Homo homini Virus, il contagioso romanzo di Ilaria Palomba


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Il nostro corpo è spesso un regno per entità biologiche centomila volte più piccole di una cellula: i vīrus (lat. tossina, veleno).
Sebbene inizialmente questo tipo di “veleno”sia stato considerato solo in termini patogeni, con il passare del tempo si è scoperto che i virus possono anche svolgere una funzione utile all’organismo.
Il titolo che Ilaria Palomba ha scelto per il suo libro è un richiamo all’espressione latina “Homo homini lupus” che in una letterale traduzione ricorda come l’uomo sia un lupo nei confronti del suo simile.
Nel romanzo a cui ci riferiamo l’uomo è un virus: può contaminare e sconvolgere la serenità illusoria in cui ognuno si rintana in questa epoca oscura. Tentiamo ostinatamente di sopravvivere, come se i comportamenti automatici e “necessari” (in termini sociali) possano renderci vivi, questa routine a cui ci siamo abituati in realtà ci ammazza: ci svuota.
Lo stare al di fuori ci annienta, “il talento scava dentro, e quando aspira all’esteriorità perde tutta la sua potenza iniziale” (v. pag. 27).

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MATANA ROBERTS – “Coin CoinChapter Three – River RunThee”


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Matana Roberts è una sassofonista di Chicago, improvvisatrice, compositrice, performer, legata a un sound concettualista d’avanguardia, ha collaborato e creato insieme ad altri “sperimentatori visionari” molti progetti multimediali utilizzando danza, poesia, arti visive e teatro, per costruire insieme alla musica dei veri e propri spettacoli radicali, spaziando dall’attualità all’introspezione storica, dalla denuncia sociale alla politica. La sua ricerca estetica è qualcosa che va oltre il concetto stesso di musica, perché le sue contaminazioni anche eccessive travalicano ogni prospettiva consueta, nonostante viviamo in un periodo dove si è sperimentato di tutto, però (e qui si può rilevare la sostanziale differenza), la ricerca di Matana non è una provocazione a perdere, strutturata solo per stupire; è qualcosa che va oltre, al di là, partendo dalle parti più nascoste del nostro io, in cui, rifiutando di vedere la nostra parte oscura, di fatto nascondiamo una parte essenziale di noi stessi. In fondo, guardarsi allo specchio non è una frottola qualsiasi inventata per concepire una favola malvagia, ma è quello che dovremmo cercare ogni giorno per farci delle domande senza remissione. La Roberts invece non ha timore di giostrare in questi universi paralleli, come se la verità si nascondesse in ogni sub-strato, dando alle sue composizioni una partecipazione collettiva unica, quasi a coinvolgere nel suo magma sonoro tutto il possibile. Ogni livello è un mondo ossessionato dalla rincorsa verso quello successivo, perché se nella realtà non esiste il “lieto fine”, almeno, l’esecuzione di un’opera d’arte, ci può rendere partecipi di un eventuale cambiamento.

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Il teatro e la poesia di Gianmarco Busetto


Gianmarco Busetto, Regista-attore-poeta-drammaturgo.
Nel 2006 fonda la compagnia teatrale e performativa Farmacia Zoo:E’.
Autore di numerose performance e spettacoli teatrali da lui scritti e diretti tra i quali si ricordano “Pornografie”(2007), “Oggi è solo salsa piccante”(2008), “Le usanze dei rivoluzionari ai tempi del coma”(2009), “Beat Improvisation”(2010), “La Distanza”(2010), “Velluto DiVino” (2011), “(Voci) Di ritorno”(2011), “Religions” (2013)e 9841/Rukeli (2014).
Ho avuto il piacere d’incontrarlo e sentirlo all’opera, durante l’evento Oblom poesia, svoltosi a Torino a metà giugno.
Il desiderio di conoscerlo meglio, mi ha spinto ad intervistarlo, buona lettura.

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