Debbie, il coniglietto bipolare RiBes e Paolo. Intervista a Paolo Di Orazio II


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Benvenuto su Words Social Forum Paolo

Paolo è il commissario Vanacura, Paolo è il coniglietto Ribes, Paolo è l’album “Paranoid” dei Black Sabbath.”

Stefano “Il brujo” Fantelli. “Debbie [LA STRANA] e le avventure del coniglietto RiBes” pg. 7 (Cut Up edizioni)

Uno, nessuno, centomila insomma, ma chi è nella vita di tutti giorni Paolo Di Orazio?

Grazie a voi, intanto, per avermi invitato.

Fondamentalmente sono un free lance editoriale prestato alla musica, ma anche un batterista prestato all’editoria, quindi un duplice precario al di sotto di ogni sospetto. Lavoro in casa, esclusivamente al pc, spalando progetti e lavori su commissioni, senza sosta ormai dall’anno 2000. Mi sveglio al mattino, non prestissimo, quasi sempre dopo un immancabile brutto sogno a tema persecutorio vario. Mangio qualcosa, chiudo il mio divano letto, mi lavo e mi metto al computer. E questo tran tran è di una tale noia da avermi indotto uno stato di narcolessia pressoché cronico (sorrido). Nel mio campo, se non si è inseriti in un marchio editoriale e in un flusso di lavoro, o protetti da un mentore che ti aiuti nel procacciare sostentamento, si vive in una giungla – perlomeno io – di pacchi di progetti e smazzo in(de)finito. Poiché io sono fondamentalmente il lavoro a cui vengo chiamato.

Professionalmente nato in una redazione, so fare di tutto. Coi miei limiti, ovvio, ma da solo posso generare un mensile a fumetti coi migliori disegnatori e scrittori noti e sconosciuti da zero alla tipografia, passando per la grafica totale, gli storyboard, il ritocco Photoshop: l’esperienza è la mia unica dote. Non sono benestante, quindi non posso spostarmi completamente all’attività di scrittura, ma è anche vero che se scrivessi e basta, credo impazzirei o mi annoierei a morte. Con tutto che amo scrivere. Sovente, il lavoro da seduto viene interrotto dalle rare escursioni musicali alla batteria coi miei amici-colleghi musicisti. In 33 anni ho suonato 2.000 concerti e calcato i palchi di tutta Italia, le trasmissioni radio e Tv più importanti, così, quando mi si chiede se io preferisca scrivere o suonare, be’… non so cosa rispondere, ovvero sì: amo scrivere ma non posso più fare a meno della musica. Il mio dualismo è risolto in pace. Lavoro a parte, sono un uomo con la testa sulla Luna, o Marte, dipende. Adoro comunicare, lavorare, da solo e in team, amo i film, sia moderni che quelli in bianco e nero, non solo horror, e le biografie rock o sul cinema. Mi piacciono le giornate di sole, le vecchie fotografie, abbandonarmi alla nostalgia. Mi piace stare a casa, da solo, rimirare le mie collezioni di vecchi libri e fumetti. Non amo le situazioni incasinate, di ogni genere, da cui fuggo senza soluzioni alternative. Adoro la natura e gli animali, aborro ogni forma di violenza, non sono un voyeur del dolore e maledico ogni giorno il plagio mediatico di massa operato dalla televisione. Sono lontano 150 anni da ogni forma di necessario divismo-marketing, prediligo il dialogo e l’ascolto, ma anche il silenzio e starmene in controluce alla finestra e dire «andate andate, vi raggiungo dopo» (Nanni Moretti, Ecce Bombo).

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Corrado Altieri: la storia dell’elettronica cagliaritana


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Come nasce il Corrado Altieri artista – sperimentatore? Parlaci del tuo legame con la musica e con la sperimentazione di essa.

Durante i primi anni novanta, dopo varie esperienze in ambito post-punk/wave, ero davvero stanco dei derivati del rock e sopratutto del formato canzone all’interno di una composizione. Ho comprato un campionatore, un mixer e poche altre cose ed ho cominciato a sperimentare su sonorità poco convenzionali, registrando con un DAT tutto quello che veniva fuori. Forse inconsciamente volevo tornare a certe suggestioni del passato, visto che da molto giovane mi piacevano di più Throbbing Gristle e Cabaret Voltaire del punk-rock.

In poco tempo ho seguito l’evoluzione da Monosonik – Candor Chasma ed ora Uncodified, il tuo ultimo lavoro da solista. Parlaci di questa tua evoluzione, della scelta al lavoro solista, da dove nasce e dove vorresti arrivare.

I punti di arrivo non mi sono mai piaciuti e credo proprio che quando arriverò a questa fase sicuramente smetterò di suonare. Tutti i miei progetti fanno parte di un percorso e nessuno di essi è un capitolo chiuso. TH26 è stato il primo passo davvero importante, senza il quale non sarebbe successo nulla di tutto quello che ho fatto dopo. Uncodified è l’unico mio solo-project ed è nato come una specie di sfida con me stesso : volevo vedere cosa sarei riuscito a fare in solitudine con il suono elettronico estremo, sopratutto dal vivo. Posso dirti che sono molto soddisfatto, in più i riscontri da parte di pubblico e critica sono stati davvero ottimi.

La sperimentazione oggi come la classifichi?

Un mondo in costante evoluzione. Non sono d’accordo con chi dice che è già stato detto tutto…a questo punto ci si sarebbe dovuti fermare con la musica tedesca dei primi anni settanta. Seguo e compro molta musica in quest’ambito, secondo me non è finito un bel niente!

Sei legato alla letteratura? C’è l’influenza di essa nella tua musica?

Assolutamente. La letteratura è sempre stata un elemento molto importante nel mio lavoro. Alcune produzioni sono più influenzate da libri piuttosto che da dischi o cinema. Mi piacciono molto : Clive Barker, Dino Buzzati, Giorgio Scerbanenco, Paolo Di Orazio, Petronio, Thomas Pynchon e molti altri.

Eventi Futuri?

La sonorizzazione di un film a Massafra alla fine di novembre, la terza edizione di “Solo Il Mio Nero” a Cagliari in dicembre ed il Destination Morgue a Roma in gennaio. Tutto con Candor Chasma, progetto che porto avanti da un paio d’anni con Simon Balestrazzi.

Soudcloud: http://www.soudcloud.com/uncodified