Polline e carne. Intervista a Inanna Trillis


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“TERRA MATER” di Vito Bongiorno

Benvenuta su WSF Giorgia!

Come e quando nasce il tuo percorso artistico?

Il mio percorso artistico è iniziato in maniera definita sei anni fa quando per la prima volta ho assistito ad un evento performativo a Roma ricordo che sono fell in love at once con la performance art. Prima avevo sperimentato altri modi for make art partendo dalle scrittura che resta anyway un perno importante per me. Credo che la poesia sia la forma d’arte maggiormente completa e complessa che ci sia. In pochi sono in grado di “approcciarvisi” e sono rari gli abili a farla. La poesia anche quando è concettuale non esclude mai l’estetica ne della forma che del contenuto, prevede l’uso armonico dei suoni per questo la traduzione in altre lingue in parte la distrugge, l’immagine che necessariamente o figurata o astratta nel sentito evoca e la scultura matematica che la deve costruire.

Dopo aver assaggiato un po’ di teatro amatoriale non ero del tutto soddisfatta mi mancava qualcosa.

La Performance art invece mi ha conquistata, l’uso del corpo nella sua interezza per poter comunicare, liberare amare eludere la coscienza e andare oltre trasfigurando anche il sé.

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Intervista a Sureeyapon Sri-ampai in arte MENOEVIL


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Benvenuto su Words Social Forum, Sureeyapon Sri-ampai!

Welcome Words Social Forum, Sureeyapon Sri-ampai!

Parlaci di te, presentati ai lettori di WSF.

Ciao. Mi chiamo Sureeyapon Sri-ampai (Bangkok, Thailandia 1976) Sono un artista visivo specializzato in fotografia d’arte. Ho iniziato a fare fotografia quando avevo 15 anni e nel 1994, ho deciso di studiare fotografia e prendendo il B.F.A (fotografia) presso l’Università Rangsit. Ho tenuto diverse mostre dal 1996 ad oggi. Incluse mostre come singolo, mostra collettive e come artista ospite. E mi son ripromesso di dedicare la mia vita alla fotografia.

Tell us about yourself, presented to the WSF readers.

Hello. My names Sureeyapon Sri-ampai (b. Bangkok, Thailand 1976) I’m a visual artist specialized in fine art photography. I started out doing photography when I was 15. In 1994, I decided to study in photography and received B.F.A (photography) degree from Rangsit University, and held several exhibitions during 1996 to present. Included solo works / group exhibition / guest artist. And promising myself to devote my life to photography.

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Emanuela Valentini, anima d’inchiostro


 

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Benvenuta su WSF Emanuela

Eccomi qua.

Come e quando nasce la tua passione per la scrittura?

Si tratta di un amore innato. Io amo scrivere da quando, quattrenne, mia mamma mi insegnò l’alfabeto. Non appena compresi che grazie alla conoscenza di quei simboli e per mezzo di una penna avrei potuto costruire tutte le parole del mondo, scattò in me un senso di felicità quasi troppo grande per stare dentro al mio cuoricino. Quella gioia raddoppiò quando mi resi conto che sommando le letterine, e poi le sillabe, riuscivo a leggere parole già scritte: magia! Potevo leggere e scrivere tutte le storie del mondo.

In che modo l’Emanuela scrittrice descriverebbe l’Emanuela donna e viceversa?

Esiste una sola Emanuela. Una sola Emanuela che racchiude tutti i difetti di chi scrive con furia e accanimento, di chi studia perché quello che fa le sembra sempre insufficiente, di chi antepone la disciplina ferrea della scrittura a tutto. Nei periodi di stesura sono come alienata, lo sono davvero. Fatico a parlare con le persone, fatico ad ascoltare quello che hanno da dirmi, tendo a chiudermi in una bolla creativa che mi consuma e mi sostenta insieme e perdo quasi completamente di vista tutto il resto. Chi mi ama lo sa. Trascuro tutti, non perché lo voglia, solo non riesco ad affrancare la mente dalla storia che sto raccontando, è più forte di me. E gli sventurati che mi conoscono poco e pensano “ah vabbè, quando finisce sarà di nuovo lei” scoprono a loro spese che nei periodi in cui disgraziatamente non scrivo divento un mostro. Sono ingestibile, insopportabile. Quindi capisci, non se ne esce.

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Il principale strumento per la manipolazione della realtà è la manipolazione delle parole. Se puoi controllare il significato delle parole, puoi controllare anche le persone che le usano.” Philip K. Dick. Che cos’è per te la scrittura?

Eh. Non è forse quello che fanno i media tutti i giorni, da anni? Non è forse quello che fanno i politici? Distorcere la realtà, mutare lo stato delle cose, intortare l’utente ignaro – e non avvezzo alla riflessione – invogliandolo all’acquisto compulsivo, condizionandone le opinioni, semplicemente avvalendosi del potere oscuro della manipolazione del linguaggio. La pubblicità ne è un esempio lampante. Credo che Dick intendesse questo.

Fortunatamente tale potere, insito nella parola, è racchiuso nei buoni libri e nelle parole degli intellettuali che da sempre fanno da controparte alla distruzione della cultura e invitano alla riflessione, allo studio, allo sviluppo di un pensiero individuale il più possibile libero da condizionamenti. Se parliamo di letteratura, la scrittura è il lato buono di tale potere: è magia. La scrittura è l’incantesimo capace di fare credere al lettore che un asino sta veramente attraversando la luna piena, capisci. La scrittura è il meraviglioso imbroglio che ti fa estraniare dalla realtà e volare e viaggiare stando semplicemente sdraiato nella tua stanza, come disse qualcuno.

Quanto di te e del tuo passato rivive nei tuoi lavori?

Un po’. In genere mi si scopre nei dettagli. Non sono solita raccontare storie che mi riguardano ma è facile trovare nei miei romanzi suggestioni che ho vissuto di persona. Questo credo sia normale.

Come vedi cambiato il filone Steampunk da K. W. Jeter a oggi?

Mah, come tutte le derive si è evoluto, allargato, sbrillentato come un vecchio maglione che ti ostini a non buttare perché è comodissimo e caldo. Lo stesso Jeter ha il merito di averlo risvegliato ereditandolo dai grandi del passato: Wells, Verne, e averne ampliato il senso con le esperienze narrative seventy e eighty che stava vivendo. Sono nate così opere come La notte dei Morlock (proprio ispirata a La macchina del tempo di Wells) e Le macchine Infernali che personalmente adoro.

Oggi continuo a preferire sia come lettrice che come autrice lo steampunk a sfondo vittoriano (con l’eterna diatriba scienza contro etica) al quale spesso associo il degrado sociale e storie di riscatto femminile. Le derivette nuove che non mi piacciono sono le favole steam e le romanticate che io chiamo steampink. 

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Grazie a Speechless Books vede la luce “la bambina senza cuore”. Come nasce Lola e la sua avventura a Whisperwood?

La storia di Lola nasce in aereo nel 2010, durante un viaggio di ritorno da Londra. Il percorso da quel momento fino al fenomeno virale che dal 2013 a oggi ci ha fatto collezionare circa 215mila download è stato tutto in discesa e non finisce qui. Lola è stata il mio ingresso nel mondo della narrativa e ancora oggi escono segnalazioni e recensioni. Sono approdata a Speechless grazie al fiuto di Alessandra Zengo, che mi ha pescata nel 2012 in un contest di Fazi, che non vinsi per un soffio, o qualcosa di molto simile a uno spiffero. Da quel momento non ci siamo più fermate. E non escludo progetti futuri dedicati a Lola…

Perché hai scelto Londra come città in cui ambientare le tue storie?

No, le mie storie sono ambientate in un sacco di posti! Londra, Parigi, Milano, Rouen. Una persino in Calabria. Oltre alle città immaginarie ovviamente.

Potresti descrivere tuo processo creativo?

Mi viene un’idea. Non so come accada. Vedo un’immagine, sento una canzone, assisto a una scena in strada o in qualche luogo e BAM, resto folgorata da un dettaglio che nella testa mi esplode e diventa una storia così, subito. Immediato. Ma io non riesco a vederla. So che c’è, è lì tutta intera, la sento, dall’inizio alla fine. Lì comincia la fase di trasposizione. Prendo un quaderno e comincio a scrivere, a prendere appunti partendo dall’unico dettaglio che conosco e piano piano la tiro fuori. Tutta la fase creativa può durare settimane. Mi astraggo e resto come sospesa fino a che non ho tutta la storia fuori sotto forma di appunti deliranti. Quindi la riassumo, la metto insieme, la ridivido in capitoli, parti, o altro e infine la scrivo.

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Ophelia e le officine del tempo, la saga di La sindrome di Cappuccetto Rosso: Red Psychedelia, Chrysalide. A quale opera ti senti più legata e quale pensi ti rappresenti di più?

Tutte, le amo tutte. Lola perché Lola. Ophelia perché ci ho vinto il Torneo GeMS e poi è il mio primo romanzo steampunk. Dantalian perché ci ho vinto il Chrysalide, una delle più potenti emozioni della mia vita. Red Psychedelia perché me l’ha pubblicata Delos Digital e l’approccio con una storia raccontata a episodi mi ha aperto un mondo. Le amo tutte, anche quelle inedite. Anche quelle che devo ancora scrivere.

Nella fase creativa ti senti più Flautista di Hamelin o Alice che rompe lo specchio?

Senza dubbio il Flautista di Hamelin. Ho questa visione incantata della scrittura, quasi ipnotica. Mi diverto a inventare storie che catturano chi legge, che immergono nella meraviglia chi decide di abbandonarvisi. E sono sempre stata profondamente affascinata dall’archetipo profondo e macabro del Pifferaio, più che da quello onirico e formativo rappresentato da Alice.

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Le Favole classiche da Andersen ai Fratelli Grimm propongono storie spesso crudeli ma allo stesso tempo profondamente reali, per tematiche e ambienti. Quanto questi personaggi influenzano la tua narrazione e quali sono i messaggi che desideri veicolare?

Io amo le fiabe e le favole classiche. Le studio, mi vado a cercare le versioni più antiche – psicologiche e crudeli, come nel caso proprio di Cappuccetto Rosso – e sono certa che in parte ripropongo nei miei lavori influenze e suggestioni d’ispirazione fiabesca, anche senza volerlo. Faccio parte di una generazione di bambini cresciuti con la lettura e con i giochi semplici: per forza di cose ho fatto miei i segreti insegnamenti delle fiabe. Tutto quello che da piccola mi appariva criptico e incomprensibile, misterioso, velato, oggi diventa veicolo e messaggio, ponte di parole per dire ciò che deve restare celato, diventa cioè la ricerca del meraviglioso. Insomma, haivoglia! Per quanto riguarda il tipo di messaggio che amo diffondere, non saprei: quello che noto uscire più spesso dai miei scritti è la fiducia incrollabile nell’insperato, il viaggio iniziatico, simbolico della ricerca di sé, l’attesa attiva di un segnale magico. Tutte cose che vivo ancora io stessa, nonostante non sia più una bambina.

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Cosa ti ha spinto a rielaborare e decontestualizzare la fiaba di Cappuccetto Rosso?

È stata la lettura di un saggio sulla natura perversa di alcuni rapporti d’amore. Attrazioni malate che hanno origine da disturbi più o meno visibili della sfera emotiva o della personalità. In questo saggio veniva analizzato lo schema dei ruoli, impersonati dai protagonisti della fiaba con un lungo approfondimento su chi fosse la vittima: Cappuccetto Rosso, la bambina che vaga nel bosco con il suo cesto di nodi irrisolti, l’innocente ingannata e braccata, o il Lupo, struttura potente fuori ma fragilissima dentro, sensibile al richiamo della purezza che cela voragini?

Come potrai immaginare sono rimasta profondamente colpita e attratta da una tale interpretazione che capitolava con la severa possibilità di una co-dipendenza tra le due figure, entrambe problematiche, e la relativa caduta in un rapporto labirintico fatto di equilibri squilibrati.

Nel cercare altre fonti in rete mi sono imbattuta in una citazione in cui lo stesso Perrault nel 1697 descrive il Lupo come fonte d’inganno e ne sottolinea la natura perversa – malata – in un modo tutt’altro che innocente. La riporto qui:

«Da questa storia si impara che i bambini, e specialmente le giovanette carine, cortesi e di buona famiglia, fanno molto male a dare ascolto agli sconosciuti; e non è cosa strana se poi il Lupo ottiene la sua cena. Dico Lupo, perché non tutti i lupi sono della stessa sorta; ce n’è un tipo dall’apparenza encomiabile, che non è rumoroso, né odioso, né arrabbiato, ma mite, servizievole e gentile, che segue le giovani ragazze per strada e fino a casa loro. Guai! a chi non sa che questi lupi gentili sono, fra tali creature, le più pericolose!»

(Le Petit Chaperon Rouge, Charles Perrault, 1697)

Così nasce Red Psychedelia, serie di cinque episodi in cui i disturbi della personalità che generano attrazioni malate sono causati dall’abuso di una sostanza psicotropa potentissima: la Special Red.

In quali mondi ci accompagnerai nel prossimo futuro?

Cyberpunk, borgate romane, dieselpunk: ce ne sarà per tutti i gusti.

Grazie Emanuela

Grazie a te per lo spazio che mi dedichi e a presto!

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Official Fb Page:

https://www.facebook.com/EmanuelaValentiniSpeechless

Official Page: “La bambina senza cuore”

www.labambinasenzacuore.altervista.org

Official Amazon:

http://www.amazon.it/La-sindrome-Cappuccetto-Rosso-Psychedelia-ebook/dp/B00KOCI9A2

Official Goodreads:

http://www.goodreads.com/author/show/6941701.Emanuela_Valentini

Christian Humouda

Intervista a Marisa Maestre


Marisa Maestre nació en Madrid en 1977, un artista gráfica-plástica-digital.
Palabras de bienvenida del Words Social Forum, Marisa!

Marisa Maestre nasce a Madrid nel 1977, artista digitale.
Benvenuta su Words Social Forum, Marisa!

Se me rompe el corezon

Se me rompe el corezon

Quando e come hai cominciato a vederti artista, Marisa? ¿Cuándo y cómo empezaste a ver artista, Marisa?

Pues el momento exacto no sabría ubicarlo. Siempre he estado pintando desde que era muy pequeña, era de las pocas cosas que me tranquilizaban. Cuando cogía un lápiz y unos rotuladores no existía niña. Después cuando tenía 16 años me aficioné a la acuarela y al realismo. Aunque sólo me duró unos 5 años porque después descubrí el collage y ya me atrapó para siempre.

Il momento esatto non saprei ubicarlo. Dipingo da quando ero bambina, era tra le poche cose che mi tranquillizzavano. Quando prendevo in mano una matita o qualche pennarello, la bambina non esisteva più. Dopo, verso i 16 anni mi dedicai all’acquerello e al realismo. Ma questa passione mi durò solo 5 anni fino a quando scoprii il collage che mi prese per sempre.

El ayer

El ayer

Presentati ai lettori di WSF. Preséntese a los lectores de la WSF.

Soy una artista gráfica-plástica-digital, apasionada del collage. Qué disfruta componiendo historias a base del ensamblado de fragmentos de recortes de periódico, tipografía, hilo de coser, acuarela y elementos reciclados. Mejor ver en http://www.marisamaestre.com

Sono un’artista grafica-plastica-digitale, appassionata del collage, Mi piace comporre storie assemblando frammenti di ritagli di riviste, tipografici, filo per cucire, acquerelli ed elementi riciclati. Potete vedere meglio qui http://www.marisamaestre.com

Genero

Genero

Cosa senti mentre lavori ad un’opera? ¿Qué siente como usted trabaja para trabajar?

Para mi es una especie de liberación mental. Es mi meditación particular. Creo que no hay nada más autentico que lo que expresa a través del arte, porque es lo que sale del inconsciente.

Per me è come una specie di liberazione mentale. E’ meditazione particolare. Credo che non c’è niente di più autentico in quello che si esprime attraverso l’arte, perché è quello che arriva dall’inconscio.

Genero II

Genero II

Ritieni che sia una tua forma di scrittura? ¿Crees que es una forma de su escritura?

Yo creo que la expresión artística es la escritura del alma. Para mi no existe otra forma mejor de expresar lo que tengo en el interior, en el subconsciente.

Io credo che l’espressione artistica sia la scrittura dell’anima. Per me non esiste altra forma migliore per esprimere quello che ho nell’interiore, nel subconscio.

Marcela y Elisa

Marcela y Elisa

Che cos’è per te l’ispirazione? ¿Cuál es la inspiración para usted?

Me inspiro en casi cualquier cosa. Depende de en el momento artístico en el que me encuentre. Ahora mismo me inspiran mucho las fotografias antiguas de familia y las cosas en las que se puede vislumbrar el paso del tiempo, la decadencia.

Mi ispira qualunque cosa. Dipende dal momento artistico nel quale mi trovo. Ora stesso mi ispirano molto le fotografie antiche di famiglia e le cose da dove si può scorgereil cammino del tempo, la decadenza.

Infieles

Infieles

Che cos’è l’arte? ¿Qué es el arte?

El lenguaje del alma.

Il linguaggio dell’anima.

Mirando a Saturno

Mirando a Saturno

 

Mama

Mama

 

Papa

Papa

Quali artisti hanno maggiormente influenzato il tuo modo di fare arte? ¿Qué artistas han influido en su forma de hacer arte?

A mi siempre me han inspirado mucho los surrealistas y más en concreto Magritte y Max Ernst. Recuerdo muchísimo una exposición que vi en Madrid de los collage de Max Ernst “une semaine de bonté” quedé maravillada.

Mi hanno ispirato sempre i surrealisti e, più in concreto, Magritte e Max Ernst. Ricordo una mostra che vidi a Madrid di collage di Ernst: “una settimana di bontà”, e rimasi meravigliata.

Ardieron Mis Pensamientos

Ardieron Mis Pensamientos

Puoi anticiparci qualcosa sui tuoi progetti futuri? ¿Puede decirnos algo acerca de sus planes para el futuro?

Pues ahora mismo estoy preparando una exposición que se inaugura el 3 de septiembre en el CEART. Os dejo un avance de alguna de las obras que van en la exposición “Tendiendo Historias”. Espero que sea un éxito.

In questo periodo sto preparando una mostra che si innaugura il 3 settembre nel CEART. Vi lascio un anticipo di alcune delle opere che vanno nella esposizione “Tendiendo Historias”. Spero sia un successo!

WEB SITE: http://www.marisamaestre.com/

Traduzione di Sebastiano A. Patanè Ferro

La santa carnalità di Mariarita Renatti


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“Madonna delle babbucce”

Benvenuta su Words Social Forum Mariarita!

Come e quando ti sei avvicinata all’arte ed al suo mondo?”

Salve, e grazie per avermi invitata nel vostro Forum, mi presento , mi chiamo Mariarita Renatti e vivo a Torre del Greco , una città ricca di storia, a livello artistico culturale ,della provincia di Napoli.

Mi avvicino prestissimo al mondo dell’arte, il mio sogno inizia da bambina, alla scuola elementare passavo le ore in classe disegnando , preparavo dei disegnini per i miei compagni per fare amicizia dato che ero introversa e molto timida, un modo per riuscire a comunicare con loro insomma, e i loro occhi stupiti mi facevano sentire bene ed accettata. Col tempo ho dato sempre più importanza al disegno, iniziando dalla pittura ad olio,e sperimentando le varie tecniche frequentando prima l’istituto d’arte poi l’accademia di belle arti , dove ho intensificato la tecnica con Maestri che ho avuto la fortuna di incontrare, fra cui il Maestro Aniello Scotto, che tutt’ora seguo.

Che ruolo ha la fede, il simbolismo religioso nel tuo iter creativo?”

Nei miei lavori spesso gioco sui simboli della religione, come “Madonna con le babbucce” e uno degli ultimi lavori a cui sto lavorando; in cui ritraggo mia madre nelle vesti dell’Immacolata Concezione, “sacro e Profano” cerco di toccare nel profondo le persone che si trovano di fronte ai miei lavori, cerco delle reazioni, a volte positive a volte negative, in realtà il mio non è altro che un’enfatizzazione dei rapporti con le persone a cui devo tanto, in primis mia madre.

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Finché si è inquieti si può stare tranquilli – Intervista ad Ambra Garlaschelli


Inquietudine, è una parola che calza a pennello per le opere di Ambra Garlaschelli, giovanissima artista lombarda, per quel senso e colori tetri, ed il titolo dell’articolo viene da una citazione che la stessa Ambra fa durante l’intervista ed io ho ripreso perchè pienamente azzeccata, citazione che appartiene a Julien Green. Ed anche lei, come altri artisti già ospitati e intervistati è una scoperta legata ad ILLUSTRATI e al mio sfogliare la rivista.

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Ambra Garlaschelli. Classe 1987. In cosa in particolare ti senti una “giovane artista”?

Se devo essere sincera “artista” non è tra le mie parole preferite per descrivere chi sono e cosa faccio. Illustratrice suona meglio, ma più semplicemente e a costo di far inarcare qualche sopracciglio scettico, direi che nella vita disegno. Lo ammetto, non sono una fan delle etichette. Per rispondere alla tua domanda, in cosa mi sento una giovane artista, probabilmente la risposta più sincera e immediata a cui riesco a pensare è “nell’irrequietezza”. Intanto non mi sento affatto così giovane, anzi il fattore tempo che passa contribuisce alle mie crisi settimanali a tema “cosa sto facendo/dove sto andando”. Sono sempre di corsa, costantemente alla ricerca di un segno mio, proiettata verso un punto da raggiungere che sembra spostarsi più in avanti ogni volta che mi avvicino e ho la testa completamente affollata da mille pensieri. Di notte non riesco a dormire, di giorno non riesco a svegliarmi e bevo un sacco di caffè. Divento spesso ansiosa, soprattutto quando penso che non ho abbastanza tempo per fare tutto quello che vorrei fare. Ma poi mi ricordo di rilassarmi, di scegliere un punto e iniziare. E appena lo faccio mi rendo conto che il caos inizia a riorganizzarsi. La testa si svuota e tutto riacquista lucidità, ed è quanto basta a capire che non c’è un altro lavoro che potrei desiderare. E che le crisi mistiche ce le hanno tutti. In realtà sono arrivata alla conclusione che essere inquieti non è così male. Crea quel particolare stato di insoddisfazione che mi costringe a migliorarmi, a non fermarmi in un punto, a continuare a cercare qualcosa, a interrogarmi su quello che vedo e a non dare niente per scontato. “Finché si è inquieti si può stare tranquilli”. Questo me lo dice sempre mia sorella. Apprezzo la filosofia.

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