Le Bord des Mondes al Palais de Tokyo di Cristina Balma-Tivola


“Si possono fare opere d’arte che non siano ‘d’arte’?”. La mostra Le Bord des Mondes in corso dal 18 febbraio al 17 maggio al Palais de Tokyo di Parigi si apre con questa domanda di Marcel Duchamp, cui tenta di dare risposte – parziali, temporanee, spesso solo accennate – attraverso la messa in scena della produzione e/o della riflessioni di artisti sui generis (definitivi di volta in volta visionari, sperimentatori, poeti o pirati) il cui lavoro origina dai più diversi campi disciplinari e dalle più diverse prospettive di indagine sul reale dando luogo a risultati invero poetici e ricchi di potenziale ispirazione.

Bridget Polk _ Balancing Rocks

Bridget Polk _ Balancing Rocks

Bridget Polk _ Balancing Rocks2

Bridget Polk _ Balancing Rocks [2]

L’americana Bridget Polk, con le cui opere s’apre l’esposizione, siede in attesa che parti delle sue sculture crollino e abbiano bisogno d’essere risistemate: le Balancing Rocks – risultato delle tre fasi di meditazione, performance e produzione in cui ella articola il processo produttivo – sono infatti composizioni impossibili di laterizi di cemento, pietre porose smussate da vento e pietre arrotondate dall’acqua dei fiumi, in equilibrio precario l’una sull’altra per il tramite di precari punti d’appoggio reciproci di minime dimensioni e con una distribuzione improbabile dei volumi. Incontro del mondo naturale con quello culturale, esse dimostrano simbolicamente che nella vita è possibile tentare di organizzare il caos, ma l’equilibrio raggiunto sarà sempre effimero, perché sottoposto, oltre che alla nostra, anche all’azione di altri elementi del contesto.

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Lapoesiamanifesta che…


Lapoesiamanifesta che…

Giornata Mondiale della Poesia all’Aquila

Giardino letterario – foto di Lorenzo Nardis

“Un buco con la periferia intorno”, “una Pompei con i bar”, “un’avanguardia (l’Italia tra 5 anni)” – definizioni aggiornate – L’Aquila non è più una città terremotata, sia chiaro. All’Aquila sono passati tre anni.

Lo scorso 21 marzo è avvenuto un miracolo, un vero miracolo, in barba al sig. B. e alle sue “cricche” imprenditoriali e giornalistiche. L’Aquila ha avuto l’onore di ospitare il principale evento italiano per la Giornata Mondiale della Poesia, con tanto di patrocinio Unesco (1), delegato in visita e dichiarazioni strappalacrime. L’Aquila, città senza centro, è stata il centro della celebrazione poetica in Italia.

L’evento, partorito dalla mente della poeta Anna Maria Giancarli e della sua associazione Itinerari Armonici, si chiamava Lapoesiamanifesta! (2). Il concetto semplice e potente: invadere la città di poesia, in ogni forma, con ogni mezzo, in ogni luogo. È così che nei supermercati tra uova e latte gli aquilani si sono ritrovati una poesia, svolantinata nei centri commerciali, all’ospedale, nell’università, a scuola, nei Progetti C.a.s.e. La poesia al centro insomma. E in centro ancora, dove si sono svolti reading, mostre di fotografia, di pittura e di scultura, concerti, dove è passata una Carovana Poetica (3) e si allestito un Giardino Letterario nel quale raccogliere e seminare poesia. L’Aquila ha potuto tornare per un giorno al centro dei riflettori.

Schematizzando: un buco morto riempito di materiale morto, la poesia, quella roba strana che si dice non venda più, che si dice non serve più. E invece quanta vitalità, quanto entusiasmo, un terremoto al contrario. Io c’ero. Io ho visto persone leggere poeti fino a quel momento sconosciuti. Ho visto persone farsi coraggio e leggere al pubblico i propri scritti chiusi nel cassetto. Ho visto parlare di poesia, come di un’amica non frequentata da troppo tempo. Ho visto gli occhi lucidi di un’anziana signora mentre ripeteva a memoria una poesia studiata settant’anni fa.

Per un giorno, la poesia e L’Aquila si sono sostenute a vicenda, hanno lenito i propri dolori, hanno dimostrato come al centro di un tumore ci sia più vita di quanta possiamo immaginare. Sono simili, in fondo, la poesia e L’Aquila, espressioni calzanti di un Paese, l’Italia, che conferma di aver sempre meno bisogno di numeri (e numerologi) e più, molto di più, di parole (e parolieri).

(1) Unesco: Giornata Mondiale della Poesia all’Aquila.

(2) Lapoesiamanifesta!

(3) Carovana Poetica.

Alcuni dei testi donati e proposti nel Giardino Letterario:

[Quello che si vede]

Quello che si vede, poco,

è sempre di nuovo sotto gli occhi,

come ripetendosi, ma non è

lo stesso, non tornerà mai

così, radente, evasivo,

come ora, non sarà quindi

mai visto, anche se

ci metterai anni a leggerlo,

anni per capirlo

qualunque cosa fosse,

anche solo da vicino,

in prossimità, un labbro,

i solchi della pelle, un’iride,

quando quel che si vede

scivola sotto la visione

e morde silenzioso

o sfiora, tutta la mente

è invasa, lo sguardo fitto,

gremito di traiettorie colorate,

i caratteri cubitali, i simboli

nitidi: animali, montagne

a cono, alberi di ginepro,

remi, scafo, o solo un sacco

di plastica lacerato

da cui filtra un suolo impossibile

senza luce o spazio, una fossa

forse, se poi uno

a forza di lanciare sguardi

avanti, finisse fossile

a camminare fermo

nel niente

di Andrea Inglese

[da Quello che si vede, Arcipelago, 2006]

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[torneremo a chiedere il conto]

torneremo a chiedere il conto

persona secondo persona

al tetro stivale che ci scalda

in una storia veramente poco

necessaria per la donna e

per l’uomo

noi che parliamo da fosse

comuni con respiro sepolto

nelle narici

nelle fosse nasali

con la torba nel cavo orale

con le ossa tutte abbracciate

con i triangoli al petto sgualciti

Gian Maria Annovi

[da Kamikaze e altre persone, Transeuropa, 2010]

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Favola povera del consumo

Olio di sansa – che consumo.

In un giorno santo

ulivi non vedi ulivi

buio in polvere

mi consumo dunque resto.

Assente l’ingrediente Padre

nelle vene nei bambini

i giorni diluvi locali armi nucleari

assente ancora l’Ingrediente

topi affluiscono con il sale

nelle borse – le consumano –

Esplodono – cinque minuti –

schegge betulle

e i figli dei padri

i padri dei figli – che strana morte –

si consumano.

E dopo le accuse d’eresia,

le statue, le definizioni d’essere,

nessun olio ci consuma

Lidia Riviello

[inedito, 2010]

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A. Chiappanuvoli