Per un corpo rigenerato. Le creazioni cyborg e panplanetarie di Stelarc di Nausica Hanz


“Un essere umano può uccidere un robot uscito da una fabbrica della General Electrics,
e con sua sorpresa scoprire che sanguina e piange. Ed il robot morente può rispondere al fuoco,
e con sua sorpresa vedere un filo di fumo grigio
levarsi dalla pompa elettrica dove avrebbe dovuto esserci il cuore umano.
Sarebbe un momento di verità,
per entrambi.”

(Philip K. Dick)

Immaginiamo i corpi disegnati da Vesalio e da Leonardo Da Vinci: vene, nervi, muscoli, ossa sono gli elementi di quella danza anatomica che forma la struttura interna del corpo umano. Proviamo ora a immaginare di poter sostituire alcune di queste parti con dei dispositivi inorganici e tecnologici. A pensare all’architettura corporea come ad una costruzione mobile, in cui i pezzi possono essere modificati e scambiati, ma nonostante ciò l’intero impianto prosegue le sue funzioni senza subire rallentamenti o peggioramenti. A tutti probabilmente, almeno una volta, è capitato di figurarsi con un corpo differente; ora però tra l’idea di un possibile “corpo ideale” e la sua realizzazione esistono limiti, paure, pericoli che fanno sì che quell’idea rimanga tale e non si concretizzi. C’è chi invece ha riprogettato il proprio corpo ricercandone non un’estetica perfetta, bensì una funzionalità completa e il suo nome è: Stelarc.
Nato a Cipro ma trasferitosi in Australia per continuare gli studi, Stelarc intraprende la sua carriera artistica negli anni Settanta. La sua ricerca parte inizialmente con il sondare, attraverso l’uso dei video, le cavità del corpo umano come ad esempio i polmoni, lo stomaco e il colon. Attraverso questa pratica lo sguardo si sposta quindi dall’involucro esterno (ossia l’interfaccia che ci rapporta al mondo e simbolo, per eccellenza, dell’apparenza) per esplorare il magma viscerale custodito nelle zone dell’invisibilità.
Stelarc sfonda la superficie corporea per addentrarsi nell’intimità dell’organismo, egli oltrepassa la pelle per osservare e comprendere le caratteristiche e funzionalità delle varie componenti corporee, in modo da poterle così potenziare o sostituire. Il suo approccio alla materia organica non è però orientato a evidenziarne l’essenza vitale, ma è invece rivolto a criticarlo, sostenendo che il sistema biologico è inefficace e superato.

Amplified Body

Amplified Body

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Ai limiti della carnalità. Le performance post-organiche di Marcel.Lì Antunez Roca di Nausica Hanz


“La vita non deve essere organica” scrive Ollivier Dyens in Metal and Flesh e la “realtà biologica” (così definita dal premio Nobel per la medicina François Jacob) oggi non trova più fondamento perché la cultura ha letteralmente detronizzato il biologico e le forme di vita appaiono filtrate e tradotte. I new media, le tecnologie e i progressi scientifici hanno contagiato il vivente e in questo quadro sociale/culturale esso non può più essere considerato un semplice elemento neutro e naturale, ma piuttosto il luogo in cui fattori esterni si proiettano e si intrecciano in esso.
L’ambiente esterno plasma e sconvolge l’organico facendo diventare il corpo un oggetto culturale. Dyens precisa però che le tecnologie non agiscono sul corpo come mere estensioni, tra loro e il corpo organico si instaurano dinamiche nuove in cui le cose si evolvono insieme agli esseri viventi e dalla loro unione nascono entità composte contemporaneamente sia da sostanze biologiche sia da materiali artificiali e meccanici.
A conferma di questo Dyens afferma che gli esseri viventi non sono soltanto il risultato della trasmissione dei geni, ma anche della rappresentazione culturale; da ciò viene riconfermata l’idea di un corpo che è manipolato e che deve costantemente adattarsi ai cambiamenti ambientali e sociali. Anche le riflessioni di Roberto Marchesini si possono collocare all’interno di questa cornice; nel suo testo Post-Human egli prende infatti in esame le intersezioni che avvengono tra il fattore tecnologico e l’umano. Marchesini arriva ad affermare che nella contemporaneità l’essere umano si approccia al suo corpo in modo completamente nuovo rispetto al passato, perché teso a incorporare nel suo organismo strumenti e apparati provenienti da contesti non umani. Con l’avvento delle tecnologie quindi la fisiologia dell’uomo ha subito un urto da cui è nato un corpo postorganico e in cui l’essere umano non è più costretto ad una staticità della forma, ma può inventare

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Epizoo foto di Carles Rodriguez

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