Intervista a Ilaria Novelli e la ricerca del sè


tryptdefi Benvenuta su Words Social Forum Ilaria!

Parlaci di come realizzi le tue opere, Ilaria.

Ciao e grazie per l’invito! Al momento sto lavorando a delle opere tradizionali, amo molto dipingere e quindi molto spesso la tecnica che utilizzo e’ proprio la pittura ad acrilico o ad olio. Mi sento in totale libertà quando creo e quindi non mi affido mai ad un unico mezzo o metodo, a volte ho bisogno di comunicare in altri linguaggi più contemporanei ed immediati e mi servo di tecniche digitali per colorare le mie illustrazioni d’inchiostro o comporre i miei collage.

simone

Raccontaci il tuo percorso artistico e di chi sei

Per molti anni ho represso la mia natura artistica e ho seguito fino all’università un percorso scolastico tradizionale, studiando al liceo scientifico prima e alla facoltà di Lingue Orientali dopo. Solo in seguito ho rivisto le mie priorità e ho deciso di lasciare l’ università ed iscrivermi all’Accademia di Moda e Costume dove ho appreso in forma rudimentale le tecniche pittoriche e grafiche. Sono convinta però che l’arte deve avere alla base un’esperienza di vita, credo che per me tutto sia stato importante: dall’imparare altre lingue al fare lavori che non avevano nulla a che vedere con la pittura, quello che si ritrova nei miei lavori non e’ mera invenzione, e’ la mia vita.

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L’arte surreale e ironica di Alex Urso


1.Impossible nature (omaggio a Joseph Cornell), 2014 (28 x 20 x 8 cm)

1. Impossible nature (omaggio a Joseph Cornell), 2014 (28 x 20 x 8 cm)

 

2. Impossible nature (omaggio a Joseph Cornell), 2014 (28 x 20 x 8 cm)

2. Impossible nature (omaggio a Joseph Cornell), 2014 (28 x 20 x 8 cm)

Parlaci un po’ di te, e non la solita biografia, apriti a Words Social Forum.

Sto bevendo thé al limone nella città dove sono cresciuto, in provincia di Ascoli Piceno, dove torno ogni estate per qualche settimana. Dopo aver vissuto a Milano ed essermi diplomato in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera mi sono trasferito a Varsavia, dove attualmente lavoro come assistente curatore presso la Zacheta National Gallery e dove porto avanti parallelamente la mia ricerca artistica.

Perchè la Polonia?

Ho sempre provato un certo fascino per l’est europeo, pur non conoscendolo molto prima di trasferirmi a Varsavia. I paesi dell’ex area sovietica vivono oggi di forze opposte, in cui i ricordi tragici di una passato (vicinissimo) si fondono con desideri di modernità ed emancipazione fortissimi. Questo crea un movimento culturale notevole, vertiginoso, se si pensa alla velocità con cui una città come Varsavia è cambiata negli ultimi anni. C’è un fermento culturale che coinvolge tutti gli aspetti della vita cittadina, e questo è dovuto sicuramente a una condizione economica in crescita.
Tutto ciò si riflette positivamente anche nell’arte: dagli anni Novanta ad oggi sono nate ottime gallerie private, mentre le istituzioni pubbliche si sono sempre più aperte al mercato internazionale. In generale, nonostante ancora i forti limiti strutturali relativi al mercato e all’assenza di un sistema di coesione interna tra le varie istituzioni, credo che l’est europeo sia una realtà interessante sotto diversi punti di vista e di cui si sentirà parlare sempre di più in ambito artistico.

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