Intervista a Giuseppe Lama in arte Volcano Digital Art


Ajna

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The Ghosts of Monsieur et Madame Eugène Hamel

The Ghosts of Monsieur et Madame Eugène Hamel

Voodoo Spell

Voodoo Spell

Benvenuto su WSF, Giuseppe!

Cara Antonella, grazie!

Prima di rispondere alle domande, volevo precisare che la mia non e’ fotografia ma bensi illustrazione. La fotografia e’ un punto di partenza per i miei lavori, un medium che utilizzo per le mie fotocomposizioni digitali, non e’ il mezzo col quale mi esprimo.

Quando è iniziato tutto?

E’ un po’ difficile mettere una data alla mia vocazione. Come tanti creativi, avevo una matita in mano sin da piccolo, ma in realtà è solo da circa 5 anni che lavoro come illustratore vero e proprio.

Chi è Giuseppe Lama? E chi è Volcano Digital Art?

Sono nato a Napoli, dove ho studiato Grafica e Fotografia all’Istituto D’Arte Umberto Boccioni, e Scenografia all’Accademia di Belle Arti. Scelte più o meno dettate da quello che pensavo allora offrisse le migliori opportunità professionali e lavorative.
Da bambino disegnavo, impugnando la matita con la mano “sbagliata”. Erano altri tempi, e a scuola le suore avevano contemplato la possibilità di forzarmi a usare la mano destra. Fortunatamente mia madre si era opposta all’idea. Io intanto, in quei primi anni, ero convinto che stessi usando “la mano del diavolo”. La cosa comunque non mi ha mai bloccato, anzi ho sempre provato una certa urgenza ad uscire dal “guscio” delle convenzioni dettate dalla società e religiosità di quell’ambiente negli anni ’70.
All’età di 9 anni, quando già sperimentavo con acquerelli e tempere, un mio zio pittore mi accolse nel suo studio e per un po’ di tempo mi insegnò tutto quello che potei assimilare sulla pittura a olio e le teorie del colore.
Oggi probabilmente non sarei la stessa persona se non avessi avuto tutte queste opportunità’ sperimentative, ma da adulto. Il mio sogno è sempre stato quello di lavorare come Visual Artist, e di creare immagini specificatamente per la stampa, illustrazioni per libri e riviste. Ho messo da parte le tecniche compositive tradizionali in favore di un approccio quasi esclusivamente di natura digitale. Oltre all’illustrazione da qualche anno mi diletto anche a creare qualche cortometraggio.
Vivo e lavoro in Inghilterrra da circa 20 anni. Volcano Digital Art è lo pseudonimo che uso, ed è un omaggio alla mia città natale, dove la presenza del Vesuvio con la sua incombenza distruttiva e trasformativa incide da sempre sulla vita dei suoi abitanti.

Daily Voodoo

Daily Voodoo

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I misteri della cappella di Sansevero – Bizzarro Bazar


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Se non siete mai caduti vittime della sindrome di Stendhal, significa che non avete visitato la cappella Sansevero a Napoli.
Difficile descrivere l’esperienza. Entrando in questo spazio ristretto e stracolmo di opere d’arte si ha la sensazione di essere quasi assaliti dalla bellezza, una bellezza cui non si può sfuggire, che riempie ogni dettaglio del campo visivo. La differenza cruciale, rispetto a un qualsiasi altro affastellamento barocco di arte, è che alcune delle opere visibili all’interno della cappella non si limitano a regalare un piacere estetico, ma fanno leva su un secondo e più intenso livello di emozione: la meraviglia.
Si tratta, cioè, di sculture che a prima vista sembrano “impossibili”, troppo elaborate e realistiche per essere figlie d’un semplice scalpello, in cui la grazia delle forme si sposa con un’abilità tecnica difficile anche solo da concepire.

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La mala educatiòn di Stefania Fix Ciccarella


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Benvenuta su WSF Stefania

Come e quando nasce il tuo percorso artistico?

Il mio percorso artistico inizia come fumettista e grafico, nel tempo ho deciso di portare su tela le mie illustrazioni.

Il mio primo progetto pittorico è stato FIXCRYSTAL, seguito poi dal mio secondo progetto pittorico LA MALA EDUCACION.

Cultura pop e Cyberpunk spesso si sfiorano e mutano in qualcosa di nuovo nelle tue produzioni pittoriche. Come scegli il soggetto da riprodurre su tela?

Le donne che rappresento nei miei quadri sono frutto della mia immaginazione, contaminazioni visive avvenute nel tempo e che si sono radicate nella mia memoria .

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Come nasce tecnicamente un tuo lavoro? 

Io lavoro prettamente su tela con colori acrilici, dominante è l uso dei colori fluo che reagiscono alle lampade wood, mi piace  il gioco di colori che cambiano una volta sottoposti a queste luci fredde.

Quali artisti hanno maggiormente influenzato il tuo modo di creare?

Tra i miei miti il grande Enki Bilal ma anche Moebius , Ray Caesar e Mark Ryden

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“FixCrystal” il tuo avatar virtuale ma allo stesso tempo realissimo, come nasce e perché?

FixCrystal è il mio  Avatar (parola che ha radici nella religione induista e significa letteralmente il Dio ‘disceso’ sulla terra incarnatosi in un corpo materiale) è un cyborg piuttosto arrabbiato, seducente, ma pronto a difendersi da qualsiasi tipo di attacco esterno. Rievoca più o meno consapevolmente per la vivacità dei colori e le suggestioni visive la saga fanta-horror di Predator o gli androidi di Blade Runner, (il cult movie di Ridley Scott) che rifiutano la morte perchè si sentono diversi e migliori degli umani .

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Cosa pensi che “FixCrystal” invidi a Stefania e viceversa?

FixCrystal non respira l’aria e non calpesta la terra, non ha circolazione sanguigna, vive in un mondo parallelo al reale un mondo virtuale  dove il suo essere diventa libero di poter sprigionare la propria energia, esprimere le proprie fantasie , senza quei limiti che purtroppo la realtà impone, prendendosi solo piaceri che appagano il suo ego .

I legami, le bende sugli occhi, le punte, gli artigli, le mascherine sulla bocca, per finire ai piccoli teschi appuntati su corsetti stringati ,che esaltano le sue forme generose rappresentano la costrizione dell’ anima. Una fioritura di passionalità, di inquietudine, di paure ed insicurezze, di sensualità e di pensiero. Una dimensione virtuale nella quale l’artista si guarda in un grande specchio sfaccettato e avvolgente che frantuma l’immagine del suo volto e glielo restituisce moltiplicato per mille in una metamorfosi visiva senza fine. Creatività e femminilità all’ennesima potenza, un invito al maschio a farsi avanti, ad osare andando oltre la ‘corazza’ per arrivare al cuore di una donna  ma anche una profonda riflessione sulla nostra ambivalenza nei confronti del corpo – un ‘cristallo’ fragile da riparare.

p.s. l’una non può invidiare l’altra in quanto entrambe sono l’alter ego dell’altra .

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“Una linea è un punto che è andato a fare una passeggiata.” Paul Klee. Le tue linee dove nascono e come si muovono sulla tela fino a creare figure perfette?

Da sempre disegnatrice di fumetti e di illustrazioni si coglie un tratto deciso e pulito caratteristiche molto evidenti  nei miei lavori che danno uno stile molto illustrativo

I tuoi dipinti paiono essere rappresentazioni di te stessa in tante diverse sfumature. Donne indipendenti, libere da antichi stereotipi. Secondo te, quanto ciò che crei rappresenta e stigmatizza il mondo che ci circonda?

Il mondo che ci circonda è per me poco aperto a nuove visioni,il mio lavoro è improntato su una forma di comunicazione diretta e invasiva che dia la possibilità al fruitore libera interpretazione, interpretazione data da messaggi molto chiari e leggibili.

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Cosa ti ha portato a creare la serie di dipinti che compongono “La mala educatiòn”?

Le mie donne rappresentate nella mala educacion si staccano dalla perfezione estetica del primo progetto FixCrystal per diventare reali e dare più voce ai propri sentimenti, si muovono in un mondo bizzarro giocoso e cinico quasi uno sberleffo, sono donne dirette ciniche, spesso aggressive e spregiudicate.

Una sorta di vendetta nei confronti della cieca superficialità di una società mediocre che si nutre del comune, dell’ordinario, del convenzionale, rifutando di conseguenza tutto ciò che c’è di originale, insolito e raro.

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Puoi anticiparci qualcosa sui tuoi futuri progetti?

Al momento sto lavorando a “Le petit portrait “ una serie di autoritratti dove darò libero sfogo alle mie intuizioni visive, un lavoro di introspezione che metterà a nudo parte del mio essere.

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Christian Humouda

Da Napoli a chissà dove “Bonne soirée”: un ritratto di Pino Daniele nel 1987 di Sergio Pasquandrea


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Questo non sarà un necrologio. Il termine “coccodrillo”, con cui nel gergo giornalistico si indica questo tipo di articoli, dice già tutto sulla sincerità delle lacrime che vi vengono sparse.
Non sarà neanche un resoconto di quanto Pino Daniele sia stato importante per me; anche se Pino Daniele rappresenta un bel pezzo della mia adolescenza, e non solo della mia, a giudicare dalla quantità di messaggi che hanno circolato in rete negli ultimi giorni. Ma ho sempre ritenuto che il compito di chi scrive non sia quello spiattellare i propri fatti privati (sbaglierò? mah…)
E non sarà neanche una nota bio-discografica, perché di quelle è già pieno il web, da Wikipedia in giù.
Quando muore un artista, il modo migliore per ricordarlo è parlare della sua arte, ed è proprio questo che vorrei fare.

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Sul sentiero dei Briganti – intervista a Valerio Minicillo


“Quale risorgimento?” è il titolo del Libro-CD pubblicato da Valerio Minicillo per la Caramanica Editore. Il testo si concentra su quello che all’epoca era chiamato il Regno delle Due Sicilie, ponendo una particolare attenzione anche al contesto musicale che fa da sottofondo a quel periodo.
Per inquadrare meglio il lavoro, lasciamo spazio all’autore.

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Come presenteresti il tuo lavoro?

Non è facile presentare un lavoro del genere perché è un’opera, anzi, una doppia opera, molto particolare e complessa. Innanzitutto parliamo di un disco e di un libro. Sono due lavori che vedevo molto bene insieme e che, quindi, ho deciso di unire in un unico superlavoro: uno musicale e uno letterario. Il disco, Eredi dei briganti, è composto da 10 brani ed è un album molto versatile, che spazia da un genere all’altro. Presenta, inoltre, sia brani d’autore che strumentali. Questione Meridionale, Se tornasse Ferdinando, Angelina Romano e La storia nascosta sono canzoni legate al contesto storico e a quello che accadde durante il cosiddetto “Risorgimento” (con un po’ di eccezione per l’ultimo brano che è fondamentalmente una canzone di speranza ed un inno al popolo di una terra straordinaria che un tempo si chiamava “Regno delle Due Sicilie”). Quanti ricordi ancora è una dedica e una delle canzoni a cui sono maggiormente legato tra tutte quelle che ho scritto finora (e sono tante: spero di pubblicarle tutte!). Se te ne vai via è una canzone d’amore. Via del Campo è un mio modesto omaggio a Fabrizio De André e ci tenevo a inserirla in questo disco. Infine, ci sono due brani strumentali che sono Suono di un’alba (che suono col mio sax) e il Medley delle Due Sicilie (un medley delle melodie rivisitate di Questione Meridionale, Se tornasse Ferdinando e Angelina Romano che è caratterizzato da quello che forse è stato il mio più grande lavoro di arrangiamento fatto finora e che dura più di 8 minuti!).
Il libro, che presenta dei bellissimi interventi di Pino Aprile, Lino Patruno e Francesco D’Episcopo, riporta gli aspetti principali della storia del Regno delle Due Sicilie (dove cerco di far riflettere il lettore in particolar modo nella parte del periodo borbonico), alcune riflessioni personali, estese anche al contesto musicale, e persino un capitolo di poesie da me scritte. Credo, ad ogni modo, che la migliore presentazione del mio lavoro sia, semplicemente, leggere il libro e ascoltare il disco o, come hanno fatto in tanti, leggere il libro con in sottofondo il disco.

Come nasce il “concept” del tuo album?

Un disco nasce sempre dalla voglia di comunicare. La musica permette di fare questo. A livello emotivo, la musica ha un potere enorme e se usata bene può ottenere risultati importanti. Ad esempio, so di persone che sono venute a conoscenza di ciò che ha dovuto subire il Regno delle Due Sicilie grazie alle mie canzoni e, grazie al suono coinvolgente a sostegno delle già coinvolgenti parole dei testi, hanno avuto un’emozione e una presa di coscienza importanti. C’è chi mi scrive che quando ascolta Questione Meridionale riceve una spinta di energia pazzesca, così come c’è chi dice di emozionarsi fino a piangere all’ascolto di Angelina Romano (altra canzone tra quelle che considero tra le più belle che ho scritto). Ho sempre amato scrivere per comunicare. Scrivo da sempre: in classe, nei momenti di pausa, gli altri giocavano al “fantacalcio” e io scrivevo versi. In Conservatorio, gli altri suonavano le loro lezioni e io, assentandomi di nascosto, me ne andavo nella stanza dove c’era il pianoforte a coda e componevo. Ma mi piace scrivere anche per vivere in un mondo tutto mio: ad esempio ho scritto diversi racconti e romanzi (che probabilmente pubblicherò) e inventare personaggi, luoghi e situazioni mi permette di avere a che fare con quei personaggi, stare in quei luoghi e vivere quelle situazioni. Nel caso specifico di un album, è tutta una questione di amore per la musica e condivisione delle mie emozioni con gli altri. Quando questo avviene vuol dire che c’è soprattutto voglia di comunicazione ed il disco nasce da qui.


Come sarebbero potute andare diversamente le cose?

Se l’Italia andava fatta, andava fatta in un modo certamente diverso. Un conto è unire dei territori e metterli tutti sotto l’entità “Italia” garantendo rispetto reciproco tra popoli, culture e storie diverse; un altro è vedere un Regno (in questo caso quello sabaudo) che si allarga inglobando altre realtà territoriali. È stata fatta la seconda cosa e da lì è nata una nuova realtà basata su equilibri ben definiti in cui la parte meridionale di questa nuova “creatura” fosse la parte debole. La parte forte, per essere tale, ha sempre bisogno di una parte debole e quest’ultima parte fu assegnata al Sud. Se ci si fa caso, somiglia un po’ a quanto è successo oggi con l’Europa: si unisce tutto e si creano parti deboli e parti forti. L’Italia è diventata, a sua volta, parte debole d’Europa. La storia si ripete.

Pensi che il Sud possa ancora riprendersi? 

Secondo me sì, ma ci vorrà del tempo. Il fatto che potesse nascere una nuova consapevolezza sembrava fantascienza, eppure è successo. Se è stato possibile questo, che non è cosa da poco, vuol dire che sono possibili anche altri traguardi. Non tutti quelli che fanno musica (anzi, quasi nessuno) sfruttano il loro lavoro per parlare di argomenti importanti: io l’ho fatto e ci ho messo il nome e la faccia. Questo potevo fare e questo ho fatto. Ognuno, con le sue competenze, deve fare la sua parte. Tanti politici meridionali sono riusciti ad arrivare nei palazzi del potere che conta, ma cosa è stato fatto di concreto per tutto il territorio che una volta era il Regno delle Due Sicilie? Perché, ad esempio, c’è questo ritardo pazzesco in tema di infrastrutture? Perché alcune regioni, di fatto, è come se non ci fossero per la politica nazionale? Immaginiamo cosa potrebbe essere tutto il Centro-Sud soltanto con una buona politica di infrastrutture. Solo con quella. È un fatto di mentalità. Per molti, però la situazione è la seguente: il Sud non è importante, quindi niente infrastrutture né politiche di sviluppo. Non è così. Il Sud è importante eccome! Un’altra cosa: l’evoluzione passa soprattutto per l’arte e la cultura. Troppi giovani cadono nelle distrazioni come alcuni strani programmi televisivi (che sono quasi un’offesa al dono gratuito dell’intelletto umano) o nel calcio (che spesso smette di essere una semplice passione come tante e sfocia nel fanatismo, smettendo di essere uno sport e diventando quasi una situazione politica, come se fosse una cosa primaria: le cose primarie sono altre!). Si parlasse meno di queste distrazioni e si cominciasse ad avere passione e tifo da stadio per gli aspetti storici del Centro-Sud, per la sua cultura. Si faccia tifo per il territorio e si lascino perdere le distrazioni, che non solo non portano a nessun risultato concreto ma garantiscono la continuazione degli assetti che abbiamo. Il buon De André, proprio in Via del Campo che è presente sul mio disco, diceva: “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”. Io dico: dalle distrazioni non nasce niente, dalla cultura nasce il cambiamento.

IMG_3567“Valerio Minicillo Nasce a Pontecorvo il 10 agosto 1985. A nove anni entra al Conservatorio di musica “Licinio Refice” di Frosinone. Affianca agli studi di sax quelli di pianoforte e comincia a dedicarsi autonomamente all’arte della composizione. Il 3 luglio 2001 si diploma brillantemente in sax, a sedici anni. Cresce l’interesse verso il jazz e la composizione e il 12 marzo 2007 ottiene il Diploma di Laurea di 2° livello in sax, nella Disciplina Musicale “Musica moderna e per lo spettacolo”, con votazione 110/110 e Lode, discutendo una Tesi di analisi improvvisativa e compositiva su John Coltrane. Nel febbraio del 2008 ottiene, infine, il Diploma di Jazz. Grazie alla passione per la musica dei Beatles e di John Lennon, ma anche per la musica d’autore italiana, soprattutto quella di Fabrizio De André, parallelamente agli studi in Conservatorio scrive canzoni fin dall’adolescenza. Dopo esser venuto a conoscenza, grazie a Mons. Vincenzo Tavernese, della grande storia, ancora poco nota, del Regno delle Due Sicilie, scrive la canzone “Questione Meridionale”, destinata a diventare un inno meridionalista che apre diversi convegni ed eventi organizzati in diverse città italiane e incentrati sul Risorgimento. Nel 2013 esce la sua pubblicazione caratterizzata da un lavoro musicale, l’album “Eredi dei briganti”, ed uno letterario, il libro “Quale Risorgimento? – Riflessioni Meridionaliste”, con interventi di Pino Aprile, Lino Patruno e Francesco D’Episcopo.”

Scheda sul sito dell’editore: http://www.caramanicaeditore.it/catalogo/schedalibro.asp?id=324
Contatti: infovaleriominicillo@gmail.com

Andy Warhol tra le Vetrine del PAN


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«La Pop art è per tutti. Non credo che l’arte dovrebbe essere solo per pochi eletti, ma penso che al contrario dovrebbe essere per la massa del popolo americano, gente che di solito accetta comunque l’arte …»
Andy Warhol, 1967

IN BREVE
In Pennsylvania, il 6 agosto 1928, da due immigrati ruteni nasce Andrew Warhola Jr. un bambino con un prodigioso talento artistico. Dopo essersi laureato al Carnegie Istitute of Technology (oggi Carnegie Mellon University) di Pittsburg si trasferì a New York, che gli offrì subito la possibilità di affermarsi nel mondo pubblicitario, collaborando soprattutto con le riviste Vogue e Glamour.

Il suo talento artistico si sviluppò in molti campi visivi. Infatti oltre al suo operato come pittore, è noto come scultore e per aver ricoperto vari ruoli in ambito cinematografico.
Grazie al suo enorme talento pubblicitario riuscì a ritagliarsi un posto d’onore tra i personaggi influenti del XX secolo, oltre che come padre fondatore della Pop Art.

La Pop(ular) Art è una delle correnti più importanti del dopoguerra, ha come caratteristiche centrali un graffiante cinismo (Nuova oggettività) e una semplicità equilibrata (Neoplasticismo, Dadaismo, Suprematismo). I soggetti dell’Arte Popolare sono gli oggetti di consumo e i linguaggi della società in cui si vanno a collocare. L’artista pertanto respinge la propria interiorità, e deve invece raccogliere e tradurre gli stimoli esterni che sono scagliati verso l’uomo e gli elementi che lo circondano. Differisce quindi dal movimento Dadaista che ha una carica prettamente provocatoria e “anarchica”.
Il termine “popolare” si riferisce al fatto che questa è un tipo di arte per la massa, cioè prodotta in serie per adattarsi al maggior numero di persone.

«Tutti si rassomigliano e agiscono allo stesso modo, ogni giorno che passa di più. Penso che tutti dovrebbero essere macchine. Penso che tutti dovrebbero amarsi. La pop art è amare le cose. Amare le cose vuol dire essere come una macchina, perché si fa continuamente la stessa cosa. Io dipingo in questo modo perché voglio essere una macchina»
Andy Warhol su “Art News” nel novembre 1963.

Poco dopo aver realizzato “Last Supper” (ispirato all’Ultima Cena di Da Vinci), muore a New York il 22 febbraio 1987 in seguito ad un intervento chirurgico alla cistifellea.

PITTURA
L’opera pittorica consiste per lo più nella ripetizione di una stessa immagine su vasta scala. Questo serviva prevalentemente a svuotarla di significato. Spesso le immagini erano ripetute modificandone i colori che erano sempre forti e vivaci. Tra i suoi lavori più noti vi sono sicuramente i ritratti di Marilyn Monroe e Mao Tse-Tung. La produzione in serie era fatta mediante l’impianto serigrafico.

FILM
Anche in campo cinematografico Warhol si fa subito notare per la spiccata sperimentazione, questo grazie soprattutto alle tecniche che utilizzerà per riprendere e poi proiettare i suoi film. I suoi primi lavori devono essere considerati come dei quadri che si animano davanti agli occhi dello spettatore.
Tra questi c’è “Sleep” (1963) la durata del film è di 5 ore e 20 minuti e viene filmato John Giorno (suo intimo amico) mentre dorme. A questo film fanno seguito: “Eat” (1963) interamente in bianco e nero e senza colonna sonora, durante il film Robert Indiana è intento a mangiare un alimento non bene identificato, dura 45 minuti; “Blow Job” (1964) ritrae un uomo che subisce una fellatio da uno o più partner fuori campo, viene inquadrata solamente l’espressione del soggetto centrale e la pellicola viene rallentata durante la proiezione di un terzo; “Kiss” (1963) dura 50 minuti e si alternano varie coppie (sia etero che omosessuali) che si baciano per 3 minuti e 30 secondi ciascuno.
“Empire” (1964) consiste in un’unica ripresa con la tecnica “long take in extremis”, ovvero con la telecamera fissa sull’Empire State Building di New York per 6 ore e 36 minuti, il film è riprodotto a rallentatore arrivando così a durare 8 ore e 5 minuti.

A NAPOLI
Warhol fu un artista molto attivo in Italia, sin dal 1965 quando il gallerista Gian Enzo Sperone lo volle nella propria galleria torinese.
Sebbene fu fortemente voluto a Napoli da Mario Franco per eseguire un film d’Avanguardia, il legame artistico tra la Neapolis e l’artista non si realizzò prima del 1976 quando venne invitato dal gallerista Lucio Amelio per eseguire dei lavori su commissione. La galleria era situata in Piazza dei Martiri. Warhol si fermò per tre giorni ed eseguì anche dei ritratti che ritraevano il gallerista stesso.

«Amo Napoli perché mi ricorda New York, specialmente per i tanti travestiti e per i rifiuti per strada. Come New York è una città che cade a pezzi, e nonostante tutto la gente è felice come quella di New York.»
Citato in Napoli Nobilissima: Volume 19, Arte Tipografica, 1980

Un anno dopo Lucio Amelio volle commissionare a Warhol la serie “Hammer and Sickle”, che non venne mai ultimata a causa dell’elevato costo. Durante il suo soggiorno, nello stesso anno, si cimentò nel cortometraggio “Maker”, dove viene ripreso un palazzo durante tutte le ore del giorno, studiando i cambiamenti apportati dallo scorrere del tempo.
Nel 1980 creò la nota opera “Fate Presto”, che è un riadattamento della prima pagina del Mattino che annunciava il terremoto d’Irpinia (23 Novembre 1980). Warhol rimase terribilmente impressionato dall’evento, e qualche anno più tardi creò una nota serie di quadri ispirata al Vulcano partenopeo.
Nel 1985 Warhol presentò “Vesuvius” ad un concerto organizzato dal gallerista per la soprintendenza dei Beni Archivistici e Storici di Napoli. Non è da sottovalutare la scelta del Vesuvio come icona di Napoli, infatti come si è già detto Warhol – avendo delle spiccate capacità pubblicitarie – aveva un’enorme e impressionante dote nell’identificare le icone chiave di una società e di una cultura.

LA MOSTRA AL PAN
Dal 18 Aprile 2014 fino al 20 Luglio al Palazzo delle Arti di Napoli, verrà tenuta la mostra “Andy Warhol: Vetrine”, a cura di Achille Bonito Oliva, critico italiano noto per essere il fondatore del movimento di Transavanguardia e per aver ricollocato il ruolo del Critico d’Arte trasformandolo in un ricercatore d’artisti.
La mostra è stata organizzata da Spirale delle idee, con il patrocinio del Forum Universale delle Culture e in collaborazione con il Comune di Napoli.
Il titolo della mostra è dovuto alla esposizione nella sede del PAN di un gruppo di lavori su carta tratti dalla serie “Golden Shoes”, questo è un omaggio alla prima attività dell’Artista e fa riferimento al periodo in cui lavorava come grafico pubblicitario e vetrinista per i negozi di Madison Avenue.
Sono raccolte 180 opere che si sviluppano soprattutto nel rapporto che legava l’artista a Napoli. Verranno esposti i numerosi ritratti dedicati ai personaggi noti della città e le vedute del territorio intitolate “Napoliroid”. Verranno inoltre mostrate la storica serie “Marilyn” (1967) e la successiva “Marilyn this is not by me” (1985).
Saranno proiettati due video inediti degli anni ’80 filmati da Warhol: il primo prodotto con Mario Franco è “Andy Warhol eats”; l’altro è girato con Peter Wise durante un viaggio da New York a Cape Cod.

Cosa cuoce in forno… report della presentazione “A’ Pizza” di Tommaso Esposito


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Il giorno 7 Febbraio del corrente anno, presso la Distilleria Feltrinelli di Pomigliano D’Arco, l’arcael’arco edizioni ha presentato il suo nuovo libro “A’ Pizza, viaggio nella canzone napoletana” di Tommaso Esposito, con CD musicale di Enzo e Floriana, quarto libro nella collana “Saperincampania.it”.

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Il libro è un lavoro ampissimo che attraverso la riscoperta delle canzoni napoletane (molte delle quali dimenticate, tra cui una risalente addirittura al 1500, di cui soltanto due erano state incise prima d’oggi) cerca di riscoprire uno degli elementi tradizionali della cucina partenopea.

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L’editore apre la serata introducendo la collana (e il portale web) “Saperincampania.it”, collocando il lavoro in un contesto più ampio di valorizzazione culturale del suolo campano.
Il palcoscenico è riempito da elementi che hanno una storia ed una carica culturale personale e vissuta, un esempio è la maschera di pulcinella data in prestito dal Museo di Pulcinella di Acerra.

Come succede spesso con l’arcael’arco edizioni, non ci troviamo di fronte al solito evento dove uno scrittore viene posizionato ex cathedra a parlare del proprio lavoro: il pubblico viene immerso totalmente all’interno dell’opera, grazie all’utilizzo di alcune canzoni presenti all’interno del CD, arrangiate da Enzo Sirletti alle chitarre, con la splendida e vibrante voce di Floriana D’Andrea.
La recitazione è invece affidata ad Antonio Clemente che meraviglia gli spettatori con descrizioni dal gusto antico del mondo del pizzaiolo.

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Nella poetica del modo di fare la pizza si ritrova la caratteristica melodia della tonalità napoletana che si trasmuta in pochi attimi in canzone.
Ma anche il teatro è elemento centrale della cultura napoletana, e nessuno – meglio della maschera di Pulcinella – può risvegliare nello spettatore un ricordo di infanzia spesso assopito. L’attore interpreta in modo incredibile e commovente la maschera, con movenze che emozionano anche l’osservatore più freddo, e con una vocalità espressiva di incredibile chiarezza e immedesimazione.

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Il Napoletano deve valorizzare i propri prodotti ed andarne fiero, deve rispettare il proprio territorio perché la tradizione è un punto per ripartire: questo è il concetto chiave con cui conclude Tommaso Esposito, ricollegandosi all’introduzione dell’editore.

Dopo la presentazione i presenti sono stati invitati alla degustazione di prodotti classici e/o rivisitati nello stupendo piazzale de La Distilleria di Pomigliano.
Dai vini rossi come quello di Gragnano e i bianchi, alla mozzarella di bufala (prodotto Campano con Denominazione di Origine Protetta), per poi arrivare a rivisitazioni dolciarie (come una mozzarella con ripieno al pistacchio)… Naturalmente, non poteva mancare una magnifica pizza “chiusa a portafoglio” (ne sono state sfornate 648), forgiata da un sapore unico a partire dall’impasto, morbido ma non gommoso, che faceva da preludio all’inconfondibile sapore di pomodoro partenopeo ricoperto da mozzarella e basilico.

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Le fotografie sono state prese dalla pagina Facebook LaDistilleriaRestaurant Pomigliano.

LINK
Il libro su l’arcael’arco edizioni: http://www.larcaelarco.it/shop/it/41-a-pizza.html
Saperincampania: http://www.saperincampania.it/
La Distilleria Feltrinelli di Pomigliano: http://www.la-distilleria.it/