Divinazione prêt-à-porter “a qualunque costo”


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Ho un ricordo nella testa, come un lungo flash delle noiose mattinate al liceo, in cui un professore senza volto spiega qualcosa.  Ad un certo punto, questi esordisce con la frase “quando le certezze crollano, la superstizione dilaga”.

Un motto dal sapore settecentesco più che un pensiero oggettivo, che ha continuato a dormire nella mia mente, fino al suo risveglio di  fronte a questa pagina bianca. Ed è la risposta alla domanda complice della nascita di questo articolo: perché al giorno d’oggi ancora parliamo così tanto di Divinazione?

Nonostante la scienza, la tecnologia, le scoperte della fisica perché ancora, web e TV pullulano di medium e sensitivi?

Sarebbe abbastanza semplice evocare in fila per due, i grandi demoni del nostro tempo: crisi dei valori, crollo della Fede, globalizzazione e quant’altro ma noi cerchiamo di sottrarci ai luoghi comuni, e pensiamo con la nostra testa, se ancora qualcosa è rimasto al suo interno.

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Ascoltare con gli occhi – il NoirDesire di Flavio Di Nardo


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La fotografia di Flavio Di Nardo è un mezzo d’indagine dell’anima umana. Gli elementi centrali attorno cui si sviluppa la foto sono solitamente due: in primo luogo abbiamo l’interiorità denudata delle modelle lasciate libere di esprimersi – lontane dal mondo – tramite le contrazioni delle proprie carni, svelando i propri desideri; in secondo luogo entra in gioco il fotografo che modifica la propria flessibilità cercando di cogliere l’assoluta e pura bellezza dell’essere che si mostra ormai privo di carcassa.
Gli spazi nudi e crudi che fanno da contorno, si annientano in un profondo e infinito nero, che sotto le dolci carezze delle muse si lascia agitare parendo quasi un mare oscuro in frenetica agitazione. Questi vuoti di colore hanno la funzione di mantenere l’attenzione dell’osservatore sull’enigma centrale: la rilucente modella.
La soluzione al gioco si trova nell’opera completa e perfettamente coagulata. La prospettiva come chiave estetica di riscoperta: uno sguardo sui lembi umani che spesso trascuriamo o di cui ignoriamo l’affascinante bellezza, una reinterpretazione del linguaggio del corpo.

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Intrauterine di Alex Gallo


Ciò che potrebbe apparire talvolta dissacrante, trova nella fotografia di Alex Gallo una sacralità ormai assopita e abortita. Le sue foto si imprimono e si avvinghiano all’osservatore che dopo poco risulta risucchiato all’interno di un mondo tanto surreale quanto crudo e reale. La nudità delle Muse e il modo “sincero” in cui viene proposta la foto ne naturalizza il contenuto “sbattendoci” sotto gli occhi ciò che dovremmo essere ma che spesso rifiutiamo: un prodotto dell’eterno ciclo della rinascita dal ventre della madre.
L’Artista infatti riguardo all’ultima selezione che l’ha tenuto impegnato e che ha intitolato MACRO SACRED scrive: “questa fotografia è INTRAUTERINA, sprofonda nei meandri del cervello e del nostro animo più recondito, frastorna la nostra mente, sconvolge ma anche ci emoziona, fa ritornare attaccati all’utero materno. Io personalmente la trovo si nuda e cruda, ma ha molto del romanticismo quindi affettuosa, tenera, nuovamente materna”. Simbolismo, Romanticismo puro e fisico, Surrealismo: “un reportage di divina potenza, erotico, istintivo, sovversivo e immortale, carnale e molesto”.
La Donna è un elemento quasi costantemente presente nelle sue opere talvolta estremizzata nella sua sessualità, un nudo che non solo vuole esprimere il Bello Ideale delle forme e della Natura, ma che vuole essere chiave per penetrare nella sua Arte e nell’essenza stessa della donna. La Donna-Musa non è quindi uno strumento, ma è semplicemente espressione di se stessa.
Il valore intrinseco è aumentato grazie ai significativi dettagli sparsi (e talvolta nascosti) nella scena, che racchiudono spesso, insieme al titolo, una chiave di lettura addirittura iniziatica. Questo grazie soprattutto all’occhio del Fotografo-Artista che ammaestra e coglie la meravigliosa “foto” che si svela tra giochi di luci ed ombre: qui sta la bravura nel saper vedere ed udire dove altri non giungono. Lo spettatore è quindi ancora una volta catapultato all’interno dello scatto che immortala (nel senso più alto del termine) un’idea, espressione pura del proprio Daimon: una foto che non si ferma all’immagine proiettata da uno schermo, ma diviene di volta in volta manifesto per un’Arte che muta e cresce insieme all’Artista.

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Come definiresti l’Arte fotografica?

In fotografia bisogna avere un equilibrato senso del dovere e amore per il soggetto fotografato. Il senso del dovere porta ad impegnarsi per prestare attenzione costantemente, l’amore porta a caricarsi di passione ed a realizzare immagini uniche. Inizialmente questo. Successivamente, è l’interpretazione di un Fenomeno Soprannaturale.

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Qual è la critica che fai ai fotografi tuoi contemporanei?

Posso dire solo che cerco di esser recettivo, di fare da canale per permettermi di distillare l’essenza del soggetto immortalato, tutto ciò che desta il mio interesse.

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Pensi di essere compreso e valorizzato in questo paese?

…guarda, è troppo facile esprimere un giudizio negativo di questi tempi sul nostro paese, si rischierebbe di cadere nella faciloneria e nella facile ironia, di sicuro non è un paese che dia valenza all’arte e alla cultura, purtroppo, anche per questo vedo necessario, quanto inevitabile, un’arte violenta che destrutturi, la massificazione.
Amo Parigi, i paesi bassi, i paesi nordici.

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Come mai hai scelto “RevoltMasked” come “titolo” per la tua Arte?

Lo decisi 10 anni or sono, frequentavo ancora l’Accademia Belle Arti di Brera, mi piaceva il nome, suonava bene, e poi allora ero più rivoluzionario (da qui revolt), la mia fotografia aveva un’impronta diversa, si cresce ci si evolve, tra l’altro analizzando la frase nella sua struttura è presente un errore, ma a volte il non rispettar le regole è più divertente, mentre l’esser troppo precettistico porta ad una depressione post-ieronale, basta possedere del buon equilibrio decentrato.

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Come mai parlare di “ritocchi” ti fa rabbrividire?

Riguardo i ritocchi scusami ma io si, rabbrividisco sempre quando ne sento parlare e quando li accostano cosi facilmente alla Fotografia.
E’ come defecare sull’Essenza.
Credo che l’Artista quando Fotografa debba essere essenzialmente un occhio che assorbe ciò’ che la luce illumina e ci mostra, così come lui la percepisce l’illusione della visione, riconoscendo il divino e l’inesprimibile dentro dì essa e accostandovisi con rispetto e umiltà’. Perciò’ non concepisco e aborro tutto ciò’ che è artificio mistificante e che è, esattamente ciò’ che è opposto alla mia ricerca artistica e al mio intento espressivo. Un Fotografo si limita semplicemente a saper guardare, guarda dove altri non vedono, sente dove altri non odono, e sa con umiltà, educare la luce.

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Cosa è sacro e cosa è dissacrante per Alex Gallo?

Sacro è il bambino che risiede all’interno delle cose, il proprio Genio è sacro, diversamente, dissacrante è abortire Quel bambino.

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Nella tua fotografia la Donna è un elemento costante, che valore le dai?

Primario, una forza sacra e dissacratoria, la Donna è tutto per me, genitrice, dea, malefica tentatrice.
«L’inno a Iside» penso che la riassuma splendidamente.

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Il simbolismo Esoterico è facilmente evincibile dalle tuo foto e spesso riesce a penetrare nello spettatore portandolo ad una comprensione intima ma probabilmente non afferrabile consciamente. C’è un messaggio iniziatico a cui tieni particolarmente e a cui dedichi gran parte della tua Arte?

Si, la Ierogamia ovvero il matrimonio alchemico.
Un concetto al quale mi rifaccio costantemente.
Questa citazione sul Simbolismo riprende totalmente la mia filosofia: “Una parola o un’immagine è simbolica quando implica qualcosa che sta al di lá del suo significato ovvio ed immediato. Essa possiede un aspetto più ampio, “inconscio” che non è mai definito con precisione o compiutamente spiegato. Nè si può sperare di definirlo o spiegarlo. Quando la mente esplora il simbolo, essa viene portata in contatto con idee che stanno al di là delle capacità razionali”. (tratto da “L’uomo e i suoi simboli” di Carl Gustav Jung)

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Credi che questo matrimonio alchemico venga consumato anche dal Fotografo e dalla sua Musa durante il set?

Assolutamente, io personalmente penso che sia inevitabile; per tematiche cosi importanti difatti si scelgono solo Muse Iniziate, che abbiano un «potere» o perlomeno una alta conoscenza su argomentazioni di tale portata.
Tra l’altro è prettamente la mia metodologia. Quando un soggetto decide di lavorare con me, proviamo a creare un’esperienza unica che ci mette completamente a nudo, il mio obiettivo è quello di arrivare a carpire e mostrare in foto la loro bellezza dell’anima e dell’animale.

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Che ti aspetti da uno spettatore ignorante in materia?

Mi aspetto senz’altro un incontro lungo e difficile, con post-emicrania.

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Qual è il concetto più frainteso della tua Arte?

Tutto può essere frainteso, soprattutto riguardo la mia personale visione verso l’erotismo, la pornografia o quando si viaggia su tematiche sacre ed occulte, spesso la gente tende a ridurre e sporcare sempre tutto, quando in realtà dietro, risiede un immenso universo complesso, poetico quanto istintivo.
Dopo tutto è comprensibile questo loro deviato pensiero, probabilmente provo anche del piacere a farmi «fraintendere».
Inoltre penso che, il mondo dell’Arte, abbia un valore intrinseco ed estrinseco, totalmente soggettivo. Unica cosa veramente oggettiva è l’espellimento degli orpelli dalle mie immagini, viscerali e cangianti, che vanno ad alterare la visione soggettiva dell’Arte.

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Quale tra le tue foto è quella a cui ti senti più legato?

A quasi tutte sono particolarmente legato, questo è un mio grande difetto, l’ho sempre avuto, difatti nel fare scelte sono sempre alquanto indeciso, ho delle gravi difficoltà a sceglierne una, rispetto ad un’altra, per me sono tutte amanti.

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C’è qualcuno che ti senti di ringraziare?

Colgo l’occasione per ringraziare, tutte le modelle che mi stanno particolarmente vicine, e perché no… anche le difficili e le spocchiose, quelle che non si vogliono togliere le mutande (fortunatamente per me sono poche!), quelle con le mutande color carne e le finte decadenti. Infine le mie Muse, coloro, che da anni ormai, per amore della mia arte rischiano il tutto per tutto, si addentrano e si lasciano addentrare corpo e anima, come un caleidoscopio, che liberamente mi fanno girare, osservando come un bambino curioso, i loro colori che mutano, come il colore del sangue, delle lacrime, degli orgasmi, delle gioie e delle pazzie. A Sandra e Rain.

Modelli citati nelle immagini:
Sandra Saltamontes de la luz
Rain D Annunzio
Selene V.
Violet
Raffaella T.
Corinne
Antonio B.
Deborah
Antonietta
James Emilio

foto copertina AGAssecondo il mio piacere a svelare e illuminare i lati complessi e spesso oscuri della natura umana; attraverso una fotografia, diabolica, cruda, reale e urtante.
Le mie visioni fondono, la perversione con la purezza e l’innocenza con l’inquietudine;
visioni cangianti a volte confusionali e assolutamente impopolari, che sottolineano l’assurdità della realtà e l’oggettività nella fotografia; mi diverto con essa riprendendo solo la verità delle cose, difatti le mie immagini smuovono emozioni e provocano sentimenti contrastanti.
Per me non esiste un unico canone di bellezza, il mio occhio rileva la bellezza erotica in persone, contesti e situazioni non accessibili a tutti.
Quando un soggetto decide di lavorare con me, proviamo a creare un’esperienza unica che ci mette completamente «a nudo», il mio obiettivo è quello di arrivare a carpire e mostrare in foto la loro bellezza dell’anima e dell’animale.

SITE: http://www.revoltmasked.com
MACRO SACRED: http://www.revoltmasked.com/muse