel 1989 arrivano alle finali ad Arezzo Wave e si aggiudicandosi il premio come miglior band emergente. Ma subito dopo lascia il gruppo per praticare altre strade, fino ad arrivare in Scozia dove da solita intraprende un’intensa attività live. Tornato in Italia, gira molto fino ad approdare a Bologna dove esegue le sue prime registrazioni.
Nel 1997 comincia a registrare i propri brani attirando l’attenzione di Carmen Consoli e Francesco Virlinzi, in seguito aprirà alcuni concerti della Consoli, e grazie a Virlinzi firmerà un contratto con la “Cyclopre Records” per la realizzazione di due album.
Nel 1999 pubblica il suo primo album Natura in replay, apre i concerti di Ginevra Di Marco, Verdena e Afterhours e viene selezionato per il “Brand New Tour” di MTV. Nel 2000 partecipa al Festival di Sanremo con il brano Nutriente. Nel 2001 pubblica l’album Fiducia nel nulla migliore, ma dopo la prematura morte di Francesco Virlinzi, la “Cyclope Records” chiude.
Dopo un anno di inattività, partecipa alla colonna sonora del film Perdutoamor di Franco Battiato, dove interpreta il brano Prigioniero del mondo. Cambia il genere musicaleAllontanatosi dal suo stile pop-rock, nel 2004 registra Forma mentis, album dalle sonorità più dure, ma che non verrà mai pubblicato. Nel 2005 collabora con i Tre allegri ragazzi morti, alla realizzazione di Splendore terrore, caratterizzato da suoni acustici e minimali. Intraprende un tour, alla fine del quale realizzerà in album dove raccoglie suoi brani eseguiti dal vivo, l’album si intitola Vinile live (acquistabile solo sul suo sito ufficiale).
Nell’ottobre del 2006 esce il suo quarto album, Toilette memoria (La Tempesta/Venus), e vede, tra gli ospiti, Franco Battiato, Alberto e Luca Ferrari dei Verdena, Carmelo dei Marta sui Tubi e molti altri.

Il Circuito Affascinante tratto da Natura in Replay[1999]

L’aria rarefatta non produce odore
non mi cambia più l’umore
nel circuito affascinante
mi rallegri l’anima
luce intermittente
e non riesco a perdonarti veramente
cerco ma non riesco
a perdonarti veramente
mentre moltiplichi ragioni di fango
vedo quel che vedo

Evito, evito i tuoi movimenti
immagino nell’amore
che da me pretendi
toccami e baciami fino alle viscere
immagino fantastico che immagino

I colori cambiano quasi per proteggere
pomeriggi inutili
fammi affogare nel tuo verde mare
con certezze sterili
e non riesco a perdonarti veramente
io cerco ma non riesco
a perdonarti veramente
mentre moltiplichi
acide lacrime
vedo quel che vedo

In Porpora tratto da Splendore Terrore[2005]

Angelo io, angelo tu
prendine un po’ del vuoto mio
quello che fai non basta mai a me
grandine sì, petrolio no
ieri tu davi, oggi io do
quello che fai non basta mai a me

Demone tu, demone io
quale virtù ci tocca grazia e lealtà marcite che produrrò
continua scegliendoti un Dio nel danno che cancella il mio
quello che fai non basta mai
a me
Demone io, angelo tu
oggi è così, ma resta qui
che questa notte non voglio dormire

Verano tratto da I Segreti del Corallo[2008]

Limpido oggi il cielo è così limpido
come acqua chiara dentro gli occhi tuoi
che bagna poi anche i miei

io raccoglierò tutti i petali caduti dalle tue orchidee
tutti i giorni spesi dentro a quelle idee
quei giorni che non torneranno mai

impedisci che il profumo che incurante lascerai
faccia parte ancora di quei giorni miei
quei giorni che non torneranno mai

mai

Abbinare il vino ad un musicista è qualcosa che all’inizio di quest’avventura in web non avevo mai realmente pensato, ma invece eccomi qui ad aprire questa nuova rubrica e il vino scelto per Moltheni è un bianco, un bianco laziale, lui che è molto attaccato a Roma, dove vive e dove a volte fa Secret Show all’interno della sua casa o nelle case degli amici.
Tornando al vino scelto, un Santa Teresa del 2009, della casa vinicola Fontana Candida, Roma – Lazio.

Scheda

Tipologia                    Bianco fermo
Classificazione       DOC
Regione                       Lazio
Vitigni                          Malvasia puntinata del Lazio, Malvasia di Candia, Trebbiano toscano, Greco
Grado alcolico        13,5%
Colore                          Oro chiaro
Profumo                     Delicato ma bene espresso, con fini note floreali e con sentori di salvia e di mela
Sapore                          Pieno, morbido ma fresco e vivo, molto sapido, con distinto fondo di mandorla dolce                              piacevolmente persistente. Ha particolari doti di finezza.
Abbinamento         Antipasti, primi piatti, pesci, carni bianche fredde
Temperatura di servizio   10 – 12 °

Il cibo, io ci vivo con il cibo è il mio lavoro, che amo forse più della letteratura, curo i dettagli, amo le cose particolari e per Moltheni pensavo ad un Timballo di tacchino all’indiana.

Ingredienti per 4 persone

1 petto di tacchino intero
2 confezioni di pasta sfoglia già pronta
500gr di riso basmati
1 cipolla e mezza
1 carota
1 gambo di sedano
Curcuma, curry e chiodi di garofano
Sale & pepe
Brodo vegetale
Olio

Procedimento

Ripulite il petto dell’osso centrale e degli ossicini dell’amicizia, quelli da usare per flick&flack per intenderci e tagliate a metà il petto dividendolo in due pezzi proseguendo tagliandoli a metà per larghezza ricavando 4 cotolette, affettatele in striscioline.
A parte prendete una cipolla e tritatela, fate cubetti piccoli le carote e il sedano (se non ve la sentite c’è sempre il soffritto pronto nel reparto surgelati) e mettete il tutto in una pentola larga con un filo d’olio e fate soffriggere, aggiungete le striscioline di pollo e fate rosolare aggiungendo un mestolo di brodo vegetale che preparerete a parte e fate cuocere, intanto preparate le spezie che servono tre cucchiaini di Curcuma e 2 cucchiai di Curry a metà cottura aggiungeteli mescolando bene e facendo asciugare il sughetto.
A parte prendete il riso basmati e mettetelo in un contenitore coprendolo di brodo e preparando metà cipolla con chiodi di garofano, mettete in forno per 18 min se il brodo si asciuga, cosa normale aggiungetelo senza coprirlo, ma di volta in volta.
Stendete un foglio di pasta sfoglia dentro una tortiera a cerniera, vi consiglio di scegliere quella con la carta da forno, quando il riso è pronto stendetelo sul fondo fino ad un centimetro e mezzo e coprite poi con il pollo, per concludere stendete l’altro foglio di pasta sfoglia e mettete in forno il tutto a 180° per 20-25 min.
A cottura ultimata lasciate intiepidire, aprite la cerniera della tortiera e servitelo in un vassoio.

Il vestiario adatto ad un concerto di Moltheni, l’ho scelto in base all’intimità che ultimamente offre ai suoi amati fan, gli show Case in casa o nelle case di amici, ed ho scelto Nina Ricci, maison francese fondata nel 1932 da Maria “Nina” Ricci e dal figlio Robert. Nel 1998 passò nelle mani di Massimo Guissain, che cambiò moltissimi stilisti fino ad all’arrivo di Peter Copping nuovo direttore artistico della casa.