Aleister Crowley, l’Hashish mistico della Bestia


5.1

Aleister Crowley (1875 – 1947) è una delle figure più emblematiche che si affermano a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Dalla stampa Britannica fu considerato come “the wickedest man in the world” (l’uomo più maledetto del mondo), questo a causa soprattutto della sua continua sperimentazione con le droghe e per la pubblicazione di molti testi a sfondo omosessuale, un esempio è “White Stains” (Macchie Bianche) una raccolta di poesie che dalla critica venne recensito come il testo più orribile mai scritto prima di allora.
Ha ispirato il movimento contro-culturale degli anni ’60, basti pensare ai Beatles, ai Led-Zeppelin (Jimmy Page è un grande collezionista di oggetti “Crowleyani”) e a Frank Zappa.
Uomo di mondo, ha viaggiato un po’ per tutta l’Europa arrivando a sostare anche in India. Ha passeggiato con i suoi piedi anche sulla nostra cara penisola fermandosi prima a Posillipo (Napoli) nella Villa Caldarazzo [1], e poi spostandosi a Cefalù (Sicilia) dove fondò l’Abbazia di Thelema[2]. Mussolini non era contento della permanenza di Crowley in Italia, e infatti il primo maggio del 1923 lo fa scortare da due carabinieri fino ad una nave diretta a Tunisi [3]. Sebbene le ipotesi sulla sua espulsione siano varie (rimando ai testi in Bibliografia) e l’influsso più importante sia dovuto alla stampa britannica, Crowley accuserà sempre il duce per l’espulsione; pubblicherà poco dopo una raccolta di poesie intitolata “Songs for Italy” in cui rivolgerà violente parole contro il fascismo (da cui precedentemente si sentiva attratto).

[…]Ma come Mussolini non poteva
Violar la pace dei perenni ghiacci,
e lo spirito tentar della tormenta?

Parmi veder nel torbido avvenire
Gessler novello e nuovo Tell sul Brenta.
Non è il tirolo che dovrà perire. [4]

Restando in tema politico, secondo nuove ricostruzioni storiche fu lui, durante la II Guerra Mondiale, a consigliare a Churchill l’uso del V-sign contro la Svastica usata dai Nazisti [5]. La Swastica, infatti, nel simbolismo del Rituale Minore dell’Esagramma rappresenta la morte della Dea Iside, consorte di Osiride. Crowley ebbe l’idea di combattere quel simbolo mediante l’utilizzo del V-Sign che rappresenta Apophis (ovvero l’assassino di Osiride) nello stesso rituale.
Insomma, dopo più di 50 anni dalla morte, Aleister Crowley è una personalità che riesce ancora a far parlare attivamente di sé.

Nel mondo esoterico e magico è importante soprattutto per aver imposto un metodo scientifico (sic.) per lo studio della Magia e del Misticismo. Inoltre eseguì un’interessante fusione tra le pratiche mistiche orientali e quelle iniziatiche occidentali.
Venne a conoscenza dello Yoga durante un suo viaggio in India e ne rimase profondamente ammaliato soprattutto a causa della sua “praticità” [6]: si tratta infatti di un sistema che permette di raggiungere certi fini spirituali mediante l’uso di determinate tecniche.
Essendo possibile il raggiungimento di determinati stati della mente attraverso la pratica, Crowley pensava che attraverso l’uso di droghe il meccanismo di realizzazione spirituale poteva essere accelerato, trovando così una scorciatoia.

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Tracce di queste considerazioni si trovano in molti dei suoi scritti, come nell’autobiografia. Tuttavia il testo che prenderemo in esame in questo articolo è una sezione di “The Herb Dangerous” (L’Erba Pericolosa): una raccolta di quattro articoli che vennero pubblicati rispettivamente nei primi quattro numeri di The Equinox [7]. Il primo articolo tratta l’aspetto farmaceutico dell’Hashish ed è a cura di Edward Whinery [8]; la seconda parte è redatta da Aleister Crowley che si firma con lo pseudonimo di Oliver Haddo [9] ed è intitolata “The Psichology of Hashish”; la terza parte è una traduzione in Inglese de “Le poème du haschisch” di Charles Baudelaire; la quarta è una selezione di testi da “The Hasish-eater” di Fitz Hugh Ludlow atti a spiegare alcune parti di “The Psichology of Hashish”.

Di questa serie di articoli la parte che sicuramente suscita più interesse è quella redatta dal Mago Britannico: lo studio farmaceutico è sicuramente innovativo, ma poco utile ai fini spirituali, e purtroppo anche “Il poema dell’Hashish” e “Il mangiatore di Hashish” mancano di quelle componenti spirituali di cui si “macchia” lo studio di Crowley.
L’intestazione completa è “The Psychology of Hashish. With an attempt at a new classification of the mystic states of mind known to me, with a plea for Scientific Illuminism”[10], tramite la lettura del titolo già possiamo dedurre l’andazzo generale dell’articolo.
Viene compilato in due notti nel 1908, presso Madrid. Nella vita di Crowley ci troviamo 4 anni dopo la scrittura del Liber Al Vel Legis [11] e 12 anni prima delle sue sperimentazioni nell’Abbazia di Thelema.
Il Saggio è scritto in prima persona. Più volte nel testo Crowley se ne scusa: “poco adatta ad un Saggio scientifico, se non fosse che la personalità dello sperimentatore è un elemento essenziale”. In fondo egli stesso racchiude il lavoro entro certi limiti, poiché si rende conto che non tutti gli sperimentatori possono raggiungere i suoi stessi risultati, nonostante egli abbia fatto di tutto per evitare fonti di errore.
Il lavoro si estende in venti capitoli, ognuno coronato da una citazione diversa attribuita a Zoroastro.

Pearl Brooksmith and Aleister Crowley, August 1933

Sin dal primo capitolo l’autore mette in evidenza come le idee riguardo all’hashish (nella sua epoca) siano abbastanza distorte. Nell’incipit viene scagliato un dito contro chi non ha avuto il coraggio di provare e sperimentare l’Hashish, affidandosi alle teorie distorte di chi ne ha parlato in passato: “Pochi hanno avuto il coraggio di schiacciare tra le braccia di ferro questa focosa figlia di Jinn; per rubare dalle sue velenose labbra scarlatte i baci della morte, per costringere il liscio e pungente corpo serpentino a scendere sotto un infernale giaciglio di tortura, e spingerla in uno spasmo come un lampo divide in carcassa le nuvole, solo per leggere nei suoi infiniti occhi verdi come il mare, il prezzo terribile della sua verginità – nera follia” [12].

C’è un iniziale rimando ai trattati farmaceutici, che però sono subito dopo sconsigliati, evidenziando che gli effetti più importanti della droga sono a livello psicologico e non fisiologico, viene quindi consigliata una lettura dei testi di Baudelaire e di Ludlow al riguardo. In una nota scopriremo che prima dei suoi esprimenti con l’Hashish Crowley aveva letto soltanto il testo di Ludlow, e aveva dato solo una lettura veloce al testo di Baudelaire. Ciò secondo “Haddo” rende le similitudini con il poeta francese più suggestive, essendo la sua sperimentazione imparziale e non influenzata da nessuna lettura.

Le premesse si concludono con l’esposizione delle sue competenze riguardo gli stati alterati di coscienza: “Posseggo il vantaggio, non solo di un prolungato esercizio psicologico, una costituzione solida, un temperamento su cui l’Hashish agisce eccitando la percezione (Sañña), abbastanza genuino scevro da sensazioni (Vedana) e di uno scetticismo perfetto; ma anche molto più di una conoscenza dei cerimoniali oscuri di molte nazioni e dei processi magici o mistici di tutti i tempi e di tutte le razze” [13], aggiungendo con sottile ironia “si potrebbe replicare che questa mia ultima qualifica sia il fattore che più invalida i miei risultati” [14].

C’è da fare – però – un attimo un passo indietro (o avanti). Crowley ha sempre avuto una forte attrazione verso Dioniso/Bacco. Troviamo alcune parole molto toccanti dedicate a questa divinità, nella chiusura di una sua nota sul Piano Astrale: “Bacco, bimbo nascosto all’odio nel santo dei santi, segreto del tuo genitore, nel Canale delle Stelle, che hai per Anima un Serpente! Bacco, biforme, uomo-donna, che con la Tua innocenza domi la Tigre, mentre alle tue corna il sangue sgocciola sulla tua bocca e trasforma l’allegrezza del vino nella pazzia dell’omicidio!” [15].
Tra i rituali antichi quelli Dionisiaci erano i più sessuali e cruenti, e richiedevano un particolare tipo di Estasi/Esaltazione che sarà un elemento centrale nelle opere Cerimoniali del Mago Inglese. L’estasi e l’esaltazione possono, infatti, essere ottimi metodi per giungere alla conoscenza (questo lo scopriamo anche se ci rapportiamo a diverse culture come a quella degli Aghori Sadhu indiani), e gran parte delle pratiche di Crowley punteranno in questa direzione.

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Nel secondo capitolo narra principalmente del viaggio in India, attraverso cui ha appreso le tecniche dello Yoga e dove ha notato l’utilizzo dell’Hashish – come agevolatore per il raggiungimento del Samadhi [16] – da parte degli Yogi minori. La “perplessità” di Crowley rispetto allo Yoga riguardava soprattutto una fase chiamata “secchezza” (simile alla Nigredo Alchemica) che spingeva il praticante ad abbandonare gli esperimenti invece di aspettare “l’Alba dopo la Notte”. Tutto ciò che Crowley voleva ottenere, sperimentando con l’Hashish, era raggiungere i migliori risultati il prima possibile [17].

“La meditazione quindi m’infastidiva, come inasprimento e costrizione dell’anima. Iniziai a chiedermi se la “secchezza” era una parte essenziale del processo. Se attraverso qualche mezzo avessi potuto smuovere il catafalco della Mente, non potrebbe il Divino Spirito Infinito giungere senza impedimenti alla Luce?” [18]

Nel quarto capitolo gli effetti della droga sono suddivisi in tre gruppi:
1) “L’effetto Aromatico Volatile”: il sintomo psicologico è che ci si sente immersi in uno stato completo di introspezione. Crowley fa però notare che in questo caso l’Io e la Volontà sono assenti, e che non intende giudicare questa introspezione valida psicologicamente.
2) “L’effetto Tossico Allucinante”: è uno degli effetti che denigra dell’uso della droghe. In questo caso le immagini roteano così velocemente nel cervello generando delle immagini allucinate. Questo produce un allarme nell’Ego che può essere sopraffatto: entra quindi in gioco la Volontà che il Mago avrà addestrato, attraverso le pratiche di magia cerimoniale e della meditazione. “Guai a chi cede”, al procedere scoordinato di immagini travolgenti e fasulle.
3) “L’effetto narcotico”: genera sonnolenza.

Lo stato che più interessa l’autore, per i propri fini magici, è quello volatile. La difficoltà è stata quella di allungarne e intensificarne l’effetto (con dosi minime), il più possibile, poiché solitamente si tratta di un effetto passeggero.
Le semplici impressioni, attraverso l’uso dell’Hashish generano dei glifi esplicativi e puramente simbolici. Tuttavia, questi glifi a loro volta vengono analizzati simbolicamente generando molte altre immagini. Questo potrebbe far cadere nel secondo effetto (allucinante) e deve essere totalmente evitato.
Crowley aggiunge nuovamente che i risultati introspettivi ottenuti da lui, probabilmente, da un soggetto non educato circa il misticismo o la magia, non sarebbero stati ottenuti.

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Nel capitolo sesto, viene analizzata invece la famosa sensazione di annientamento di tempo e spazio. Il mistico britannico spiega che in realtà la sovrapposizione di glifi crea una concatenazione quasi infinita di pensieri che sembrano dilatarsi in uno spazio-temporale più vasto del solito. Questa considerazione è dedotta analizzando la percezione che varia di solito in un uomo quando legge un libro ammaliante rispetto a uno troppo stonato.
Riguardo alla distorsione spaziale scrive: “in pratica giudichiamo lo spazio in base al tempo necessario per attraversarlo, oppure dai piccoli movimenti angolari o di messa a fuoco dell’occhio o tramite la nostra esperienza generale. Se attraverso quindi una stanza, e penso un milione di cose lungo la via, la strada sembrerà immensa” [19].

Per Crowley, come per ogni studioso di Kabbalah, la facoltà raziocinante non ha la capacità di spiegare ogni mistero dell’Universo: la Natura delle cose trascende la ragione raziocinante e filosofica. Il Filosofo, infatti, è limitato rispetto a un Mistico nella comprensione di certi aspetti dell’Universo. Bisogna qui ripetere che nell’ottica di Oliver Haddo, anche il misticismo deve adattarsi a un sistema scientifico.
Nel tredicesimo capitolo viene fatta una distinzione tra fenomeni mistici non reali e reali. Nel primo caso (in cui rientrano la “visione astrale” e l’evocazione), l’Ego è ancora opposto al Non-Ego, il tempo risulta alterato ma presente e di conseguenza anche lo spazio.
Nei fenomeni mistici reali la distinzione tra Ego e Non-Ego si annienta, dando vita ad una terza coscienza che non è né la prima né la seconda; inoltre il tempo e lo spazio si annientano in seguito alla esplosiva unione.

Nei suoi esperimenti con le droghe prese fondamentalmente due importanti precauzioni e le enuncia nel decimo capitolo: (a) peculiare attenzione nella stima delle dosi; (b) un intervallo di tempo di un mese tra un esperimento e l’altro. Tuttavia poche battute dopo dichiara una certa inutilità in tali precauzioni: per il Mago britannico, la dipendenza da ossessioni (droga, musica, religione, etc.) attecchisce in determinati individui già predisposti e con una Volontà anormalmente forte.

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Tra gli intenti dell’opera figura anche un appello ai fisiologi e psicologi affermati al fine di proseguire le ricerche sugli effetti di questa droga. Una volta appurata l’azione fisio-psicologica, non resterebbe che spostare l’attenzione sui risultati speciali che si ottengono combinandola a un percorso mistico, assicurando un futuro certo alla Scienza ufficialmente accettata.

Nell’undicesimo capitolo si crea un nuovo problema riguardo al metodo per classificare gli stati della coscienza indotti dall’Hashish. Risultano inadeguati sia gli Otto Jhana, sia il sistema induista, sia quello cabalistico. L’unico sistema che sembra essere adeguato e vicino a quello psicologico occidentale è quello degli Skandha Buddhisti e delle tre forme che li negano.

Nama-Rupa è la prima percezione di un oggetto ed è considerata grossolana: notiamo il nome e la forma dell’oggetto.

Poi segue il Vedana: l’oggetto viene percepito come un gruppo di sensazioni. Crowley usa l’esempio della rosa: se in Nama-Rupa noi riconosciamo la rosa in quanto tale, qui, la percepiamo come un piacevole insieme di colori e odori. Questo per Mr. Haddo è lo stato in cui vive “the sensuous artist” (l’artista sensuale).

Poi con Sañña le sensazioni spariscono e subentra la visione fredda e senza influenza. Per Aleister è il modo di osservare della scienza.

Quindi con Sankhara l’osservatore si accorge che la sua osservazione della rosa dipende dalla sua Natura e che probabilmente un’ostrica non ne avrebbe trovato divertimento. Questa visione viene associata al modo di vivere del Filosofo.

Lo stato precedente porta al Viññanam, una situazione di pura consapevolezza. La sensazione della rosa è completamente svanita insieme all’osservatore. Qui si è oltre il velo dell’Universo. “Here live the mystic and the true artist”.

Il percorso del Buddhista comunque supera questo stadio poiché presume che la sua coscienza è falsa, poiché “definita dalle tre caratteristiche: Dolore, Cambiamento e Immaterialità”. Questo stato viene chiamato Nerodha-Samapatti.

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Riesaminando gli elementi appena esposti al lettore, Crowley dedica un capitolo a ognuno di questi stati.

“Nama-Rupa” sono le innumerevoli forme che infestano la mente dell’uomo, e quindi vi sono incluse anche i fenomeni sensoriali e le immagini della memoria, insieme alla visione di fantasmi astrali (solitamente visti senza riflessione su di essi). Naturalmente in questa categoria rientrano anche le forme che compaiono in risposta alle evocazioni di Magia Cerimoniale, che rispetto a quelle astrali sono più solide e quindi più pericolose.

Al Vedana vengono attribuite le visioni di tipo “devozionale”. Tuttavia queste visioni sono ancora troppo basse e piene di sentimenti, che anche se puri, macchiano l’immagine. A questa categoria viene attribuita una sorta di Conoscenze e Conversazione con il Santo Angelo Custode [20] inferiore, che potrebbe preparare a una successiva unione. Le corrispondenze con l’Hashish le trova riguardo all’esperienza di forti emozioni: un elemento rintracciabile anche nelle descrizioni di Ludlow e di De Quincey (quest’ultimo riguardo l’oppio).

Nel Sañña affiorano i pensieri negativi che non provengono dalla memoria o dal dolore e pertanto non possono essere zittiti facilmente: necessitano di essere affrontati. Bisogna concentrare la mente attivamente verso il giusto funzionamento. La naturale conseguenza sarà una sensazione di sconnessione dei fenomeni e dell’Unità di coscienza dell’osservatore.

Riguardo al Sankhara lo stesso Crowley inciampa nella difficoltà di trovare parole adatte a descrivere lo stato. Rimando pertanto al testo originale chi fosse interessato.

Nel Viññanam “l’uomo si è costruito in Dio” [21]. Questo stato, secondo Aleister, può essere raggiunto facilmente con l’aiuto dell’Hashish soltanto dall’allievo predestinato. Il praticante è divenuto schiavo delle proprie illusioni, e anche se libero dalla concezione di spazio e tempo, rimane comunque un essere fisico e pensante, al riguardo scrive: “tutto ciò che hai fatto è stato armonizzare e saldare tutte le bugie e le illusioni in una universale menzogna”[22]. Questo stato corrisponde anche alla Conoscenza e Conversazione con il Santo Angelo Custode.

Nerodha-Samapatti trascende il piano del pensiero, il Mago ne parla nel XIX capitolo, concludendo che tutto ciò che ne dice a riguardo l’ha soltanto sentito dire da altri e non l’ha sperimentato realmente, tuttavia formula l’ipotesi che si tratti di un fenomeno che non rappresenta finalità.

Il saggio termina con un invito al lettore per studiare il proprio cervello sulle linee stabilite, “possibilmente con l’aiuto di un po’ di hashish o qualche migliore espediente fisico”.

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BIBLIOGRAFIA
Aleister Crowley, “Magick”, trad. Alfredo Pollini, ed. Astrolabio, 1976.
Aleister Crowley, “The Psychology of Hashish”, The Equinox vol. I n° 2, 1909.
Gianfranco De Turris, “Esoterismo e fascismo: storia interpretazione e documenti”, ed. Mediterranee, 2006.
Richard Kaczynski, “Perdurabo: The life of Aleister Crowley”, North Atlantic Books, 2002.
Marco Pasi, “Aleister Crowley e la tentazione della Politica”, Franco Angeli, 1999.
PierLuigi Zoccatelli, “Aleister Crowley: Un mago a Cefalù”, ed. Mediterranee, 1998.

Articoli
Marco Pasi, “Lo Yoga in Aleister Crowely”, 2000.
Alberto Samonà, “Il maleficio del degrado sulla’Abbazia di Thelema, la culla del satanismo”, pubblicato su Libero, 21 luglio 2013.

LINKs
Ac2012.com
The-equinox.org

NOTE
[1] Cfr. Aleister Crowley, “Magick”, pag. 13.
[2] L’Abbazia di Thelema fu la casa “magica” in cui Crowley visse dal primo aprile 1920. Qui formò il suo nucleo attivo con cui iniziò a diffondere la dottrina di Thelema. Tra i motivi dell’espulsione dall’Italia, c’è anche il fatto che in paese iniziarono a girare voci intorno a riti orgiastici praticati nella casa e al costante giro di droga, che era fornita a chiunque ne volesse fare uso. (Cfr. Alberto Samonà, “Il Maleficio del degrado …”).
[3] Cfr. Gianfranco De Turris, “Esoterismo e fascismo: storia interpretazione e documenti”; pag. 227. Nel testo viene inoltre riportato che i commercianti locali fecero una raccolta firme per far ritornare il mago, poiché l’Abbazia aveva incrementato notevolmente l’attività locale. Rimando a questo testo per gli altri retroscena in cui fu coinvolto l’occultista britannico.
[4] La poesia è scritta in Italiano ed è tratta da “Songs for Italy” di Aleister Crowley, 1923.
[5] Cfr. “Top 10 Crowley Myths which are Actually True”, fonte: http://ac2012.com/2012/08/05/aleister-crowley-myths-actually-true/
[6] Cfr. Marco Pasi, “Lo Yoga in Aleister Crowley”.
[7] The Equinox: The Review of Scientific Illuminism è una serie di pubblicazioni ufficiali dell’organo dell’A∴A∴ (ordine magico fondato da Aleister Crowley) e di materiali importati dall’O.T.O.. Le pubblicazioni iniziarono nel 1909 e l’ultimo volume è stato pubblicato nel 1998. Il primo volume è formato da 10 numeri; il secondo volume non è stato mai realizzato per motivi simbolici (rappresenta un periodo di silenzio); il primo numero del terzo volume è chiamato The Blue Equinox; gli altri numeri del terzo volume sono testi ufficiali pubblicati da Crowley; il volume quattro è formato da due numeri, il primo è principalmente un commentario al Sacro Libro di Thelema (Liber Al Vel Legis), e il secondo numero è principalmente un commentario a The Vision and the Voice.
[8] Edward Whinery fu un noto Chimico Farmaceutico che aiutò nella fondazione della Chemists’ Assistants’ Union nel 1898.
[9] Nel 1908 lo scrittore britannico W. Somerset Maugham pubblicò un testo intitolato “The Magician”, in cui il protagonista aveva il nome di Oliver Haddo. Crowley riconobbe la propria storia intessuta in quella del protagonista, ne fece una recensione intitolata “How to write a Novel” su Vanity Fair (una rivista britannica pubblicata dal 1868 al 1914) con lo pseudonimo di Oliver Haddo, accusando l’autore di aver plagiato vari testi.
[10] trad. La psicologia dell’Hashish. Con un tentativo di nuova classificazione attraverso gli stati mistici della mente conosciuti da me, con un appello all’Illuminismo Scientifico.
[11] Il Liber Al Vel Legis è il testo Sacro di Thelema. Secondo Aleister Crowley il libro gli fu dettato da un’Entità disincarnata di nome “Aiwass”, si compone di tre parti dedicate alle tre divinità thelemiche Nuit, Hadit e Ra-Hoor-Khuit. Questo testo non venne comunque preso in considerazione prima del 1909, anno in cui a detta dell’autore fu ritrovato.
[12] “Few have dared to crush in arms of steel this burning daughter of the Jinn; to ravish from her poisonous scarlet lips the kisses of death, to force her serpent−smooth and serpent−stinging body down to some infernal torture−couch, and strike her into spasm as the lightning splits the cloud−wrack, only to read in her infinite sea−green eyes the awful price of her virginity — black madness”.
[13] “I possess the advantage not only of a prolonged psychological training, a solid constitution, a temperament on which hashish acts by exciting perception (Sañña), quite unalloyed by sensation (Vedana) and a perfect scepticism; but also of more than an acquaintance with ceremonial drunkenness among many nations and with the magical or mystical processes of all times and all races”.
[14] “It may fairly be retorted upon me that this unique qualification of mine is the very factor which most vitiates my results.”
[15] Cfr. Aleister Crowley, “Magick”, pag. 430.
[16] Il Samadhi nello Yoga è la “coincidenza” del pensiero e dell’oggetto pensato, ovvero del Soggetto e dell’Assoluto. È il fine ultimo della meditazione.
[17] Cfr. nuovamente Marco Pasi, “Lo Yoga in Aleister Crowley”.
[18] “Meditation therefore annoyed me, as tightening and constricting the soul. I began to ask myself if the “dryness” was an essential part of the process. If by some means I could shake its catafalque of Mind, might not the Infinite Divine Spirit leap unfettered to the Light?”
[19] “In practice we judge of space by the time required to pass through it, either by the small angular or focussing movements of the eye or by our general experience. So that if I cross a room, and think a million thoughts on the way, the room seems immense”.
[20] La Conoscenza e Conversazione con il Santo Angelo Custode è un’operazione che consiste nell’entrare in rapporto con la parte divina e silenziosa presente in se stessi. È uno dei risultati più importanti e necessari a un Mago secondo Crowley. Durante la permanenza a Cefalù redasse il Liber Samekh, che contiene il metodo da lui utilizzato per entrare in contatto con questa entità.
[21] “…the man has built himself up into God”.
[22] “All thou hast done is to harmonise and weld all the lies and illusions into one universal lie”.

8 marzo – uno sguardo politico sulla donna: programmi a confronto


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Il 24 e 25 febbraio siamo stati richiamati alle urne per dare un nuovo volto a coloro che ci governeranno, è strano comunque dire “governeranno”, strano perché l’Italia è un paese dove dovrebbe essere il popolo a governare e non della gente che è brava a dare fiato alle trombe e a conti fatti, appena si siede su quegli scranni, torna a fare le cose per puro piacere personale.
Ma passiamo all’argomento che  vogliamo affrontare in questo giorno particolare, un argomento diverso dai soliti articoli pro-forma sull’8 marzo e cioè cosa ci hanno promesso questi politici nei loro programmi pre-elettorali sulla questione femminile, sul metterli in atto dovremo aspettare che li mantengano, sperare per l’appunto.

Siete pronti a leggere il grado d’importanza che ogni partito ci dà?

Fare per fermare il declino (Giannino), al punto 8 c’è la questione che ci riguarda, anche se tocca più il lavoro, ma potete leggere il link più sotto:
Liberare le potenzialità di crescita, lavoro e creatività dei giovani e delle donne, oggi in gran parte esclusi dal mercato del lavoro e dagli ambiti più rilevanti del potere economico e politico. Non esiste una singola misura in grado di farci raggiungere questo obiettivo; occorre agire per eliminare il dualismo occupazionale, scoraggiare la discriminazione di età e sesso nel mondo del lavoro, offrire strumenti di assicurazione contro la disoccupazione, facilitare la creazione di nuove imprese, permettere effettiva mobilità meritocratica in ogni settore dell’economia e della società e, finalmente, rifondare il sistema educativo.

In questo link troverete la Questione Femminile: http://www.fermareildeclino.it/fare/questione-femminile

Lega Nord (Maroni), non ha un vero e proprio programma sulla Questione Femminile, lo aggrega in maniera generica al punto 5, sotto la Famiglia dicendo poco e niente:
La persona e la famiglia sono al centro del nostro programma. La difesa e il sostegno alla famiglia, comunità naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna, la promozione della dignità della persona e la tutela della vita, della libertà economica, educativa e religiosa, della proprietà privata, della dignità del lavoro, la solidarietà e la sussidiarietà saranno i punti di riferimento della nostra azione legislativa.

Lista Monti (Monti),  nel programma del Presidente del consiglio uscente, la questione femminile ha un capitolo tutto suo:

Le donne nella società e nell’economia italiana

Il ruolo delle donne nella vita economica e sociale italiana merita una riflessione a parte. L’Italia non potrà dispiegare il proprio potenziale di sviluppo economico se non riuscirà a valorizzare maggiormente le donne.
Come ha stimato la Banca d’Italia, se raggiungessimo il traguardo fissato dal Trattato di Lisbona – un’occupazione femminile al 60 per cento. Il nostro Prodotto interno lordo aumenterebbe del 7%. Troppe donne italiane sono relegate ai margini del mondo lavorativo: alcune hanno perso il lavoro, altre non l’hanno mai trovato. Spesso hanno un lavoro sottopagato o che le costringe a dirimere ogni giorno il conflitto fra famiglia e professione, hanno remunerazioni minori e percorsi di carriera più lenta di quelli dei colleghi uomini, anche a parità di capacità e competenze.
Le donne oggi vogliono, devono e possono contare di più: nelle istituzioni, nelle imprese, in tutti i gangli della società. Affinché ciò accada occorre un approccio integrato. Ci vuole innanzitutto un salto di qualità nel modo un cui vediamo la donna nella società italiana: la rappresentazione pubblica del ruolo della donna deve cambiare, per poter favorire una piena partecipazione della donna al processo delle decisioni e contribuire così a rendere la società e l’economia più equa e più dinamica. Occorre una detassazione selettiva dei redditi di lavoro femminile, per dare una spinta decisiva all’occupazione delle donne.
Le quote rose, introdotte in questa legislatura, sono una misura necessaria ma da sola non sufficiente. La parità effettiva ha bisogno anche di convincenti politiche per la non discriminazione. E servono robuste politiche di conciliazione famiglialavoro estese a un numero crescente di imprese e istituzioni ed un ampliamento del congedo di paternità. Se la maternità viene facilitata e occuparsi della cura e dell’educazione dei figli non è una corsa ad ostacoli, è più facile per le donne entrare o restare nel mercato del lavoro.

Movimento a 5 stelle (Grillo), il suo partito tocca molteplici argomenti, pregiandosi degli obiettivi raggiunti, non trattano in specifico, la questione femminile indirizzandosi più verso i diritti dei cittadini.

PD Partito Democratico (Bersani), come il movimento di Grillo, non disegna obiettivi verso e per le donne in particolare, ma verso la Famiglia e i cittadini.

CON LO SGUARDO DELLE DONNE
 
Gli interventi indicati fin qui hanno un impatto generale sulla possibilità per tutti i cittadini di perseguire attivamente i propri piani di vita, ma è chiaro che proprio per questo hanno un rilievo particolare per le donne alle quali vogliono offrire concrete possibilità di lavoro a supporto di scelte di vita libere e consapevoli. La riforma dell’Irpef e il sostegno ai redditi bassi favorisce in primo luogo, oltre ai giovani, le lavoratrici; la copertura con contributi figurativi dei periodi di interruzione involontaria del lavoro si presta a una estensione che tenga conto dei periodi di maternità e di cura; l’assegno universale per i figli e la rete di servizi per l’infanzia sostengono le possibilità di ricerca di lavoro delle donne; l’estensione del congedo parentale e il congedo di paternità obbligatorio favoriscono l’occupazione delle donne, facilitano la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro e contribuiscono a riequilibrare i ruoli all’interno della famiglia; l’assistenza ai non autosufficienti sostiene la famiglia in compiti di cura gravosi che oggi ricadono soprattutto sulle donne. Ma il PD propone anche ulteriori misure che rafforzano un welfare al femminile:
• trasformazione dell’indennità di maternità in diritto di cittadinanza e relativo finanziamento a carico della fiscalità generale;
• detrazione Irpef aggiuntiva per ogni figlio a favore delle donne che lavorano;
• credito di imposta per l’occupazione femminile nelle aree del mezzogiorno;
• riqualificazione e rifinanziamento del Fondo nazionale per l’imprenditoria femminile e potenziamento della formazione professionale delle lavoratrici autonome;
• misure per l’eguaglianza di genere nel mercato del lavoro.

Popolo della Liberta – PDL (Berlusconi), come sopra, anche se in molti comizi qualcosa il Leader del partito ha accennato in maniera particolare, che poi diciamocelo, potrebbe anche discutere sulla questione, ma con il passato che si ritrova è forse meglio che stia in silenzio.

Rivoluzione ci vile (Ingroia), a differenza dei precedenti 3 partiti, lui ne parla ma nel punto che tratta il lavoro:
Per il lavoro. Non vogliamo più donne e uomini precari.
Siamo per il contratto collettivo nazionale, per il ripristino dell’art. 18 e per una legge sulla rappresentanza e la democrazia nei luoghi di lavoro. Vogliamo creare occupazione attraverso investimenti in ricerca e sviluppo, politiche industriali che innovino l’apparato produttivo e la riconversione ecologica dell’economia. Vogliamo introdurre un reddito minimo per le disoccupate e i disoccupati. Vogliamo che le retribuzioni italiane aumentino a partire dal recupero del fiscal drag e dalla detassazione delle tredicesime. Vogliamo difendere la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Sinistra Ecologica Libertà (Vendola), come sopra, il programma di Vendola si rivolge più verso la richiesta di certi diritti che in Italia, paese ultracattolico e di mentalità chiusa, non ci sono.

qui il link al programma: http://www.sinistraecologialiberta.it/programma/

Concludo questo interessante excursus nei programmi politici, facendo notare che nessun partito parla in particolare della violenza sulle donne.
La cosa mi angoscia, dobbiamo dunque farcene una ragione? Che siamo solo dei semplici strumenti riproduttivi?

Aggiornamento 03/03/2013:
nello stato attuale delle cose non si sa quanta importanza avremo.

VIVA LA LIBERTÀ di Roberto Andò – RECENSIONE


Viva la libertà

CAST: Toni Servillo, Valerio Mastandrea, Valeria Bruni Tedeschi, Michela Cescon, Anna Bonaiuto, Eric Trung Nguyen, Judith Davis, Andrea Renzi, Gianrico Tedeschi, Massimo De Francovich.

Mentre l’Italia si arrovella, più o meno consapevolmente, nelle elezioni più importanti degli ultimi 20 anni, questo film silenzia di fatto l’intera campagna elettorale a cui abbiamo assistito in questi mesi. Imu, Irpef, Iva, Pil, sigle che cambiano la vita delle persone, affrontate senza alcun tipo di ritegno, passione o contenuto, sbandierate come fossero prive di sacrificio. No. Ci voleva il pazzo shakesperiano, ideato da Roberto Andò, con la meravigliosa (doppia) faccia di Toni Servillo a riabituarci ad un vocabolario accessibile del linguaggio politico (purtroppo è solo Cinema…ragazzi), a fornirgli quello slancio di speranza e di cultura di cui i cittadini avrebbero davvero bisogno. Parole tanto lontane dal populismo, quanto a loro modo vicine, nella semplicità colta di un linguaggio che è l’appartenenza, che è stato spazzato via e si rifugia indifeso, ora, complice, nell’antipolitica. Nello stomaco dell’anti-se-stesso. Viva la libertà suona infatti quasi come un eufemismo. “Lo sai com’è fatto questo paese” “Alla gente piace anche la merda, ma non per questo bisogna dargliela” “Se i politici sono mediocri, i loro elettori sono mediocri, se i politici sono ladri, i loro elettori sono ladri” (dal film).

La scena si apre teatrale, grigia, con Servillo nei panni di Enrico Olivieri, leader dell’opposizione, che si prepara all’ennesima contestazione pubblica. I sondaggi lo danno per spacciato e anche nel partito i malumori crescono, sempre più decisi a spodestarlo. Enrico, ormai depresso, decide quindi di scomparire. Se ne va di notte in gran segreto a Parigi, da una donna conosciuta vent’anni prima. A Roma, mentre il partito si interroga sulla misteriosa scomparsa del segretario, il suo assistente personale, Andrea Bottini, rintraccia Giovanni, il fratello gemello (sempre magistralmente interpretato da Toni Servillo) che in maniera casuale e divertente, diventa la soluzione al problema spacciandosi per Enrico, senza che nessuno si accorga della differenza, perlomeno fisica. Già perché il fratello è un filosofo, folle e bipolare, appena uscito dal manicomio, autore di un libro intitolato “L’Illusione della realtà”, talmente geniale ed ironico da riuscire a diventare quel leader platonico e poetico che Enrico non sarebbe mai stato, risvegliando anche gli elettori più intorpiditi e conquistando tutti, persino la moglie e le persone più intime. Ve lo immaginate un leader che recita, appassionato, Bertolt Brecht alla sua piazza San Giovanni gremita, commuovendola? Ecco andate a vedere il film per averne idea.

A chi esita. (la Poesia di Bertolt Brecht usata come comizio nel Film)

Dici:/per noi va male. Il buio/cresce. Le forze scemano./Dopo che si è lavorato tanti anni/noi siamo ora in una condizione/più difficile di quando si era appena cominciato./ E il nemico ci sta innanzi/ più potente che mai./Sembra gli siano cresciute le forze, ha preso/una apparenza invincibile. E noi abbiamo commesso degli errori,/non si può più mentire./Siamo sempre di meno. Le nostre/parole d’ordine sono confuse. Una parte/delle nostre parole/le ha stravolte il nemico fino a renderle/irriconoscibili./ Che cosa è ora falso di quel che abbiamo detto?/Qualcosa o tutto?/Su chi contiamo ancora?/Siamo dei sopravvissuti, respinti/via dalla corrente? Resteremo indietro, senza/comprendere più/nessuno e da nessuno compresi?/O contare sulla buona sorte?/ Questo tu chiedi. Non aspettarti nessuna risposta/oltre la tua.

I tempi di questo film sono veloci e vagamente onirici: arrivato alla scena finale speravo dentro di me che fosse effettivamente la conclusione, era il momento giusto per tagliare netto e la doppia interpretazione di Toni Servillo, mediata dal bravo Valerio Mastandrea, ne ha tagliato la pellicola in maniera ancora più precisa, in un sorriso caustico come di chi non ha più identità.

Un viaggio escavatore nella depressione dell’uomo? Forse in una più grande, in una depressione collettiva. La metafora è chiara, agisce per contrappasso, nemmeno tanto velato. L’opposizione in Italia si è flagellata nell’inseguimento della dialettica dell’avversario carismatico, senza mai averne le “doti”, perdendo sul terreno tutti quelli che erano i valori progressisti sul quale era fondata la propria aderenza con la vita delle persone, anzi facendo sì che l’avversario se ne impossessasse, rafforzandosi e li restituisse al panorama politico, svuotati di significato, sminuiti, inutilizzabili. La foto appesa di un altro Enrico, Berlinguer, quasi accusatorio, nella sede del partito, era quel poco che ne rimaneva, come un mito inerte. Cambi di segretari, cambi di nome, cambio di colori, cambio di alleati. La credibilità si è persa nel continuo battibecco pirandelliano (magari) tra la realtà e la finzione con cui abbiamo, tutti, trascinato il Paese in un limbo. Voglio dire che in Italia si è spesso parlato dell’assenza di un “Berlusconi” di sinistra, come fosse una necessità. Per carità. Ecco paradossalmente Giovanni, il fratello di Enrico, pur vestito in maniera assolutamente positiva, veste per un attimo questo sogno aberrante passato per la testa di ognuno di noi e alla fine lo supera! Perché quello che ci era sembrato folle, durante tutto il film, non era un folle, era un politico ideale, anzi erano due, era anche un uomo. I folli siamo noi ed Enrico a non essercene accorti prima.

«Il mio è un messaggio agli italiani: siate onesti, smettete di tingervi» (dal film)

Buon voto.

L’Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare com’è. In cui tutto scorre per non passare davvero. Se l’Italia avesse cura della sua storia, della sua memoria, si accorgerebbe che i regimi non nascono dal nulla, sono il portato di veleni antichi, di metastasi invincibili, imparerebbe che questo Paese speciale nel vivere alla grande, ma con le pezze al culo, che i suoi vizi sono ciclici, si ripetono incarnati da uomini diversi con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l’etica, con l’identica allergia alla coerenza, a una tensione morale. (Pier Paolo Pasolini)