Safu e la non estetica delle emozioni


Fulvio Salvi, in arte Safu, espone la sua personale presso il cortile maggiore di Palazzo Ducale a Genova. Una mostra pittorica e scultorea che viene proposta dalla Galleria Divulgarti sotto la cura artistica di Loredana Trestin.

Quella di Safu è un’ arte ricercata, che pone le sue basi sul non estetismo di Asgen Jorn. Un non-estetico che rifiuta il concetto di bellezza, senza apparire brutto. Le opere di Fulvio Salvi ricalcano un po’ questo concetto trasmettendo altresì, una forte componente personale, che trova le sue fondamenta solo parzialmente nei corpi neri e scheletrici di Basquiat. Quello che possiamo vedere all’interno dell’opera dell’artista genovese è qualcosa di più profondo. Una visione del mondo e del colore atta a coprire le brutture emozionali del proprio io.

Si rimane pertanto positivamente colpiti dalla capacità espressiva della cromia, che ci inebria, privandoci però, di quella possibilità di comprensione che solo in un secondo momento è possibile osservare. I quadri infatti, epurati dal colore, sono dei veri e propri fantasmi, vittime e carnefici di un mondo fantastico. Che rompe lo schema noioso dell’arte contemporanea producendo un contenuto di natura visiva. Un’emozione fruibile da chiunque abbia tempo e voglia di ascoltare. Qui ritorna nuovamente la scuola del genio del novecento Jorn e del gruppo CoBrA, fondato lo ricordiamo, per liberare l’artista dal controllo della ragione borghese.

Un’asimmetria oculare quella di Safu che cerca di donarci una duplice visione del mondo, una visione divisa tra la sfera fantastica e quella più meramente reale.

Le presentazioni del professor Daniele Grosso e del prof. Roberto Guerrini aprono ad una proiezione più ampia di ricerca storica. Un’indagine storico-iconografica che ci permette una maggiore comprensione dell’interiorità dell’artista, in un percorso che si propone come ultimo scopo quello di dare in modo più esaustivo possibile una descrizione sul passato dell’arte. La mia critica invece si basa su ciò che stiamo osservando e vivendo in questa nostra contemporaneità.

Safu è un graffittaro degli anni duemila, che presenta una carica interiore ben superiore a quella politica. Per questo non mi sento di associare le sue opere al ben più famoso Basquiat. Quella mostrata è un’ arte poliedrica che abbraccia in parte il design della forma e la stigmatizzazione deformata dei personaggi.

La sua visione del mondo è una liberazione da un controllo imposto, che si dipana sulle tele come un momento di assoluta libertà, una rottura verso una convenzione estetica e personale, troppo sottile per essere vista.

Dott. Christian Humouda

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