Daniela Bedeski: De l’amor


Daniela Bedeski

Daniela Bedeski

Tieni alto il vessillo del sogno
perché il vascello notturno
Acque amare dovrà solcare

Molti conoscono Daniela Bedeski come voce solista della Camerata Mediolanense, gruppo con il quale ha collaborato per circa un ventennio, nonchè per il suo più recente lavoro “RosaRubea”. Molti conoscono la di lei spiccata sensibilità, la capacità di esprimere nelle sue performances un equilibro perfetto di poesia, arte performativa, visiva e musicale. Io ho avuto il piacere di incontrarla al Festival internazionale multimediale e performativo di poesia, scrittura, fotografia, videoarte di Spinea ed ho potuto apprezzare i suoi versi e la meravigliosa recitazione degli stessi: le mani, le braccia, l’espressione, la voce, musica e poesia.
Daniela consegue la Laurea in Lingue e Letterature Straniere e in seguito a un “long, immense et raisonné dérèglement de tous les sens”, comincia a studiare canto lirico con Antonella Gianese e Claudine Ansermet, specializzandosi nel repertorio barocco. Successivamente, segue master classes in canto barocco con la stessa Claudine Ansermet, con Lavinia Bertotti, Gloria Banditelli e Roberto Gini.
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MONOCHROME – Visioni di Gelso Nero [Valentina Gelso Mangieri]


MONOCHROME – Visioni di Gelso Nero

Monochrome nasce dall’esigenza di proiettare digitalmente sogni, pensieri e percezioni. Il lavoro di Valentina Mangieri coglie la realtà che ci circonda in chiave surreale trasportandola in ambientazioni e atmosfere che richiamano epoche passate. Una naturale predisposizione per il bianco e nero, nella fotografia come nel cinema, porta inevitabilmente l’artista ad affrontare il tema della monocromia visiva.
Man Ray diceva: “Dipingo ciò che non può essere fotografato, ciò che proviene dai sogni, dall’immaginazione o da un istinto inconscio”. Valentina ricrea i mondi che non esistono in questo tempo o nella dimensione in cui viviamo, valicando i confini della fotografia classica attraverso un percorso mnemonico e digitale che ha radici culturalmente profonde. I lavori proposti nel progetto Monochrome sono una rilettura personale di ciò che già esiste, che possono essere definiti collage digitali più che istantanee di un momento preciso fissato nel tempo.
Tra le principali ispirazioni visive e sonore, viene citata la musica Industriale, la scena Neofolk e i cantautori italiani degli anni passati, insieme ad un evidente richiamo alla Dagherrotipia, ai Ruggenti anni Venti e alla Cultura nata in Germania durante la Repubblica di Weimar. Conseguentemente l’Espressionismo Tedesco e le Dive del Cinema muto. Il Futurismo, e in particolare Anton Giulio Bragaglia. Il Costume e la Moda passati. Fino ad influenze più recenti e inattese, come quelle dello sceneggiatore e scrittore Tiziano Sclavi.
“L’elenco delle personalità, dei movimenti e delle rappresentazioni artistiche che mi hanno influenzato nel corso della vita fino ad ora, è molto vasto, proprio perchè conoscere, imparare ed approfondire il più possibile, sta alla base della poetica monocromatica”.

Valentina opera sullo sguardo.
Opera con l’ipnotica bellezza dei suoi lavori.
Sono una percezione, una parte di noi che si fa reale visione visiva, che Valentina offre a noi nella sua monocromia, un marchio che resta indelebile nelle nostre memorie.
E’ come la musica che ascolta ed immagino che sia una parte importante della sua vita artistica, una compagna immensamente preziosa.