Tamara de Lempicka Torino – Polo Reale dal 19 marzo al 30 agosto 2015


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La città di Torino ospita la personale di Tamara de Lempicka in esposizione dal 19 marzo al 30 agosto 2015.

La regina del Glam, precorritrice di tendenze, icona di stile amata da Pop star del calibro di Madonna torna a mostrare tutta la sua carica innovativa e scandalosa all’interno di 80 opere divise in sei sezioni tematiche nella bellissima cornice di Palazzo Chiablese.

La mostra curata da Gaia Mori, ci svela la parte umana ed artistica della pittrice polacca, divenuta ormai icona incontrastata del ventesimo secolo.

La prima sezione ha il duplice scopo di accoglierci ed introdurci nel suo mondo privato e familiare attraverso una serie di scatti d’epoca che la vedono ancora giovanissima nella nativa Varsavia. Le sue prime foto da bambina spensierata, la madre, la nonna Clementine e i due fratelli (Stanisław e Adrienne) danno un’idea di quale sia il background umano e territoriale in cui Tamara è cresciuta.

Le sei sezioni suddivise in: I mondi di Tamara; Natura morta; Devozione; Ritratti; Nudo; Moda spiegano attraverso opere ed immagini tutta la carriera dell’artista.

Un percorso umano e professionale ricchissimo, che inizia con la serie: “Nature morte” unitamente a dipinti e schizzi preparatori creati per puro esercizio di stile. Il segno è ancora grezzo, a tratti incerto, ma già è visibile la mano classicheggiante dell’artista che ci conduce verso la sezione dedicata agli anni giovanili. Un periodo fondamentale per la sua crescita professionale. In questa sala infatti è possibile vedere come la fotografia abbia ricoperto un ruolo importantissimo nella sua carriera. La pittrice infatti, mutua da fotografi come Freud, Maar e Kollar le posizioni caratteristiche dei personaggi, che riproporrà per tutta la durata della sua vita artistica.

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Ciò che cattura di più l’attenzione è la posa tipicamente plastica delle forme femminili, la cura quasi maniacale per i dettagli e la posizione delle mani che ricordano molto da vicino le madonne rinascimentali filtrate attraverso un occhio tipicamente  art Decò.

Sono due le sezioni più importanti della mostra, la serie di ritratti, con cui ha raggiunto la fama internazionale e la più intima e scandalosa dei nudi. il corpo femminile e maschile qui diviene l’emblema massimo di libertà e sinonimo di rottura contro la società benpensante del tempo.

I corpi, distesi od eretti, con l’inconfondibile sguardo rivolto verso l’alto sono gli elementi che ci permettono di scoprire l’anima profonda della creatrice e le molteplici rappresentazioni di se’.

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Il Glam diventa dunque elemento primario e indispensabile, nella vita così come nella moda. Le copertine di Vogue e la fama presto si scontrano con una profonda depressione che la colpisce all’improvviso.

La voglia di sperimentare la porta ad abbandonare il pennello in favore della spatola. La serie di dipinti che ne segue sono di chiara impronta astrattista, ma il riscontro del pubblico dinnanzi a tale evoluzione appare piuttosto freddo. Questo è l’atto finale, la pittrice si ritira a vita privata e si spegne in Messico, dopo aver vissuto una vita pienissima e stravagante. Una regina del Glamour, un’artista amata e odiata che ci lascia in dono la sua arte e il suo pensiero, così in vita come in morte “vivo la vita ai margini della società e le regole della società normale non si applicano a coloro che vivono ai margini”. Tamara Rosalia Gurwik-Gorska

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Christian Humouda

Evento: FestivArt Della Follia II Edizione – 11/12 aprile 2015 Torino


FESTIVART DELLA FOLLIA II EDIZIONE 2015

a cura di Silvia Rosa, Antonella Taravella, Salvatore Sblando

in collaborazione con: Associazione Culturale ART 10100, Collettivo WSF (Words Social Forum – Centro Sociale per l’Arte), Cecchi Point, Libreria Belgravia, Scuola Cottolengo

con il Patrocinio della Circoscrizione 7 – Città di Torino

L’11 e il 12 Aprile 2015, dalle 18.30 alle 23.00, presso il Cecchi Point di Via Cecchi 17 a Torino, si svolgerà la seconda edizione del FestivART della FOLLIA, festival multidisciplinare tematico, in cui i linguaggi delle diverse discipline artistiche (arti visive, letteratura, teatro, musica) si incontrano in un dialogo creat(t)ivo sul tema della follia.

Il programma prevede reading, performance, videoproiezioni, una mostra fotografica collettiva con opere della Scuola Cottolengo e di Isabella Indiesigh, musica live a cura di Roberto Caiato.

PROGRAMMA

Reading/Performance

11 APRILE

Lucianna Argentino, Alessandro Brusa, Enzo Campi, Lella De Marchi, Marco Ercolani, Lucetta Frisa, Alba Gnazi, Enrico Marià, Margherita Rimi, Tiziana Cera Rosco, Claudia Zironi. Time microfono aperto sul tema della follia.

12 APRILE

Emilia Barbato, Sandra Baruzzi, Fabrizio Bonci&Lord Therim, Rita Bonomo, Francesco Deiana, Ivan Fassio, Eliana D. Langiu, Minerva Jones, Daita Martinez, Carlo Molinaro, Enzo Moretti, Ennio Onnis, Sylvia Pallaracci.

Videoproiezioni

11 e 12 APRILE

Rita Bonomo&Giusy Calia, Rosaria Di Dio, Maria Grazia Galatà, Cristina Rizzi Guelfi, Alfonso Lentini, Simona Muzzeddu, Scuola Cottolengo, Teatro Dell’Assurdo, Giovanna Iorio.

Per info: info@art10100.com salvatore.sblando@gmail.com collettivowsf@gmail.com

https://www.facebook.com/festivartdellafollia

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Fuori menù 13: Torino e i suoi mille volti


Vorrei in qualche modo invitarvi a visitare con le nostre parole una città interessante sotto molti punti di vista, la città in questione lo avrete capito dal titolo: Torino.

Quarto comune italiano per popolazione ed è (o era visto la crisi che sta mangiando pian piano l’italia intera) il terzo complesso economico-produttivo del Paese. Capitale del Ducato di Savoia dal 1563, del Regno di Sicilia dal 1713 al 1720, del Regno di Sardegna dal 1720 al 1861 e, quindi, del Regno d’Italia dal 1861 al 1865.
Uno dei maggiori poli universitari, artistici, turistici, culturali e scientifici dello Stato. Sede nel 2006 dei XX Giochi olimpici invernali, fulcro dell’industria automobilistica italiana, importante centro dell’editoria (grazie all’annuale evento che si tiene al Lingotto – Fiera del libro), del sistema bancario ed assicurativo, delle telecomunicazioni, del cinema, della pubblicità, dell’enogastronomia, del design e dello sport.

Ph Emanuela Trossero

Ph Emanuela Trossero

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“MENU MOMO” Spettacolo teatrale


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10 maggio 2014, ore 21:00
Teatro Principessa Isabella
Via Verolengo 212, Torino

“MENU MOMO”
Spettacolo teatrale

Testo e regia di Donatella Lessio

Con Donatella Lessio (Momo), Andrea Laiolo (Parola), Renata Chiappino (Voce), Ludovico Polidattilo (Scenografia digitale, grafica).
Ospite della serata: Luca Atzori (Prologo)

INGRESSO GRATUITO

“Momo”, il giullare cosmico che fa ridere gli dei, compare nel titolo dell’opera poetica “Artaud le Momo”, a cui è ispirato tutto il progetto, che consiste in un insieme di percorsi creativi afferenti in vario modo alla figura di Antonin Artaud, quali esibizioni, formazione, divulgazione.

Il progetto nasce sotto forma di spettacolo teatrale scritto in Francese, corredato della traduzione in Italiano; il testo è composto seguendo le modalità di produzione di pensiero del matto ossessivo compulsivo, che ragiona lucidamente secondo schemi preordinati, retti da una logica ferrea, che non corrisponde però a quella socialmente accettata.
Lo spettacolo, in questa sua prima versione, si avvale di diversi linguaggi espressivi: declamazione, canto, sonorizzazioni vocali e strumentali, scenografia digitale. Può trasformarsi in concerto, lettura, videoproiezione e occupare spazi molto diversi, come teatri grandi e piccoli, club, gallerie d’arte, porticati, cinema, abitazioni private.

Lo spettacolo, in questa sua prima versione, si avvale di diversi linguaggi espressivi: declamazione, canto, sonorizzazioni vocali e strumentali, scenografia digitale. Può trasformarsi in concerto, lettura, videoproiezione e occupare spazi molto diversi, come teatri grandi e piccoli, club, gallerie d’arte, porticati, cinema, abitazioni private.

Per informazioni:
menumomo@libero.it
349-4945179

Organizzazione: Salvatore Sblando in collaborazione con “ART 10100” Associazione Culturale e Circoscrizione 5 della Città di Torino.


Salvatore Sblando

UN POMERIGGIO CON RAY CAESAR di Silvia Rosa


Breve resoconto poetico-emotivo, senza pretese di esaustività né di precisione descrittiva e men che mai di analisi critica, di unpomeriggio trascorso visitando la personale di Ray Caesar “The Trouble with Angels” (Torino, Appartamento Patronale di Palazzo Saluzzo Paesana): in mostra venti opere di medie e grandi dimensioni, alcune provenienti da collezioni private, altre più recenti esposte per la prima volta.

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La pelle, geografia delicata di ogni delizia e di ogni male, la pelle così diafana attraversata da impercettibili vibrazioni di rosa sangue, pallida malata,potente fulcro di luce, il centro di ogni visione, scossa da fremiti di tonalità più scure e più chiare, ombre e improvvisi deserti di latte, mappa che non indica nessuna destinazione, cartina sgualcita in cui perdersi, la pelle offerta in pasto agli occhi.
E gli occhi si nutrono di tanto malessere vestito a festa, inguainato in abiti dalle fogge regali, fiocchetti e tulle, stoffe preziose che cedono, si aprono, diventano varco al biancore esposto delle cosce delle schiene delle braccia, lasciano sfuggire e si mischianoalle mostruosità che da sotto le gonne sgusciano fuori con movimenti languidi. Gli occhi sono due spilli che entrano dritti negli occhi di queste donne bambine dai tratti seducenti e feroci allo stesso modo, labbra di zucchero e denti aguzzi, un corpo di burro che spesso, come in un incubo, si svela all’improvviso in uno scarto, in un moto di ribellione alle prevedibili possibilità del reale, la fiaba che cresce nascosta in fondo a quei corpi e diventa orrore discreto e ossessione, il fantasma di una deformità che è vestita anch’essa a festa.
Le mani vorrebbero indagare quella carne promessa, che di angelico non ha che la morte cucita al centro, tra le ginocchia chiuse strette e il ventre appena accennato, le mani vorrebbero accarezzare ogni desiderio che ha la forma di volute di capelli raccolte in fiori sulle nuche di queste madonneinquietanti, le mani vorrebbero cacciare via le mosche dalla frutta, prendere una fettadella torta tagliata a metàal banchetto con la bestia, toccare le ali del bimbo che poggia lo sguardo alieno sul seno della madre, passare le dita sulla ceralacca delle lettere d’amore che spiovono contro il nero velluto, accogliere sul palmo l’uccellino a un passo di vento dalla trappola.
Le mani vorrebbero soprattuttoentrare dentro quel segreto di bambola, con furia e urgenza togliere gli abiti aprire frugare smarrirsi fare a pezzi la compostezza di quei corpi enigmatici e dei luoghi scrigno da cui si affacciano, invitanti, in attesa, con le bocche da mordere per far tacere quel silenzio così insistente chenon risparmia più nessuna paura alla conta dell’essere vivi, qui e ora, dall’altra parte dello specchio,di citazione in citazione fino a inciampare nell’appello conclusivo,l’essenza virtuale di ogni “se” che risuona forte in un pomeriggio qualsiasi, mentre il carillon di tutti i“per sempre” resta rotto a tempo indeterminato.

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http://www.arte.it/calendario-arte/torino/mostra-ray-caesar-the-trouble-with-angels-6478
http://www.palazzosaluzzopaesana.it/ita/thetroublewithangels.html

articolo a cura di Silvia Rosa

OBLOM POESIA – Festival Multidisciplinare di Poesia in San Salvario: Letteratura, Arte, Performance, Critica, Editoria


Guglielmina Otter - Ritratto di Dino Campana "Fisionomie della parola"

Guglielmina Otter – Ritratto di Dino Campana “Fisionomie della parola”

Compito di chi opera nella realtà contemporanea è il ricollocamento di ancestrali qualità della poetica in produzioni che sappiano amalgamarne, dialetticamente, forma e sostanza. In questo modo, attraverso una conseguente visione interdisciplinare, la poesia potrà reincarnare – secondo l’accezione originaria di creazione universale – il concetto primordiale di estetica: relazione attiva nei confronti di tutti i campi della percezione

Architettura dell’immaginario, realtà artificiale, simulazione grafica, interazione sonoro-musicale: la poesia ha rappresentato, nel corso dei tempi, tutte queste cose. A partire dalla propria etimologia, ha sempre convogliato le forze della creatività verso l’illimitata produzione di mondi conclusi in se stessi, assoluti: edifici inediti, biblioteche fittizie, cataloghi di innovazioni, strutture mimetiche. Autenticità e originalità sono state tradotte in linguaggi depurati o contaminati, in cui l’artificio dell’espressione potesse perdere ogni suo aspetto di utilità, di sviluppo efficace, di convenienza.
Casualità e progetto si sono scontrati ed alleati, abbandonati definitivamente in processi di automazione o di rigenerazione stilistica. Nella propria natura di materia cristallizzata, di testimonianza scritta, la poesia si è scoperta portatrice di segni immacolati, lievi e sospesi, decorativamente – e perturbabilmente – fruibili soltanto nella grafìa che li contraddistingue. Come scissione tra oralità e scrittura, ha scavato tra sé e l’esistenza un immenso cratere, che continua a secernere preziosi tesori: getto continuo d’ispirazione.
Compito di chi opera nella realtà contemporanea è il ricollocamento di queste ancestrali qualità della poetica in produzioni che sappiano amalgamarne, problematicamente, forma e sostanza. La ritrovata sensibilità nei confronti della parola andrà incanalata nelle sue variabili declinazioni: testimoniali, timbriche, seriali, riproduttive, grafiche, artistiche, performative, critiche, teatrali. Soltanto in questo modo, e attraverso una conseguente visione interdisciplinare, la poesia potrà reincarnare – secondo l’accezione originaria di creazione universale – il concetto primordiale di estetica: relazione attiva nei confronti di tutti i campi della percezione.

Ivan Fassio

Programma:

Mercoledì 26 giugno

18,00 Galleria Oblom: Presentazione del Festival, con Fabrizio Bonci, Ivan Fassio, Alan Jones, Salvatore Sblando. Presentazione del testo di Gian Ruggero Manzoni dedicato al Festival.

18,45 Galleria Oblom: Le macchine poetiche di Ennio Bertrand. A cura di Fabrizio Bonci e Ivan Fassio.

19,15 Galleria Oblom: Extreme Oath. La video arte di Valter Luca Signorile. A cura di Fabrizio Bonci e Ivan Fassio.

19,45 Galleria Oblom :Tre video su tre elementi. Video poetici e fotopoesie di Carlo Molinaro.

20,30 Galleria Oblom: Poesia e preghiera: l’invisibile confine. Patrizio Righero con la partecipazione dei videomaker Francesco Calabrò e Simone Mensa.

21,15 Galleria Oblom: Reading, con le poetesse Eliana D. Langiu e Milena Prisco.

22,00 Galleria Oblom: Presentazione del progetto fotografico di Gepe Cavallero: “La poesia come oralità, come musica della parola, come alle origini. Ritratti di poeti colti nell’atto di dar voce ai propri testi”.

22,30 Galleria Oblom: La notte di Dino Edison. Ivo De Palma legge Campana. Video installazione di fannidada.

Giovedì 27 giugno

17,30 Libreria Trebisonda: Reading con i poeti Silvia Rosa, Max Ponte, Francesco Deiana, Salvatore Sblando, Antonella Taravella.

19,30 Galleria Oblom: Live Painting di Andrea Chidichimo.

20 Galleria Oblom: Reading con i poeti Paola Lovisolo, Ada Gomez Serito e Marco Bellini in dialogo con Diana Battaggia.

21,30 Galleria Oblom: Presentazione del progetto editoriale “La vita Felice”. Con Diana Battaggia.

22,00 Galleria Oblom: La lingua batte… dove il verso vuole. Reading performativo di Riccardo Lanfranchi, in dialogo con Diana Battaggia. Alla chitarra Riccardo Lanfranchi e Guglielmo Marino.

Venerdi 28 giugno

17,30 bin11: La Mattanza e Clandestini. La video arte di Riccarda Montenero. A cura di Ivan Fassio.

18,30 Libreria Trebisonda: Reading, con i poeti Valentina Diana, Paolo Agrati, Ivan Fassio, Ennio Onnis, Roberta Toscano e Berte Bakary,

20,00 Libreria Trebisonda: Presentazione della collana “Disegno diverso” diretta da Paola Gribaudo e di Genesi Cosmiche di Davide Binello. A cura di Ivan Fassio.

20,30 Galleria Oblom: Incontro con la videoartista Friederike Schaefer. A cura di Fabrizio Bonci.

21,00 Galleria Oblom: Poetry above All. Incontro con il critico d’arte Alan Jones. A cura di Fabrizio Bonci e Ivan Fassio

22,00 Galleria Oblom: Memento e altre poesie di Iginio Ugo Tarchetti. Alle parole Laura Bombonato, al violoncello Eugenio Solinas.

22,30 Galleria Oblom: Dickinsong. Testo di Daniela Fargione e installazioni di Matilde Domestico. Fotografie di Tommaso Mattina e Gianpiero Trivisano. Musica e testi di Malecorde, con la partecipazione straordinaria di Bartolomeo Angelillo al violino.

Sabato 29 giugno

15,00 Galleria Oblom: Progetto Detenzioni di Roberta Toscano e Voci da dentro, poesie dalla Casa Circondariale Lorusso Cutugno di Torino, in collaborazione con il blog “Dentro/Fuori”.

16,00 Bhuman Shah Art&Meditation Centre: Laboratorio di poesia con Valentina Diana e Silvia Reichenbach (prenotazione necessaria).

18,00 Bhuman Shah Art&Meditation Centre: Reading di Valentina Diana.

19 Galleria Oblom: Il rumore dell’acqua. Reading e Live Painting di Marco Memeo.

19,30 Galleria Oblom: PRINP Editoria d’Arte 2.0. Incontro con Dario Salani.

20,00 Galleria Oblom: Write me. Performance di Erika Fortunato, con un’opera di Daniela Giustat.

20,45 Galleria Oblom: Pondus, il peso delle parole nel corpo. Azione performativa di Donatella Lessio, testi di SIlvia Rosa. Proiezione di foto di Enrico Carpegna.

21,30 Galleria Oblom: Reading, con i poeti Alessio Moitre, Salvatore Sblando. Reuben Crowe

22,30 Galleria Oblom: Poesie in chiave di basso e Live Painting. Con Davide Bava, Marzio Zorio, Anna Ippolito.

Domenica 30 giugno

17,00 bin 11: Reading con i poeti Cecilia De Angelis, Ennio Onnis, Fabrizio Bonci, Ivan Fassio. Interventi musicali di Fabio Saba.

18,00 Galleria Oblom: Live Painting di Jean Paul Charles.

18,15 Galleria Oblom: Reading di Luca Ragagnin

19,00 Galleria Oblom: Reading, con i poeti Cecilia De Angelis, Antonella Facchinelli e Stefano Pini. Interventi musicali di Fabio Saba.

20,00 Galleria Oblom: Le Voyage de Jean-Paul Charles e Marathon, a cura di Ivan Fassio.

20,45 Galleria Oblom: Reading di Gabriella Montanari. Interventi musicali di Fabio Saba

21,30 Galleria Oblom: Mystic Oblom Show di Ivan Fassio e Diego Razza.

Dove:

OBLOM POESIA – dal 26 al 30 Giugno 2013
Galleria Oblom
Via Baretti, 28
Torino
http://www.galleriaoblom.it/
In collaborazione con Salvatore Sblando
Con la partecipazione di Art10100, bin11, Bhuman Shah Art&Meditation Centre, Cooperativa Letteraria

http://oblompoesia.wordpress.com/

COSI’ OSAVANO LE NOSTRE IDEE


prima

Mercoledì 15 maggio  

Roberta…
ore 5.45: In strada, considerando l’ora non è nemmeno molto freddo. Certo è sempre strano svegliarsi quando tutti dormono e percorrere vie conosciute semivuote. Ma appena arrivata in stazione l’idea romantica dell’alba in solitudine mi abbandona, orde di umani già frenetici popolano la stazione di Tivoli.  Da qui parto per Roma e da Roma parto per Torino, nemmeno troppo giro in fondo.

ore 7.05: Entro in un bar della stazione Tiburtina, che tutta nuova sa di ordinato ma non è certo bella. Prendo un caffè, le sigarette, esco sul piazzale, controllo i treni e cerco il mio “Italo 9914”. Binario 12. E’ancora presto ma decido lo stesso di trascinare me e il trolley verso il binario, poi sigaretta.

ore 7.55: Il treno è preciso come il ciclo mestruale di una venticinquenne, occupo il mio posto, il numero 40 della carrozza 10, chiedo ad un “forzuto” giovane di aiutarmi a tirar su la valigia (che dai non ho caricato come se partissi per 5 mesi!). Mi siedo, mi guardo intorno e penso sarebbe bello un po’ dormire.

ore 09.44: Nulla, non si dorme. Provo e riprovo, inviperita perchè il cristiano accanto a me ha solo dovuto poggiare le chiappe sul sedile per cantare immediatamente l’Aida. Io non riesco, nulla. Così leggo, scrivo, guardo fuori, vado in bagno (che su questi treni si chiude ermeticamente e ti mette un ansia che quasi non ti scappa più), torno al mio posto e realizzo.  Realizzo che sto andando ad uno degli eventi più importanti di sempre in campo editoriale. Un “io c’ero” che già so ricorderò per sempre. Okay, mancano ancora due ore, non serve masticare ansie!

Adriana…
Ore 9.00: Suona la sveglia ma io fingo di non sentirla come mia abitudine. Alla fine decido di elevare comunque il mio corpo in un luogo altrove, ovvero verso il bagno. Mi lavo, ebbene sì, per un’occasione così importante. Accendo il cellulare e vedo se le mie compagne di viaggio sono sane e salve: una sì, l’altra, Roberta, non so ma non mi preoccupo, so che lei può farcela.

Ore 10.30: Che faccio? Mi avvio anche io verso Torino? Sarà un viaggio estenuante ma bisogna farlo, il dovere prima del piacere. Dopo ben circa mezz’ora sono alla stazione della Metropolitana di Torino e dopo circa altri dieci minuti sono a Torino. Breve ma intenso, si dice.

Ore 12,10: Suona il telefono. Ho tratto la frase da una canzone. E’ Roberta, è arrivata. La aspettiamo al fondo delle scale mobili. La riconoscerò? In realtà non l’ho mai vista. Ok, vedo una ragazza con una valigia piccola ma tozza. Mi sorride. O è una malata mentale o è lei. O è entrambe.

INCOMINCIA L’AVVENTURA!

seconda

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Tutto quello successo dalle 12.10 – cioè il nostro arrivo/incontro – alle 10.00 del 16 maggio – cioè ufficiale apertura della 26° edizione del “salone del libro di Torino” – ve lo risparmiamo… non perché poco interessante ma perchè anche noi, quasi, preferiremmo non ricordarlo. Solo sappiate che abbiamo percorso chilometri sotto una impietosa pioggia battente, raggiunto il mastodontico lingotto bagnate e già malate, allestito il nostro stand tra ilarità e panico e finalmente cenato intorno alle 23 sfrante ma comunque molto soddisfatte!

quarta

terza

Giovedì 16 maggio

“Dove osano le idee” è lo slogan scelto per questa XXVI del Salone Internazionale del Libro di Torino e che a me è piaciuto tanto. Osano tutti qui al Lingotto Fiere; osano gli editori in un momento non certo semplice per questo settore,  osano gli autori nel loro scrivere vista la richiesta commerciale che ormai spesso verte su argomenti triti e ritriti, osano gli addetti ai lavori che popolano tacitamente un evento così grande –  quelle presenze di cui nessuno si accorge ma che smazzano questioni su questioni perché questo “baraccone di parole” funzioni perfettamente per almeno sei giorni – osano le persone che affrontano file lunghissime per esserci…
Dunque sì, osano davvero le idee qui, questo prima ancora di ogni polemica è un fatto certo!!

Si entra con netto anticipo rispetto ai visitatori; c’è uno stand da ritoccare nell’allestimento e i primi caffè da bere per portare a termine la giornata. Il Salone ha cambiato volto rispetto al giorno precedente, si è arredato di luci e moquette ed è pronto al via. L’atmosfera mi sembra quasi surreale e come una bambina davanti a dei nuovi giochi inspiro ed espiro profumo di libri. Ma se fino a ieri lì dentro mi sentivo un punto minuscolo in un mondo gigantesco ora mi sento parte integrante di quel mondo. Mi sento come se fossi a casa.

E’ trascorsa già metà giornata, c’è sempre da fare dentro questo posto; parli, ridi, fumi, bevi caffè, ti ricordi ad un certo punto di mangiare anche se poi mangi continuamente, ascolti le presentazioni continue in un luogo o in un altro, giri per gli stand e ti impregni di carta. Quando ho deciso di partecipare ero un po’ prevenuta lo ammetto, questa benedetta editoria che per noi autori a volte è un mondo così sconosciuto e nemico, non sapevo bene come prenderla. Poi, standoci nel mezzo, devo dire che molte mie negatività non hanno trovato riscontro, forse semplicemente perché a volte basta spostare il punto di vista. Il Salone è ben organizzato, puoi girarlo anche senza pianificarti e trovare tutto, i padiglioni ordinati e funzionali, i servizi sufficienti e puliti, lo spazio vitale ben distribuito e i colori perfettamente bilanciati.

quinta

Ed è già finita una giornata. Il tempo talvolta sembra passare lento, probabilmente a causa dei dolori ai piedi che iniziano a farsi sentire, e talvolta passa velocemente, troppo velocemente, perché ieri ancora tutto doveva aver inizio ed oggi sembra già troppo vicino alla fine. Potrei parlare dei primi curiosi, dei primi lettori, di un’affluenza ancora bassa – ma è solo Giovedì – e dei primi stand che sono riusciti ad attirare la mia attenzione. Potrei parlare delle prime presentazioni a cui ho volontariamente e no assistito, della pioggia che non ha dato tregua, del pranzo consumato ‘spiluccando’ a uno stand o all’altro l’aperitivo e così via. Parlerò di un Salone a cui non avevo mai partecipato e che già sento un po’ mio. Già, nello spazio Incubatore c’è una leggera aria di ‘cameratismo positivo’.

Dei piedi dolenti ha già scritto Adriana, questo sarebbe l’unico aspetto di cui vi parlerei stasera. Cos’è il salone del libro di Torino? Il mal di piedi! Siamo rientrate nell’appartamento stanche ma motivatissime, domani si prevede molta affluenza e noi affronteremo tutto con tipo 4 ore di sonno. Sì, la dura vita dell’editore!

Venerdì 17 Maggio

Il Lingotto Fiere di Torino si presenta come un ampio spazio dedicato a fiere e congressi: parcheggi, hotel, centri commerciali e quant’altro fanno da sfondo a quello che sembra già dall’esterno una grande luogo di scambio. Manca ancora un’ora all’entrata eppure il piazzale antistante è già piuttosto pieno di persone e studenti. E’ uso ormai consolidato che da Torino e provincia il Venerdì giungano scuole medie e superiori al Salone: questi ragazzi forse non saranno interessati, forse non saranno acquirenti o forse – senza pensarlo neanche loro – girovagando con gli amici troveranno comunque una lettura interessante per loro. Così al Salone del Libro di Torino ti capita anche di rimanere completamente assorbita da un’orda di bambini in età da Scuola Materna: loro guardano tutto e poi guardano te e nei loro occhi vedi un po’ di quel bambino sognante che è rimasto in te.

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sesta

La città che abbiamo percorso per arrivare al Lingotto è tutta al servizio di questo evento, negozi che pubblicizzano, mezzi pubblici che cambiano gli orari solo per questi giorni, tutta Torino che si muove per e con la fiera del libro. Hanno attrezzato un intero padiglione per le scuole, iniziative, giochi, volontà… questo mi fa credere ancora che la cultura può salvare molto e dovremmo badarci più spesso. Noi adulti di questo dovremmo sentire piena responsabilità. Non voglio raccontarvi di alcuna polemica, perché trovo sia inutile parlare sempre delle stesse cose; piuttosto voglio raccontarvi dell’Incubatore, che è lo spazio dedicato agli editori con meno di 24 mesi di vita ed è lo spazio che mi vede continuamente presente. Dentro l’Incubatore, accanto al nostro stand, due passi più avanti, ci sono libri voluti, progetti appena nati, intenzioni preziose, persone semplici che tentano una strada indipendente e non facile. Loro per me sono il salone del libro di Torino. Certo, per dovere di cronaca, devo anche dirvi che lo spettacolo esiste, pateticamente come esiste per questo nostro tempo di lustrini fasulli. I “pescecani” che ad ogni presentazione sfamano per due ore con buffet da prima comunione, o alcuni ospiti che hanno sfilato su quella moquette paralizzando tutto, manco fossero il papa che butta le scarpette rosse per puro diletto!

La cultura a volte è anche spettacolo: sarà forse triste da dirsi ma è vero. Così, mentre passeggi al ritorno dalla toilette improvvisamente ti ritrovi circondata da poliziotti e guardie del corpo e comprendi perché in molti si lamentano dei mass media. C’è un scrittore (?), giornalista (?), showman (?), ed intorno a lui presto si forma la calca: non ho mai letto nulla di suo perché tendenzialmente non leggo ciò che viaggia sull’onda della pubblicità. Mi fermo, lo guardo, e cerco di comprendere perché si sia formato quel capannello di persone. Non lo capisco, passo oltre.

Avrei voluto scrivervi qualcosa sul programma, cercare di raccontarvi quello che ci accade intorno ma prendendolo fisicamente in mano mi rendo conto che è un’impresa impossibile. Gli eventi sono continui: i laboratori, le presentazioni, gli incontri, le letture; chiunque può interessarsi a qualcosa mentre passeggia tra i libri e riuscire in un intento così ampio è una nota di merito organizzativa che esclude ogni eventuale accanimento sui contenuti. Almeno esclude il mio, per ora.

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Scopro con estremo piacere la vicinanza della cucina ai libri, lo scopro con piacere del mio palato che è già pronto a gustare tutto ciò che può. Ci troviamo davanti a ‘Casa Cook Book’, luogo in cui è possibile trovare libri su ogni tipo di cucina ma soprattutto luogo in cui è possibile trovare una cucina. Assaggio una bruschetta preparata da alcuni chef mentre Catena Fiorello legge un passaggio del suo libro, e pensare che non l’avevo riconosciuta. Ecco la differenza tra gli uomini al Salone del Libro: c’è chi è lì per il personaggio, c’è chi è lì per tutt’altro. Fosse anche solo per mangiare.

Sabato 19 Maggio

C’è un piazzale già gremito al nostro arrivo: quattro o cinque code si snodano lungo il parcheggio. Torno ad osservare la folla pochi minuti prima dell’apertura e noto che le code non esistono più: la folla sembra davvero quella in attesa dell’inizio di un concerto – anche La Stampa ha così intitolato il suo articolo in prima pagina. Il Salone del Libro non è solo uno spazio commerciale, come i più credono, o meglio non è solo quello: lo è certamente per i ‘grandi nomi’ e i ‘grandi editori’ – laddove la parola grande non sta ad indicare la loro portata culturale ma solo il loro immenso portafogli – ma non lo è per i medi e piccoli editori. La vendita conta ovviamente, sarebbe quasi irrisorio dire il contrario, ma c’è qualcosa che conta di più: la visibilità. Per tutte le opere, per tutti gli autori, per tutti i progetti, che non trovano spazio nelle grandi librerie d’Italia, il Salone di Torino rappresenta un punto di svolta: sono stati contati all’incirca 330mila visitatori, se anche solo un terzo ha visto te vuol dire che hai raggiunto un pubblico così vasto che altrove non avresti trovato. Oltre a tutto questo ci sono i rapporti, quelli con le altre realtà, con gli altri editori, con gli addetti ai lavori che possono sempre darti un consiglio e insegnarti qualcosa. A Torino ho scoperto che la competizione non esiste e che, se esiste, la si può trasformare in partecipazione e condivisione.

Cosa dovrei aggiungere? Adriana ha fatto un intervento così giusto ed è pur sempre sabato in fiera… siamo qui cerchiamo magari di vendere, ma prima di tutto è il ritmo di questo evento che ci rapisce completamente. Ti cercano al Salone del Libro e ti trovano anche, arrivano proposte continue; stampatori, autori, grafici, illustratori, agenti letterari, tutti qui a guardare e a farsi guardare, a muovere l’energia in questo spazio che mi piace pensare finisca in ogni singolo libro già stampato e in tutti i prossimi che da qui, assolutamente, si avranno.

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E’ davvero finita questa giornata? I miei occhi brillano ancora di curiosità anche solo al pensiero di tutto le persone a cui ho rivolto un breve saluto. La stanchezza inizia a prendere il sopravvento un po’ su tutti e anche la moquette mostra i primi segni di troppi passaggi. Il Salone è anche questo: qualcosa che si rompe e viene prontamente sostituito. Gli sguardi con il vicino di stand, una sedia lontana su cui riposarsi un breve attimo, un’occhiata alle scarpe della hostess addetta alla sala presentazioni che ieri aveva i tacchi e oggi non più. E nuovamente quella sensazione del troppo vicino e del troppo lontano: sono attimi, quelli in cui vorresti finalmente poter riposare e quelli in cui vorresti non andare più via.

Ed anche oggi a fine giornata quel bel senso di caos compiuto nella testa, alle 23 per le strade di Torino a cercare una cena da mangiare in fretta per allungare le ore di sonno che restano e che sono sempre troppo poche, prima di un altro giorno di fiera.

panino

Domenica 20 Maggio

Davvero al Salone del Libro non va più nessuno? Ho sentito qualcuno dirlo. Beh onestamente anche io trovo eccessivo il prezzo degli stand per gli editori ed eccessivo il costo del biglietto per i visitatori – che poi guardando il costo dell’abbonamento settimanale si riduce notevolmente – però sono certa di non aver mai visto un’affluenza di tale portata. La domenica a Torino mostra effettivamente questo: file umane infinite, passi svelti tra gli stand, code spropositate ai servizi igienici – solo in quelli riservati alle donne ovviamente – e così via. E poi ci sono io, che salto al secondo piano e guardo tutto dall’alto, e da lassù tutti sembrano formiche operose. E rimango incantata. Perché le persone sono tante e creano flussi di movimento continui. E rimango incantata perché purtroppo si celebra – quasi come se fosse un dovere – la fiera della mediocrità anche qui (vedi le urla rivolte al Sig. Saviano) eppure per ogni persona che acquista (pagando un biglietto) un libro di un autore/editore che potrebbe trovare ovunque, se ne trovano due che passeggiano incuriositi tra gli stand dei ‘minuscoli’, ‘invisibili’ editori – ma non per questo meno seri, professionali o interessanti. Inizio a sentirmi parte di un mondo dentro al quale non sapevo ancora d’essere.

decima

Oggi è un giorno pazzo in questa fiera, forse il giorno più pieno. Siamo a metà giornata ma sembrano già le 22. Non so dirvi quanta gente hanno visto i miei occhi, non lo so più sintetizzare. Tra gli stand iniziano sguardi di sostegno e complicità, della serie: “amico io ci sono! Non mollare, mancano ancora otto ore alla chiusura dai!”…e tu ricambi complice, prendi ancora un altro caffè, fumi ancora una sigaretta.

Sorridi agli ultimi curiosi, cerchi di scambiare un ‘buonasera’ con gli ultimi lettori che prendono in mano un libro dal tuo stand e vorresti quasi ringraziarli perché sono le dieci di sera e loro ancora decidono di informarsi su di te. Appena sono oltre il tuo stand di cinque passi,  avvisti la sedia più vicina e le corri incontro. Desideri solo lei.

Lunedì 21 Maggio

L’ultimo giorno di una lunghissima fiera equivale all’ultimo giorno di una gita scolastica, perché è così che noi viviamo queste situazioni: pochissime ore di sonno, tante ore di veglia – cosciente o meno – e tanta voglia di vivere tutto fino all’ultimo minuto. Vorrei tornare qui anche domani solo per vedere il retro del Salone, per rivedere quegli stessi posti oggi ancora così vissuti svuotarsi lentamente di tutto. Ed è già strano, verso sera, iniziare a vedere pile di scatole colme di libri nascoste dietro gli stand, pronti a essere smantellati.

Da domani inizieranno gli articoli sui numeri effettivi, le rassegne stampa sulle vendite, le critiche – non potrebbero mai mancare – e via dicendo. E’ vero, al Salone Internazionale del Libro di Torino gli ospiti sono scelti dalle grandi case editrici; è vero, al Salone i grandi editori prendono spazi considerevoli in ogni padiglione; è vero, al Salone spesso i grandi editori rischiano di offuscare l’immagine degli altri; è tutto vero. Ma è anche vero che è un’arte dei piccoli poter stare al loro fianco, senza sfigurare, anzi andando magari ad interessare il lettore/curioso medio, mostrando a lui titoli, opere e prodotti non meno degni.

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E poi c’è quel “grande” spazio di cui vi abbiamo detto all’inizio. C’è questo incubatore che ci ha ospitato più di ogni altro angolo di questa fiera, in cui gli autori meno conosciuti possono presentare le proprie opere. Uno spazio in cui il pubblico si trova di fronte realtà differenti da quelle che, volutamente, in questo nostro intervento non abbiamo nominato. Uno spazio in cui non importa se sei piccolo, medio o minuscolo… perché chi prende in mano un libro lo sfoglia semplicemente guidato da un qualche suo istinto e basta.
Potevamo raccontarvi della XXVI edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino in tanti modi, abbiamo deciso di farlo nel modo più semplice. Per noi è stata una crescita personale, una possibilità di conoscenza e confronto, un divertimento e questo è il senso di tutte le cose grandi.
Quindi senza ombra di dubbio, promossa questa manifestazione…
perché non può essere altrimenti tutte le volte che osano le idee!