Poesia di questa carne che siamo – II parte


Mariangela Neve

Mariangela Neve

 

Lucciola di Loredana Di Biase

la pioggia affila i denti
teoria di consonanti
a fil di labbra
sempre l’errore sottolineando –
il neo sulla carne bianca –
la natura mai delicata / il fiore
gridato
ai cimiteri marini

***

EROS di Stefano Mangione

Corpo nudo
come la nuda lama d‘un pugnale
il brivido che dai è come il sangue
che sgorga a fiotti.
Se mordo il tuo seno
o imprimo una rosa alla tua spalla
s‘inarca il dorso
poggiato sulla morsa delle braccia
e altro pugnale
s‘insinua, neve e fuoco,
nel tuo segreto fiume.

***

di Ghiannis Ritsos

Anche le parole
vene sono
dentro di esse
sangue scorre
quando le parole si uniscono
la pelle della carta
s’accende di rosso
come
nell’ora dell’amore
la pelle dell’uomo
e della donna.

***

di Bernard Noel

Grappoli di bocche aggrediscono gli organi ———————————–
————–e queste bocche masticano senza divorare, e gli organi diventano pastone
—————————————————–e il mio scheletro cerca invano di puntellare
questo purè di carne —————————————————————————–

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Prospettive: I fotografi che hanno fatto la storia della Fotografia – Diane Arbus – Omaggio di parole


La cosa che preferisco è andare dove non sono mai stata.

Diane Arbus

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“L’occhio di Diane”

Forse il tuo era l’ultimo vero Occhio della nostra epoca. Così diverso dagli altri, così raro, così prezioso e, ormai, così perduto. Andavi oltre. Vedevi l’anima. Non sapevi cosa fosse il normale per i normali, né cosa fosse l’anormale, non sapevi niente del mondo che ti circondava. Seguivi il tuo Occhio, gli hai dato un corpo meccanico, e con quello hai fatto vedere qualcosa anche a noi. Ci hai lasciato delle lezioni, dei piccoli insegnamenti per la nostra anima. Ci hai dato modo di sovrapporre il tuo Occhio ai nostri, di aprirci, di imparare.

Non c’è niente di normale nel corpo umano. Il concetto stesso di normale non può esistere, non deve, è ingiusto; così deve cadere anche l’anormalità, parte marcia del marcio, bruttura delle brutture.
Normale è la parola peggiore che esista. Il normale si arroga il diritto di decidere cosa è giusto e sbagliato, dà a chi si definisce normale il potere di giudicare chi lo è e chi non lo è – e giudica in base alle similitudini, e le similitudini sono storpiature, brutte copie, banalità che si imitano a vicenda. I normali sono cloni inutili e incolori che giudicano in base a chi trova altrettanto simile – ovvero altrettanto brutto, inutile e banale. I normali sono tanti, perché il marcio è tanto. E tanti si definiscono normali. È così che nasce l’ anormale, ed è un dispregiativo: l’anormale è diverso ed il diverso è orribile, il diverso è diverso, il diverso non può stare con noi, il diverso va eliminato. Il normale è mostruoso perché dà potere al banale. E il banale è peggio che mostruoso, è il nulla. Perché cerca di annullare tutto quello che tocca. Tu lo sapevi, Diane. Combattevi con le immagini. Abbattevi in silenzio i pregiudizi. Avevi tanto da dire, e non c’erano parole sufficienti per farlo.
Volevi che capissimo.

Io ho capito che per quanto possa essere considerato fuori dal comune, o eccezionale, o bizzarro, o unico, o strano, nel corpo umano non c’è nulla di anormale. Ovunque c’è poesia, grazia, vita. Ovunque c’è il tocco del cielo. Ovunque il tuo Occhio si posasse, c’era la bellezza. Ed era un tipo di bellezza che nessuno aveva mai voluto vedere. Un amore così pieno per l’essere umano in ogni sua forma non lo aveva mai provato nessuno. Cara Diane, abbiamo perso la tua eredità. Il tuo Occhio proliferava in un’epoca dove le cose potevano essere ancora diverse, piene, belle, nuove. Dove l’amore poteva essere tale e la vita ancora viva. Oggi siamo nell’epoca nera dell’Occhio. Vediamo troppo, e al tempo stesso è tutto nero. Possiamo fotografare tutto, vedere tutto, leggere tutto – ma siamo fermi nella nostra stessa banalità, incanalati nella stessa direzione, fermi nella nostra pelle. Non andiamo oltre. Non riusciamo ad andarci. Non siamo mai stati così ricchi, non abbiamo mai avuto così tanti occhi e mani e parole a disposizione, e non siamo mai stati al tempo stesso così sordi, ciechi e crudeli. John Merrick è tornato ad essere un mostro, un elefante disgraziato e i tuoi soggetti dei freaks.
Non abbiamo imparato niente.

Anche se hai cercato di dirci tutto.

[Daniela Montella]

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bimbogranata

una mano, una granata 14\11\2012

in fila agli occhi nudi della piazza
le mani, i denti, la serratura aperta

briciole resistenti al ferro
il davanzale di un binario morto

si riparte al bivio disunito

le domande lunghe dei figli
slegate al nodo dello stesso vento
tendini tesi nello stringere granate

(idee che continuano a volare
come coriandoli cavalcati a pelo
senza maschere a dire che è febbraio)

sono bambini i cieli esasperati
i laghi da nuotare a bocca aperta

[Annamaria Giannini]

diane arbus

.Non era il Tempo della Madre.
Nere parole /
asincrone all’inchiostro
Il volto s/coperto
ed un solo rintocco di tempo

A trattenere in vita la linea spezzata di una donna
e la sua curva materna / c’è il vento
gelido a rincorrere terra
unta di polvere / incenso e silenzio

Solo un drappeggio nella voce mancante
un urlo / un rintocco sanguinante
come a tracimar dolore
d’infante morsa nello strappo avvenuto

__e /nell’angolo dove s’aggira il tuo nome
nelle attardate mattine di un novembre mancato
ancora non v’è voce / o nuda parola
che possa di saliva e sangue lacrimare

[Rosy Iuliucci]

da

l’infoltirsi di qualcosa
che cede il posto alle tue mani,quel lentissimo farmi
largo a cellule ammattite nel vivo
delle tue sproporzioni trovando sempre altro
possibile di te
è una parola che non smette di leggerti,
l’estremo suono della lingua nella pausa
incustodita della bocca

[Sylvia Pallaracci]

da

polvere
quest’orchidea selvatica
mi tira la tua pelle
poi il liquido
odore di colture inserrate
muschio e flora batterica
schiarite di mattino
la presa d’aria del campo
sgambato, le mietiture
che ti faccio

[Enzo Moretti]

A chi le chiese il perché si fosse dedicata seriamente alla fotografia solo a partire dai suoi 38 anni, ella rispose, con un sarcasmo cristallino: “Perché una donna passa la prima parte della sua vita a cercare un marito, a imparare ad essere una moglie e una madre, e a tentare di svolgere questi ruoli nel modo migliore. Non le resta il tempo di fare altro.”