Apollo e la massificazione del pensiero accademico


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“Apollo e Dafne”

Quella dei “classicisti” è effettivamente una razza a parte. Iniziati da Johann Joachim Winckelmann, essi credono che il Partenone e le sue cariatidi siano, dall’alba dei tempi, sospese nel loro biancore marmoreo e che la civiltà greca sia, in qualche modo, “piovuta dal cielo” in una notte d’estate.

Vien da sorridere, ma essi si assiepano nella maggior parte delle università e dei licei, in cui in generale la tendenza collettiva e collettivizzante è questa.

Il meccanismo del pensiero classicista e fonte del suo stesso status symbol in fin dei conti è e rimane la solita canzone: se la Grecia è la culla della civiltà, lo è la stessa vecchia Europa e per estensione l’intero Occidente. Tradotto in termini moderni: la nostra cultura è superiore a quella altrui, per cui dettiamo legge. Oggigiorno, forse, questo antico adagio può vagamente apparire ristretto al ghetto di alcune particolari minoranze (rispetto, ad esempio, a Mussolini che sponsorizzava il turismo sessuale in Libano e dintorni per l’italiano/eroe/condottiero/maschio virile/ecc). Ma non lasciamoci ingannare, l’occidentale medio crede fermamente in questo e lo dimostra il semplice distacco emotivo con cui si riferisce all’Africa da aiutare.

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