La Senza Nome [Narrativa]


La città sprofondava lentamente nella pioggia, silenziosa e immensa, con il solo rimbombo dell’acqua ad eccheggiare lungo i vicoli. Tutto era immerso in un’atmosfera caotica e sognante al tempo stesso, come un’antica città sommersa sul punto di riemergere dalle acque in cui era sprofondata. Le strade erano fiumi, le pareti dei palazzi cascate. Da qualche parte, qui e là, lungo le strade più disastrate, le buche traboccavano d’acqua come geyser sul punto di esplodere. Non si salvava nulla da quel rumore imponente che pretendeva silenzio assoluto. Il rombo di una macchina, un treno che arrancava sui binari rigonfi d’acqua zampillante, perfino lo schianto dell’albero lungo la strada principale – nessuno di questi rumori sembrava rilevante. Tutto veniva assorbito dal continuo e assordante ruggito dell’acqua scrociante. Era cominciata come una bazzeccola, un evento da poco conto; una pioggerellina invernale e nulla più. Ma ecco che la notte era calata e la città si ammutoliva attonita di fronte a quell’attacco inaspettato, quella pioggia incessante che come un dio affamato e crudele chiedeva il suo tributo di sangue.

L’albero, sradicato dal forte vento, bloccava la strada principale. I lunghi rami si piegavano sotto la pioggia mentre le radici, forti della loro inaspettata uscita all’aperto, si drizzavano rigogliose in ogni direzione come grandi tentacoli di una piovra di marmo. Erano libere! L’albero si era ribellato alla dittatura che l’aveva voluto incatenare nel cemento; era servito l’intervento divino dal cielo per liberarlo. Se avesse potuto camminare, si sarebbe alzato sulle proprie radici per liberare i fratelli. Invece, figlio e schiavo della terra, sarebbe morto lì, lontano da ogni cosa Naturale. Il giorno dopo sarebbe stato trascinato via come spazzatura, unico elemento di disturbo nella civiltà dell’uomo. L’ultima umiliazione prima dell’oblio: la morte che non trasforma ma si limita ad ammuffire, incancrenire, abbrutire. Non sarebbe mai tornato a far parte del ciclo Naturale; la catena era spezzata per sempre.

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L’uomo che non poteva leggersi [Halloween 2014 – Narrativa]


E, per festeggiare a dovere Halloween, ecco a voi un racconto del terrore per scrittori sensibili
(tenere alla larga da esordienti impressionabili ed editori cardiopatici)

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La terra del mai [Narrativa]


Quando la guerra finì, l’uomo passò molto tempo a piangere la donna amata. Erano cresciuti insieme e non le aveva mai confessato i suoi sentimenti. Credeva, ingenuamente, che sarebbe bastato il suo amore silenzioso a salvarla dai bombardamenti. Quando morì, prima del dolore lo colpì l’incredulità: era impossibile che la pace arrivasse senza di lei, senza averle mai detto niente, e senza sapere se lei avrebbe mai ricambiato la sua devozione. Continua a leggere